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Archive for the ‘Culture’ Category

Tyler Fairbank è un fotografo affermato, celebre per i suoi hyperlapse ma anche per aver vinto un Emmy. Come inguaribile appassionato del genere time lapse, oggi voglio segnalarti il suo progetto “The Seasons of Central Park”, frutto di un impegnativo lavoro nell’omonimo parco newyorkese.
Tyler ha visitato il posto nell’arco di due anni, scattando sempre dagli stessi punti al variare delle stagioni, un flusso di immagini che poi ha elaborato fondendole in un unico video hyper lapse di due minuti che mostra i cambiamenti stagionali di questo famoso parco.
Un progetto che all’apparenza può sembrare semplice ma che, in realtà, nasconde aspetti tecnici tutt’altro che banali. E’ infatti impressionante notare la precisione con cui Fairbank è stato capace di mantenere costanti livelli di esposizione e posizioni degli oggetti ripresi, riuscendo anche nel non facile intento di realizzare immagini che definirei come Iper-hyperlapse, cioè in movimento temporale/stagionale oltre che fisico…
Puoi trovare altri lavori di questo maestro del genere sul suo website personale.
Buona visione!
🙂

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Tokyo Compression

Tokyo Compression – Copyright Michael Wolf

Oggi voglio segnalarti un fotografo che sto seguendo da un po’ di tempo e che, a mio parere, merita attenzione.
Nato in Germania ma cresciuto tra Canada e Stati Uniti, Michael Wolf ha studiato in Europa per poi trasferirsi e lavorare in Asia, in particolare in Giappone, dove ha sviluppato una grande attenzione per la realtà socioeconomica del luogo.
Tra i progetti più interessanti che ho potuto ammirare sul suo sito, ti segnalo Tokyo Compression, una serie di fotografie bellissime che ritraggono pendolari accalcati all’interno delle carrozze della metropolitana. Sono scatti rubati di vite che sembrano scorrere senza tempo, un susseguirsi di espressioni rassegnate e volti schiacciati sui vetri resi umidi dalla condensa, nell’attesa che la giornata lavorativa inizi davvero.
Un genere che, a mio vedere, si pone al crocevia tra street photography, ritratto e reportage, generando nell’osservatore sensazioni dissonanti, con qualcosa che fa da legame tra la bellezza delle immagini ed il senso di disagio.
Puoi trovare questo progetto, ma anche tanti altri sul sito web di Michael Wolf.

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punto contra incendio (aereo)

Punto contra incendio (aereo) – © Copyright 2008 Pega

Un’immagine può essere bella, bellissima, straordinaria, ma se non emoziona e non sucita sensazioni nell’osservatore, non è un’immagine che lascerà un segno. Questo semplice fatto è cosa ben chiara ad ogni fotografo che coltiva la capacità di raccontare una storia considerando cio come uno degli elementi fondamentali di un bello scatto.
Già qualche tempo fa avevo proposto un weekend assignment dedicato al racconto tramite l’immagine, ma oggi voglio riprovare con maggior focus sullo spessore della storia.
È un assignment dalle possibilità ampie: una foto, una singola immagine può riuscire a racchiudere tutto un racconto, può far nascere e sviluppare, in chi la osserva, una sequenza completa di emozioni.
In questi due giorni prova a fotografare cercando di raccontare, con una singola immagine, una storia importante. Importante per chi? Sta a te decidere.
Come sempre,ti invito a pubblicare poi qui sotto il link alla foto.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Tempi duri per i fotografi, specie per quelli “tradizionalmente” umani.
Mi era già capitato di parlare di robot dedicati alla fotografia ma stavolta ho tirato tardi per vederne uno all’opera. E’ stato durante la recente notte degli Oscar trasmessa in diretta tv, in cui si è potuto fugacemente vedere in azione il Glambot, un robot specificamente studiato per realizzare scatti “fashion” che un umano non potrebbe proprio riuscire a fare.
E’ in pratica un braccio idraulico semovente programmabile su cui è montata una fotocamera 4K high speed da 100 fotogrammi al secondo. Impostato per seguire precisi schemi di sequenza, sfrutta tutte le sue doti di velocità e movimento per creare un tipo di immagini cinematiche molto accattivanti.
Può piacere o anche no, resta il fatto che la fotografia di questo genere non perde occasione per sfruttare ogni nuova forma espressiva, in questo caso un mix di immagini in movimento realizzate a velocità variabile grazie alle caratteristiche dinamiche del Glambot. Un portento.
Qui sotto il video realizzato da Cole Walliser, il filmaker che dirigeva il Glambot alla Notte degli Oscar, dove aveva a disposizione un minuto per spiegare alle star il robot e fotografarli cercando di non metterli K.O. (con quel coso in movimento l’ipotesi non è da scartare).
Cosa aggiungere? Lo voglio anch’io!
😀

