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Posts Tagged ‘osservatore’

Sepc è un artista Colombiano specializzato in murales. Lo sto seguendo su Flickr da qualche tempo perché tra le sue idee ce n’è una particolare: alcuni suoi murales sono dipinti in negativo, una tecnica che costringe l’osservatore a fotografarli con lo smartphone per poter invertire i colori e vedere correttamente l’immagine.
È un approccio che sulle prime sembra un semplice giochetto da nerd ma pensandoci bene potrebbe invece rappresentare una nuova frontiera, un punto di contatto tra tecnica realizzativa dell’artista e tecnologia in mano all’osservatore, un livello di coinvolgimento diverso dal solito.
Quasi fosse un codice o un linguaggio nuovo, l’uso del negativo altera l’immagine visibile a tutti ed invita chi la guarda ad un gesto attivo per poterla osservare pienamente, quasi come se l’artista esigesse dall’osservatore un vero e proprio “contributo”, che in un futuro potrebbe andare anche ben oltre la semplice inversione dei colori.
Questo scambio di contributi emerge anche solo osservando il risultato degli scatti sopra, dove entrano a far parte dell’opera le parti e le persone intorno al murales che si ritrovano in negativo dopo l’inversione cromatica.
Continuerò a seguire Sepc ma non mi meraviglierei se questa idea progredisse, anche di molto, e prima o poi dovesse apparire qualche graffito “mutato” anche dalle nostre parti…

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In una sua intervista su Photofocus l’ottantacinqenne Jay Maisel, leggenda vivente della Fotografia e vincitore di un’infinità di riconoscimenti, disse una cosa che mi è sempre rimasta impressa:

“Ci sono solo due tipi di fotografie:
quelle che scatti a ciò che che vedi per poterlo condividere,
e quelle che fai per tenerle solo per te”

Secondo questo punto di vista, il primo tipo di immagini è quello in cui tutto ruota intorno al soggetto, all’importanza che il fotografo gli assegna ed alle sensazioni che questi confida possano nascere nell’osservatore. L’obiettivo del fotografo è orientato alle emozioni di chi guarderà l’immagine.
Nel secondo caso lo scenario cambia, o meglio può cambiare. Le fotografie che scattiamo solo per noi possono contenere anche elementi diversi. Se la destinazione è solo personale, si è liberi di andare alla ricerca di aspetti che sappiamo potrebbero non avere senso per altri, cose che non vogliamo o possiamo condividere o che sentiamo non destinate ad essere fruite, forse nemmeno capite da osservatori terzi.
E le tue foto? Quanto ricadono nell’una o l’altra categoria?
Comunque sia, eccoti uno splendido breve documentario su Jay Maisel. Sono sette minuti ben spesi.
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Monna LisaIl tempo è un fattore relativo, si sa. Davanti ad un capolavoro come Monna Lisa si può rimanere incantati per minuti, decine di minuti… forse ore.
Esperti d’arte e curatori di esibizioni sostengono che per poter davvero apprezzare pezzi del genere sarebbero necessari almeno dieci minuti di osservazione attenta, di contemplazione attiva, alla ricerca di dettagli e sensazioni. Eppure i monitoraggi più volte effettuati dimostrano che il pubblico, anche in condizioni di poco affollamento, si sofferma appena ed  il tempo medio di permanenza davanti ad un quadro come la Gioconda è meno di trenta secondi. Più o meno come un veloce spot in TV.
Considerando quindi mezzo minuto per un capolavoro assoluto come un dipinto di Leonardo da Vinci, che succede nei casi di opere un po’ meno importanti, come magari quelle presenti in una esposizione fotografica o, ancora peggio, negli album online?
Insomma, questo del tempo che dedichiamo al “guardare e vedere” è spesso un tema poco considerato. Il tempo sembra sempre mancare e, sebbene si dimostri un elemento chiave, tutti tendiamo ad osservare le fotografie in modo rapido e superficiale.
Sarebbe invece importante riuscire a gustare le immagini che gli altri ci propongono, goderne osservandole nei dettagli, nelle caratteristiche ed anche valutarne la qualità, magari da angolazioni e distanze diverse quando esposte fisicamente.

E tu quanto ti soffermi ad osservare una foto? E quanto conta per te se è una stampa esposta in una galleria, pubblicata in un libro o è un’immagine digitale su uno schermo? Piccola, grande, ben illuminata o… retroilluminata. Per te fa differenza sul tempo che le dedichi?

E’ interessante ragionare sul tempo che da osservatori dedichiamo alle foto degli altri perché probabilmente è in una qualche relazione con quello che gli altri a loro volta dedicano alle nostre.

