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Archive for the ‘Technique’ Category

Sepc è un artista Colombiano specializzato in murales. Lo sto seguendo su Flickr da qualche tempo perché tra le sue idee ce n’è una particolare: alcuni suoi murales sono dipinti in negativo, una tecnica che costringe l’osservatore a fotografarli con lo smartphone per poter invertire i colori e vedere correttamente l’immagine.
È un approccio che sulle prime sembra un semplice giochetto da nerd ma pensandoci bene potrebbe invece rappresentare una nuova frontiera, un punto di contatto tra tecnica realizzativa dell’artista e tecnologia in mano all’osservatore, un livello di coinvolgimento diverso dal solito.
Quasi fosse un codice o un linguaggio nuovo, l’uso del negativo altera l’immagine visibile a tutti ed invita chi la guarda ad un gesto attivo per poterla osservare pienamente, quasi come se l’artista esigesse dall’osservatore un vero e proprio “contributo”, che in un futuro potrebbe andare anche ben oltre la semplice inversione dei colori.
Questo scambio di contributi emerge anche solo osservando il risultato degli scatti sopra, dove entrano a far parte dell’opera le parti e le persone intorno al murales che si ritrovano in negativo dopo l’inversione cromatica.
Continuerò a seguire Sepc ma non mi meraviglierei se questa idea progredisse, anche di molto, e prima o poi dovesse apparire qualche graffito “mutato” anche dalle nostre parti…

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È un neurone il vincitore dell’edizione 2018 del contest Nikon Small World in Motion.
Questo straordinario time lapse di soli 40 secondi è stato realizzato dalla Dr.ssa Elizabeth Haynes dell’Universita del Wisconsin, che ha catturato la sequenza di crescita di un neurone appartenente ad un embrione di pesce zebra (un comune pesciolino d’acqua dolce).
La scena, della durata effettiva di sedici ore, è stata ripresa usando un innovativo metodo di ripresa che ha previsto la creazione di un ambiente di sviluppo dell’embrione in un blocchetto di gel direttamente all’interno di un microscopio.
La giuria del concorso Nikon pare non abbia avuto grossi dubbi ad assegnare il primo posto, sia per il carattere innovativo del processo di realizzazione delle immagini che per le difficoltà tecniche affrontate. E poi è pure un bellissimo bianco e nero.
Che dire… il neurone vince, almeno qui. Magnifico no?

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Per chi ama la Fotografia la vista è il senso primario, non ci sono dubbi. Eppure non sempre dedichiamo tutte le possibili attenzioni e cure per mantenere i nostri occhi in salute, anzi li sfruttiamo eccessivamente mettendoli spesso sotto stress.
Oggi ti propongo quindi di approfondire un tema che non sempre è nell’agenda dei fotografi, andando a citare qualche esempio di come si può provare a mantenere in forma i nostri sensori visivi.
Ovviamente la via maestra per tenere in salute i nostri occhi è un regolare e periodico consulto con l’oculista, ma va detto he anche una continua attenzione al “fitness” dei nostri occhi attraverso qualche giusto esercizio può essere una cosa interessante.
In rete si trovano molti esempi e proposte per esercizio quodidiani: alcuni sono ben fatti, altri promettono cose improbabili, in ogni caso ad ognuno la sua scelta. Io te ne propongo uno, puoi trovare poi da solo ciò che più ti sembr adatto alle tue esigenze.
🙂

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Sikorsky by Andreas Feininger

Sikorsky – @ 1949, Andreas Feininger

Era il febbraio del 1949, in una fredda sera in Maryland il fotografo Andreas Feininger piazzò il suo treppiede nei pressi di una base militare e realizzò alcuni scatti a lunga esposizione di elicotteri in decollo ed atterraggio.
Ne vennero fuori immagini affascinati non solo per la tecnica scelta ma anche perché rappresentavano, e rappresentano tutt’ora, uno dei primi esercizi artistici su una macchina che a quel tempo era una spettacolare novità. Già perché il primo elicottero moderno, quello per intendersi caratterizzato dal piccolo rotore in coda che ancora oggi vediamo volare, era decollato solo nove anni prima, nel 1940.
Feininger scattò le sue foto per conto della rivista Life e con questo lavoro contraddisse se stesso dato che una delle sue più famose affermazioni recita: “l’esperienza insegna che più affascinate è il soggetto, meno attento è il fotografo

