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Archive for the ‘Black and White’ Category

illusione_contrasto_femminilita

Bisogna far bene attenzione a come gestiamo il contrasto nelle nostre foto, specie quando sono ritratti.
Richard Russel, un ricercatore di Harvard, dimostrò nel 2009 che il contrasto modifica la percezione di genere: la stessa persona, raffigurata nello stesso scatto, appare infatti come più femminile se il contrasto nelle zone occhi e bocca viene aumentato, mentre risulta più maschile al diminuire del contrasto in queste aree.
Il suo lavoro ottenne anche un riconoscimento al premio internazionale Illusion of the Year, dove la sua foto “Illusion of Sex”, che vedi sopra, ottenne il terzo posto assoluto.
Il rapporto tra contrasto e percezione di genere non deve meravigliare, è perfettamente coerente con ciò che millenni di costume ed usanze prevedono:  la colorazione di labbra e contorno occhi. Questi interventi di comune make-up dunque altro non sono che tecniche per aumentare, dal vivo, il contrasto sul volto, ed il nostro cervello ha acquisito la capacità di interpretarne subliminalmente il significato.
Ci avevi mai pensato? E’ un’informazione di cui far tesoro.

🙂

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La fotografia non è altro che l’arte di catturare la luce, quella luce che nei millenni ha visto l’uomo impegnato a sperimentare ed inventare senza sosta per ottenerla artificialmente. Circa quattrocentomila anni fa i Neanderthal scoprirono il fuoco e da allora è stato un susseguirsi di tecnologie sempre più evolute fino a quelle che oggi tutti utilizziamo comunemente.
Quello sotto è un interessante video che credo ogni fotografo dovrebbe vedere: è la storia dell’illuminazione artificiale, condensata in un corto animato di soli due minuti.
Buona visione!
.

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Old memeSembra uscire da un post su Facebook, ma in realtà quella che vedi sopra è una vignetta che apparve sul giornale satirico “The Judge” nel 1921.
Si tratta forse di uno dei primi meme della storia, un esempio emblematico di come, da sempre, ci poniamo e sentiamo davanti all’obiettivo di una fotocamera.
Nella didascalia l’espressione “flashlight” era il modo con cui venivano tipicamente chiamati i ritratti, al tempo sempre scattati con l’ausilio di un robusto colpo di flash.
Pensa a quanto questa vignetta di quasi un secolo fa è simile alle tante dello stesso tono che girano oggi sul web, evidentemente le differenze tra aspettativa e realtà non sono state ancora risolte dallo sviluppo della tecnologia…

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Henri Cartier Bresson Rue Mouffettard

Rue Mouffettard (1954) – Henri Cartier Bresson

Bello rompere le regole, bello infischiarsene e mandare all’aria tutti i preconcetti, gli schemi, i vecchi e superati presupposti. Bello infrangere i limiti, le barriere create dai parrucconi.
Sì, ma per rompere le regole bisogna prima conoscerle, sapere almeno quali sono. Forse addirittura sapere perché erano state (magari erroneamente) poste ed anche dimostrare di saperle rispettare.
Una foto sciatta e sbagliata rimane una foto sbagliata, anche quando si cerca di sostenerne il valore innovativo o addirittura rivoluzionario.
Una foto che rompe le regole è tutt’altra cosa.

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200000 stelleIl TESS è un nuovo satellite NASA lanciato con la precisa missione di cercare nuovi pianeti, il suo acronimo infatti sta per Transiting Exoplanet Survey Satellite.
Durante la sua prima orbita intorno alla Luna, effettuata il 17 Maggio, la sua attrezzatura è stata messa alla prova per una normale fase di test ed è stata scattata una prima strabiliante foto, quella che vedi sopra.
E’ l’immagine di un piccolo settore dell’universo, quello centrato sulla costellazione Centauro, in cui la stella più luminosa è Beta Centauri ben visibile in basso; uno scatto contenente oltre 200.000 stelle.
Per me è una fotografia di una bellezza straordinaria, un caso di arte inconsapevole frutto di impegno, lavoro e scienza.
Guardala bene, osservala come se fosse il frutto delle capacità creative di un grande maestro della fotografia. E’ l’emblema di un punto a cui l’umanità è arrivata grazie ad enormi sforzi spesso sottovalutati se non addirittura dimenticati. Un’immagine che vorrei stampare in alta qualità (cosa non facile) e che davvero meriterebbe di essere spesso a portata di sguardo.
Del resto da sempre le stelle hanno rappresentato il punto di riferimento per trovare, e mantenere, la giusta rotta.

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Ad Reinhardt

Ad Reinhardt appende le sue tele ad asciugare. New York, 1966. © Copyright John Loengard/The LIFE Picture Collection


Cos’è il nero? Una mancanza di colore o piuttosto un colore vero e proprio, con le sue varie tonalità. Oppure nero è “solo” assenza di luce?
Non è una questione banale: di nero, nulla, buio, vuoto, assenza e simili amenità si sono occupati illustri pensatori ed artisti fin dall’antichità, studiando teorizzando e scrivendo, lasciandoci comunque con un concetto che rimane difficilmente maneggiabile anche oggi.
Per chi fotografa, il nero può essere il miglior alleato o anche il peggior nemico, specie per chi scatta in digitale. Di certo il “nulla” può diventare, in qualche caso, anche una fonte di ispirazione.
Negli anni ’60 del secolo scorso, il pittore statunitense Ad Reinhardt realizzò alcune opere minimaliste che a prima vista sembrano quadri perfettamente neri. Guardandoli con calma però, ci si accorge che quel nero non è uniforme: leggere sfumature di tonalità tendenti al viola o al grigio vanno a creare forme geometriche che sembrano emergere mentre si osserva l’opera. L’iniziale impressione di “tutto nero” scompare durante la visione attenta del quadro, trasformandosi in un’esperienza di fruizione artistica molto particolare.
Non sono mai riuscito a vedere dal vivo una delle opere di Ad Reinhardt ma credo che potrebbe essere davvero interessante provare a seguire questa idea del nero su nero, per sperimentare un analogo tipo di espressività anche in fotografia.

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Polaroid 440 Land Camera -X Ray

Polaroid 440 Land Camera – Copyright Kent Krugh

Se la fotografia di una fotocamera è una sorta di cortocircuito (lo strumento che ritrae se stesso), l’idea di Kent Krugh è una sorta di ulteriore passaggio: è la fotocamera che guarda dentro se stessa.
Con il suo progetto Speciation, questo artista specializzato in processi alternativi ed in particolare nell’uso di raggi X, ci porta a vedere alcune fotocamere con un occhio decisamente diverso dal solito.
Sono “ritratti” di alcune macchine appartenenti ad epoche diverse, si va da una vecchia Kodak No 3 Folding Brownie (1905-1915) ad una ben più recente Nikon D300, viste con l’occhio della tecnica radiografica.
E’ un esperimento interessante, che fa ragionare sull’evoluzione attraversata da questo meraviglioso strumento che, nonostante il passare del tempo, è rimasto notevolmente simile a se stesso.
Sono cambiati i materiali, le scelte tecniche, i tanti dettagli, ma una macchina fotografica è una macchina fotografica, cioè un aggeggio che permette di realizzare un’immagine catturando la luce.
Bravo Kent, bel lavoro. Per chi fosse interessato a vedere gli altri “pezzi” ecco il link al sito dell’artista.

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