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Archive for the ‘Black and White’ Category

Kubrick's chair
Sarà perché nell’ultimo weekend assignment ti invitavo a fotografare sedie, oppure perché è ormai un bel pezzo che lavoro ad un mio progettino fotografico incentrato sull'”assenza”. Forse invece sono i dettagli e l’atmosfera di questo scatto, il punto è che ogni tanto torno a guardare questa immagine.
È una fotografia realizzata nel 1986 da Mattew Modine, l’attore protagonista del film “Full Metal Jacket“, in cui interpretò il ruolo del fotogiornalista militare “Joker” in servizio durante la guerra del Vietnam.
Modine era egli stesso un appassionato di fotografia ed in una pausa delle riprese in esterna a Bassingbourn Barracks, immortalò la particolare sedia del regista Stanley Kubrick, scomparso poi nel 1999.
La sedia è dotata di capienti contenitori laterali che gli permettevano di avere sempre a portata di mano tutta la documentazione e i dettagli delle scene, è inoltre installata su una grossa pietra, probabilmente per ottenere una postazione ben stabile ed un po’ rialzata.
Non è difficile immaginarsi Kubrick seduto su questo scranno a dirigere quello che è poi risultato uno dei suoi più grandi capolavori.

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Presenza - by Pega

Presenza – © Copyright 2013 Pega

Può una sedia essere un tema fotografico? Beh, assolutamente sì, ed è proprio questa la piccola sfida che ti propongo per questo weekend assignment.
Seggiola, poltroncina, scranno, strapuntino, sdraio, trono o sgabello. Una delle più antiche ed onnipresenti invenzioni del genere umano, elemento che da millenni permette il pigro adagiarsi che allevia il carico sulle stanche giunture inferiori.
Eccola la sedia simbolo di potere o relax, è lei che potresti provare a rendere protagonista assoluta di qualche tuo scatto creativo del fine settimana.
E’ un tema che puoi affrontare in molti modi, anche scegliendo di porre l’oggetto fuori dalla foto stessa. Cosa intendo? Per esempio il tuo scatto potrebbe essere fatto “sulla sedia” oppure “dalla sedia”, o magari un’immagine dove questo oggetto gioca un ruolo fondamentale anche senza essere il soggetto principale.
Comunque sia, buon divertimento!

p.s. Come al solito l’invito è poi a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Warhol by Avedon

Andy Warhol – Copyright 1969, Richard Avedon

Esattamente trenta anni fa se ne andava Andy Warhol. Aveva cinquantotto anni e morì durante un intervento chirurgico.
C’è chi sostiene che la sua complicata situazione di salute fosse legata al grave attentato da lui subito nel 1968 quando Valerie Jean Solanas, una giovane scrittrice che aveva sottoposto un suo dramma teatrale a Warhol chiedendogli di produrlo, entrò nello studio dell’artista sparando diversi colpi di pistola. Lo ferì gravemente, mentre il suo curatore e compagno di allora Mario Amaya ed il manager Fred Hughes se la cavarono con poco.
Il manoscritto Up Your Ass, della Solanas lo aveva incuriosito ma anche sorpreso per quanto fosse pornografico. Warhol addirittura sospettò una trappola della polizia, con cui già aveva avuto problemi per la censura di alcune sue opere cinematografiche considerate oscene, decise quindi di metterlo da parte. Ma la Solanas lo rivoleva indietro. All’ammissione di Warhol di averlo smarrito e di non essere disposto a pagarle una somma di denaro, la situazione precipitò.
L’artista lottò tra la vita e la morte, poi sopravvisse per miracolo. Sottoposto a complicati interventi chirurgici, riportò postumi permanenti, rimanendo molto segnato anche a livello psicologico.
Nell’agosto del 1969 Warhol acconsentì alla proposta di Richard Avedon di ritrarlo nel suo studio, ad un anno da quel difficile momento, decidendo così di mostrare le sue cicatrici al mondo.

