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Goodman One
La Goodman One è una fotocamera analogica al centro di un interessante progetto open source che ne consente la stampa in 3D a chiunque.
L’ideatrice di questa meraviglia è Dora Goodman, una “maker” produttrice di fotocamere custom ed accessori che vende sul suo sito.
Dora ha creato un’apposita pagina dedicata alla Goodman One dove è possibile registrarsi per richiedere la documentazione ed i files con cui stampare (o farsi stampare da un service) i pezzi del kit.
Già in molti sembrano essersi interessati alla cosa creando una sorta di community che rinforza il progetto migliorandolo ed arricchendolo continuamente con soluzioni ed accessori.
La trovo una cosa fantastica e penso proprio che dovrò provarci…

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pinhole photo paperOggi voglio riproporti Thomas Hudson Reeve, un fotografo che crea immagini stenopeiche con una tecnica veramente originale. La sua idea è di una semplicità disarmante: fare fotografie a colori direttamente sulla carta sensibile con una fotocamera costituita solo dalla carta stessa.
Reeve piega la carta fotografica fino a ricavarne una scatola e poi realizza la fotografia lasciando passare la luce all’interno attraverso un piccolo foro stenopeico. Semplicemente geniale.
Il risultato è un qualcosa di molto particolare, quasi un astratto, con l’immagine principale sulla superficie centrale ed un insieme di fotografie “secondarie” sui lati di quella che è in pratica una macchina fotografica monouso che poi diviene essa stessa fotografia.
La luce impressiona tutto l’interno dell’apparecchio in un modo che dipende dalla forma e dalla perizia con cui è stato realizzato ma risente anche delle caratteristiche di translucenza della carta stessa e delle pieghe realizzate oltre che dalla tenuta alla luce di questo strano oggetto.
E’ una tecnica accessibile a tutti, un approccio senza tecnologia, senza meccanica. Una macchina fotografica che poi si trasforma in fotografia, quasi come un bruco che diviene una farfalla.

Papercam reeveCome si fa? Si prende un foglio di carta fotografica ed in condizione di buio totale (la carta a colori è sensibile anche alla luce rossa) la si tagliuzza, si piega ed incolla con del nastro fino a farne una scatola chiusa; dalle stesse foto di Reeve è possibile vedere come sono realizzate le pieghe.
Questa “fotoscatola”, definita anche Papercam, va poi mantenuta al buio fino al momento dell’esposizione dato che non ha le caratteristiche di tenuta di un vero corpo macchina. Per scattare si scopre il foro stenopeico per un tempo calcolato empiricamente.
Realizzata la fotografia si ripone di nuovo la scatola al buio fino al momento dello sviluppo che si fa come una normale stampa fotografica.
Niente male eh? Perché non provarci?
Per chi vuole vedere altri scatti ma anche altre cose tra cui un originale modo di presentarsi, consiglio il sito ufficiale di Thomas Hudson Reeve.

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Diy thermal printing PolaroidTim Alex Jacobs, un genio del fai da te di alto livello che da tempo seguo sul sito mitxela, ha pubblicato un lavoro davvero notevole: la conversione di una vecchia Polaroid in una fotocamera istantanea a carta termica.
Jacobs ha integrato la struttura della macchina fotografica, una Polaroid Sonar Autofocus 5000 con una webcam di seconda mano acquistata su ebay ed una piccola stampante termica da scontrini, il tutto gestito da un Raspberry Pi Zero.
Il progetto, davvero per niente banale, ha richiesto vari mesi di lavoro, principalmente dedicati alla messa a punto dei tanti dettagli meccanici ed elettronici necessari oltre al software di invio delle immagini della webcam alla stampante che le trasforma in immagini nonostante la sua natura “testuale”. Il risultato è una fotocamera unica nel suo genere, dalla personalità ed economicità d’uso decisamente particolari.
Tutto il lavoro è stato estesamente descritto da Jacobs in un articolo molto dettagliato, comprendente tutte le istruzioni per chi vorrà cimentarsi nel provare un’impresa del genere.
Invidierò chi vorrà provarci… 🙂
.

