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Photochallenge!

Photochallenge Girl Power
Photochallenge è un concorso universitario basato sulla Fotografia come linguaggio per promuovere il dibattito e la riflessione su temi sociali.
Nell’edizione 2017, una giuria internazionale di fotografi ed artisti sceglierà il miglior risultato su un tema decisamente attuale e molto stimolante per un fotografo: la questione dell’uguaglianza tra i generi ed il diritto delle donne di tutto il mondo a partecipare ad ogni aspetto della società; in sintesi il Girl Power.
Il concorso premierà con 2700€ l’autore della fotografia che meglio rappresenta il tema, devolvendone altrettanti ad una ONG, scelta dal vincitore tra quelle che lottano per questa causa.

Tra i soggetti promotori dell’iniziativa ci sono l’Università di Bologna e molti istituti internazionali.
Per tutte le informazioni e l’iscrizione puoi visitare il sito del concorso.

Sorriso in dagherrotipo
Oggi nell’Era Imperiale del Selfie, tutti consideriamo normale la foto di un sorriso, ma in passato non è sempre stato così: specie nei primi decenni di storia della fotografia, i ritratti raffiguravano sempre persone serie.
Quella che vedi sopra è una delle prime fotografie di un uomo che ride. Si tratta di un dagherrotipo realizzato intorno al 1850 ed il tizio immortalato fu bravo a restare così immobile per i circa due minuti necessari alla formazione dell’immagine sulla lastra.
I lunghi tempi di esposizione richiesti dalle prime tecniche fotografiche erano una delle ragioni principali dell’assenza del sorriso all’alba della fotografia. Non era per niente facile mantenersi immobili e naturali durante gli interminabili minuti richiesti dal dagherrotipo ed una posa rilassata era ciò che consigliavano gli stessi fotografi. A questo si aggiungeva una certa ricerca di solennità che il ritratto aveva da sempre richiesto nella tradizione pittorica, in particolare quella cristiana, dove il sorriso non era visto di buon occhio. Al proposito sono significative le parole di Jean-Baptiste De La Salle, sacerdote educatore dei primi del settecento: “Ci sono persone che sollevano così in alto il labbro superiore che i loro denti divengono quasi completamente visibili. Ciò è contrario al decoro, che proibisce di mostrare i denti, dato che la natura ci ha dato labbra con cui coprirli.

Non erano tempi facili per le persone allegre.

🙂

Flowing Time

Gian Paolo IervolinoOggi ti propongo un libro, un libro fotografico che l’amico Gian Paolo Iervolino mi ha proposto di sfogliare dopo averlo realizzato e pubblicato.
Scegliere oggi il libro come supporto di diffusione delle proprie opere fotografiche non è una scelta facile, l’immediatezza e la potenza pervasiva dei contenitori online è tale da aver portato gran parte degli autori a preferire internet come principale mezzo di presentazione dei propri lavori. Su internet è facile e rapido raggiungere centinaia di nuovi potenziali ammiratori e gli orizzonti si ampliano a dismisura.
Eppure, nonostante le maggiori difficoltà sia tecniche che economiche, la carta resta il supporto più naturale per alcune fotografie, specie quelle di un certo tipo, in particolare i bianchi e neri notturni e meditati, come quelli di Gian Paolo.
Il suo libro è una breve ma intensa raccolta di fotografie notturne, tutte scattate a Roma in un’atmosfera quasi sospesa che l’autore descrive molto bene nella prefazione. Piazze e scorci di luoghi dalla bellezza millenaria, spesso affollatissimi di turisti che, una volta scesa la sera, si diradano lasciando spazio a figure silenziose, soggetti in lento movimento che Iervolino dipinge attraverso scatti a lunga esposizione che raccolgono scie ed ombre in lento movimento.
Sono immagini che esprimono emozioni non gridate, difficilmente descrivibili a parole, una sorta di quel “niente” con cui a volte si risponde quando ci chiedono a cosa stiamo pensando ma che, a dispetto della parola, sottintende un universo di sensazioni.
Mi è piaciuto molto questo libro, l’ho guardato e riguardato, una sera mi sono poi messo a sfogliarlo ascoltando musica in cuffia, un accompagnamento delicato ma intenso per questa splendida serie di immagini notturne.
Complimenti Gian Paolo.
Puoi trovare altre informazioni sull’autore e sulle sue opere sul sito Esperanto Photolab.

amore per un alberoIl mare, nella sua eterna mutevolezza, ma anche con la sua presenza nelle vite delle persone oppure nella sua essenza di elemento naturale, ecco ciò che ti propongo come tema per questo fine settimana.
L’idea del weekend assignment nasce per provare a focalizzare la nostra attenzione su un tema predefinito a cui dedicare qualche scatto e fotografare con in mente una missione ben precisa.
Del resto quale stagione migliore per questo meraviglioso soggetto?
Libertà totale su come interpretare il tema. La mia foto sopra, ad esempio, è un tentativo di possibile declinazione dell’assignment, in quanto il mare nemmeno si vede bene, ma la sua presenza è comunque un elemento cardine.
Come sempre ti invito ad inserire in un commento il link al tuo scatto.
Buon fine settimana!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