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Nobuyoshi ArakiNobuyoshi Araki o lo ami o lo odi. È forse il fotografo giapponese vivente più noto ma anche più discusso e controverso.
Oggi ti presento una sua intervista, in cui descrive il suo approccio tutt’altro che perfezionista, sempre alla ricerca dell’unicità di momenti particolari, da catturare nel singolo istante in cui si propongono.
Eccolo qui dunque il “Photo Devil”, come lui si descrive.
Goditelo in giapponese (ma sottotitolato eh!)
🙂

Se il link sopra non funziona, prova questo: –> Araki

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Sonda Cassini 2016Da oltre un decennio c’è una macchina fotografica che viaggia solitaria nello spazio profondo. L’abbiamo spedita verso Saturno nell’ormai lontano 2004, creando uno di quei casi in cui la fotografia è parte integrante della storia della scienza.
In un vecchio post avevo già avuto occasione di parlare della bellezza delle immagini trasmesse da questo oggetto, ma adesso non posso fare a meno di tornare sull’argomento.
Da alcuni giorni stanno infatti giungendo dalla sonda Cassini nuove foto scattate da un’orbita inferiore del pianeta Saturno: sono immagini fantastiche degli anelli, con dettagli incredibili di un luogo tanto remoto, affascinante e misterioso.
Le ammiro da giorni, trovandole di una bellezza assoluta oltre che di grande qualità non solo tecnica ma anche artistica.
Sono scatti che potrebbero tranquillamente essere esposti in qualche importante galleria d’arte e sono convinto che per moltissimi anni continueranno a trasmettere qualcosa a chi li ammirerà.

Paul Strand una volta ha detto: “the most important decision a photographer makes is where to place the tripod“.
Ecco: la sonda Cassini ha scelto proprio un posto fantastico dove piazzare il treppiede… 🙂

Per chi volesse appofondire ecco il link al sito NASA.

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Billy the KidQuando si parla di storia del crimine, il nome di Billy the Kid ha sempre il suo posto. Henry McCarty, alias Henry Antrim, alias William H. Bonney, alias Billy the Kid, visse nella seconda metà dell’ottocento. La leggenda narra che avesse assassinato ventuno uomini, iniziando la sua carriera da adolescente e divenendo un pistolero straordinario. Fu ucciso il 14 luglio 1881 dallo sceriffo Pat Garrett che lo inseguiva da tempo ed aveva messo una taglia sulla sua testa.
Come per molte altre figure del vecchio West, forse anche nel suo caso la fama superò il reale andamento dei fatti, e così il suo nome è rimasto nella storia ispirando anche un certo numero di pellicole cinematografiche.

Questo però è l’unico ritratto di Billy the Kid riconosciuto come autentico. Fu realizzato tra il 1879 ed il 1880 a Fort Sumner in New Mexico.
Una singola e semplice fotografia invecchiata dal tempo.
E’ curioso il contrasto tra questo piccolo documento, unico ma vero, e la discreta quantità di materiale creato a posteriori.
Una sola, vecchia fotografia che, alla fine, parla del personaggio forse più di una dozzina di film.

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 Giant Air Force Camera Kodak K-24 US Air Force Camera with Aero-Ektar f2.5, 178 mm, 5x5 lens
Oggi abbiamo fantastiche fotocamere ad altissima risoluzione sempre in tasca, oggetti in grado di scattare immagini di gran qualità e metterle subito a disposizione del mondo. È tecnologia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata roba da fantascienza.
E basta guardare la foto sopra per rendersi ancor più conto degli enormi passi da gigante fatti. Nell’immagine puoi vedere un robusto ragazzone che sostiene ciò che un tempo era considerato un gioiello di tecnologia militare di livello assoluto: una Kodak K-24, apparecchio che l’Air Force americana usava per realizzare immagini aerofotografiche da alte quote. La macchina era dotata di un obiettivo Aero-Ektar da 178mm con apertura F/2.5 e consentiva rilevazioni tattiche utili ai bombardamenti.
Sicuramente era un oggetto in grado di realizzare immagini dettagliatissime, forse di gran qualità anche per gli standard attuali, ma sarei pronto a scommettere che l’aviere immortalato (o forse anche l’intera Air Force) avrebbe fatto volentieri il cambio con molte delle fotocamere acquistabili oggi, magari anche con qualche odierna leggera compattina di alta gamma…
🙂

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