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PhotographsOggi ti ripropongo un delizioso video che da tempo si trova in rete. È una breve opera a proposito del rapporto che esiste fra fotografie e ricordi, per la precisione in questo caso: Polaroid e ricordi.
Si intitola Photographs ed è un corto animato realizzato da Brendan Clogher e Christina Manriqueche, due studentesse che hanno realizzato questo progetto come tesi alla Loyola Marymount University di Los Angeles.
La protagonista è un’anziana signora che ritrova una vecchia fotocamera Polaroid e comincia a scattare…
E’ un piccolo gioiellino che, se non l’hai già fatto, ti invito proprio a vedere.
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Già in passato mi era capitato di parlare di Cinemagraph, un particolare tipo di immagini in cui una porzione del fotogramma è ciclicamente dinamica mentre tutto il resto rimane fisso e statico come in una normale foto. Sono creazioni piuttosto interessanti, al confine tra video e Fotografia.
Ebbene, c’è chi ha iniziato ad usare in modo ancor più creativo questa tecnica, componendo una sequenza di Cinemagraph per creare un corto, raccontando quindi in un vero e proprio video un storia più articolata.
You’re My Music in This Silence” è un breve video del messicano Erick Flores Garnelo che lo ha realizzato muovendosi nella sua Guadalajara con una Canon 5D ed un obiettivo 58mm.
L’ho trovato niente male per essere uno dei primi esperimenti di questa nuova modalità espressiva.
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Jack London by Arnold GentheNel 1906 l’allora giovane ed ambizioso Jack London si recò a San Francisco nello studio del rinomato fotografo Arnold Genthe, con la precisa idea di farsi ritrarre da un artista affermato.
Una volta entrato e presentatosi, London si prodigò in una serie di complimenti del tipo: “Sei un bravo fotografo Arnold, un maestro, chissà che splendida macchina fotografica hai qui, la posso vedere? Deve essere una delle migliori disponibili visto che riesci a fare foto così belle…”.
Genthe non sembrò dare peso alle parole dello scrittore, lo fece accomodare nello studio ed utilizzando una delle sue normali fotocamere, realizzò alcuni ritratti, tra cui quello sopra, destinato a diventare una delle immagini più famose di Jack London.
Finita la sessione fotografica Genthe non seppe però trattenersi e salutando il giovane gli disse: “Ho letto i tuoi libri Jack, penso siano delle gran belle opere d’arte. Devi proprio avere una fantastica macchina da scrivere!”
🙂

Little Wing

Jimi by Gered Mankowitz

Jimi Hendrix by Gered Mankowitz – 1967

Immagini che accompagnano la musica, ma anche musica che arricchisce e completa un’immagine. E’ una sorta di simbiosi che esiste da sempre e che possiamo manipolare con la nostra creatività, una forma di espressione artistica composita dove due opere si intrecciano per darci sensazioni.
Oggi voglio proporti un piccolo esperimento partendo da questo ritratto che il fotografo Gered Mankowitz fece a Jimi Hendrix nel 1967, una foto iconica del grande musicista, uno scatto in studio tra i più riusciti di una session che lo vide posare in varie modalità, mai troppo a suo agio.
E’ una delle migliori immagini fotografiche di questo grande artista prematuramente scomparso, un genio assoluto che transitò brevemente nel nostro mondo lasciando un’eredità musicale immensa, ancora oggi viva e fonte perenne di ispirazione per intere generazioni di musicisti.
Ti invito a sederti ed osservare con calma questo ritratto, guardando con affetto Jimi per i soli due minuti di ascolto di quello che, a mio parere, è il suo pezzo più bello, Little Wing, che alcuni hanno definito come una canzone sulla droga ma che invece per me è un incredibile colpo di genio autobiografico, con il testo messo al femminile solo per confondere le acque.
Little Wing non è altro che Jimi stesso, con la sua chitarra, nella sua breve ma luminosissima parabola fatta di magia, che finisce prima che tu ti accorga di quanto è bella.
Buona visione e buon ascolto (a volume adeguato, mi raccomando).

Colored drinks

Colored drinks – © Copyright 2008 Pega

A volte il tema di questi weekend assignment può essere molto semplice, addirittura banale. Eppure è proprio quando si semplifica il soggetto che la nostra creatività ha più possibilità di esprimersi.
E’ il caso della “missione” che intendo proporti per questo fine settimana, dove l’idea è di fotografare un oggetto sì comune ma anche multiforme e ricco di caratteristiche fotograficamente interessanti: il bicchiere.
Uno o più bicchieri possono essere a tutto diritto il soggetto principale di una foto, si hanno a disposizione infinite variabili, l’ambientazione, i colori, la forma, il design, lo stile, o anche i curiosi e strani effetti che possono regalarci i riflessi se l’oggetto è in vetro (non è detto…).
Oppure il bicchiere può essere anche solo un dettaglio, magari importante, ma di una scena più complessa.
Insomma, in questo weekend prova a dedicare qualche tuo scatto a questo tema, perché fotografare con un assignment non solo è divertente ma anche utile per coltivare la creatività.
Ti invito poi, come al solito, a condividere i risultati di questa semplice missione. Per farlo non hai che da inserire, in un commento, il link alle tue foto.
Buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

David Bowie, 1982

David Bowie – Copyright Helmut Newton, 1982

Helmut Newton diceva “le cose sono già abbastanza complicate e non c’è bisogno di renderle ancor più complesse”. Seguendo questa idea, lavorava con un’attrezzatura semplice e quasi basica, perché ciò gli permetteva di avere più tempo da dedicare alle sue modelle, perché ciò era per lui la cosa più importante.
La tecnologia spesso ci distrae, svia la nostra attenzione dal flusso creativo e ci rende ossessionati dall’attrezzatura o dai dettagli tecnici, quando invece dovrebbe supportarci e facilitare il nostro estro.
È frequente sentire fotografi che sognano un nuovo obiettivo o una nuova fotocamera, convinti che tale pezzo possa migliorare la loro fotografia. L’insegnamento di Helmut Newton ci dice invece che è la semplicità che dobbiamo cercare, focalizzandoci su ciò che è davvero importante e lavorando sulle nostre insicurezze, che non verranno certo risolte con l’acquisto di nuova attrezzatura.
Newton usava fotocamere ordinarie e dichiarò più volte di prediligere, specie per la street photography, impostazioni automatiche, lasciando alla macchina il “lavoro sporco dei dettagli tecnici” per concentrarsi completamente sulle opportunità di scatto che gli capitavano, sulle inquadrature e sul contatto con le persone.
Non c’è attrezzatura giusta o sbagliata, dobbiamo solo scegliere il setup più semplice che ci consente di fare le foto che vogliamo fare. Parola di Helmut.
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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

L’estate è ormai un lontano ricordo. Mentre le giornate sono sempre più corte e le temperature scendono, eccoci nella stagione in cui sembra più difficile fotografare.
Per molti appassionati questo è il periodo più “buio”, quello in cui la fotocamera rimane meno attiva e può succedere di optare per il divano invece che uscire a scattare, magari proprio perché fuori il tempo non è bello.
Eppure in realtà il brutto tempo, indipendentemente dalla stagione, non è per niente nemico della fotografia. Freddo, vento o pioggia possono essere un problema per l’attrezzatura e per il fotografo ma non per le immagini. Infatti lo scatenarsi degli elementi crea spesso interessanti opportunità fotografiche, specie se non ci si fa sopraffare dalla pigrizia o dalla paura di danneggiare la fotocamera.
Del resto lo dicevano anche i vecchi fotografi in bianco e nero: “un bel cielo sereno può essere il peggior nemico per le tue foto”.
Quindi dai, non lasciarti intimorire e tieni a mente che non esiste il brutto tempo. Esiste solo l’abbigliamento sbagliato.

🙂

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