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Studia attentamente questa foto. Osserva bene i dettagli del volto, i tratti, lo sguardo perso nel vuoto. A che cosa starà pensando?
Clicca sull’immagine per guardarla in versione grande, è importante per vedere tutti i minimi particolari. Fallo con calma. Esamina tutti gli elementi, l’espressione, quella luce negli occhi. Cerca qualcosa in questo volto e nel suo sguardo. Qualcosa che non si vede subito ma che poi appare.
Poi dimmi che impressione ti ha fatto.
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Test image

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Cessi by Pega

Prendi tutte le foto che hai scattato negli ultimi due anni, mettiti comodo e passale in rassegna, riguardandole con calma. Quante ti soddisfano e quante ritieni invece deludenti? Qual è la percentuale di immagini che scarti, che ritieni insoddisfacenti o per qualche motivo sbagliate?

Ragioniamoci un attimo: che cosa c'è che non va nelle foto che ci deludono?

Ti invito a fare un esperimento, un lavoro di analisi, un esercizio per razionalizzare ciò che non ti convince nelle tue immagini.

Identificare e catalogare questi errori potrebbe essere un punto di partenza per migliorarsi come fotografi, magari anche scoprire cose interessanti.

Osserva attentamente le tue foto, una ad una. Cosa noti? Ne trovi una certa percentuale esposte male? Sfuocate o mosse? Hanno il bilanciamento del bianco sballato? Troppo rumore? Aberrazioni cromatiche? Distorsioni?

Hai forse usato un'ottica sbagliata per lo scatto? Sono storte?

Oppure è qualcos'altro? Qualcosa che non c'entra niente con l'attrezzatura. Potrebbe essere la composizione o il messaggio. Potrebbe essere che la foto non trasmette niente, è banale, non ci sono emozioni o storia.

Qual'è il difetto più ricorrente nelle tue foto?

E poi: qual è il secondo difetto più ricorrente? Ed il terzo?
Può essere difficile e faticoso abituarsi ad andare regolarmente a rivedere le nostre foto meno riuscite, ma è un atto che modifica costruttivamente il nostro modo di praticare e vivere la fotografia.

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Crepa

Crepa. (IPholaroid project) - © Copyright 2010 Pega

Everything’s rough if you look close enough.
Quando osservi da vicino i dettagli, ti accorgi che niente è perfetto. Anche le cose che appaiono più rifinite sono in realtà complesse, ruvide e sfaccettate.

In questo weekend prova a fare qualche scatto concentrandoti sui piccoli dettagli, quelli che mostrano le imperfezioni che emergono solo quando ci si avvicina molto e si cerca di approfondire.

Com’è poi tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato di questi “scatti a tema” mettendo in un commento a questo articolo il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai pubblicato le tue immagini.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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OtturatoreHai presente come funziona l’otturatore della tua reflex? Come si muovono le due tendine? No? Beh allora ho giusto quello che serve. Io lo avrei adorato all’inizio della mia passione fotografica: un breve video dimostrativo in cui il movimento di un otturatore è stato ripreso con una videocamera ad alta velocità da diecimila fotogrammi al secondo.
Capire esattamente come funziona la nostra macchina fotografica non è questione da nerd. Se non si hanno chiari alcuni dettagli ci saranno situazioni in cui non riusciremo ad ottenere i risultati desiderati o, peggio, si subiranno strani ed incomprensibili effetti.
E’ il caso dei fenomeni che l’otturatore introduce nell’uso del flash o anche del curioso effetto “obliquizzante” (rolling shutter) che appare quando si fanno esposizioni molto veloci ad oggetti a loro volta veloci.
Insomma vuoi saperne di più? Allora buona visione!
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Ribelle dissidente by Pega

Il ribelle dissidente (IPholaroid project) – © Copyright 2010, Pega

È forse questa una delle ragioni che rende la fotografia affascinante per così tante persone di tutte le età in tutto il mondo: “inquadrare e scattare è un po’ come indicare“.
Fotografare è un gesto istintivo, naturale, incredibilmente affine a ciò che tutti facciamo fin da bambini: è analogo a puntare il dito verso un oggetto o una persona ed è un messaggio universale, un segnale che va oltre le differenze di età o di lingua.
Dunque una persona che fotografa in qualche modo indica ciò che sta fotografando e lo si può constatare ogni volta che ci capita di indirizzare la nostra fotocamera verso qualcosa di un po’ insolito, notando come lo sguardo delle persone vicine, vada inevitabilmente a cercare l’oggetto dell’inquadratura.
Io questa cosa la sperimento spesso e so di condividere tutto ciò con chi, come me, ama fotografare cose insolite o apparentemente insignificanti come lo sono, in particolare, i soggetti pareidolici.
Non di rado penso a quanto sia intenso il potere “suggestivo” del fotografare quando, chino su qualche pezzo di qualcosa, sento lo sguardo curioso dei passanti che si chiedono “che cavolo fotografa quello”?

