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Psycho Cat - by Deep Dream & Pega, 2016

Psycho Cat – by Deep Dream & Pega, 2016

C’è chi sostiene che l’umanità sia ad un punto di svolta, prossima ad una rivoluzione di cui pochi si rendono veramente conto. Difficile dire che piega prenderà, ma che le intelligenze artificiali siano ormai tra di noi è un fatto evidente e rivolgiamo quotidianamente le nostre domande ad una tra le più potenti. Google elabora i criteri delle sue risposte con strutture di intelligenza artificiale (AI) che hanno assunto caratteristiche evolutissime, superando anche le aspettative dei loro stessi sviluppatori. Tra queste ci sono le reti neurali progettate per analizzare i contenuti delle immagini, alla ricerca di forme e del loro riconoscimento: un terreno su cui il cervello umano finora aveva sempre prevalso.
Google ha reso pubblico l’uso di alcune reti neurali di interpretazione visiva e questo ha dato il via a vari progetti tra cui Deep Dream: un motore di “rielaborazione creativa” basato su questa intelligenza artificiale.
Dare in pasto una foto a Deep Dream è come vederla sotto l’azione di un allucinogeno, appaiono forme animali e deformazioni degne di un’opera di Dalì, trasformazioni imprevedibili generate dall’interpretazione del sistema neurale che rielabora secondo i suoi schemi cognitivi ciò che crede di vedere.
Pazzesco? Sì, ma i risultati sono strepitosi. Quella sopra è la rilettura di una mia vecchia foto fatta attraverso Deep Dream. La rete neurale l’ha modificata modo suo, trasformandola ed inserendo strane creature. Il risultato è una scena onirica che, se cliccata e guardata in grande, rivela dettagli fantastici, quasi ipnotici.
Che dire… siamo alle porte di una nuova forma espressiva? Di un crocevia artistico tra uomo e macchina?
In rete ci sono migliaia di esempi di queste “opere” e c’è chi addirittura ha provato ad applicare questo processo ad un flusso video. Ed indovina a cosa? Beh, la scelta è stata facile: ad alcune delle scene più pazzesche ed allucinate della storia del cinema. Il mitico “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam.
Avviso: Non guardare in stati alterati, potrebbe essere pericoloso!
😀

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Female nude - Man Ray

Female nude – 1920, Man Ray – Getty Museum

Il Museo J. Paul Getty ha sempre avuto la caratteristica di permettere l’accesso gratuito al pubblico. È stato così fino dalla sua inaugurazione, una gran bella cosa per chi abita a Los Angeles, vista la splendida collezione di opere presenti che vanno da antichità greche e romane, a dipinti e manoscritti da tutta Europa oltre ad una notevole raccolta di fotografie da ogni parte del mondo.
Da qualche giorno c’è una buona notizia anche per chi non ha la fortuna di abitare in California: il Presidente e CEO di Getty, Jim Cuno, ha annunciato la completa liberalizzazione dell’uso delle immagini di cui il museo detiene i diritti. In sostanza vengono messe gratuitamente a disposizione, per ogni tipo di utilizzo, tutte le immagini online, in pratica circa 4,600 foto di opere ed oggetti del museo, tutte disponibili in alta risoluzione sul sito. Fino ad oggi queste erano utilizzabili solo dietro presentazione di una richiesta ed il pagamento di diritti specifici a seconda del tipo di uso previsto.
“Il Museo è lieto di mettere queste immagini a disposizione di tutti, ed è solo il primo passo verso un progressivo e totale open content” ha affermato il direttore del Museo Getty, Timothy Potts.
Molti artisti, in particolare fotografi e collezionisti, si stanno interrogando su questa scelta, preoccupati della ricaduta che questa decisione potrà avere sul valore delle loro opere.
Il punto è che la Fondazione Getty fu creata per promuovere la diffusione dell’arte e della cultura delle arti visive e questa nuova iniziativa non fa altro che adeguare la missione alla realtà comunicativa odierna.
Io non credo che tutto questo possa influire negativamente sul mondo dell’arte e sulle possibilità di sostentamento degli artisti, piuttosto potrebbe essere un fattore nuovo, che in futuro aiuterà a limitare la speculazione, riducendo la pressione del business sulle menti creative e che magari aprirà la strada a nuovi talenti.
Tu che ne pensi?

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