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Posts Tagged ‘divieti’

no cameraSembrano annunciarsi tempi cupi per chi ama fotografare in luoghi pubblici, specialmente negli USA. In alcune città di questo paese è infatti in atto una sorta di guerra contro i fotografi che, proprio nell’era in cui tutti ormai hanno in tasca una macchina fotografica, prevede adesso la richiesta di permessi o il pagamento di licenze per realizzare immagini di livello professionale anche se non-commerciali.
Sì, ed è proprio questa la discriminante: l’uso di attrezzatura “professionale”.
Già da anni in molti luoghi pubblici statunitensi era necessario dotarsi di permesso per piazzare un treppiede (noto elemento “professionalizzante”) ma da qualche tempo ci si è spinti oltre. A Laguna Beach, ad esempio, è necessario acquistare una licenza non solo se si vogliono realizzare in città scatti a scopo commerciale, ma anche solo semplici fotografie di livello “professionale”. La qualità, insomma, diviene un elemento di lusso e puoi trovare tutti i dettagli, oltre alle (impressionanti) tariffe, qui sul sito ufficiale della nota località.
Cento dollari per due ore di permesso fotografico non sono una bazzecola. A meno di dar fondo al portafogli addio quindi agli shooting con le amiche modelle ma anche ai cosplay, alla street photography, alle foto di eventi o feste pubbliche, insomma a qualsiasi cosa si voglia immortalare “seriamente” in città con qualcosa di un po’ superiore ad un telefonino. E tutto questo non è uno scherzo ma una vera tragedia per chiunque in questi luoghi degli USA sia abbastanza appassionato da dotarsi di una reflex ed un buon obiettivo, non parliamo poi di treppiedi o luci che potrebbero subito far destare sospetti di “fotografia commerciale”, attività di alto bordo che richiede versamenti ancora superiori, con tasse a partire da circa 500$.
Insomma se sei abbastanza ricco per un po’ di attrezzatura, allora paga il balzello.
Una tendenza davvero allarmante che forse non tarderà ad affacciarsi anche dalle nostre parti e che dovrebbe dare da pensare…
😐

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Rose e rusco

Rose & Rusco – © Copyright 2009, Pega

Adesso c’è pure il copyright sui panorami, proprio quello che ci mancava…
Non mi resta quindi che aggiornare una lista che, ahimè, credo sia sempre più attuale 😦

Se gli fotografi la casa si preoccupano che tu sia lì per documentare il loro abuso edilizio…

Se inquadri un luogo di lavoro qualcuno si insospettisce che si tratti di una indagine che gli scovi violazioni di norme sulla sicurezza o lavoratori in nero…

Se piazzi il cavalletto ti vengono a chiedere che tipo di rilievi stai facendo e perché.

Se fotografi un bambino ti prendono per pedofilo…

Se inquadri un campo incolto ti accusano di progettarci la costruzione di un centro commerciale.

A qualche manifestazione ti guardano storto che magari sei dei “servizi”…

Se fai una foto ad una ragazza ti dice che non sei autorizzato a sfruttarle l’immagine, idem per i panorami.

Ad alcuni gli violi la privacy.

Sulla spiaggia con la reflex ti fanno cenno di “no che tanto poi la foto non la compro”.

In alcuni luoghi pubblici si preoccupano che tu stia preparando un attentato.

Se scatti al gruppo sbagliato: “scappa che non è il primo che menano!”

Nei musei “non si può: ci vuole l’autorizzazione”.

Se scatti alle macchine che passano, ti prendono per un autovelox…

Consoliamoci con il fatto che almeno nessuno più teme che se gli fai una foto gli rubi l’anima.

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Backup Generator

Backup Generator - © Copyright 2010 Pega

C’è poco da fare, subisco il fascino dei luoghi decadenti, lasciati a se stessi ed in più di un caso mi è capitato di addentrarmi a fotografare qualcuno di questi posti, un esempio è il mio breve racconto sul manicomio abbandonato…

Quasi sempre si tratta di vecchi edifici in rovina, ex strutture produttive o sanitarie, più raramente abitative, comunque sempre pericolose da visitare e quindi quasi sempre l’accesso vi sarebbe vietato.
Le ragioni dei pericoli che l’esplorazione di questi luoghi comporta sono evidenti: costruzioni cadenti, non manutenute da anni che nascondono mille insidie. A questo si può aggiungere la possibilità di incontri indesiderati.