🙂

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White stones

White stones – © Copyright 2009 Pega

Trame, dettagli che si ripetono, moduli e forme fatte di vuoti e pieni che si bilanciano…
Da secoli esiste l’arte di creare idee grafiche per caratterizzare i tessuti e dare un’alternativa ai colori uniti, mentre in tempi recenti le textures sono diventate l’elemento fondamentale per dare solidità alle superfici create nella computer grafica.
Ma di textures si può parlare anche in fotografia, possono essere un elemento scelto per rendere più interessante lo sfondo o una superficie, ma anche un vero e proprio soggetto fotografici.
Ed è proprio su questo tema che ti invito a realizzare qualche immagine per il sessantacinquesimo weekend assignment che appunto si intitola: textures.
In questo fine settimana prova a dedicare attenzione alle superfici che normalmente ti circondano, osservale quando la luce le raggiunge in modo radente e scopri quali nascondono forme e trame interessanti.
Crea qualche astratto sfruttando questi dettagli perché proprio questo è lo spirito dell’assignment, poi, se ti va, posta in un commento qui sotto la tua foto condividendo “il prodotto della tua missione”. Confrontarsi è divertente e può aiutarti a scoprire persone che apprezzano le tue immagini.
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Il Dr. Gary Greenberg è specializzato in un tipo particolare di fotografia: la microfotografia della sabbia.
Sul suo sito sandgrains.com c’è una galleria di spettacolari immagini in cui colori e dettagli nascosti tra i minuscoli granelli divengono i protagonisti di un paesaggio affascinante catturato con il microscopio, capace di farci rimanere a bocca aperta pensando a quanta bellezza ci possa essere in una manciata di sabbia.

La tecnica usata va ben oltre la semplice fotografia macro e l’autore è una vera e propria autorità nel campo, con al suo attivo numerosi brevetti relativi alla realizzazione di immagini di questo tipo, tanto che tra i vari soggetti che compaiono nel portfolio di questo particolare autore c’è anche la polvere proveniente dalla Luna, raccolta durante le missioni Apollo.

Interessante e da vedere anche il video che ho trovato, un esempio di quello di cui è capace Greenberg.
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grafico MTF

Il grafico MTF è uno degli strumenti che ci permette di valutare e comparare con prodotti simili, le prestazioni di un obiettivo.
Negli ultimi anni, probabilmente spinti da una concorrenza sempre più agguerrita, ma forse anche da un progressivo aumento della competenza degli utenti, i produttori rendono sempre più spesso pubbliche queste misurazioni che ci permettono di valutare in modo migliore (e sopratutto a priori dell’acquisto) le nostre lenti.
E’ ormai molto frequente trovare i grafici MTF nelle schede prodotto on-line degli obiettivi e trovo possa essere interessante sapere come interpretarle.

Cerchiamo di capire in modo pratico come si leggono questi grafici.
MTF sta per “Modulation Transfer Function” (Funzione di Trasferimento della Modulazione) , una definizione altisonante che in parole povere indica l’andamento della capacità dell’ottica di trasferire alla pellicola (o al sensore) i dettagli di un’immagine.

Per fare questo vengono usate immagini di prova contenenti delle serie di linee : da 10 linee per millimetro e da 30 linee per millimetro orientate in modo parallelo (sagittali) e perpendicolari (meridionali) alla diagonale del fotogramma.

Il grafico MTF mostra la capacità di trasferire correttamente verso il sensore questi dettagli.

Sull’asse orizzontale c’è la distanza dal centro dell’obiettivo, su quello verticale il valore di contrasto (1 è il massimo possibile, cioè tutte le linee vengono riprodotte perfettamente).
I grafici delle lenti zoom (come il caso della figura sopra) vengono generalmente calcolati ai due estremi delle possibilità focali, ponendo l’obiettivo alla massima apertura di diaframma. Si trovano comunque anche misurazioni più approfondite su diverse aperture, specie nel caso di lenti professionali a focale fissa.

Si vede come allondanadosi dal centro ed andando verso i bordi dell’obiettivo, le capacità di risoluzione delle linee decadano in ogni caso, sia per le serie da 10 linee per mm che indicano principalmente la capacità di gestione del contrasto, che quelle da 30 che danno informazioni sulla nitidezza.
L’obiettivo ideale sarebbe quello capace di mantenere tutte queste linee il più possibile prossime al valore uno. Nella pratica si vede che anche i migliori obiettivi hanno un decadimento delle prestazioni avvicinandosi ai bordi del fotogramma.
Vengono considerati sufficienti i valori superiori a 0,6, buoni quelli sopra lo 0,8 ed eccellenti quelli oltre 0,9.

