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Harvey Keitel

Nel film Smoke, una pellicola che forse ha presente chi apprezza il cinema indipendente anni novanta, c’è Auggie il protagonista interpretato da Harvey Keitel, cha una curiosa passione: ogni mattina alle otto precise esce dalla sua tabaccheria, piazza la macchina sul treppiede e fotografa sempre lo stesso scorcio di Brooklyn.
Auggie esegue questa semplice operazione con costanza per anni, estate o inverno, con la pioggia o il sole, conservando e catalogando le foto in album che conserva. Raccolte di scatti apparentemente banali ma che con il tempo divengono una sorta di opera d’arte.

Rivedendo quelle scene ho pensato a quanto valore possano avere la costanza e la perseveranza in fotografia.
Un singolo scatto realizzato sul marciapiede di un incrocio di una grande città può non avere un gran senso se preso da solo ma un lavoro come quello descritto nel film Smoke assume un valore.
È il valore dell’impegno e della passione che il fotografo può iniettare in quella che a prima vista potrebbe sembrare una sequenza di scatti simili. È l’ingrediente della sua quotidiana presenza fisica ma anche quella seppur piccola, appena palpabile, dose di interazione con l’ambiente e le persone immortalate.

È il valore di ciò che gli anglosassoni chiamano commitment e che non di rado caratterizza la produzione di molti artisti.

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Warhol by Avedon

Andy Warhol – Copyright 1969, Richard Avedon

Era il giugno del 1968 quando Valerie Jean Solanas, una giovane scrittrice che aveva sottoposto un suo dramma teatrale ad Andy Warhol chiedendogli di produrlo, entrò nello studio dell’artista sparando diversi colpi di pistola. Ferì gravemente Warhol, mentre il suo curatore e compagno di allora Mario Amaya ed il manager Fred Hughes se la cavarono con poco.
Il manoscritto Up Your Ass, della Solanas lo aveva incuriosito ma anche sorpreso per quanto fosse pornografico. Warhol addirittura sospettò una trappola della polizia, con cui già aveva avuto problemi per la censura di alcune sue opere cinematografiche considerate oscene, decise quindi di metterlo da parte. Ma la Solanas lo rivoleva indietro. All’ammissione di Warhol di averlo smarrito e di non essere disposto a pagarle una somma di denaro, la situazione precipitò.
L’artista lottò tra la vita e la morte, poi sopravvisse per miracolo. Sottoposto a complicati interventi chirurgici, riportò postumi permanenti, rimanendo molto segnato anche a livello psicologico.
Nell’agosto del 1969 Warhol acconsentì alla proposta di Richard Avedon di ritrarlo nel suo studio, ad un anno da quel difficile momento, decidendo così di mostrare le sue cicatrici al mondo.

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Dennis HopperApocalypse Now, capolavoro che Francis Ford Coppola realizzò nel 1979, non è solo un film sulla guerra in Vietnam. Liberamente ispirato al romanzo di Conrad “Cuore di Tenebra” è un’opera complessa ed oscura, la cui folle realizzazione portò attori e troupe vicini ad un drammatico punto di non ritorno. Coppola disse che non era solo un film sul Vietnam, era “il Vietnam stesso”.
Nella storia ad un certo punto appare la figura di un fotoreporter, impersonato dal mitico attore americano Dennis Hopper. È la rappresentazione di un personaggio folle e romantico, che gira con un’infinità di macchine fotografiche, usandole continuamente mentre pare del tutto affascinato dall’oscura ed inquietante personalità del colonnello Kurtz, interpretato dall'”enorme” (in tutti i sensi) Marlon Brando.
Quella di Hopper è un’interpretazione indimenticabile, un iconico fotoreporter di guerra che non puoi non ricordare bene, se hai visto il film.
E se non lo hai visto… beh, allora che aspetti?!
🙂

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framed: short movieOggi voglio riproporti Framed, un delizioso corto realizzato dal videomaker francese Mael Sevestre. Parla di un fotografo che vive una misteriosa esperienza: un incontro del tutto inaspettato che avviene mentre è in cerca di scatti bucolici con la sua fotocamera vintage biottica.
Sevestre realizzò l’intero video esclusivamente con un ormai obsoleto Iphone 4S, usandolo anche per filmare le inquadrature attraverso il mirino a pozzetto della reflex usata dal protagonista.
Budget minimo ma talento e bravura quanto basta. E’ la dimostrazione che, con passione e creatività, si possono fare grandi cose anche senza investimenti importanti, riuscendo persino a mettere insieme le comuni tecnologie tascabili odierne con i gioielli medio formato usati dai fotografi di qualche decennio fa. In questo caso l’Iphone che guarda nella biottica è proprio una trovata di classe. Niente male come metafora.
.

