Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘oscenità’

Mamma Anastasia

In questi giorni ho notato un certo aumento di visite alla pagina di un mio vecchio post. Non ho idea di quale sia il motivo di questa maggior attenzione, ma rileggendolo ho pensato che forse è tempo di riprendere un po’ il filo di quel discorso…
Un paio di anni fa Anastasia Chernyavsky, una fotografa di origine russa, prese la sua fotocamera biottica e si fece un bel selfie, nuda allo specchio insieme alle sue due bambine. Pubblicò lo scatto sul suo album Photodom, qualcuno condivise quell’immagine su Facebook ed esplose un piccolo finimondo.
Una semplice foto, che può anche non piacere, ma che in fondo è solo personale e naturale espressione artistica di una mamma fotografa, non solo fece scattare la censura interna a Facebook, ma scatenò una incredibile pioggia di critiche ed accuse di volgarità.
Quello di Anastasia fu solo un piccolo caso, ma emblematico, che evidenziò la gravità della situazione paradossale a cui siamo da un po’ di tempo abituati. Sul web si trovano ovunque immagini di violenza inaudita, razzismo, tortura, abusi e prevaricazione, ci sono orrori ed oscenità a non finire, ma lo scandalo è una “mamma nuda con il seno sporco di latte”.
Chissà, forse tutto partì solo dalle maldestre politiche anti-nudo di Facebook, o da qualche benpensante di troppo, certo che riguardando anche le altre foto della Chernyavsky non ho potuto fare a meno di ripensare allo stile di Winn Bullock ed alle considerazioni sul rapporto che c’è tra immagini e momento storico che facevo in un vecchio post a proposito degli scatti di questo grande artista che, osservati con gli occhi di oggi, fanno sorgere qualche dubbio sul percorso evolutivo della nostra società.

Annunci

Read Full Post »

Saudek

The slavic girl with her father – © Copyright Jan Saudek

La manipolazione delle fotografie non è iniziata con il digitale e già molto prima dell’avvento di Photoshop, c’era chi sperimentava e si divertiva a scoprire nuovi effetti.
Fin dall’Ottocento si erano messe a punto tecniche di alterazione e colorazione, ed in più di un caso ci furono artisti che ne fecero il loro segno distintivo.
Ma in tempi più recenti, non molti anni prima dell’avvento del digitale, c’è stato un fotografo pittore che ha esplorato in modo molto personale questo terreno: si tratta dell’artista ceco Jan Saudek.

Hey Joe, after thirty years.. , 1989

Hey Joe, after thirty years.. , 1989

Nato a Praga nel 1935, da bambino subì l’orrore della deportazione e, dopo la guerra, iniziò a creare le sue opere in uno scantinato dall’intonaco scrostato, nascondendosi al mondo.
Le sue sono immagini a metà strada tra realtà e sogno, surreali, bizzarre, a volte forti ed inquietanti, quasi sempre a sfondo erotico. Scatti nati in bianco e nero, che Saudek manipola colorandoli per trasformarli in immagini dallo stile inconfondibile.
Saudek o si odia o si ama. Alcune sue opere sono state scelte come copertine di album musicali, mentre in altri casi sono state accusate di oscenità ed escluse da esposizioni pubbliche, come lo scorso anno alla Foto Biennale internazionale australiana di Ballarat, dove la sua foto “Black Sheep and White Crow” è stata rimossa a seguito di accuse di incitamento alla prostituzione minorile.
Saudek è tuttora in attività e questo é il suo sito ufficiale.

Read Full Post »

Araki Yakuza 1994

Yakuza – © Copyright 1994 Nobuyoshi Araki

Nobuyoshi Araki è uno dei più conosciuti e controversi fotografi giapponesi viventi. La sua fotografia si insinua nei vicoli malfamati di Tokyo per documentare il vuoto emotivo dei quartieri a luci rosse, l’oscenità di luoghi e situazioni ai bordi della legalità con scatti carichi di grande energia.
E’ un fotografo borderline ed è per questo che lo trovo interessante.
Per il contenuto delle sue immagini è stato più volte arrestato per violazione delle leggi giapponesi sull’oscenità ed indicato come misogino, in particolare per alcuni suoi scatti degli anni ’80 riguardanti l’industria del sesso nel distretto di Kabukicho, poi pubblicati nel libro “Tokyo Lucky Hole”.
Sebbene anche il curatore di un museo ospitante le sue opere sia stato arrestato per averle esposte, Araki in realtà non ha mai subito condanne ed il suo inquietante lavoro alla fine è sempre stato riconosciuto come di notevole valore artistico.

Incredibilmente prolifico, Araki ha al suo attivo oltre 350 pubblicazioni ed è considerato il più produttivo artista Giapponese mai esistito.
Tra le persone che ne sostengono il lavoro c’è Björk, l’eclettica musicista islandese che ha scelto Araki per le copertine di alcuni suoi album.
.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: