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L'autunno nel cuore

L'Autunno nel cuore (IPholaroid project) - © Copyright 2009 Pega


Non posso farci niente: subisco il fascino delle piccole foto stampate.
La fotografia come oggetto fisico tangibile, con la sua consistenza, l’odore, la possibilità di tenerla in mano guardandola da varie angolazioni, mantiene il suo senso di esistere. L’osservazione di una piccola stampa è inequivocabilmente un’esperienza diversa dalla visione su schermo o in un grande formato fruibile solo da una certa distanza come succede alle mostre.
Le piccole foto stampate sono diverse, la loro dimensione regala interattività e contatto fisico diretto, le rende maneggevoli… regalando un’esperienza molto più individuale e riservata…  in qualche modo più coinvolgente ed intima.
E’ un po’ come per la musica in cuffia.

Ti piace la musica in cuffia? Hai mai chiuso gli occhi ascoltando un pezzo che ti piace? Isolandoti un po’ e facendoti coinvolgere?
Beh, allora anche tu forse potresti pensarla come me a proposito delle piccole fotografie stampate.

🙂

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Memoria_HomerFotografare ci aiuta a ricordare?
Parrebbe proprio di no, anzi aiuta a dimenticare. E’ questo il risultato di un interessantissimo articolo su Psychological Science, noto mensile di psicologia e neuroscienze.
Già nel 2011 era uscito uno studio che parlava di come le persone tendano ad imparare con minor solidità ciò che sanno di poter ritrovare facilmente su internet, ma in questo caso una ricercatrice si è focalizzata sull’uso dello strumento fotografico, analizzandone gli effetti sulla memorizzazione.
I risultati sono molto interessanti e dimostrano che l’atto di fotografare si integra con il processo di memorizzazione che è costantemente in atto nel cervello, aiutandolo in una delle sue priorità assolute: risparmiare energia.

I nostri sensi producono un enorme e continuo flusso di informazioni che richiede un grande sforzo di elaborazione per essere gestito. Per questo l’evoluzione ci ha fatto perfezionare alcuni meccanismi cerebrali, come l’attivazione reticolare, dedicati a filtrare e ridurre questo immane carico di lavoro.
Il cervello è perennemente alla ricerca di metodi per semplificarsi la vita ed è così che fin dall’antichità sono state inventate tutte le tecnologie che l’uomo utilizza per aiutarsi a ricordare. Dai graffiti preistorici alle foto digitali di oggi, il cervello sembra sfruttare queste soluzioni, non solo per aiutarsi ed essere più efficiente, ma proprio per delegare all’esterno la funzione mnemonica.
In sintesi, usare un ausilio mnemonico “autorizza” il cervello a non impegnarsi a memorizzare. Succede un po’ come quando su un computer si sceglie di usare un’unità esterna per archiviare dati risparmiando lo spazio disco interno.
Essendo la memoria umana principalmente basata su informazioni visive, la fotografia è quindi la tecnologia ideale per funzionare da memoria esterna del cervello, consentendogli di risparmiare energia, visto che ci penserà la foto.
Pare dunque che il semplice gesto del fotografare, ripetuto e trasformato in un’abitudine, possa attivare una sorta di meccanismo di “dimenticanza”.
Ma forse non è semplicemente così. Nella ricerca si parla anche dell’effetto “sineddoche”: quello che tutti proviamo quando un piccolo dettaglio che rivediamo in una foto, ci riporta alla mente i ricordi dell’intero contesto di cui quel dettaglio era solo una minima parte. Ricordi che in qualche caso “non ricordavamo di avere”.
Forse siamo solo all’inizio della comprensione di come davvero funzionano questi meccanismi, una ricerca che si intreccia con un rapido percorso di progresso tecnologico, certamente ben più veloce di quello evolutivo.

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McCurryIn questo breve ma significativo video, il grande Steve McCurry ci racconta ciò che lui definisce come una delle più importanti lezioni che la fotografia gli ha trasmesso: il viaggio come vero elemento chiave di tutto.
È durante il viaggio che si presentano le migliori opportunità, gli incontri più belli, gli scatti più significativi. La destinazione può diventare qualcosa di secondario, un aspetto che può essere addirittura dimenticato con il tempo.
Credo che le parole di Steve raccontino una gran verità che possiamo sperimentare tutti ogni giorno. Sono infatti nelle transizioni, nelle occasioni di incontro e scoperta, le cose interessanti che possiamo fissare in immagini o nella nostra memoria.
È il viaggio l’importante: i momenti in cui ci muoviamo, conosciamo ed esploriamo sono quelli che ci lasciano qualcosa, il resto è solo il contorno 🙂
Purtroppo il video è in inglese ma comunque godibile per tutti grazie alla ricchezza delle splendide immagini di McCurry.
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Attivazione reticolare

Attivazione reticolare – © Copyright 2009 Pega

C’è una frase del famoso fotografo Josef Koudelka che mi piace molto:
Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perchè non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco“.

