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Startrails

Star trailDa ormai troppo tempo sto pensando di cimentarmi con gli startrail, le fotografie a lunga esposizione del cielo stellato. E’ una specialità solo apparentemente facile che nasconde una serie di insidie che il digitale ha solo in parte risolto. Si tratta infatti di sintetizzare in una sola immagine il movimento del firmamento durante la notte, cosa più semplice a dirsi che a farsi.
Sul web si trovano moltissimi esempi di questa tecnica ed alcuni fotografi sono veramente molto bravi a realizzare questo tipo di immagini associandole anche a location ricche di fascino.
Ho trovato un video interessante che riporta tutta una serie di accorgimenti ed esempi molto utili a chi volesse avvicinarsi a questa specialità che, specie adesso che il buio inizia presto, potrebbe essere un’ottima scusa per passare la notte fuori…
🙂 🙂 🙂

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Selfie ai raggi X

Meret Oppenheim x ray self


Self-Portrait, Skull and Ornament © 1964. Estate of Meret Oppenheim

Méret Oppenheim fu una delle artiste più versatili ed affascinanti del ventesimo secolo; pittrice, scultrice, modella ma sopratutto fotografa.
C’è chi la ricorda per la sua presenza nella famosa serie di fotografie di Man Ray “Erotique Voilée“, dove lei è alle prese con una pressa da stampa, nuda, macchiata d’inchiostro, incredibilmente affascinante. Per altri è l’artista che nel 1936, incoraggiata da Alberto Giacometti, partecipò alla prima esposizione di opere surrealiste con il suo Object, una tazza da tè rivestita di pelo, oggi esposta al MOMA di New York.

Ma chi si interessa di fotografia ricorda la Oppenheim per i suoi scatti, in particolare per alcuni interessanti autoritratti tra cui questo, realizzato nel 1964.
“X Ray photo” non fu mai stampata su carta fino al 1981 e l’idea dell’artista era di produrne solo venti copie su lastra, completate dal suo nome, la data di nascita e la data di morte prevista…

:-O

Vertigine by Pega

Vertigine – © Copyright 2013, Pega

I gradini di una scala sono un simbolo forte, una metafora. Rappresentano la possibilità di superare progressivamente un dislivello, anche molto grande, affrontandolo dividendolo in piccoli passaggi. La scala è l’immagine del legame o percorso che unisce due punti ad altezze diverse ed è uno dei più antichi prodotti dell’ingegno umano, sostanzialmente inalterato da millenni.
Ma i gradini sono anche un magnifico soggetto fotografico, intrinsecamente caratterizzati da geometrie e chiaroscuri.
Ecco l’assignment per questo fine settimana, facile ma anche stimolante: I gradini.
Non credo ci sia bisogno di dire altro, lo scopo è sempre lo stesso: cogliere l’occasione di un tema assegnato per provare a realizzare qualche scatto creativo, magari spingendosi poi fino a condividerne qui il prodotto. Sei il benvenuto.
Buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

I cowboys di Erika

Mountain trail - Copyright 2017, Erika Greta

Mountain trail

Non succede spesso qui sul blog, ma già qualche altra volta mi è capitato di ospitare il contributo di amici e lettori appassionati di fotografia. Sono sempre molto favorevole a dar voce a chi propone un contributo ed è così che oggi lascio spazio ad un’amica lettrice del blog. Erica è appassionata di discipline equestri oltre che di fotografia ed in questo breve articolo ci racconta la sua esperienza, mostrandoci i suoi scatti realizzati durante lo svolgimento di una particolare manifestazione equestre.

Ciao mi chiamo Erica ed, anzitutto, vorrei ringraziare Pega per avermi offerto uno spazietto nel suo blog nel quale potervi raccontare la mia esperienza di fotografa durante le finali del campionato Italiano I.R.R.A. – Italian Ranch Roping Association – che si sono svolte il 16 e 17 ottobre 2017 presso un centro equestre a Vivaro, in provincia di Pordenone nel Friuli Venezia Giulia.

Roping irra

Roping I.R.R.A.

Nella vita faccio tutt’altro ma da qualche anno mi sono appassionata al mondo della fotografia e, avendo molta strada davanti per potermi definire “fotografa”, sono stata molto felice di aver ricevuto la possibilità di mettermi alla prova durante queste gare.

L’I.R.R.A. è un associazione di livello nazionale che segue la cultura “buckaroo” (cowboy) e mette in pratica e promuove le discipline equestri in stile western ispirate alla vita quotidiana nei ranch: esse consistono principalmente nello spostare le mandrie – anche in percorsi accidentati – e nella cattura dei vitelli con il lazzo per poi poterli vaccinare, curare, marchiare, etc. Il tutto viene svolto nel massimo rispetto degli animali e, a tal proposito, sono stati fatti dei test appositi con i vitelli da una commissione veterinaria del Friuli Venezia Giulia (prima regione in Italia ad aver creato un regolamento specifico per la tutela degli animali d’affezione) che ha dato il nullaosta.

Roping I.R.R.A.

Roping I.R.R.A.

