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Posts Tagged ‘amatoriale’

Tatoopsy

Tatoopsy – © Copyright 2009 Pega

Torno su un argomento che mi appassiona e su cui molto tempo fa avevo postato alcune riflessioni, in particolare a proposito dei titoli che diamo, o meno, alle nostre fotografie. E’ un tema stimolante su cui ho una personale opinione, convinto che si tratti di un qualcosa che merita davvero attenzione.
In risposta al mio post mi scrisse anche l’amico Salvatore Ambrosi, grande fotografo ed assiduo lettore del blog, proponendo alcune riflessioni che voglio riportare qui:

“Un mio vecchio amico, fotografo e curatore di mostre, mi consiglia di non mettere il titolo alle fotografie. Motivo: “E’ roba che fanno i fotoamatori.”
Una volta non mettevo titoli alle foto. L’ho fatto quando ho cominciato ad inserirle su Fickr, perchè c’era un apposito spazio da riempire. Dapprima sono stati titoli descrittivi, in seguito li ho considerati un completamento dell’immagine, quasi una parte del loro trattamento.
Come hai scritto una volta in un commento, facendomi felice, “aggiungono spessore”. Un altro mio amico dice che “indicano una strada”.
Per contro devo riconoscere che nessuno dei grandi maestri ( tranne forse Duane Michals, ma le sue erano sequenze) ha dato un titolo a una fotografia che non fosse un’indicazione geografica e temporale.
Inoltre mi pongo la domanda: che differenza c’è tra la fotografia amatoriale e la fotografia d’autore? E chi è che giudica che un’immagine debba appartenere ad una o all’altra di queste categorie?
Ti affido queste domande e questi pensieri sperando che possano essere abbastanza interessanti come futuro argomento di discussione per il blog.
Io mi arrovello da diverso tempo su foto amatoriale e foto d’autore, vedo cose stupide che vengono celebrate, o per lo meno esposte come foto d’arte, e foto amatoriali, molto decenti, che vengono snobbate come poco interessanti. E qual è il ruolo del critico? E’ uno che guida o uno che imbroglia?”

:-(+:-) :-)

😦 + :-):-) © Copyright 2009 Pega

Beh, Salvatore mi affidò un argomento per niente semplice.
Io sono solo un appassionato, il mio background di conoscenze e cultura dell’arte è limitato, in sostanza sono semplicemente una persona curiosa che ama approfondire.
Ecco comunque la mia opinione: per me non esiste alcuna differenza netta tra la foto amatoriale e quella d’autore, esiste piuttosto differenza tra la foto casuale e la Fotografia.
Cerco di spiegarmi meglio. Quando una persona decide di fotografare e mette nell’atto della creazione dell’immagine (che secondo me non si limita solo al momento dello scatto ma anche alle fasi successive di sviluppo o postproduzione) una sua volontà di creare qualcosa frutto della sua voglia di comunicare, del suo gusto estetico ed estro creativo, allora è Fotografia.
Chiunque fa Fotografia è un autore ed un artista.
La foto casuale “inquadra e scatta”, fatta senza pensare veramente a cosa si vuole realizzare, la foto ricordo, turistica o meno, quello che gli anglosassoni chiamano “snapshot” ed i puristi “istantanea”, molto spesso (anche se non proprio sempre) cade al di fuori da quella che personalmente considero “Fotografia”.
Detto questo poi nasce ciò che è la successiva storia del lavoro dell’artista, il successo che il pubblico gli riserva, l’eventuale apporto del fattore “notorietà” e l’attenzione che i “critici” gli dedicano. E si finisce in un terreno veramente impervio ed imprevedibile.

E’ davvero difficile essere sintetici sull’intera questione. Torno quindi intanto sul discorso del titolo.
Per me è prerogativa e diritto dell’artista dare il titolo alle proprie opere, esattamente come è suo diritto deciderne tutti gli altri aspetti di “postproduzione” analogica o digitale che sia.
Cosa hanno fatto i “grandi” (che in genere comunque hanno vissuto e prodotto le loro opere in un recente o lontano passato) secondo me conta poco, specie se si vuole essere davvero liberi di creare.

Se l’autore pensa che il suo lavoro non abbia bisogno di titolo farà bene a lasciare i suoi scatti privi di aggiunte, se invece crede che il titolo possa in qualche modo completare l’opera… beh allora sarà importante lavorare anche su quello.

