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Archive for the ‘Street Photo’ Category

Letizia BattagliaUn personaggio particolare Letizia Battaglia, la fotografa che ha fatto di Palermo il centro di quasi tutta la sua produzione fotografica, raccontandola con i suoi scatti in bianco e nero nelle sue tradizioni e tragedie ma anche nel suo splendore con chiaroscuri a volte anche duri e difficili.
Creatrice negli anni settanta dell’agenzia “Informazione fotografica”, frequentata da miti del calibro di Josef Koudelka e Ferdinando Scianna, Letizia si trovò a documentare gli anni di piombo della sua città e scattò foto iconiche di molteplici delitti di mafia, divenendo la prima donna europea a ricevere, nel 1985, il premio Eugene Smith per la capacità di comunicare alle coscienze la misura di quelle atrocità.
Ti propongo questo bel documento che parla di lei e del suo lavoro, un video molto ben realizzato che rende omaggio a questa importante fotografa italiana.
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Nobuyoshi ArakiNobuyoshi Araki o lo ami o lo odi. È forse il fotografo giapponese vivente più noto ma anche più discusso e controverso.
Oggi ti presento una sua intervista, in cui descrive il suo approccio tutt’altro che perfezionista, sempre alla ricerca dell’unicità di momenti particolari, da catturare nel singolo istante in cui si propongono.
Eccolo qui dunque il “Photo Devil”, come lui si descrive.
Goditelo in giapponese (ma sottotitolato eh!)
🙂

Se il link sopra non funziona, prova questo: –> Araki

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L’inizio non è altro che il proseguimento della fine.
Non credo proprio che quelli del Daily Mail abbiano eseguito il mio ultimo weekend assignment del 2016, eppure quando mi sono trovato davanti alla fantastica sequenza di scatti pubblicati dal noto giornale inglese, non ho potuto fare a meno di pensarci. Sono foto scattate esattamente secondo il tema proposto e quindi non resisto, devo segnalartele perché si tratta di una coincidenza troppo carina.
Scene e facce del “dopo la festa”, atmosfere di gioia e delusione, umanità nel ridicolo e nel ludibrio, amicizia e stanchezza, ma spesso nient’altro che abuso di alcool.
Sarà una deformazione personale ma trovo in queste immagini il riflesso di un’epoca. Peccato che sia quella in cui ci troviamo…
🙂

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Bresson

Henri Cartier-Bresson – © Copyright Magnum Photos


Pare che il mistero riguardante la tomba di Henri Cartier-Bresson non sia stato ancora risolto.
Come riportato sul sito New Camera News, da anni si sta indagando su un inspiegabile fenomeno che interessa il sepolcro del grande fotografo noto a tutti per la sua capacità di cogliere l’attimo decisivo. Un gruppo internazionale di scienziati studia da tempo il luogo dove il maestro riposa ed ha fatto una scoperta sensazionale: Bresson è ancora morto, ma sta ruotando nella tomba.
Gli esperimenti iniziati nel 2007 con l’ausilio di speciali apparecchiature, evidenziano un movimento di rotazione che, dalle circa tre rivoluzioni all’anno misurate inizialmente, è aumentato nel tempo, arrivando nel corso del 2013 ad oltre ottocento rotazioni: più di due al giorno! Ed ancora aumenta.
Nei soli primi tre mesi del 2016 Bresson si è già rigirato oltre mille volte nella sua tomba. Se l’accelerazione continua a questi ritmi, non solo i ricercatori saranno costretti a passare dall’indicazione di “rotazioni all’anno” a quella di “giri al minuto” come per i motori, ma si rischierà un aumento della temperatura interna alla bara a causa dell’attrito e forse ci sarà il rischio di combustione.
Gli scienziati ipotizzano che il fenomeno sia legato all’aumento esponenziale ed incontrollato di fotografie definite impropriamente “di strada” (il genere che HCB aiutò a creare e definire) ed al loro imperversare sui social network.
Pare che i membri della famiglia Cartier-Bresson siano ormai decisi a lanciare un appello a tutti i fotografi del mondo per cercare di limitare il proliferare di insignificanti, inconsistenti e banali scatti di strada, in particolare in bianco e nero.

😀 😀 😀

Fonte NCN

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David Bowie, 1982

David Bowie – Copyright Helmut Newton, 1982

Helmut Newton diceva che le cose sono già abbastanza complicate e non c’è bisogno di renderle ancor più complesse. Lavorava con un’attrezzatura semplice, quasi basica, perché ciò gli permetteva di avere più tempo da dedicare alle sue modelle, e questa era per lui la cosa più importante.
La tecnologia spesso ci distrae, svia la nostra attenzione dal flusso creativo e ci rende ossessionati dall’attrezzatura o dai dettagli tecnici, quando invece dovrebbe supportarci e facilitare il nostro estro.
È frequente sentire fotografi che sognano un nuovo obiettivo o una nuova fotocamera, convinti che tale pezzo possa migliorare la loro fotografia. Ma l’insegnamento di Helmut Newton ci dice invece che è la semplicità che dobbiamo cercare, focalizzandoci su ciò che è davvero importante e lavorando sulle nostre insicurezze, che non verranno certo risolte con l’acquisto di nuova attrezzatura.
Newton usava fotocamere ordinarie e dichiarò più volte di prediligere, specie per la street photography, impostazioni automatiche, lasciando alla macchina il “lavoro sporco dei dettagli tecnici” per concentrarsi completamente sulle opportunità di scatto che gli capitavano, sulle inquadrature e sul contatto con le persone.
Non c’è attrezzatura giusta o sbagliata. Dobbiamo solo scegliere il setup più semplice che ci consente di fare le foto che vogliamo fare. Parola di Helmut.
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atget

