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Archive for the ‘Technique’ Category

Propeller - Elica - rolling shutter
Hai mai fotografato un’elica con una fotocamera digitale o con il tuo smartphone? Se sì, avrai sicuramente notato gli strani effetti che le pale rotanti generano nell’immagine: una sorta di aberrazione che si presenta ogni volta che proviamo a fotografare qualcosa che si sposta molto velocemente nell’area inquadrata. Si tratta del fenomeno causato dal “rolling shutter” (otturatore rotante) tipico di tutti i sistemi che acquisiscono tramite scansione.
Il sensore dei nostri dispositivi effettua una sorta di “lettura a passaggio” sulla sua matrice e crea l’immagine in una frazione di secondo, con un processo simile a quello di uno scanner. Sebbene questo tempo sia rapidissimo, esistono oggetti il cui movimento è talmente veloce da provocare un cambiamento di posizione durante la scansione stessa, ed ecco lo strano effetto dell’elica.
Ho trovato una bella GIF animata, che puoi vedere qui sotto, in cui si riesce a visualizzare bene il fenomeno ed anche il link ad un simulatore, dove puoi provare a smanettare cambiando alcuni parametri (come la velocità di rotazione dell’elica: “w”) per vedere che effetto fa…
Molto nerd eh?!?!
🙂
Propeller & Rolling Shutter simulator

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Powder kitIn cerca di nuove idee e spunti per lo sviluppo fai-da-te, mi sono imbattuto in un prodotto che non conoscevo: il kit di sviluppo monobagno in polvere di Cinestill.
Trovatomi più volte alle prese con reagenti in bottiglia, sempre pronti a scadere e spesso in quantità eccessiva rispetto alle mie esigenze, penso che questa idea del mono prodotto in polvere sia davvero interessante, specie per chi, come me, sviluppa solo occasionalmente i propri scatti su pellicola.
Se utilizzando solo parzialmente la busta fosse infatti possibile preparare solo la quantità di liquido di sviluppo necessaria sarebbe finalmente possibile evitare di sprecare prodotto ed inquinare il mondo con reagenti solo parzialmente utilizzati. Insomma un bagno unico ed in dose minima.
Chissà, magari insieme alla mia Lab-Box (confidando che prima o poi arrivi) potrebbe essere davvero una svolta.
🙂

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Capita a tutti di esagerare, a me è successo un sacco di volte, specie dopo il passaggio al digitale.
Succede che ti trovi ad un evento ed inizi a fotografare, scatto dopo scatto riempi tutte le tue schede ed alla fine ti ritrovi con una marea di immagini che tutti concorderanno nel considerare… “troppe”.
È a questo punto che interviene l’idea di Fleming Bo Jensen, un fotografo di eventi musicali che ha messo in pratica un’idea semplice ma creativa: unire in un video time lapse i circa 1500 scatti realizzati durante un concerto.
Forte no? Da provare nelle occasioni in cui il grilletto ci prende la mano… 🙂
.

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Sepc è un artista Colombiano specializzato in murales. Lo sto seguendo su Flickr da qualche tempo perché tra le sue idee ce n’è una particolare: alcuni suoi murales sono dipinti in negativo, una tecnica che costringe l’osservatore a fotografarli con lo smartphone per poter invertire i colori e vedere correttamente l’immagine.
È un approccio che sulle prime sembra un semplice giochetto da nerd ma pensandoci bene potrebbe invece rappresentare una nuova frontiera, un punto di contatto tra tecnica realizzativa dell’artista e tecnologia in mano all’osservatore, un livello di coinvolgimento diverso dal solito.
Quasi fosse un codice o un linguaggio nuovo, l’uso del negativo altera l’immagine visibile a tutti ed invita chi la guarda ad un gesto attivo per poterla osservare pienamente, quasi come se l’artista esigesse dall’osservatore un vero e proprio “contributo”, che in un futuro potrebbe andare anche ben oltre la semplice inversione dei colori.
Questo scambio di contributi emerge anche solo osservando il risultato degli scatti sopra, dove entrano a far parte dell’opera le parti e le persone intorno al murales che si ritrovano in negativo dopo l’inversione cromatica.
Continuerò a seguire Sepc ma non mi meraviglierei se questa idea progredisse, anche di molto, e prima o poi dovesse apparire qualche graffito “mutato” anche dalle nostre parti…

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È un neurone il vincitore dell’edizione 2018 del contest Nikon Small World in Motion.
Questo straordinario time lapse di soli 40 secondi è stato realizzato dalla Dr.ssa Elizabeth Haynes dell’Universita del Wisconsin, che ha catturato la sequenza di crescita di un neurone appartenente ad un embrione di pesce zebra (un comune pesciolino d’acqua dolce).
La scena, della durata effettiva di sedici ore, è stata ripresa usando un innovativo metodo di ripresa che ha previsto la creazione di un ambiente di sviluppo dell’embrione in un blocchetto di gel direttamente all’interno di un microscopio.
La giuria del concorso Nikon pare non abbia avuto grossi dubbi ad assegnare il primo posto, sia per il carattere innovativo del processo di realizzazione delle immagini che per le difficoltà tecniche affrontate. E poi è pure un bellissimo bianco e nero.
Che dire… il neurone vince, almeno qui. Magnifico no?

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Per chi ama la Fotografia la vista è il senso primario, non ci sono dubbi. Eppure non sempre dedichiamo tutte le possibili attenzioni e cure per mantenere i nostri occhi in salute, anzi li sfruttiamo eccessivamente mettendoli spesso sotto stress.
Oggi ti propongo quindi di approfondire un tema che non sempre è nell’agenda dei fotografi, andando a citare qualche esempio di come si può provare a mantenere in forma i nostri sensori visivi.
Ovviamente la via maestra per tenere in salute i nostri occhi è un regolare e periodico consulto con l’oculista, ma va detto he anche una continua attenzione al “fitness” dei nostri occhi attraverso qualche giusto esercizio può essere una cosa interessante.
In rete si trovano molti esempi e proposte per esercizio quodidiani: alcuni sono ben fatti, altri promettono cose improbabili, in ogni caso ad ognuno la sua scelta. Io te ne propongo uno, puoi trovare poi da solo ciò che più ti sembr adatto alle tue esigenze.
🙂

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Sikorsky by Andreas Feininger

Sikorsky – @ 1949, Andreas Feininger

Era il febbraio del 1949, in una fredda sera in Maryland il fotografo Andreas Feininger piazzò il suo treppiede nei pressi di una base militare e realizzò alcuni scatti a lunga esposizione di elicotteri in decollo ed atterraggio.
Ne vennero fuori immagini affascinati non solo per la tecnica scelta ma anche perché rappresentavano, e rappresentano tutt’ora, uno dei primi esercizi artistici su una macchina che a quel tempo era una spettacolare novità. Già perché il primo elicottero moderno, quello per intendersi caratterizzato dal piccolo rotore in coda che ancora oggi vediamo volare, era decollato solo nove anni prima, nel 1940.
Feininger scattò le sue foto per conto della rivista Life e con questo lavoro contraddisse se stesso dato che una delle sue più famose affermazioni recita: “l’esperienza insegna che più affascinate è il soggetto, meno attento è il fotografo

🙂

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