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Archive for the ‘History of photography’ Category

Sikorsky by Andreas Feininger

Sikorsky – @ 1949, Andreas Feininger

Era il febbraio del 1949, in una fredda sera in Maryland il fotografo Andreas Feininger piazzò il suo treppiede nei pressi di una base militare e realizzò alcuni scatti a lunga esposizione di elicotteri in decollo ed atterraggio.
Ne vennero fuori immagini affascinati non solo per la tecnica scelta ma anche perché rappresentavano, e rappresentano tutt’ora, uno dei primi esercizi artistici su una macchina che a quel tempo era una spettacolare novità. Già perché il primo elicottero moderno, quello per intendersi caratterizzato dal piccolo rotore in coda che ancora oggi vediamo volare, era decollato solo nove anni prima, nel 1940.
Feininger scattò le sue foto per conto della rivista Life e con questo lavoro contraddisse se stesso dato che una delle sue più famose affermazioni recita: “l’esperienza insegna che più affascinate è il soggetto, meno attento è il fotografo

🙂

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CianotipiaL’estate è il momento giusto per provare la cianotipia, uno dei più antichi processi eliografici che risale ai primissimi anni della storia della fotografia.
Intorno al 1842 l’astronomo inglese Sir John Herschel inventò questa tecnica basata sull’uso di sali ferrici, quindi diversa da quelle di Talbot e Daguerre, che sfruttavano la fotosensibilità dei sali d’argento. I sali di ferro sono molto sensibili alla componente ultravioletta della luce solare e questo l’ha resa un processo di minor successo in ambito fotografico, mentre è stata utilizzata a lungo per realizzare copie a basso costo di complessi disegni tecnici chiamate blueprint. La cianotipia, proprio per la sua praticità può essere però ancora sfruttata per fare divertenti esperienze.
Preparare da soli il materiale necessario per questa attività di bricolage fotografico non è difficile, lo dimostra il video sotto. In ogni caso, per i più pigri (come me) c’è Sunprints, azienda produttrice di fogli già trattati con sali ferrici, con cui si può facilmente provare una semplice tecnica di stampa a contatto.
Si possono usare normali negativi o anche oggetti come foglie, fiori o manufatti vari; basta esporre il tutto al sole. Il bello è che non serve alcuna camera oscura e ci si può preparare con calma alla luce, a patto che non sia intensa e diretta.
L’esposizione vera e propria, quella alla luce solare, deve essere di qualche minuto (c’è chi sostiene decine di minuti). In ogni caso occhio al meteo: serve una giornata di bel tempo…
Io ci ho provato e mi son proprio divertito 🙂
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DykstraIl mio scopo è creare fotografie che sguazzano tra verità astratte e realtà concrete“. Così descrive il suo lavoro John Dykstra, artista che ha fatto del potere della prospettiva il perno della sua fotografia surreale.
Le sue opere non prevedono trucchi digitali o pesanti manipolazioni, tutto è creato solo con l’uso dell’ingegno e di ingredienti semplici come un po’ di gesso, pannelli in legno o vetro e qualche tocco di vernice. La sua idea è creare connessioni tra realtà ed illusione, giocando con la soggettività dell’esperienza umana, “un lavoro che indugia tra reale e fantastico”, dice Dykstra.
Sopra una delle sue prime “illusioni anamorfiche”, che il fotografo descrive come descrittiva dell’illusorietà e soggettività dei limiti che da soli ci poniamo e che ci intrappolano.
L’uomo raffigurato usa un gessetto per disegnare la sua stessa gabbia immaginaria; una foto concettuale che trovo strepitosa.
Dykstra racconta di aver inizialmente cercato di disegnare l’illusione su carta senza riuscirci, arrivando invece a mettere in immagine il suo concetto costruendo materialmente la cella con dei pannelli in legno. Un bell’esempio di come le grandi opere spesso nascano prima nella mente dell’artista e non per caso durante l’esecuzione.
Dykstra_ Woman by Dykstra

