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Posts Tagged ‘effetto’

Osservare una fotografia è un’attività dinamica, il nostro cervello analizza le immagini e le interpreta dando significato e proiettando emozioni. In qualche caso questa proiezione va oltre e vediamo (o crediamo di vedere) qualcosa che nella foto non c’è, come ad esempio il movimento.
La nostra abilità a ricostruire inconsciamente il dinamismo nelle immagini statiche è una cosa automatica ed innata, sempre esistita fin dai graffiti nelle caverne, ma si possono anche esplorare nuove strade.
Un esempio curioso è l’uso di illusioni motion aftereffect. Sono immagini dinamiche create per indurre un effetto di inerzia cerebrale.
Concentrati su quella che ti propongo qui: fissala al centro per non meno di 20 secondi. Poi, senza distogliere lo sguardo, fai scorrere lo schermo verso il basso ed osserva la mia foto “Podismo”…
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effetto motion aftereffect

Podismo by Pega

Podismo –  © Copyright 2016, Pega

Figo eh! Un’idea carina potrebbe essere quella di realizzare fotografie pensate appositamente per essere viste proprio insieme a questo tipo di illusioni. Un progettino “da far girar la testa”.

🙂

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Niente è quel che sembra, la fotografia ce lo insegna da quasi due secoli, eppure è sempre più facile cadere nelle trappole dell’inganno delle immagini. L’avvento dei social media ha poi dato alla fotografia un ruolo ancor più importante, un potere senza precedenti di condivisione emotiva, che milioni di persone sperimentano ogni giorno ma di cui non sempre siamo pienamente consapevoli.
“HASHTAG NOFILTER” è un inquietante ed oscuro video di due minuti realizzato da Mattew Rycroft a questo proposito.
Direi che è perfetto per questo inizio Novembre.
🙂

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Summer by Livietta

Summer – ©Copyright 2011, Livietta

Tra gli aggeggi che si possono piazzare davanti all’obiettivo alla ricerca di effetti creativi ci sono i filtri ND (Neutral Density), utili per abbattere la quantità di luce che arriva nell’ottica e realizzare lunghe esposizioni, anche quando le condizioni non lo permetterebbero.
Molti fotografi li usano. Rendono bene con nubi o acqua in movimento ed in qualche caso permettono di allungare così tanto il tempo di esposizione da “eliminare” la presenza di persone che altrimenti disturberebbero il risultato finale, come ad esempio in luoghi turistici affollati.
vetro_saldatore_filtroC’è però un tipo di filtro per abbattimento della luce che molti non hanno mai provato ad usare: è il vetro da saldatore. Lo puoi trovare per pochi euro in qualunque negozio di ferramenta e, una volta tenuto in posizione con un paio di elastici, consente di allungare moltissimo i tempi, visto che toglie circa 10 stop.
Con un bel filtro di questo tipo si fanno tranquillamente lunghe esposizioni anche in giornate estive molto soleggiate e si può andare alla ricerca di effetti creativi.
Usando il vetro da saldatore bisognerà accontentarsi di una definizione non perfetta ed anche di immagini con una dominante verde molto forte (su cui volendo si può intervenire in postproduzione).
Non dovrà comunque essere la ricerca della qualità tecnica a guidare questi scatti, piuttosto la voglia di sperimentare, magari mettendone davanti all’obiettivo anche più di uno!
Buon divertimento.
🙂

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Giotto, Trittico Stefaneschi

Nel Polittico di Stefaneschi, del 1320, Giotto introdusse un piccolo dettaglio originale e creativo: la figura del committente dell’opera con in mano l’opera stessa, riprodotta in piccolo. Si tratta di uno dei più antichi esempi del cosiddetto effetto Droste, nome derivante dalla famosa marca di cacao, che nei primi del novecento iniziò a produrre confezioni raffiguranti un’infermiera con in mano una scatola ed una tazza di prodotto, riportanti a loro volta la stessa figura.
L’effetto Droste è in sintesi un’immagine che ricorre all’interno di se stessa, un’idea che dopo Giotto è stata sfruttata più volte da molti artisti nella storia, tra cui Escher.
Anche in fotografia esistono interessanti applicazioni dell’effetto Droste e specie con l’aiuto della postproduzione digitale è abbastanza facile ottenere effetti davvero carini, ne puoi trovare molti esempi in rete, uno per tutti il set su Flickr di Josh Sommers.