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Film negativoUno dei problemi che si presentano a chi si appassiona alla fotografia analogica è la scansione del negativo. Sia che i processi di sviluppo (e stampa) siano fatti da un laboratorio professionale o li si tenti con “il fai da te” a casa propria, arriva comunque un momento in cui si giunge alla determinazione di voler acquisire in digitale i negativi.
Scansionare il negativo è infatti necessario, sia per garantire la conservazione di una “copia di sicurezza” della foto, che per affrontarne fasi di postproduzione o stampa digitale.
Chi ci ha già provato sa bene di cosa parlo: il piacere di avere su schermo un’immagine generata da pellicola ha un fascino tutto particolare e le possibilità date dai software di elaborazione permettono di chiudere il cerchio in modo molto interessante.
Gli scanner per negativi si trovano a cifre non esagerate ma, dato l’approccio “artigianale” che molti fotografi analogici preferiscono avere, ecco un simpatico progettino “fai da te” per costruirsi uno scanner per pellicola. Materiale necessario una scatola. Tempo di costruzione forse 20 minuti.
🙂

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Micro corso IlfordNonostante sia una passione che coltivo fin da ragazzetto, quando torturavo i miei poveri negativi nel bagno di casa trasformato nel laboratorio di un piccolo chimico, devo dire che a tutt’oggi subisco il fascino dello sviluppo della pellicola. È un’attività che nasconde qualcosa di magico, un processo di trasformazione unico ed irreversibile che chiunque può affrontare nella sua inevitabile artigianalità e che, forse proprio per questo, richiama arte ed alchimia.
Così, ogni volta che trovo qualcosa sul tema, non posso fare a meno di guardarmelo e magari condividerlo. Oggi ti propongo questo micro corso realizzato da niente meno che Ilford. È un video in cui in soli otto minuti si affronta tutto il processo di sviluppo del negativo in bianco e nero, con una descrizione ben fatta di cosa serve e come si può procedere per farlo da soli a casa propria.
Se ami la fotografia ma non hai mai provato a sviluppare, non puoi rinunciare a questa esperienza. Prendi una qualunque macchina analogica, caricala con una qualunque pellicola in bianco e nero, scatta e poi segui questo tutorial.
Sarà un’esperienza di cui non ti pentirai.
🙂

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Fisiogramma – © Copyright 2012 Pega

La macchina fotografica appoggiata a terra con l’obiettivo che guarda in alto e l’otturatore aperto per una lunga esposizione. Sopra, al buio, una piccola luce oscilla appesa ad un filo e crea un’immagine ricca di fascino: il fisiogramma.
I fisiogrammi erano già noti nell’ottocento e furono ampiamente studiati dagli scienziati impegnati nella descrizione di fenomeni fisici e matematici.
Hai mai provato a realizzare una foto di questo tipo? Di fatto è un piccolo esercizio di light painting, molto più semplice di quel che potrebbe sembrare.
Si può giocare con diversi tipi di luce, usando lampadine colorate o lampeggianti, cercando di imprimere movimenti oscillatori ed inventandosi qualche idea creativa.
Ad esempio si può variare il “setup” attorcigliando il filo, inquadrando obliquamente oppure rivoluzionando tutto facendo oscillare anche la fotocamera. Le possibilità sono infinite.
Buon divertimento!

p.s. Se ci provi però fammi sapere com’è andata 🙂

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A volte sono nuovi, ma in tanti casi sono rielaborazioni di vecchie idee; resta il fatto che esiste un’infinità di piccoli trucchi creativi che possono aiutarci ad arricchire le nostre immagini o darci lo spunto per migliorare.
Spesso sono cose semplicissime da realizzare ma il loro impatto su una foto ne può cambiare di molto lo stile e darci la possibilità di pensare a nuovi modi di impostare creativamente i nostri scatti.
Ti propongo un breve video tra i numerosi che puoi trovare online. E’ una raccolta di sei semplici idee realizzata da Jessica Kobeissi, fotografa youtuber molto attiva nel creare questo tipo di materiale.
Buona visione!
https://www.youtube.com/channel/UCvs_Clo5c1u2hXwv0zEG6rw

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