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Posts Tagged ‘analog’

Upcyling è il termine che definisce il processo con cui si convertono materiali di scarto o comunque non più utili, in nuovi oggetti o prodotti ancora fruibili.
book pinholeE’ il concetto alla base dell’idea di business di un certo Erin Paysse che sul suo sito vende macchine fotografiche pinhole ricavate da vecchi libri.

Sono pezzi unici, ovviamente fatti a mano ed innegabilmente dotati di un certo fascino. Si tratta di macchinette funzionanti con un otturatore magnetico e pensate per essere usate con normali rotolini 35mm.

Chiaramente è un approccio in decisa controtendenza rispetto a quello che è l’attuale sviluppo del mainstream fotografico ipertecnologico, fatto di megapixel che ormai si contano a decine, sistemi antivibrazione e autofocus intelligentissimi.
book pinholeIn questo caso siamo piuttosto nella nicchia delle toy camera, quel filone che sta sempre più acquisendo un’identità che affasciona proprio per la filosofia che sta alla base dell’adozione di macchine analogiche imperfette per definizione.

Le fotocamere di Payesse sono talmente semplici da non avere nemmeno l’ottica, sono pinhole appunto, e sfruttano il principio basico della camera obscura : l’effetto di proiezione dell’immagine che si ottiene attraverso un foro. 
book pinholeOgni macchina è accompaganata da un suo specifico set di istruzioni su come caricarla, quanti giri far fare alle manopole per essere sicuri di posizionare correttamemte la pellicola, come scattare e riavvolgere per poter poi procedere allo sviluppo del rullino.

Il prezzo ? Decisamente in linea con il “mercato”…
Le fotocamere upcycling di Payesse non sono per niente economiche e per poterne acquistare una sono necessari circa 160€. Più o meno il costo di una compattina digitale.
Non male eh ?!?

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Better stay informed

Better stay informed - © Copyright 2009 Pega

Quando nel post di un paio di giorni fa  raccontavo l’aneddoto di un ragazzino che mi chiedeva di vedere le foto  che avevo appena fatto con una macchina analogica non volevo assolutamente sottolineare il fatto che si è voltato andandosene in modo un po’ maleducato, senza aspettare una mia spiegazione.
Probabilmente io alla sua età avrei fatto in modo simile, non è certo una cosa grave e sopratutto non è questo il punto.

Quello che mi ha colpito dell’accaduto è stato che il ragazzino non solo aveva dato per scontato che io stessi scattando con una macchina digitale, ma che in pratica nel suo mondo le macchine a pellicola non esistono.

E c’è poco da meravigliarsi. In effetti per i nati in questo secolo la fotografia è solo digitale, è naturale.
Fotocamere compatte, telefonini, webcam e tutto il resto, il mondo dell’immagine analogica è ormai un ricordo ed è spesso riservato a chi ha qualche anno in più.

Alla fine la mia è solo una constatazione. Non c’è tristezza o nostalgia, personalmente trovo che il digitale sia un grande passo avanti che, nel mio caso, ha riacceso l’interesse per una vecchia passione.
Ma è anche importante non dimenticare quello che la fotografia analogica ha svelato ed insegnato, saperlo considerare e valorizzare senza che un “voltar pagina” voglia dire perdere tutte le meravigliose pagine precedenti…

Rispetto ed ammiro tutti coloro che continuano a scattare analogico. E’ anche grazie a loro che si potrà sempre “newtonianamente” attingere alle espereienze del passato per capire ed  imparare a sfruttare al meglio gli strumenti del presente e, chissà, anche quelli del futuro.

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