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Assenza 3

Assenza3, la stanza della Madre Superiora – © Copyright 2013, Pega

Chissà se lo troverai facile o difficile il tema che ti propongo per questo fine settimana. L’idea nasce direttamente da un piccolo progetto fotografico a cui sto lavorando da qualche tempo, dedicato appunto al concetto di assenza.
Fotografare l’assenza è fotografare ciò che non c’è, una sorta di contraddizione in termini, un esercizio finalizzato a creare qualcosa che deve far nascere nell’osservatore una sensazione di mancanza, di vuoto, di attesa.
Non voglio influenzarti troppo con le mie considerazioni personali e con lo spirito del mio progetto fotografico, vorrei piuttosto provare solo a darti questo spunto e lasciarti completa libertà di sviluppo.
In questo fine settimana prova insomma a fotografare l’assenza. Fanne il concetto di fondo di qualche tuo scatto. Poi, come al solito, di propongo di condividere la foto mettendone, se ti va, il link in un commento qui sotto.
E buon fine settimana!

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Sax Lady

Sax Lady - © Copyright 2009 Pega

Oggi sono a riproporti quella che ormai è una piccola tradizione di questo blog : la “missione fotografica” del fine settimana.
L’idea è semplice : avere in mente una sorta di incarico da svolgere. E’ un esercizio divertente che può fornire interessanti spunti creativi, magari da condividere poi con altre persone.

Per questo weekend il tema che ti voglio proporre è : il suono.

La fotografia in se stessa non contiene ovviamente suoni o rumori ma al nostro cervello piace ricostruire e così, proprio come succede quando la mente colora inconsciamente un’immagine in bianco e nero, accade che alcuni scatti quasi riescano a farci sentire dei suoni.

Sono sensazioni totalmente soggettive e molto dipendenti da quanto ci si concentra ed immerge nell’osservazione di una fotografia, quanto si riesce a degustarla insomma.

In questo weekend prova a cercare fotografare il suono. Fanne il protagonista di qualche tuo scatto, cercando di renderlo evidente ed il più possibile vivo, quasi percepibile da chi osserverà l’immagine. Poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro postando un commento con il link per vederla.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Monday morning

Monday morning -© Copyright 2010 Pega

Tempo fa ho postato questa foto su Flickr.
Se dovessi descriverla ad una persona che non può vederla gli direi qualcosa del tipo: “è l’immagine di un ragazzo che schiaccia un pisolino al sole, disteso in una finestra”.
Forse non renderei l’idea ma questo è proprio il punto di questo post.
Come in tanti casi succede, quello che incuriosisce e colpisce in una foto è quello che non appare.
In questo scatto non si vede granchè dell’edificio, non si capisce a che altezza da terra si trova il soggetto: lo si immagina.
E l’immaginazione costruisce la sua storia. La foto diviene interessante e per alcuni divertente, in diversi commenti si avverte un po’ di preoccupazione per i rischi corsi da questo tizio.
Nonostante la prospettiva di ripresa dalla stessa altezza possa alimentare il dubbio di uno scatto sul piano stradale, l’osservatore raramente pensa ad una situazione di questo tipo.
Sarebbe noioso infatti immaginare il tutto in una finestra al piano terreno e l’idea comune che si sviluppa nella mente di chi guarda è che il ragazzo si trovi in alto, a chissà quale piano, rischiando la pelle per un pisolino.

E’ uno dei tanti casi che insegna quanto sia importante togliere, riuscire a limitare quello che si include nella foto.
Il “levare” stimola ed incuriosisce l’osservatore e, come nella musica, lo costringe ad essere partecipe, ad integrare quello che percepisce con qualcosa di suo, trasformando in qualche modo l’esperienza dell’osservazione passiva in una fruizione interattiva.
Non sempre è facile, ma spesso vale la pena di provarci.

Ah, stavo per dimenticare…
In realtà la foto sopra ritrae veramente un folle.
La finestra, proprio nel palazzo di fronte a dove mi trovavo, era al terzo piano.

:-O

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punto contra incendio (aereo)
Punto contra incendio (aereo) – © Copyright 2008 Pega

Per questo fine settimana voglio proporre un assignment dalle possibilità veramente molto ampie : una storia in una immagine.

Una foto, una singola immagine può riuscire a racchiudere in sè tutto un racconto, può far nascere e sviluppare, nella mente di chi la osserva, una sequenza di emozioni.
La storia raccontata da una foto è in realtà più nella mente di chi la guarda e la interpreta che non in quella dell’autore, ed è questo un aspetto tra i più affascinanti di questa forma espressiva.

In questi due giorni prova a fotografare cercando di raccontare una storia con una sola immagine. Cogli gli sguardi delle persone, i movimenti degli animali, i luoghi o le tracce di eventi accaduti. Prova qualche scatto che faccia nascere nella mente di chi lo guarderà, l’emozione di vederci un racconto.
Non è facile, ma potrebbe rivelarsi molto bello.

Poi, come ormai propongo sempre, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
E’ divertente ed interessante condividere. E può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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