🙂

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CianotipiaL’estate è il momento giusto per provare la cianotipia, uno dei più antichi processi eliografici che risale ai primissimi anni della storia della fotografia.
Intorno al 1842 l’astronomo inglese Sir John Herschel inventò questa tecnica basata sull’uso di sali ferrici, quindi diversa da quelle di Talbot e Daguerre, che sfruttavano la fotosensibilità dei sali d’argento. I sali di ferro sono molto sensibili alla componente ultravioletta della luce solare e questo l’ha resa un processo di minor successo in ambito fotografico, mentre è stata utilizzata a lungo per realizzare copie a basso costo di complessi disegni tecnici chiamate blueprint. La cianotipia, proprio per la sua praticità può essere però ancora sfruttata per fare divertenti esperienze.
Preparare da soli il materiale necessario per questa attività di bricolage fotografico non è difficile, lo dimostra il video sotto. In ogni caso, per i più pigri (come me) c’è Sunprints, azienda produttrice di fogli già trattati con sali ferrici, con cui si può facilmente provare una semplice tecnica di stampa a contatto.
Si possono usare normali negativi o anche oggetti come foglie, fiori o manufatti vari; basta esporre il tutto al sole. Il bello è che non serve alcuna camera oscura e ci si può preparare con calma alla luce, a patto che non sia intensa e diretta.
L’esposizione vera e propria, quella alla luce solare, deve essere di qualche minuto (c’è chi sostiene decine di minuti). In ogni caso occhio al meteo: serve una giornata di bel tempo…
Io ci ho provato e mi son proprio divertito 🙂
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Triangolo dell’esposizionePer chi avesse ancora qualche lacuna su concetti di base della fotografia, come ad esempio il triangolo dell’esposizione, eccomi a segnalare un modo diverso per affrontare questo tema.
L’opera è frutto del lavoro di PHLEARN che, sul suo canale YouTube dedicato all’apprendimento attraverso formule innovative, ha creato una trilogia video in cui si trattano i concetti di diaframma, ISO e velocità di otturatore prendendo a prestito l’universo Star Wars riprodotto per mezzo dei mattoncini LEGO.
Buona visione e buon divertimento!

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DykstraIl mio scopo è creare fotografie che sguazzano tra verità astratte e realtà concrete“. Così descrive il suo lavoro John Dykstra, artista che ha fatto del potere della prospettiva il perno della sua fotografia surreale.
Le sue opere non prevedono trucchi digitali o pesanti manipolazioni, tutto è creato solo con l’uso dell’ingegno e di ingredienti semplici come un po’ di gesso, pannelli in legno o vetro e qualche tocco di vernice. La sua idea è creare connessioni tra realtà ed illusione, giocando con la soggettività dell’esperienza umana, “un lavoro che indugia tra reale e fantastico”, dice Dykstra.
Sopra una delle sue prime “illusioni anamorfiche”, che il fotografo descrive come descrittiva dell’illusorietà e soggettività dei limiti che da soli ci poniamo e che ci intrappolano.
L’uomo raffigurato usa un gessetto per disegnare la sua stessa gabbia immaginaria; una foto concettuale che trovo strepitosa.
Dykstra racconta di aver inizialmente cercato di disegnare l’illusione su carta senza riuscirci, arrivando invece a mettere in immagine il suo concetto costruendo materialmente la cella con dei pannelli in legno. Un bell’esempio di come le grandi opere spesso nascano prima nella mente dell’artista e non per caso durante l’esecuzione.
Dykstra_ Woman by Dykstra

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