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Taenia solium - Copyright Teresa Zgoda

4° class: Taenia solium

La microfotografia non è per tutti ed il Nikon Small World Photomicrography Competition è il concorso che da 43 anni rappresenta il riferimento per chi è affascinato dalla meraviglia che si nasconde nell’universo del “molto piccolo”.
Per questa edizione oltre duemila partecipanti da 88 nazioni hanno inviato i loro scatti. Alcuni sono ricercatori, ma altri anche puri amatori del genere. Ognuno di loro ha, a suo modo, immortalato la bellezza di un dettaglio visto attraverso le lenti di un microscopio.
Qui sotto alcuni scatti tra i migliori selezionati dalla giuria. Devo dire che il livello qualitativo di queste immagini è altissimo e se vuoi gustarti molte altre spettacolari immagini in tutta la loro magnificenza ti consiglio di fare un bel giro sul sito web del concorso.

1° classificato: HaCaT_cells

8-P4_Rat_Cochlea by Dr. Michael Perny

8° classificato: Newborn rat cochlea

10-Phyllobius-roboretanus

10° classificato: Weevil

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Il tempo, si sa, è qualcosa di relativo. Quanto deve essere lunga un’esposizione per essere considerata una lunga esposizione? Forse almeno un secondo? Trenta secondi? Due minuti? Un’ora?
C’è chi è andato ben oltre, realizzando fotografie con esposizioni lunghissime, di giorni, mesi o addirittura anni.
E’ il caso dei fotografi che si sono cimentati con l’Analemma o qualche artista specializzato in fotografia pinhole.
Ma il vero fuoriclasse in questo settore è un fotografo tedesco di nome Michael Wesley che nel 2001 fu incaricato dal Museo di Arte Moderna di New York (MOMA) di usare la sua tecnica per documentare i lavori di ristrutturazione del museo durati TRE anni.
Michael utilizzò fotocamere di grande formato caricate con speciali pellicole, posizionandole in punti strategici adatti a documentare i lavori. Gli otturatori di queste macchine fotografiche rimasero aperti per qualcosa come trentaquattro mesi.
Nelle immagini si vede il movimento del sole ma sopratutto la sovrapposizione delle strutture edilizie, con un effetto che oserei definire magico; si avverte in modo strano ed inquietante lo scorrere di un lungo periodo, congelato in un singolo fotogramma.
Durante questa lunghissima esposizione la foto si modifica continuamente, con strati di dettagli che distruggono i precedenti, formando un processo che lascia sopravvivere solo le informazioni più forti: quelle che sono rimaste più a lungo esposte ed illuminate. Un processo che la rende molto potente dal punto di vista concettuale perchè richiama la forma della realtà in cui viviamo, con eventi che sovrascrivono i precedenti e dove niente dura per sempre.

Sono foto che andrebbero gustate nel grande formato stampato in cui sono state esposte proprio al MOMA, in cui si possono scovare dettagli incredibili, se si ha tempo e voglia di osservare con attenzione l’immagine.

Wesley sostiene di aver molto sperimentato per mettere a punto la sua tecnica sulle lunghe esposizioni, un metodo che gli permette di gestire la reazione delle pellicole per periodi che possono andare anche ben oltre quelli citati per il MOMA, si parla addirittura di decine di anni (!).
Se ti interessa il suo lavoro puoi trovare altre informazioni e molti suoi scatti nel suo libro Open Shutter, pubblicato alcuni anni fa.

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