È una verità che più o meno tutti abbiamo sperimentato, scoprendoci curiosi ed ispirati quando visitiamo posti nuovi, dove magari ci sentiamo capaci di scovare soggetti interessanti e realizzare buone foto, mentre nei luoghi che frequentiamo abitualmente ci pare che “non ci sia più niente da fotografare”.
Non c’è dubbio che il valore dell’esperienza del viaggiare sia insostituibile ma è anche vero che la fotografia è essa stessa un mezzo per espandere le nostre esperienze.
Guardare i luoghi che normalmente frequentiamo attraverso l’obiettivo di una fotocamera permette di vedere le cose in modo diverso, selettivo, particolare. Permette di notare dettagli e separarli dal contesto, consente di esaltare o modificare le sensazioni cromatiche, come succede ad esempio quando si fotografa in bianco e nero. A volte spuntano addirittura dettagli che non si erano mai notati.
Fotografare è quindi un po’ come viaggiare. Rendersi conto di questo più aprire la possibilità ad esperienze inaspettate e farci scoprire il nuovo anche dove non pensavamo che ce ne fosse.

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Giovanni

Giovanni da Linari - © Copyright 2011 Pega

Pensi che la tua miglior foto sia quella che ancora devi scattare?
Beh, in ogni caso, dai con calma un’occhiata al tuo archivio immagini o al tuo album online con gli scatti di quest’anno e poi scegli quella che considerari come la tua miglior foto del 2011.
È un piccolo esercizio che ti propongo di fare a conclusione di questo anno, alla ricerca di quella  che sceglieresti se ti fosse concesso di salvare una sola tra le tue foto realizzate negli ultimi dodici mesi.

Io ci ho provato ed ho scelto il ritratto di Giovanni.
È un’immagine che risponde a vari criteri che per il mio giudizio ne fanno una buona fotografia: la storia che racconta, il soggetto e la sua espressione insieme ad una decente qualità tecnica…
Ma c’è qualcosa di più.
Sono il significato, le sensazioni ed i ricordi dell’esperienza che accompagnano questa foto gli elementi che la rendono davvero importante per me.

La scelta è ovviamente molto personale e totalmente soggettiva, ma è un qualcosa che ti consiglio di provare a fare con i tuoi scatti a conclusione di questo anno di fotografie.
Se ne hai voglia inserisci pure il link alla tua “preferita 2011” in un commento a questo post.

E… BUON 2012!

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domandaA volte gli spunti per questi post nascono nel modo più semplice. Sono domande.

Domande che capita di sentirsi fare, magari da una persona non particolarmente appassionata di fotografia, ed a cui sul momento ci si trova a non essere molto pronti nel saper cosa rispondere.

Oggi voglio girarti questa domanda, apparentemente innocente e banale, che però ti costringe ad azzardare una sintesi assoluta:
Se dovessi esprimere con una sola parola l’ingrediente chiave per una gran fotografia che parola useresti ?

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Photoexperience In rete si possono trovare molte iniziative dedicate a chi è appassionato di fotografia, ma quella di cui vorrei parlare oggi mi ha colpito per un approccio particolare e diverso dal solito.

Si tratta di Photoexperience, un’idea di un piccolo gruppo di fotografi toscani nata per creare eventi a metà tra un workshop ed un percorso turistico, aperti ad appassionati di fotografia di qualsiasi livello.

Ho avuto il piacere di incontrare e fare qualche domanda ad Andrea Sbisà che svolge il ruolo di art director in Photoexperience ed ecco cosa mi ha detto.

Ciao Andrea. Prima di tutto ci racconti un po’ cos’è Photoexperience ?
Tutto è nato circa un anno fa quando ci siamo trovati con un paio di amici fotografi a parlare di quanto fossero state divertenti alcune occasioni in cui avevamo provato a ripercorrere le orme di qualche personaggio famoso, o ricercato le ambientazioni di importanti opere cinematografiche. Nacque quindi l’idea di provare ad organizzare meglio la cosa per renderla fruibile anche ad altre persone e così abbiamo iniziato a proporre dei workshop a tema, dove la passione per la fotografia si fonde con l’esperienza di immergersi in storie e location affascinanti in Toscana.