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Sono alle prese con il tentativo di riportare alla decenza alcune vecchie foto di famiglia, quindi oggi ti ripropongo un argomento già trattato qualche tempo fa.
Il passare del tempo regala fascino alle fotografie, è vero, ma a volte le segna un po’ troppo. A chi non è capitato di imbattersi in una vecchia stampa su cui gli anni hanno lasciato cicatrici eccessive?
Non è facile restaurare la foto stampata, ci vogliono capacità e maestria, è però possibile affrontare un restauro digitale, mettendo mano ad una scansione della foto stessa.
In questo breve video di due minuti creato dall’Argentino Hernan Folmer, restauratore di foto, ci viene mostrata la sintesi di due ore di competente lavoro in Photoshop per ridare vita e dignità ad una vecchia stampa strappata. Ancora una volta digitale ed analogico si incontrano per dare (anzi ridare) vita ad una Fotografia.
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Stairway to Hell

Stairway to Hell – Copyright 2010 Pega

Ad un’asta di fotografie i cui proventi andavano a favore di un’associazione, mi sono trovato ad osservare le persone che guardavano le foto esposte. Le stampe erano di tipo e dimensioni diverse, alcune appese con solo un passepartout, altre in una semplice cornice. Quello che le caratterizzava tutte era il fatto che fossero oggetti fisici.
I visitatori le osservavano con attenzione, in qualche caso spostandosi o inclinando la testa per cambiare angolazione, il tutto con un’attenzione diversa da quella che solitamente è riservata alle immagini su schermo.
Già, perché con l’era del digitale e l’abitudine alla visualizzazione su display e monitor, ci siamo un po’ dimenticati quanto sia bello in sè l’oggetto fotografia.
Il fascino di una “fotografia” non sta solo nell’immagine, c’è anche la forma, l’odore della carta, i riflessi che produce, la delicatezza che richiede nel maneggiarla…
Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che dà un gusto tutto particolare.
Robert Mapplethorpe disse: “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.
Stampa un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro, usando della buona carta per stampa fotografica.
Anche se la qualità non sarà sublime vedrai le tue immagini in modo diverso, scoprendo inaspettatamente di apprezzarne alcune e magari cambiando il tuo giudizio su altre.

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illusione_contrasto_femminilita

Bisogna far bene attenzione a come gestiamo il contrasto nelle nostre foto, specie quando sono ritratti.
Richard Russel, un ricercatore di Harvard, dimostrò nel 2009 che il contrasto modifica la percezione di genere: la stessa persona, raffigurata nello stesso scatto, appare infatti come più femminile se il contrasto nelle zone occhi e bocca viene aumentato, mentre risulta più maschile al diminuire del contrasto in queste aree.
Il suo lavoro ottenne anche un riconoscimento al premio internazionale Illusion of the Year, dove la sua foto “Illusion of Sex”, che vedi sopra, ottenne il terzo posto assoluto.
Il rapporto tra contrasto e percezione di genere non deve meravigliare, è perfettamente coerente con ciò che millenni di costume ed usanze prevedono:  la colorazione di labbra e contorno occhi. Questi interventi di comune make-up dunque altro non sono che tecniche per aumentare, dal vivo, il contrasto sul volto, ed il nostro cervello ha acquisito la capacità di interpretarne subliminalmente il significato.
Ci avevi mai pensato? E’ un’informazione di cui far tesoro.

🙂

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Space selfie Aldrin
Buzz Aldrin era il pilota della Gemini 12, il pionieristico veicolo spaziale NASA che nel 1966 fu lanciato in orbita con un equipaggio umano per sperimentare le possibilità di sopravvivenza in tute pressurizzate nello spazio, in vista delle missioni Apollo.
All’apertura del portello, prima di uscire dal veicolo, Aldrin realizzo lo scatto che vedi sopra, di fatto il primo selfie spaziale della storia.
Solo tre anni dopo, si trovava sull’Apollo 11 insieme a Neil Armstrong a saltellare sulla Luna; la corsa allo spazio era in pieno svolgimento.
Insomma, se sei tra i negazionisti dell’epopea spaziale, sappi che anche il selfie è un prodotto proveniente dal periodo d’oro della ricerca orbitale insieme ai pannelli solari, ai sensori delle fotocamere digitali, agli indumenti in tessuto hi-tech, molti integratori alimentari e tante altre cose che usiamo tutti i giorni.
E se poi vuoi goderti il racconto completo eccoti qui sotto l’intervista a Buzz Aldrin realizzata da Fox News.
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