E per quanto riguarda i critici?
Davvero un altro bel tema…

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Bill CunninghamSono passati solo pochi giorni dalla scomparsa di Bill Cunningham, il grande fotografo americano divenuto famoso per i suoi ritratti rubati e le foto di strada.
Classe 1929, Cunningham iniziò come fotografo di moda per il New York Times, ma lavorò anche per il Chicago Tribune ed altre testate prima di dedicarsi completamente al genere “street”.
Voglio omaggiarlo proponendo una bellissima intervista realizzata nel 2014 da Fern Mallis. E’ un profondo e tranquillo incontro con questo anziano signore che entra con la sua fotocamera al collo e ci racconta di tutta una vita dedicata alla Fotografia, in particolare del suo approccio amatoriale e “non commerciale”. Sì, infatti Cunningham ha lottato tutta la vita per non diventare un fotografo professionista e per anni lavorò rifiutando compensi. Solo nel 1994 accettò di farsi assumere dal New York Times per potersi permettere un’assicurazione sanitaria dopo essere stato investito mentre circolava in bicicletta.
Questa intervista è un documento da assaporare con calma, lo dico pur sapendo che solo pochi “cultori” se lo gusteranno fino in fondo (è lungo ed è pure in lingua Inglese) sebbene sia un’occasione rara, visto che fino a pochi giorni fa era disponibile solo on demand a pagamento.
Buona visione (se vorrai).
.

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Kodak_Uomo_che_legge

Uomo seduto che legge, 1888. Collezione del National Media Museum/Kodak Museum

“You Press the Button, We Do the Rest”
(tu premi il bottone, noi facciamo il resto).
E’ uno slogan che forse non ricordi perché risale a centoventicinque anni fa. Lo inventò George Eastman per il lancio della prima macchina fotografica Kodak destinata al grande pubblico.
Era un modello rudimentale ma innovativo e fu messo sul mercato al prezzo di 25 dollari, una cifra allora considerata abbordabile dalla classe media americana, più o meno equivalente a 600$ di oggi.
Quello sopra è uno scatto realizzato nel 1888 da uno dei tanti comuni acquirenti di questa semplice fotocamera che, sebbene paragonata alle nostre di oggi appaia come poco più di una scatola, rappresenta un fondamentale punto di svolta e un importante cambiamento. Con questa idea Kodak fu capace di portare la macchina fotografica in migliaia di case, ma anche in un terreno che allora era ancora da esplorare, quello della fotografia per tutti.

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La voce del Padrone

La voce del Padrone - © Copyright 2010 Pega

Ok, oggi corro il rischio di sollevare un vespaio.
Scelgo di correrlo perché ogni tanto mi capita che qualcuno mi chieda un’opinione sull’accettare o meno una proposta di pubblicazione di foto, in cambio di: niente.

Cerco di spiegarmi meglio.
Anche al sottoscritto è successo. Un giorno arriva una mail con una richiesta del tipo “Ci dai il permesso di usare questa tua splendida foto che abbiamo visto su Flickr? Non è previsto alcun compenso ma ti citeremo come fotografo e per te sarà una bella vetrina!”.
Beh, cosa fare? Spesso è un vero dilemma per chi ha nella fotografia una passione senza finalità di lucro.
Ecco dunque la mia opinione che tale è e rimane nel rispetto di tutte le altre.
Per me anche una piccola collaborazione, verso chi da quel prodotto ricaverà o tenterà di ricavare dei guadagni, deve essere compensata.
Non parlo dei (sempe più rari) casi di scopi umanitari, di vera beneficenza e naturalmente nemmeno se chi ti contatta lo fa per pubblicare il tuo lavoro di fotografo e parlare di te, ci mancherebbe.
Io parlo dei casi in cui il richiedente ha valutato le tue foto valide per i suoi scopi di business e sta semplicemente provando ad ottenerle gratis.
Non si tratta di esigere contropartite irragionevoli. Il mio punto di vista è però che anche un “non professionista” deve ricordarsi che se il suo contributo è stato reputato interessante è anche vero che per realizzarlo gli ci sono volute attrezzature (tipicamente pagate con denaro sonante), tempo e passione.
Ovviamente sta ad ognuno di noi decidere se si tratta di una vetrina davvero importante dove la presenza del proprio nome citato valga abbastanza da rinunciare ad un compenso (al limite anche non in denaro ma comunque di un qualche valore).
Personalmente ho smesso di “regalare ” le mie foto a chi le usa al posto di immagini che dovrebbe acquistare, perché è un giochino da furbetti. Ci se ne accerta quando contattati per una seconda occasione si vede che non c’è comunque mai l’intenzione di pagare e che di fronte ad una richiesta ragionevole ma decisa vanno a cercare qualcun altro che sia disposto a cedere gratis il proprio lavoro, trovandolo generalmente senza tanti problemi.
E così si fa pure un danno enorme a chi fotografa per campare.
Se non l’hai mai fatto, vai a dare un’occhiata al tariffario tau-visual o a scoprire su un sito di stock quanto costano i vari livelli di licenza di pubblicazione delle immagini… e capirai perché vengono a chiedere le tue gratis…

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