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Erdal Inci

© Copyright Erdal Inci

Erdal Inci è un fotografo di Istambul che ho scoperto grazie all’amico Salvatore Ambrosi, che qualche tempo fa mi ha inviato il link al suo sito.
Erdal gioca con il concetto di sequenza realizzando serie di immagini in cui si ritrae in movimento, combinandole poi in modo da creare un “evento senza fine”: un loop fotografico.
A volte sfruttando semplicemente la sua figura, altre con l’ausilio di luci, il fotografo crea la sensazione di un istante che si perpetua all’infinito, catturando l’attenzione dell’osservatore in modo quasi ipnotico, forse ossessivo.
Sul sito ci sono parecchi esempi realizzati da Erdal, alcuni decisamente belli. Non so bene come faccia Erdal ad ottenere questo risultato ma, sebbene non credo sia tecnicamente difficile, devo dire che la trovo una bella prova di creatività e capacità di saper elaborare cose interessanti anche partendo da idee semplici.
Di questo suo talento ne è prova un altro suo lavoro presente sul sito, qualcosa di un po’ diverso dal loop ma sempre basato sull’idea di sequenza: il breve video qui sotto intitolato Tuf Tuf.
Buona visione
🙂

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Hubble Deep Field

Ci sono immagini che vanno oltre la fotografia, come questa sopra che mi ha letteralmente rapito. Per un tempo che non saprei ben definire mi sono trovato a sbirciarla tutta, ingrandita fin nei dettagli più piccoli che in realtà sono porzioni di spazio enormi, molto difficili da descrivere a parole e forse anche con i numeri.
Insomma mi sono sorpreso a pensare a ciò che abbiamo davanti guardando una foto come questa.

E’ nota come Hubble Ultra Deep Field  ed è una fotografia digitale che il telescopio spaziale ha scattato alla porzione di universo inquadrata dal suo sensore.
I puntini più piccoli sono galassie, le galassie più antiche e quindi anche più lontane. Dall’inizio del tempo viaggiano allontanandosi dal centro dell’universo a velocità elevatissime. Guardandole vediamo ciò che di più antico i nostri occhi possono vedere, e lo vediamo com’era circa 13 miliardi di anni fa: il tempo che la luce ha impiegato per arrivare all’Hubble.
La fotografia è una macchina del tempo molto potente in questo caso.

Alcuni di questi puntini non sono singole galassie ma addirittura gruppi di decine o centinaia di galassie, così lontane da apparire come una singola entità ma in realtà in allontanamento anche tra loro, in una dinamica dove la forza di gravità non riesce a vincere le enormi distanze che si sono create tra questi corpi celesti.

Noi ce ne stiamo su un piccolo ed insignificante corpuscolo blu su un rametto secondario della Via Lattea. Anche noi ci allontaniamo a grande velocità da tutto il resto dell’universo che quindi pian piano diviene sempre più rarefatto e “vuoto”.
Si, vuoto proprio come lo è l’infinitamente piccolo, quello che definisce la materia solida che possiamo toccare, che in realtà è fatta di enormi distanze vuote tra i suoi atomici elementi compositivi.

E’ una fotografia straordinaria. Assoluta.
Lo è per quello che rappresenta ma sopratutto, come tutte le grandi foto, anche per ciò che ti spinge a pensare.

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