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Brick point of view by Daniele SalaOggi voglio presentarti Daniele Sala, un fotografo piemontese che qualche giorno fa mi ha contattato per parlarmi Brick point of view , il suo progetto fotografico con le miniature Lego.
La Lego photography può essere ormai considerata un vero e proprio genere, non sono pochi gli appassionati che si stanno cimentando in questa sorta di “ricostruzione della realtà basata su elementi più o meno standard”, e come sempre accade, è il tocco creativo personale che può fare la differenza.
Per Daniele e le sue miniature è la voglia di creare situazioni ironiche che caratterizza il progetto. Si tratta a volte di una realtà quotidiana che esiste, come nel caso del cuoco, il fruttivendolo o il fantastico imbianchino, ma in altri casi la scena può anche svilupparsi in un universo creativo di personaggi fantastici.
La cosa che mi ha colpito del lavoro di Daniele è la capacità di rendere espressive le faccine dei personaggi, facendo lavorare l’immaginazione e la proiezione dell’osservatore attraverso ambientazioni sapientemente create con materiali di recupero ed un discreto lavoro di bricolage.
A detta dell’autore, l’ispirazione nasce in modo casuale e può scaturire da una barzelletta, da una foto su un giornale, o anche parlando con i familiari; basta poco per “far accendere la lampadina” e dare il via alla fase creativa con la costruzione della “location e tutto ciò che serve per rendere lo scatto finale”.
Puoi approfondire la conoscenza dei lavori di Daniele sul suo profilo Instagram @brick_point_of_view dove si prefigge di ottenere visibilità, anche mirando ad una evoluzione che possa dargli sempre maggiore identità e renderlo riconoscibile nell’ormai non facile mondo della fotografia Lego.
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Brick point of view by Daniele Sala Brick point of view by Daniele Sala

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Ha un senso provare a fotografare i corpi celesti con le multimegapixelate fotocamere dei nostri smartphone? La risposta è no.
È velocemente arrivato a questa conclusione l’astronomo Scott Manley, lavorando ad un suo progetto in cui voleva simulare come sarebbero apparse alcune famose immagini spaziali se fossero state realizzate con uno smartphone.
Lo splendore degli scatti in cui vediamo la Luna o i pianeti del Sistema Solare ripresi da terra o da sonde, è infatti in gran parte dovuto al tipo di fotocamere utilizzato, in pratica molto simili a telescopi.
Una differenza fondamentale tra queste fotocamere ed i nostri smartphone è il campo visivo. Alcune di queste apparecchiature hanno infatti un angolo di visione inferiore ad un grado, adatto a focalizzare l’immagine su una zona molto ristretta, mentre le comuni fotocamere o gli smartphone sono intorno ai 60 gradi.
In questo interessante video Manley ci mostra nel dettaglio alcune ricostruzioni di scatti spaziali famosi e delle enormi distanze in gioco. Distanze che se affrontate con la fotocamera di uno smartphone, come nel caso dei tipici tentativi di inquadrare anche solo la luna, comportano risultati che vanno poco oltre un’immagine nera con un puntino luminoso…
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camere separate by BarettoOggi voglio presentarti un interessante progetto che mi è stato segnalato da Baretto Beltrade, collettivo di appassionati di fotografia che si autodefinisce come “gruppo di autoaiuto per fotoamatori in fase di remissione” ed organizza iniziative, mostre ed incontri di fotografia.
Camere Separate è un’installazione realizzata con gli scatti di dieci persone che si sono accordate per fare una foto al giorno per tutto il mese di novembre 2018 ad un orario preciso (le 13:28) con il soggetto che avevano davanti sul momento.
Il risultato visivo, dato dalle foto allineate su un muro è una sorta di “carotaggio” della matrice temporale di ognuno dei partecipanti e lo spettatore si trova di fronte a quella che viene definita come una “serialità sconnessa e atonale, non edulcorata, tipica di ciò che accade quando ci si attiene ai fatti per quanto insulsi e residuali possano al momento apparire”.

Un’idea interessante, che a me ricorda un po’ l’holter fotografico ma a differenza di questo è affrontata in modo automatico, senza alcuna ricerca creativa. Un approccio opposto che però è ugualmente esplorabile da chiunque ne voglia fare una propria esperienza fotografica, anche individuale. Quasi quasi lo provo ad approcciare con la fotografia istantanea…

Per chi volesse vedere dal vivo, “Camere separate” è in mostra al b&b Il noce, via San Siro 22, Cornaredo (Milano), visitabile su appuntamento chiamando lo 02.93566508

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