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Mondo, TerraC’è una bellezza incontenibile in molte delle espressioni della natura. È una forma d’arte assoluta, che a volte è necessario saper scoprire, mentre altre volte basta scattare. Un esempio di quest’ultimo caso sono le fotografie meteorologiche, immagini create da macchine automatiche senza alcuna vena creativa, che hanno solo il privilegio di trovarsi nel posto giusto.
Nelle fotografie ad alta risoluzione del nostro pianeta, scattate dai satelliti meteo, è possibile perdersi ad osservare forme e geometrie senza fine, astratti firmati Madre Natura ogni giorno diversi e solo apparentemente simili e ripetitivi.
Ho sempre trovato affascinanti le foto dallo spazio e, tempo fa, mi capitò di seguire il lancio di Himawari, un satellite dell’agenzia meteorologica Giapponese. Poco dopo la sua messa in orbita fu pubblicata la fotografia che vedi sopra e che ogni tanto torno ad ammirare, specie nella spettacolare versione ad alta risoluzione di 11.000×11.000 pixel che si può vedere qui.
Chissà cosa non avrebbero pagato alcuni grandi fotografi naturalisti del passato, per poter realizzare immagini come questa, magari andando personalmente a “piazzare il treppiede” in un punto di osservazione così in alto.
🙂

p.s. Prima o poi me la stampo a dimensioni esagerate.

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Leaving the shore

Leaving the shore – © Copyright 2009 Pega

Che differenza c’è tra fotografia amatoriale e d’autore? Dove finisce una ed inizia l’altra? Esiste davvero la possibilità di distinguerle?
Ebbene la mia opinione è netta: “autori” ed “amatori” sono in sostanza la stessa cosa ed ogni autore è, o è stato, un amatore, come ogni amatore è intrinsecamente anche autore.
Il mio personale punto di vista sulla questione si fonda quindi su una classificazione diversa: quella tra “fotografia casuale” e Fotografia (la maiuscola non è un refuso).
Se decidiamo di realizzare un’immagine con l’intento di comunicare qualcosa, mettendoci creatività, estro personale e magari anche un po’ di ingegno, allora è Fotografia. Chiunque può fare Fotografia, non importa il livello, la tecnica o il background; se crea immagini in modo consapevole, seguendo una sua vena comunicativa che si esprime attraverso di esse, questo chiunque è un artista. Con ciò non voglio dire che il suo lavoro sarà automaticamente apprezzabile o memorabile, forse farà pena, ma resta comunque un’espressione artistica.
Tutt’altra faccenda è la foto casuale “inquadra e scatta”, l’istantanea fatta senza pensare veramente a cosa si vuole realizzare; la foto ricordo, turistica o meno, anche quando stupenda, non è propriamente arte.
Ed in tutto ciò come si inseriscono i critici? Davvero un bel tema… ma è un’altra storia…
🙂

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Samuele Beckett

Samuel Beckett – © Copyright Jane Bown, 1976


Oggi voglio riproporti la storia di questa foto del 1976 e dell’inviata dell’Observer, Jane Bown, che era stata incaricata di fotografare Samuel Beckett mentre dirigeva uno spettacolo alla Royal Court.
Il drammaturgo e premio Nobel irlandese era noto per la sua riluttanza ad essere ritratto e già altri fotografi avevano tribolato nel tentativo di immortalarlo adeguatamente.
Beckett le disse che acconsentiva a farsi fare una foto ma lasciò la Bown in attesa per ore dietro le quinte, finchè un assistente le porse un foglietto con scritto che Beckett aveva cambiato idea e che non se ne faceva di niente.
La fotografa si sentì ribollire il sangue ma non si perse d’animo. Lo attese fino alla fine dei lavori e poi gli si presentò davanti all’improvviso, alla porta di servizio da cui Beckett stava uscendo. Gli promise di fare solo tre scatti veloci, lui gliene concesse cinque.
A volte la tenacia premia, eccome.

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