Non sono certo l’unico a subire questa attrazione ed infatti è facile trovare in rete il lavoro di molti fotografi, frutto delle loro missioni in ambienti abbandonati.
Ho addirittura trovato un decalogo del comportamento che un perfetto “fotografo-esploratore-di-luoghi-abbandonati professionista” dovrebbe avere 🙂
Diciamo che non lo condivido pienamente, ma sicuramente contiene alcuni spunti validi e quindi lo riporto integralmente come l’ho trovato : cioè in spagnolo

1ª – Lo mas importante: No ser visto ni al entrar ni al salir.
2ª – No pintamos ni dejamos nombres, con la foto basta, la intención es conservar el lugar tal y como lo abandonaron.
3ª – No desvelamos nunca la localización de los sitios, es muy importante conservar estos lugares a salvo de los vándalos, de personas que pueden destruirlo.
4ª – No nos llevamos ningún objeto de valor, los fotografiamos y los dejamos para que los que vengan detrás también lo disfruten.
5ª – Para entrar en un abandono, no rompemos nunca ni ventanas, ni puertas. Buscamos otra entrada, otra alternativa.

Beh, che dire…
Comunque PRUDENZA !

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TripodQual’è il simbolo, l’oggetto o l’accessorio che assegna in modo inequivocabile l’etichetta di “professionista” ad un fotografo?
E’ forse l’avere una grossa reflex al collo, lo sfoggiare un lungo teleobiettivo o  l’indossare un giacchetto con tantissime tasche?
No, no davvero. Il vero simbolo del professionista è il treppiede.
Il treppiede esiste dagli albori della fotografia, anzi ovviamente esiste da ben prima. Quello che lo contraddistingue è che in sostanza la sua forma non è assolutamente cambiata nel corso dei secoli.
Le macchine fotografiche hanno avuto nel tempo design diverso: a partire dalle scatole di grande formato passando per le medio a pozzetto e le più compatte 35mm, vedendo apparire e scomparire strane forme, le supercompatte sottili degli anni ’70, le Polaroid e tutto ciò che è stato fino ad arrivare alle digitali dei giorni nostri.
Ma il treppiede è sempre lì. Grande, medio o piccolissimo. E’ sempre lui.
Se si volesse trovare un simbolo potente ed assoluto della fotografia, come si fa con tavolozza e pennello per la pittura o il pentagramma per il musicista, bisognerebbe pensare davvero al treppiede.
Non avrebbe senso rappresentare una fotocamera, ce ne sono state troppe tipologie diverse.
viewcameraQuesta importanza simbolica del treppiede è forse sottovalutata dai fotografi stessi ma assolutamente presente, quasi fosse una informazione subconscia, nelle persone che non fanno della fotografia un proprio interesse.
Prova a piazzare il tuo treppiede ed osservare le reazioni di chi ti sta intorno.
Ti accorgerai che immediatamente aumentano attenzione e “rispetto”, come se aver messo la macchina su tre zampe avesse moltiplicato le potenzialità dello strumento.
A me è capitato di essere raggiunto da qualche custode o guardiano in luoghi evidentemente “non fotografabili” dopo svariati ed indisturbati scatti in tranquillità, per essere informato di un divieto di fotografare. Il tutto però solo al momento dell’estensione delle zampe del mio treppiede.

Ma una delle scene più carine a cui ho assistito è stata proprio durante il recente Sharing Workshop.
Stavamo entrando nel giardino di Villa Petraia, un luogo che “ufficialmente” non si potrebbe fotografare senza il permesso della Sovrintendenza (?! :-O).
Pochi minuti prima di noi aveva varcato l’ingresso una folta scolaresca, in cui le macchine fotografiche digitali abbondavano come spighe in un campo di grano.
Tra noi, del tutto casualmente, nessuno aveva in vista una fotocamera ma Pino, uno dei partecipanti al workshop, saliva tranquillo con il suo treppiede in spalla.
Ad un certo punto è spuntata una custode dicendo : “Signore il treppiede non può entrare“.

A Villa Petraia non si può Fotografare (con la F maiuscola)…. ed il treppiede è rimasto ad aspettare in portineria.

🙂

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