Saint Cloud, 1921 - Eugene Atget

È una foto affascinante, un capolavoro di composizione. Osservala nei dettagli.
L’elemento fondamentale, il triangolo, è il cardine di tutta l’immagine. Ci sono gli alberi triangolari, le ombre, ma anche gli spicchi di spazio e di sfondo che l’autore ha cercato e trovato posizionando con grande cura la sua macchina fotografica. E’ bello scovarli via via nella foto, scoprendone di nuovi ogni volta ed intuendo che ce ne potrebbero essere molti di più di quanto non sembri a prima vista.
E’ un celebre scatto di Eugène Atget, uno dei più grandi maestri della Fotografia del Novecento.
Atget nacque a Libourne (Bordeaux) nel 1857 e, dopo un’infanzia non facile ed anche alcuni anni di vita di mare come mozzo nella marina mercantile francese, scoprì una vocazione artistica che lo condusse ad entrare in una compagnia teatrale. Non fu una lunga carriera, dei problemi alle corde vocali lo costrinsero a cambiare attività, ma l’attrazione per l’arte lo avvicinò all’ambiente della pittura.

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Ragpicker 1899 - Eugene Atget

Atget scoprì presto che attraverso la fotografia avrebbe potuto sia mantenersi che dar sfogo alla sua vena creativa. Iniziò così un’attività che lo vide pioniere nella fotografia architettonica e di strada, specializzato in soggetti cittadini che vendeva ai pittori di Montparnasse.
Non aveva formazione di base in arti visive ma solo un gran talento, unito ad un notevole interesse ed amore per una Parigi che stava ormai cambiando, cedendo alla progressiva modernizzazione.
Questa passione lo portò a cercare inquadrature e scorci che ritraevano una città che si sarebbe presto modificata e fu proprio così che ad un certo punto la Biblioteca Nazionale di Francia, valutando l’interesse documentaristico del suo lavoro, acquistò la sua intera produzione.
Atget morì nel 1927 ed il suo successo fu praticamente tutto postumo.
E’ considerato uno dei grandi, uno dei principali pionieri della fotografia documentaristica e di strada, ed è uno dei miei fotografi preferiti in assoluto.

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Stanley Kubrick

Stanley Kubrick

Sto giusto leggendo una biografia su Stanley Kubrick, un regista che siede a pieno titolo nell’olimpo del cinema e che iniziò la sua carriere proprio come fotografo, così sono tornato a studiare alcuni suoi scatti. Sono foto che risalgono agli anni del primo dopoguerra quando il talento dell’appena diciassettenne Stanley fu notato dal direttore della redazione della rivista americana Look, che gli assegnò come incarico una serie di reportage.
Alcune di queste fotografie sono state esposte in varie mostre sia in Italia che in Europa e sono in buona parte stampate direttamente dai negativi originali

Kubrick Shoe Shine Boy - Ragazzo Lustrascarpe

A tale of a shoe shine boy 1947 – Copyright Stanley Kubrick

appartenenti al corposo lavoro che Kubrick realizzò in giovane età e che adesso è custodito dalla Library of Congress di Washington e dal Museum of the City of New York. È un tesoro di oltre 20.000 negativi.

E’ interessante osservare come lo stile richiesto ai suoi collaboratori dalla rivista Look fosse strettamente legato a quello che sarebbe stato il futuro di Kubrick.
La redazione di Look infatti desiderava dei reportage realizzati con un metodo narrativo sequenziale, come ad episodi, con scatti realizzati in ambienti e fasi diverse della giornata e delle attività del soggetto.

Un metodo che non appassionava molti dei fotogiornalisti dell’epoca ma che intrigò il futuro regista fino al punto di fargli escogitare anche qualche stratagemma per limitare “l’invadenza” della macchina fotografica e dell’attrezzatura, alla totale ricerca di espressioni reali ed emozioni vive.

Kubrick Montgomery Clift

Montgomery Clift, 1949 – Copyright Stanley Kubrick

La passione per la fotografia e l’idea di farne una professione, accompagnò Stanley Kubrick per soli cinque anni, dal 1945 al 1950. Poi l’attrazione per il cinema e le immagini in movimento prese il sopravvento. Ma il talento ed il gusto estetico già presenti fin da giovanissimo rimarranno una costante di questo grande artista.

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