Credo che la cosa interessante non stia però nell’ottenere l’effetto Droste in digitale, piuttosto nel realizzarlo con creatività, senza alcun ausilio in postproduzione.
Si può giocare con specchi e luci, oppure sfruttando il monitor della fotocamera stessa o uno esterno, le possibilità sono moltissime.
Ma il vero effetto Droste è forse proprio quello fatto creando ad arte un artefatto, inserendolo poi nell’immagine e cortocircuitando il pensiero dell’osservatore.
Ed è su questa linea che è possibile fare un passo ulteriore, arrivando ad una sorta di effetto Droste 2.0. Cosa intendo? Ecco qui sotto un esempio preso in prestito da Abernaert.
Non c’è bisogno di particolari tecnologie, attrezzature o tecniche digitali. Basta un po’ di creatività ed una macchina fotografica, non necessariamente digitale 🙂
Perchè non provarci?

Droste effect by Abernaert

Nice Droste effect – Copyright Abernaert 2009

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No War

No War! – Copyright 2009 Pega

Ed eccomi a proporti un nuovo assignment fotografico per provare qualche scatto “a tema” nel weekend.
Se ogni tanto leggi questo blog sai che sono convinto che fotografare con in mente una piccola missione da svolgere sia un qualcosa di non soltanto divertente, ma anche capace di riflettersi in interessanti spunti creativi. C’è poi lo stimolo della condivisione con gli altri dei risultati di queste semplici missioni e per farlo non hai che da postare in un commento sotto il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai messo i tuoi scatti.

Il tema di oggi è una sfida che da sempre esiste in fotografia ed è uno dei fattori importanti che la rende così affascinante: la sfida di riportare le tre dimensioni della realtà sulle sole due dell’immagine fotografica.
Insomma il tema di questo weekend assignment è una delle chiavi dell’espressione artistica in fotografia: la profondità.

Puoi cercare di esprimere la profondità in vari modi, con l’inquadratura alla ricerca della prospettiva e delle vie di fuga, con un’opportuna scelta di soggetti, con il classico sfuocato, con l’uso della luce o un mix di tutti o parte di questi elementi.
L’idea di profondità e tridimensionalità è qualcosa che può rendere bellissima una fotografia.

Interpreta come più ti piace questo assignment, nel weekend prova a cercare l’effetto di profondità, fanne il protagonista di qualche tuo scatto e poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro. Condividere con tutti i lettori del blog è divertente e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Quanta ricerca ed attenzione per riuscire a riportare la realtà tridimensionale nelle due dimensioni delle nostre fotografie… E’ quasi una costante di fondo.
Ma cosa succede quando il soggetto è bidimensionale?

Ecco che può accedere qualcosa di curioso. La fotografia può aggiungere profondità ad un soggetto che non ne ha.

Sugimoto - polar bear

Polar Bear 1976 - Copyright Hiroshi Sugimoto.

Nel 1974, agli inizi della sua carriera, il fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto scattò delle foto ai diorami del museo di storia naturale di New York.
Chi ha avuto occasione di vederli dal vivo può testimoniare che si tratta di realizzazioni piuttosto artificiose: animali imbalsamati con sfondi piatti quasi improbabili… ma ecco che fotografandoli succede qualcosa; assumono un realismo che dal vivo non hanno.

Ne scaturisce un concetto che è quasi un cardine di tutta la comunicazione visiva moderna e che Sugimoto ha sintetizzato nella frase : “However fake the subject, once photographed, it’s as good as real”.

Assolutamente vero.

🙂

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