Santa Veronica
Rieccoci con un po’ di sana vecchia tradizione popolare, quella che prevede di dare il giusto spazio a Santa Veronica, la protettrice dei fotografi 🙂
Veronica fu la donna che, secondo la tradizione cristiana, asciugò il volto di Cristo con un panno di lino su cui rimase impresso un ritratto.
A parte la chiara denotazione analogica del procedimento di generazione dell’immagine, che delinea la figura come prevalentemente orientata ad aiutare chi fotografa a pellicola, è interessante notare che però Santa Veronica è anche considerata la patrona degli informatici, cosa che di conseguenza la rende protettrice anche dei fotografi digitali.
Curioso anche che sia nota per essere patrona della Francia, nazione in cui la fotografia è stata inventata.
Le coincidenze finiscono qui. Il fatto che sia anche considerata protettrice delle lavandaie, forse con la fotografia proprio non c’entra nulla.
🙂 🙂 🙂
P.s. In giro per il mondo si possono trovare inaspettate raffigurazioni di Santa Veronica, come ad esempio questa in un vicolo a New York, in cui appare mostrando l’effige dei temibili e perfidi Decepticons 🙂
S. Veronica deceptions

Polaroid candeggina

© Copyright 2013, Pega+M|art

Ogni tanto torno a rivedere questa immagine, mi sembra la copertina dell’album di un gruppo musicale un po’ underground: toni vintage, la cantante in primo piano ed il resto della band a completare il gruppo. Ed invece è la versione “chimicamente manipolata” di una foto che feci con la mia zietta Polaroid a strappo in occasione di un’uscita “film gang” a Firenze, insieme ad amici appassionati di fotografia analogica.
Dopo lo scatto, estrassi la busta dalla macchina e, dopo aver atteso i classici due minuti necessari a questo tipo di pellicola per lo sviluppo istantaneo, separai la stampa finale dal resto dell’incartamento. Invece di buttare questo’ultimo elemento tipico delle pellicole a strappo che di solito è considerato di scarto, lo consegnai al mitico Martino insieme ad alcune indicazioni su come divertirsi a manipolarlo. Sì, perché la parte restante della busta Fuji FP-100 è solo apparentemente da buttare e ci si può divertire a trattarla con candeggina per estrarne il negativo.
Martino si dette da fare e, con maestria, “lavorò” con varechina e pennello su alcuni miei negativi prodotti nella serata, pubblicandoli poi sul suo album Flickr nel set Eau de Javel, dove puoi trovarli. Tra questi anche uno scatto simile a quello sopra ma con i “membri della band” del tutto mossi.
Grande Martino.

Per chi fosse interessato ad approfondire il processo di “liberazione” del negativo, rimando ad un mio vecchio post sull’argomento, in cui c’è anche un link ad un video tutorial.

Con questo breve video il fotografo Ed Verosky ci propone la sintesi di ciò che, dal punto di vista tecnico, serve per realizzare ritratti degni di questo nome.
Si, è un video sopratutto adatto a chi inizia ma forse può essere utile come ripasso anche a chi ha già un po’ di esperienza e, magari, ha dimenticato qualcosa… 🙂
Il fatto è che, come si sa, tutto sta nella luce.
Ecco dunque i 5 fondamentali punti indicati da Ed.

1: Iniziare con una sola luce.
Invece di impazzire con varie fonti fuori controllo, limitarsi ad iniziare con una sola luce (key light) e solo successivamente, se necessario, aggiungerne altre.

2: Togliere il flash dalla fotocamera.
I flash a bordo delle macchine fotografiche non permettono risultati professionali, specie perché emettono luce in asse con l’obiettivo. Uno dei segreti di un buon ritratto è avere luce a 45 gradi rispetto all’asse di ripresa e questo deve essere fatto spostando la fonte lunionosa, naturale o artificiale che sia. Un buon flash remoto é spesso una buona soluzione.

3: Usare una fonte di luce costante se possibile.
I flash sono divertenti e pratici ma la luce naturale o un faro a luce costante aiutano molto a vedere meglio gli effetti sul soggetto e questo rende tutto più semplice per il fotografo.

4: Usare impostazioni manuali
Solo il controllo totale consentito dalle impostazioni manuali della fotocamera permette di avere risultati sempre sotto controllo.

5: Tenere la luce sopra alla testa del soggetto
È una regola d’oro, mai la luce dal basso, le ombre che salgono sulla faccia del soggetto sono adatte solo ai film horror 🙂

Buona visione!

Puoi trovare altro materiale di Ed sul suo canale YouTube.

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