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Archive for the ‘History of photography’ Category

Sorriso in dagherrotipo
Oggi nell’Era Imperiale del Selfie, tutti consideriamo normale la foto di un sorriso, ma in passato non è sempre stato così: specie nei primi decenni di storia della fotografia, i ritratti raffiguravano sempre persone serie.
Quella che vedi sopra è una delle prime fotografie di un uomo che ride. Si tratta di un dagherrotipo realizzato intorno al 1850 ed il tizio immortalato fu bravo a restare così immobile per i circa due minuti necessari alla formazione dell’immagine sulla lastra.
I lunghi tempi di esposizione richiesti dalle prime tecniche fotografiche erano una delle ragioni principali dell’assenza del sorriso all’alba della fotografia. Non era per niente facile mantenersi immobili e naturali durante gli interminabili minuti richiesti dal dagherrotipo ed una posa rilassata era ciò che consigliavano gli stessi fotografi. A questo si aggiungeva una certa ricerca di solennità che il ritratto aveva da sempre richiesto nella tradizione pittorica, in particolare quella cristiana, dove il sorriso non era visto di buon occhio. Al proposito sono significative le parole di Jean-Baptiste De La Salle, sacerdote educatore dei primi del settecento: “Ci sono persone che sollevano così in alto il labbro superiore che i loro denti divengono quasi completamente visibili. Ciò è contrario al decoro, che proibisce di mostrare i denti, dato che la natura ci ha dato labbra con cui coprirli.

Non erano tempi facili per le persone allegre.

🙂

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Santa Veronica
Rieccoci con un po’ di sana vecchia tradizione popolare, quella che prevede di dare il giusto spazio a Santa Veronica, la protettrice dei fotografi 🙂
Veronica fu la donna che, secondo la tradizione cristiana, asciugò il volto di Cristo con un panno di lino su cui rimase impresso un ritratto.
A parte la chiara denotazione analogica del procedimento di generazione dell’immagine, che delinea la figura come prevalentemente orientata ad aiutare chi fotografa a pellicola, è interessante notare che però Santa Veronica è anche considerata la patrona degli informatici, cosa che di conseguenza la rende protettrice anche dei fotografi digitali.
Curioso anche che sia nota per essere patrona della Francia, nazione in cui la fotografia è stata inventata.
Le coincidenze finiscono qui. Il fatto che sia anche considerata protettrice delle lavandaie, forse con la fotografia proprio non c’entra nulla.
🙂 🙂 🙂
P.s. In giro per il mondo si possono trovare inaspettate raffigurazioni di Santa Veronica, come ad esempio questa in un vicolo a New York, in cui appare mostrando l’effige dei temibili e perfidi Decepticons 🙂
S. Veronica deceptions

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Fotocalcografia di Victor Hugo - circa 1875

Fotocalcografia di Victor Hugo – circa 1875

Se un giorno ti dovesse capitare di vedere una fotocalcografia, fermati ad ammirarla. È una primordiale ma sofisticata tecnica di stampa su cui lavorarono pionieri della fotografia come Fox Talbot e Nicéphore Niépce, alla ricerca di un metodo per ottenere stampe durature e non affette da problemi di sbiadimento nel tempo. Talbot brevettò il metodo nel 1852 chiamandolo photographic engraving: un processo di trasferimento dell’immagine fotografica su una lastra metallica da cui poi si otteneva la stampa su carta, usando una tradizionale pressa meccanica.
La fotocalcografia (photogravure) è uno dei più complessi processi di stampa foto-meccanica e permette di raggiungere livelli di qualità e profondità della scala tonale ineguagliabili con altre tecniche.
Purtroppo si tratta di un’eredità del periodo della sperimentazione fotografica di metà ottocento che stiamo perdendo ed è un gran peccato, perchè si tratta di una tecnica dal potentissimo impatto visivo.
Oggi sopravvivono pochissimi artigiani in grado di realizzare questo tipo di stampa. L’nsieme di complessità e delicatezza delle operazioni che richiede è notevole ed in tutto il mondo si contano ormai al massimo una mezza dozzina di laboratori ancora capaci di realizzare una fotocalcografia.