Per poter svolgere queste discipline bisogna effettuare vari corsi ed esami con istruttori riconosciuti I.R.R.A. Vi possono partecipare anche i ragazzi a partire dai 12 anni, che devono anch’essi avere la patente di equitazione. Per poter ottenere buoni risultati si deve instaurare un buon affiatamento tra cavallo e cavaliere frutto di allenamenti costanti nel reciproco rispetto.
Se volete maggiori informazioni seguite il link: www.irraroping.com .
Da “fotografa” posso dire che sono state due giornate molto impegnative, tra polvere cavalli e pioggia, ma che mi hanno dato molte soddisfazioni. Ho conosciuto tante persone interessanti, ho imparato molte cose sui cavalli e la vita nei ranch, ho messo alla prova le mie capacità e spinto al limite la reflex (una entrylevel) in condizioni di luce non ottimali.
Erica

mountain trailvaquero dressage

20121121-170115.jpg

André Kertész è un mio mito. Nato nel 1894 può essere a buon titolo considerato tra i più importanti fotografi del novecento e sebbene il suo nome non sia spesso tra quelli citati quando si parla di maestri della fotografia, ha rappresentato un punto di riferimento e di ispirazione per molti “grandi”.
Di lui Henri Cartier-Bresson disse “Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima” e ciò dovrebbe bastare per rendere l’idea.
Definito come “inclassificabile”, era introverso e riservato, poco incline al protagonismo. Fotografava guidato principalmente dall’istinto e dal suo notevole talento, riuscendo sempre a dimostrare che qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, merita di essere fotografato.
André Kertész, dopo aver vissuto come soldato gli orrori nelle trincee del primo conflitto mondiale, documentando con una piccola fotocamera la vita dei suoi simili, si trasferì a Parigi per lavorare come fotografo, insegnando ad usare la macchina fotografica a personaggi del calibro di Brassai.
Sul finire degli anni ’30, insieme ad Henri Cartier-Bresson, iniziò a lavorare per la rivista Vu, il cui stile influenzò le testate americane Life e Look.
Prima della seconda guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti, dove rimase per il resto della sua vita, collaborando con importanti riviste ma anche sviluppando un suo filone artistico indipendente che, secondo me, lo rende uno dei personaggi più affascinanti della fotografia del XX secolo.
Se ne andò nel 1985 lasciando qualcosa come 100.000 negativi.
Il video che ti ripropongo oggi è un breve documentario girato nei primi anni ottanta, poco prima della morte del fotografo Ungherese. Mostra Kertész a Parigi ed è un bell’omaggio ad un anziano signore che si muove con modestia alla ricerca dei suoi scatti. Sembra timido, impacciato, sicuramente non è più il Kartész degli anni d’oro, ma le fotografie che scorrono tra una scena e l’altra parlano da sole, sono capolavori che hanno influenzato personaggi importantissimi.
L’audio del video è in francese, ottima occasione per capire come si pronuncia il suo cognome.
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(Se non visualizzi il video puoi trovarlo direttamente qui)

The O Project

O Project – Marcos Alberti

O Project – Copyright 2016, Marcos Alberti

Quando lo scorso anno proposi il “Wine Project” di Marcos Alberti come spunto per un weekend assignment, sentivo che l’estro di questo creativo fotografo brasiliano non si sarebbe fermato ai banali effetti dell’alcool. E così sono periodicamente tornato a visitare il suo sito fino a trovarci il “Progetto O”.
L’idea di base di Alberti è la creazione di sequenze fotografiche di ritratti che documentano un’esperienza. Un concetto semplice da concepire ma non certo da realizzare specie quando, come nel caso dell’O Project, ci si imbatte in un tabù.
Quello del sesso ed in particolare del piacere femminile è un campo fertile ma insidiosissimo per un fotografo, un terreno minato in cui si incrociano pregiudizi, ostilità e morbosità, ma è proprio qui che Alberti ha deciso di piazzare il suo treppiede, a documentare il prima, il durante ed il dopo del piacere femminile.
The O Project è un’opera che personalmente ritengo davvero molto difficile da affrontare, anche tenuto conto della comprensibile diffidenza e conseguente difficoltà a lavorare con soggetti che devono rendersi disponibili a mostrarsi in un momento così personale ed intimo.
Chapeau quindi a Marcos ma anche a tutte le modelle ritratte. Ed adesso? Direi che è il turno dei signori no?
E tu saresti disposto o disposta a farti ritrarre in un progetto come questo?

Qui sotto anche il backstage dell’O Project, in cui anticipo che nessun dettaglio morboso è mostrato anche se molto interessante comunque il riferimento finale al “partner tecnico” che ha supportato il progetto… 🙂 🙂 🙂
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Guardare e vedere

Guitar 2 by PPP

Guitar 2 – © Copyright 2008 Pega

Nel film “Chi non salta bianco è” del 1992 ad un certo punto il protagonista mette una cassetta nello stereo della macchina ed alza il volume di un pezzo rock.
“Hey! Che roba è?” chiede l’amico afroamericano dal sedile posteriore.
“È Jimi Hendrix”
“No, lo so chi è, ma perchè tu metti Jimi?”
“Mi piace ascoltarlo”
“Oh, ti piace ascoltarlo. Ecco, è qui che sta il problema. Voi lo ascoltate”
“Che cosa dovrei fare? Mangiarlo?”
“No, no. Dovresti provare a sentirlo” insiste il passeggero.
“Ma sei scemo? Ti ho appena detto che mi piace ascoltarlo!”
“Lo so, ma c’è una bella differenza tra sentire ed ascoltare. Voi bianchi non lo potete sentire Jimi. Voi lo potete soltanto ascoltare“.

Mi capita spesso di pensare a quanto la stessa “sottile” differenza possa esistere anche in fotografia e quanto sia frequente rischiare di limitarsi a guardare un’immagine senza però vederla.
Ovvio, come per la musica, non è una questione di etnia ma di atteggiamento.
Con certe fotografie è solo provando ad entrarci in sintonia, “cambiando pelle”, immedesimandosi con il fotografo ed il suo soggetto che si può andare oltre ed iniziare a vederle davvero, arrivando magari fino a sentirle.
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