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Archive for the ‘Technique’ Category

Polaroid candeggina

© Copyright 2013, Pega+M|art

Ogni tanto torno a rivedere questa immagine, mi sembra la copertina dell’album di un gruppo musicale un po’ underground: toni vintage, la cantante in primo piano ed il resto della band a completare il gruppo. Ed invece è la versione “chimicamente manipolata” di una foto che feci con la mia zietta Polaroid a strappo in occasione di un’uscita “film gang” a Firenze, insieme ad amici appassionati di fotografia analogica.
Dopo lo scatto, estrassi la busta dalla macchina e, dopo aver atteso i classici due minuti necessari a questo tipo di pellicola per lo sviluppo istantaneo, separai la stampa finale dal resto dell’incartamento. Invece di buttare questo’ultimo elemento tipico delle pellicole a strappo che di solito è considerato di scarto, lo consegnai al mitico Martino insieme ad alcune indicazioni su come divertirsi a manipolarlo. Sì, perché la parte restante della busta Fuji FP-100 è solo apparentemente da buttare e ci si può divertire a trattarla con candeggina per estrarne il negativo.
Martino si dette da fare e, con maestria, “lavorò” con varechina e pennello su alcuni miei negativi prodotti nella serata, pubblicandoli poi sul suo album Flickr nel set Eau de Javel, dove puoi trovarli. Tra questi anche uno scatto simile a quello sopra ma con i “membri della band” del tutto mossi.
Grande Martino.

Per chi fosse interessato ad approfondire il processo di “liberazione” del negativo, rimando ad un mio vecchio post sull’argomento, in cui c’è anche un link ad un video tutorial.

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Nikon recordPer il suo centenario Nikon ha pensato di fare le cose in grande, talmente in grande che ha conquistato il primato Guinness per la più grande fotocamera umana mai realizzata.
Lo scorso 17 giugno quasi duemila persone, tra comparse e staff, si sono date appuntamento a Stupinigi, in provincia di Torino, per comporre l’immagine di una enorme fotocamera umana e, dotati di magliette e cappellini opportunamente distribuiti, si sono piazzati in perfetto ordine per essere immortalati da un drone.
Puoi vedere qui sotto un paio di scatti delle fasi della preparazione, ma ne puoi trovare anche molti altri in questa galleria.
Lo dico sempre che la Fotografia è una scusa…

Nikon_preparazione.Nikon_set

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Fotocalcografia di Victor Hugo - circa 1875

Fotocalcografia di Victor Hugo – circa 1875

Se un giorno ti dovesse capitare di vedere una fotocalcografia, fermati ad ammirarla. È una primordiale ma sofisticata tecnica di stampa su cui lavorarono pionieri della fotografia come Fox Talbot e Nicéphore Niépce, alla ricerca di un metodo per ottenere stampe durature e non affette da problemi di sbiadimento nel tempo. Talbot brevettò il metodo nel 1852 chiamandolo photographic engraving: un processo di trasferimento dell’immagine fotografica su una lastra metallica da cui poi si otteneva la stampa su carta, usando una tradizionale pressa meccanica.
La fotocalcografia (photogravure) è uno dei più complessi processi di stampa foto-meccanica e permette di raggiungere livelli di qualità e profondità della scala tonale ineguagliabili con altre tecniche.
Purtroppo si tratta di un’eredità del periodo della sperimentazione fotografica di metà ottocento che stiamo perdendo ed è un gran peccato, perchè si tratta di una tecnica dal potentissimo impatto visivo.
Oggi sopravvivono pochissimi artigiani in grado di realizzare questo tipo di stampa. L’nsieme di complessità e delicatezza delle operazioni che richiede è notevole ed in tutto il mondo si contano ormai al massimo una mezza dozzina di laboratori ancora capaci di realizzare una fotocalcografia.

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woodswimmerQuando si tratta di video timelapse mi trovo spesso a provare grande ammirazione per chi realizza lavori ben fatti, ma oggi la mia stima per l’autore di questo capolavoro va oltre.
Brett Foxwell è un artista specializzato in opere di animazione fotografica con tecnica stop motion, sì quella che veniva usata per dar vita ai personaggi di plastilina insomma.
Con questo metodo, che necessità enormi quantità di pazienza ed anche una notevole precisione, Foxwell ha realizzato “WoodSwimmer”, un video creato scattando un’infinità di fotografie ad alta risoluzione durante il taglio di un’altrettanta infinità di fettine di legno. Proprio così, una sorta di timelapse fatto di “taglia, scatta, taglia scatta, etc…”.
Un lavoro incredibilmente lungo e faticoso che, una volta assemblato, mettendo in sequenza i necessari 25 fotogrammi al secondo, diviene un’opera ipnotica e surreale, un viaggio attraverso un legno in continua mutazione.
Il risultato è una sorta di astratto che ti cattura con il suo universo di dettagli in movimento e che sembra raccontare lo scorrere stesso del tempo.
Io l’ho trovato bellissimo.
Buona visione!

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Night panning

Night landing – © Copyright 2010 Pega

Il panning è una tecnica semplice e divertente. Si tratta di fotografare qualcosa che si muove (meglio se abbastanza veloce) cercando di catturarlo nitido contro uno sfondo mosso, per ottenere un effetto che rende l’idea di dinamismo e velocità.
Per realizzare questo tipo di immagini si allungano un po’ i tempi di esposizione e si scatta muovendo la macchina in modo da “inseguire” il soggetto. La difficoltà sta nel riuscire a mantenerlo fermo, specie con le reflex che al momento dello scatto abbassano lo specchio e abbuiano la visione nel mirino.
Non è detto che si riescano ad avere buoni risultati fin dai primi tentativi, ma con la pratica in genere arrivano anche delle belle foto ed è divertente. Ti consiglio di provarci se non l’hai mai fatto.