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“Le grandi menti parlano di idee, le menti mediocri parlano di fatti, le menti piccole parlano di persone“. Con questa sua affermazione Eleanor Roosevelt descriveva le sensazioni che provava in occasione di eventi ed incontri, anche ad altissimo livello, in cui il chiacchiericcio o peggio il pettegolezzo erano dominanti, ma dove talvolta spiccavano anche personalità capaci di far sentire uno spessore del tutto diverso.
E’ una frase che potrebbe essere utile far campeggiare a caratteri cubitali in molti luoghi e che si può ben declinare in ambito artistico, in particolare nelle arti visive e quindi anche in Fotografia.
Monna LisaParlare di persone, delle loro vite, storie o aneddoti, è sì intrigante e spesso catalizza un immediato interesse, ma è una fascinazione povera e spesso fugace, che non lascia alcun segno. Il vero salto di qualità si ha quando il racconto ha un respiro più ampio, assoluto: quando dalle persone ci si sposta verso i fatti e poi verso le idee.
Pensaci un attimo, prendiamo ad esempio la Gioconda di Leonardo da Vinci: quest’opera non è così importante ed ammirata da secoli solo perché è lo splendido ritratto di una certa signora Lisa “tal dei tali”. Il vero valore del capolavoro leonardesco è la sua essenza: quella dell’idea stessa di donna.
L’arte diviene davvero grande quando riesce a distaccarsi dalle piccole cose, pur continuando a descriverle, ed arrivare a parlare di idee, proprio come le “grandi menti” di cui parlava Eleanor Roosevelt nella sua frase.
Tutto ciò vale senza dubbio anche in Fotografia e tenerlo a mente potrebbe portare i nostri scatti ad un livello completamente diverso.
(E, forse, non solo i nostri scatti… 🙂 )

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Helmut Newton 1Helmut Newton è il fotografo che negli anni settanta portò il nudo nell’estetica fashion, proponendo immagini talmente nuove e provocatorie da trasformare per sempre il concetto stesso di fotografia di moda.
Leggendarie sono le sue pubblicazioni White Women (1976), Sleepless Nights (1979) ma più di tutti lo spettacolare Big Nudes (1981) fatto in gran parte di foto realizzate in esbterni, spesso in strada, con modelle in atteggiamenti sensuali o inquietanti, dove il rapporto con le immagini fashion divenne solo una scusa per portare avanti un progetto puramente artistico.
Helmut Newton 2Con questi lavori Newton si conquistò un posto da protagonista nella fotografia del secondo Novecento, dimostrando la capacità di sondare una dimensione che andava oltre la pura estetica, un terreno non convenzionale fatto di ambiguità ed erotismo ma anche violenza e morte. In sostanza una visione cruda della realtà dove all’osservatore tocca un ruolo di interpretazione molto importante.
Alcune immagini di Newton hanno trovato un posto di tutto rispetto nella storia di questa disciplina e sono particolarmente famose, come il ritratto di Andy Warhol nella stessa posa di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, oppure la foto di Nastassia Kinsky che abbraccia una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich.

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Santa Croce Firenze
Oggi ti segnalo una meravigliosa risorsa di immagini fotografiche: si tratta dell’archivio Europeana, collezione online di oltre due milioni di immagini provenienti dai primi cento anni di storia della Fotografia in Europa.
Il progetto è stato realizzato da Photoconsortuim, un’organizzazione internazionale che promuove la cultura fotografica e si adopera per valorizzare la sua storia.
Oltre cinquanta istituzioni europee e trentaquattro paesi hanno contribuito alla creazione di questo archivio che contiene importanti opere di maestri e pionieri della fotografia come Eadweard Muybridge, Julia Margaret Cameron e lo stesso Louis Daguerre.
Sulla homepage del portale è presente il motore di ricerca interno con cui fare qualsiasi ricerca filtrata sull’intero database e non è difficile scovare dei veri e propri gioielli. Io, ad esempio, sono andato a cercare immagini di fine ottocento della mia città.
Buon divertimento!

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Space selfie by goproEccolo un altro selfie spaziale. È stato scattato giusto un paio di giorni fa con una GoPro portata a spasso dall’astronauta NASA ISS Thomas Pesquet che, insieme alla collega Shane Kimbroug, ha effettuato una missione extraveicolare non programmata ma necessaria a sostituire un componente critico che si era guastato.
Qui sotto puoi goderti un estratto video della missione: sono otto minuti di bricolage orbitale, dettagli delle parti esterne della Stazione Spaziale Internazionale e viste spettacolari del nostro pianeta.
Non c’è sonoro, dato che nello spazio la GoPro non è stata in grado di registrare alcunché, ma se vuoi un sottofondo adeguato ti consiglio l’audio delle comunicazioni radio, disponibile su SoundCloud 🙂
Buona visione!
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[Fonte: NASA]

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