Windows light - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Gli eventi Photoexperience si svolgono tutti in Toscana ?
Per il momento si. La Toscana è ricca di spunti fotografici, di storia e scenari spettacolari, spesso utilizzati nel cinema, piuttosto che in romanzi. E’ una regione in cui ovunque si può scovare un soggetto fotografico straordinario, e che tuttora nasconde aneddoti e personaggi tutti da scoprire: del resto anche nel più piccolo paese è facile trovare orme di qualche figura che ha scritto una pagina di storia.
Se poi interessano in particolare i periodi del medioevo o del rinascimento, la Toscana è proprio il posto giusto per fotografarne i segni e le opere. A tutto questo si aggiunge la possibilità di trovare sempre una struttura ricettiva che funzioni da base per le nostre “missioni” e che permetta di completare “l’esperienza”  anche da un punto di vista del relax, e perché no, della gastronomia.
Non è detto che in futuro si possano andare a scoprire anche altre regioni ma per il momento crediamo che la Toscana sia la meta più adatta per il tipo di progetto che vogliamo far sperimentare.

Quindi oltre ad un workshop fotografico è proprio un’esperienza a contatto con la storia?
Si eccome. A volte l’esperienza è un vero e proprio “inseguire” un personaggio e le sue gesta, magari muovendosi attraverso il territorio in quelli che furono i luoghi importanti per la sua storia.
E’ un’esperienza appunto, che cerchiamo di arricchire portando ai nostri ospiti informazioni ed anche qualche piccola sorpresa.

Che durata hanno questè “fotoesperienze” ?
In genere gli eventi Photoexperience si svolgono nei week end, quindi iniziando il sabato sera e concludendosi nel pomeriggio della domenica. Abbiamo comunque realizzato anche eventi di una sola giornata, molto simili ad un workshop fotografico a tema.

Time traveller - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Ci puoi descrivere come si svolge in genere uno di questi eventi ?
Ci troviamo il sabato direttamente presso la struttura ricettiva che ci accoglie, in genere un agriturismo. Qui, dopo le presentazioni ed una buona cena, iniziamo con una serata che serve per introdurre l’attività dei giorni successivi, e fare conoscenza con i partecipanti..
La domenica è interamente dedicata allo svolgimento dell’esperienza fotografica che, a seconda della Photoexperience in programma, può svilupparsi in un’unica o più location.
Una meritata pausa nel mezzo della giornata permette, oltre al godimento di qualche pietanza locale, anche una verifica del lavoro svolto, e se richiesto, anche qualche approfondimento tecnico.

Come ci si iscrive ?
Ogni informazione è a disposizione sul sito www.photoexperience.it. Iscriversi è semplice: basta inviare una mail a info@photoexperience.it per indicare il numero di partecipanti ed a quale evento si vuole aderire. Non dimenticate di aggiungere un recapito per poter essere ricontattati. I costi in genere includono la sistemazione e prevedono anche quote differenziate tra fotografi ed eventuali accompagnatori.

Devo dire che la curiosità che mette questa iniziativa è notevole. Ma ci dici anche qualcosa su di te e gli altri componenti di Photoexperience ?
Il progetto di Photoexperience coniuga la mia passione per la fotografia e per i viaggi. Da esperienze personali, mi sono trovato più di una volta a cercare delle chiavi di lettura diverse del nostro territorio, scoprendo che questa ricerca regala emozioni e piacevoli sorprese. E’ stato naturale cercare di coinvolgere altri appassionati di fotografia, alla scoperta di questi ‘sentieri’.
Trovare un tema, un filo conduttore, una traccia che ci faccia vedere e scoprire la nostra Toscana in modo piacevole e stimolante, è una bella sfida.
La partenza del  progetto è stata possibile solo grazie alla collaborazione con altri amici fotografi, che per esperienze e caratteristiche personali, hanno dato completezza allo staff.

Facing elephant - © Copyright 2010 Andrea Sbisà

Ci racconti un po’ della tua storia fotografica ?
La mia storia è quella del fotoamatore appassionato, quale sono da anni.
Ho cominciato da giovanissimo a fotografare con le prime macchinette automatiche, fino ad approdare nei primi anni novanta al mondo delle reflex, e poi alla rivoluzione del digitale.
Questa mia passione mi ha portato negli anni a frequentare workshop, conoscere noti fotografi, nonché cercare di portare avanti una ricerca personale continua della bellezza nascosta nelle cose e nelle persone.
La fotografia consente di attraversare un percorso continuo di crescita, di sperimentazione e miglioramento. Sarà per questo che la passione è così grande, perché il viaggio non ha mai fine!

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Grazie ad Andrea, del quale segnalo il notevole sito personale www.andreasbisa.it ed anche lo splendido album su Flickr.
Personalmente sono molto incuriosito da questa iniziativa Photoexperience e credo che mi spingerò a sperimentarla in prima persona, per poi riparlarne ancora qui sul blog.

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