Dai grafici MTF si può capire come usare al meglio le nostre lenti, ad esempio prendendo atto di prestazioni migliori o peggiori a seconda della focale scelta, ma si possono anche ricavare informazioni interessanti riguardanti altre caratteristiche degli obiettivi, come per esempio la piacevolezza dello sfuocato (bokeh).
Non è il caso comunque di considerare gli MTF come un metodo assoluto di valutazione, non contengono infatti alcuna informazione su ulteriori fattori tipici dell’obiettivo, come per esempio la distorsione, la resa dei colori, la capacità di gestire i flare o la vignettatura. Inoltre molti grafici MTF pubblicati sono frutto di calcoli teorici e solo in qualche caso di test effettivi su lenti che escono dalla linea di produzione.
Insomma, possono essere un buon punto di partenza per capire se un’ottica è interessante o meno ma alla fine una prova sul campo è comunque necessaria per dare un giudizio definitivo.

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Ancora un altro autunno

Ancora un altro autunno - © Copyright 2010 Andrea Picchi

Una foglia caduta su un vetro appannato.
La pioggia che crea striature e strane forme quasi in rilievo…
Un gioco di chiaroscuri che cattura l’attenzione dell’osservatore.

E’ una foto di Andrea Picchi, amico lettore del blog che mi invita a provare anche con una sua immagine, quello che mi piace definire fotodegustazione : un modo di guardare le fotografie alla ricerca di elementi e sensazioni che emergono osservandole con calma, magari a lungo, proprio come si stesse degustando un vecchio liquore. 
E’ un esercizio che non vuole essere una critica ma solo un modo diverso e creativo, magari divertente, di avvicinarsi al lavoro di un fotografo, cercando nuove proiezioni e significati.
Ognuno può “sentire” sapori ed aromi diversi ed i risultati possono essere imprevedibili 🙂 

Questa immagine mi ha colpito subito per le sensazioni secondarie che sembra trasmettermi.
La foglia, ormai ingiallita e morente è poggiata su una superficie grigia, rigata e irregolare.
E’ la vittima di un crudele delitto, abbandonata su un marciapiede o un selciato.
Una sinistra macchia scura le si estende accanto, come se fosse il sangue che l’ha abbandonata. E’ la linfa, il colore di cui la foglia risplendeva fino a così poco tempo fa, che si è disperso lasciandola ora senza vita.
La pioggia scende decisa e sembra quasi lavare via quella macchia, proprio come nella scena di un film giallo, in cui è fin troppo facile intuire il colpevole citato nel titolo, ma anche il mandante.

Beh, è evidente che si tratta di un’interpretazione del tutto personale e un po’ noir di questa immagine che trovo bellissima e per certi versi struggente, completata da un dettaglio che la rende stupenda anche dal punto di vista compositivo : quel particolare tratto nel quadrante alto destro, che sembra quasi una firma. Il segno distintivo di un artista di talento.

Complimenti Andrea. Gran scatto.

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Ti piacerebbe vedere “fotodegustata” una tua foto ?
Bene, scrivi a pegaphotography@gmail.com allegando una tua fotografia o il link ad una immagine di tua produzione che vorresti essere pubblicata e analizzata qui.
La posterò volentieri con un mio tentativo di degustazione aperto ai contributi di chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

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Sorry, no more fuel...

Sorry, no more fuel... - © Copyright 2009 Pega

Rieccomi a proporti quella che ormai è una piccola tradizione di questo blog : la “missione fotografica” del fine settimana.
Come sai, sono convinto che uscire con una sorta di incarico sia qualcosa di divertente che può facilmente fornire spunti creativi ed anche stimolare a capire meglio lo strumento che abbiamo in mano.

La condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni è poi una naturale prosecuzione e per farlo non hai che da mettere, in un commento a questo articolo, il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai messo i tuoi scatti.

Per questo weekend il tema è un genere che mi appassiona : il decay.

I segni del tempo che scendono inesorabili sugli oggetti e sulle costruzioni lasciate senza cura, vecchi edifici in rovina o anche dettagli di cose di tutti i giorni come il sellino arrugginito di una vecchia bicicletta.
Il decay lo puoi trovare ovunque, basta uscire e cercarlo. Spesso è appena dietro l’angolo e non è necessario addentrarsi in luoghi abbandonati, però se ti capiterà usa la massima prudenza perchè questo tipo di ambienti è tipicamente pieno di insidie.
Per fotografare il decadimento con efficacia può essere importante scegliere luce e trattamento in modo da esaltare la drammaticità della scena e trasmettere all’osservatore emozioni forti.

Bene, in questo weekend prova quindi a cercare e fotografare il decadimento, fanne il protagonista di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, mostracelo postando un commento con il link alla tua foto.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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