A volte capita poi di osare un po’ di più e, come è successo al sottoscritto in un’umida serata in aeroporto in cui si formavano le scie di condensa generate dai vortici alari degli aeroplani in atterraggio, vien voglia di provare il panning notturno. Agli aerei.

Le difficoltà aumentano.
Il soggetto è lontano, veloce, la luce poca e le sorgenti troppo intense. Insomma non se ne infila una di foto decenti.
Allora si ricorre all’ottica stabilizzata ed allo scatto a raffica… ma sopratutto anche ad un fattore importantissimo che in fotografia non citiamo mai abbastanza…

Il Culo.

🙂

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Golubev Nikita

Credit: Nikita Golubev

Coloro che creano opere destinate a svanire in breve tempo non hanno ambizioni di eternità, sono mossi solo dal fondamentale desiderio di esprimersi e non pretendono che le loro creazioni li rendano immortali.
L’artista temporaneo usa il suo estro come uno chef che prepara pietanze destinate ad essere subito consumate.
Cosí fa Nikita Golubev, un artista russo che realizza i suoi dipinti usando lo sporco sui veicoli delle strade di Mosca. La sua arte visiva, che qualcuno potrebbe superficialmente considerare trash pensando a quante volte si vedono scritte o disegni sulle macchine sporche, ha invece molti aspetti interessanti.

Credit: Nikita Golubev

Innanzitutto si differenzia da altre forme di arte di strada perchè le opere sono realizzate “per sottrazione”. Golubev non imbratta le sue “tele”, i dipinti emergono invece facendosi largo tra smog e fuliggine e seguono per qualche tempo il proprietario del veicolo finché questi non decide di lavarlo, oppure vengono cancellati dalla pioggia o ricoperti da altro sporco…
Al fotografo rimane la possibilità di fissare queste opere, per permettere anche ad altri di vederle e gustarle. Una possibilità di espansione della fruizione che certo i cuochi non hanno.

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Google Cassini doodle
“Spazio, ultima frontiera”, così recitava l’incipit di Star Trek, mitica serie di fantascienza, ed è proprio così: lo spazio è davvero la nostra ultima frontiera, da molti punti di vista.
Se ogni tanto capiti su questo blog avrai forse notato la mia passione per la missione della sonda NASA Cassini che, partita nel 1997, dopo un lungo viaggio in cui fu sfruttata la gravità di Venere per ottenere rotta e velocità necessarie, raggiunse Saturno nel 2004 iniziando ad inviarci immagini straordinarie via via che le orbite si facevano più vicine al pianeta. Ma adesso siamo prossimi ad una nuova fase: la sonda sta per fare uno spettacolare tuffo nella regione di spazio che separa Saturno dai suoi anelli, un posto in cui nessuno strumento di origine umana è mai stato.
Le immagini che questa “fotocamera spaziale” ci ha inviato negli anni sono qualcosa di straordinario, descrivono fenomeni e concetti che sfiorano la capacità di comprensione umana e documentano capacità tecniche di livello forse nemmeno del tutto immaginabili da gran parte delle persone che popolano il nostro pianeta.
Insomma lo spazio è una frontiera multidisciplinare, ed anche la Fotografia ne fa parte perché le foto dallo spazio portano contenuti concettuali spesso molto pesanti.
A chi sostiene che il valore di queste immagini è solo scientifico e non artistico mi sento di dovere qualche personale argomentazione: la sonda Cassini è sì un sistema automatico, ma anche un apparecchio di grande complessità frutto dell’ingegno umano e non è altro che una versione tecnologicamente molto sviluppata di una fotocamera; una fotocamera capace di muoversi incredibilmente lontano, allontanandosi dalla scena e portando un punto di vista del tutto nuovo.  Del resto anche la mia reflex digitale è un’evoluzione del dagherrotipo e la sua capacità di effettuare scelte automatiche è da fantascienza nei confronti di ciò che erano le macchine fotografiche primordiali.
Dunque Cassini si muove secondo precise, anzi precisissime ed incredibilmente complesse istruzioni umane. I meravigliosi scatti che questa sonda ci sta inviando dalla sua spettacolare posizione sono a tutti gli effetti opere d’arte. Sono frutto di un incredibile lavoro di studio, preparazione, progettazione e gestione di una missione che ha attraversato i decenni, coinvolto centinaia di persone e portato risultati che, a mio parere, non sono neanche lontanamente percepiti dalla media delle persone.
Ebbene, comunque sia, alla sponda Cassini di tutto questo importa poco. Orbita dopo orbita ci invierà immagini di luoghi “dove nessun uomo è mai stato prima”, poi incontrerà l’atmosfera di Saturno, dove si disintegrerà lasciandoci per sempre.
Anche Google, con il simpatico “doodle” che vedi sopra, ha voluto omaggiare questo avvenimento epocale. A noi resteranno per sempre immagini di una bellezza da togliere il fiato, come quella scattata giusto pochi giorni fa e che vedi qui sotto, in cui il puntino luminoso è la nostra piccola Terra, che risplende tra gli anelli di Saturno.
La Terra tra gli anelli

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