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Space selfie Aldrin
Buzz Aldrin era il pilota della Gemini 12, il pionieristico veicolo spaziale NASA che nel 1966 fu lanciato in orbita con un equipaggio umano per sperimentare le possibilità di sopravvivenza in tute pressurizzate nello spazio, in vista delle missioni Apollo.
All’apertura del portello, prima di uscire dal veicolo, Aldrin realizzo lo scatto che vedi sopra, di fatto il primo selfie spaziale della storia.
Solo tre anni dopo, si trovava sull’Apollo 11 insieme a Neil Armstrong a saltellare sulla Luna; la corsa allo spazio era in pieno svolgimento.
Insomma, se sei tra i negazionisti dell’epopea spaziale, sappi che anche il selfie è un prodotto proveniente dal periodo d’oro della ricerca orbitale insieme ai pannelli solari, ai sensori delle fotocamere digitali, agli indumenti in tessuto hi-tech, molti integratori alimentari e tante altre cose che usiamo tutti i giorni.
E se poi vuoi goderti il racconto completo eccoti qui sotto l’intervista a Buzz Aldrin realizzata da Fox News.
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200000 stelleIl TESS è un nuovo satellite NASA lanciato con la precisa missione di cercare nuovi pianeti, il suo acronimo infatti sta per Transiting Exoplanet Survey Satellite.
Durante la sua prima orbita intorno alla Luna, effettuata il 17 Maggio, la sua attrezzatura è stata messa alla prova per una normale fase di test ed è stata scattata una prima strabiliante foto, quella che vedi sopra.
E’ l’immagine di un piccolo settore dell’universo, quello centrato sulla costellazione Centauro, in cui la stella più luminosa è Beta Centauri ben visibile in basso; uno scatto contenente oltre 200.000 stelle.
Per me è una fotografia di una bellezza straordinaria, un caso di arte inconsapevole frutto di impegno, lavoro e scienza.
Guardala bene, osservala come se fosse il frutto delle capacità creative di un grande maestro della fotografia. E’ l’emblema di un punto a cui l’umanità è arrivata grazie ad enormi sforzi spesso sottovalutati se non addirittura dimenticati. Un’immagine che vorrei stampare in alta qualità (cosa non facile) e che davvero meriterebbe di essere spesso a portata di sguardo.
Del resto da sempre le stelle hanno rappresentato il punto di riferimento per trovare, e mantenere, la giusta rotta.

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Ci sono solo due tipi di fotografi: quelli che si sono dimenticati di mettere la scheda SD e quelli ai quali prima o poi succederà.
Sebbene si tratti di un vecchio detto risalente ai tempi della pellicola, non ci sono dubbi sulla sua validità. Esistono infiniti aneddoti e racconti che molti fotografi si tramandano, ma qui ti propongo un documento che testimonia come nemmeno nelle condizioni più controllate si sia esenti da questa potenziale maledizione.
L’astronauta nel video si accorge che nella sua GoPro non c’è la scheda SD. Nello spazio non ci sono molte possibilità di rimediare e, visto che i professionisti non imprecano malamente, l’unica cosa che gli rimane da fare è ironizzare con il centro di controllo, prima di rimettersi a lavorare…
🙂

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Space WalkHo sempre sognato di fare l’astronauta, ed è forse per questo che oggi ti propongo un’esperienza visiva che permette di avvicinarsi come mai prima allo spazio, pur rimanendo con i piedi ben saldi sul nostro sempre più sgangherato pianetozzo.
Si tratta di un video interattivo a 360 gradi realizzato durante una missione all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale che, se visto attraverso un dispositivo VR tipo Google Cardboard, si dimostra davvero notevole.
Registrato durante una missione extraveicolare degli astronauti Russi Sergey Ryazansky e Fedor Yurchikhin, il video mostra le attività di manutenzione ed anche il lancio (nel senso letterale visto che li lanciano a mano) di 5 micro satelliti costruiti da studenti. Per i più accaniti, segnalo che le emissioni radio multilingua di questi piccoli aggeggi possono essere ascoltate sulla frequenza 437.05 MHz.
Che figata!

 

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Space selfie by goproEccolo un altro selfie spaziale. È stato scattato giusto un paio di giorni fa con una GoPro portata a spasso dall’astronauta NASA ISS Thomas Pesquet che, insieme alla collega Shane Kimbroug, ha effettuato una missione extraveicolare non programmata ma necessaria a sostituire un componente critico che si era guastato.
Qui sotto puoi goderti un estratto video della missione: sono otto minuti di bricolage orbitale, dettagli delle parti esterne della Stazione Spaziale Internazionale e viste spettacolari del nostro pianeta.
Non c’è sonoro, dato che nello spazio la GoPro non è stata in grado di registrare alcunché, ma se vuoi un sottofondo adeguato ti consiglio l’audio delle comunicazioni radio, disponibile su SoundCloud 🙂
Buona visione!
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[Fonte: NASA]

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Google Cassini doodle
“Spazio, ultima frontiera”, così recitava l’incipit di Star Trek, mitica serie di fantascienza, ed è proprio così: lo spazio è davvero la nostra ultima frontiera, da molti punti di vista.
Se ogni tanto capiti su questo blog avrai forse notato la mia passione per la missione della sonda NASA Cassini che, partita nel 1997, dopo un lungo viaggio in cui fu sfruttata la gravità di Venere per ottenere rotta e velocità necessarie, raggiunse Saturno nel 2004 iniziando ad inviarci immagini straordinarie via via che le orbite si facevano più vicine al pianeta. Ma adesso siamo prossimi ad una nuova fase: la sonda sta per fare uno spettacolare tuffo nella regione di spazio che separa Saturno dai suoi anelli, un posto in cui nessuno strumento di origine umana è mai stato.
Le immagini che questa “fotocamera spaziale” ci ha inviato negli anni sono qualcosa di straordinario, descrivono fenomeni e concetti che sfiorano la capacità di comprensione umana e documentano capacità tecniche di livello forse nemmeno del tutto immaginabili da gran parte delle persone che popolano il nostro pianeta.
Insomma lo spazio è una frontiera multidisciplinare, ed anche la Fotografia ne fa parte perché le foto dallo spazio portano contenuti concettuali spesso molto pesanti.
A chi sostiene che il valore di queste immagini è solo scientifico e non artistico mi sento di dovere qualche personale argomentazione: la sonda Cassini è sì un sistema automatico, ma anche un apparecchio di grande complessità frutto dell’ingegno umano e non è altro che una versione tecnologicamente molto sviluppata di una fotocamera; una fotocamera capace di muoversi incredibilmente lontano, allontanandosi dalla scena e portando un punto di vista del tutto nuovo.  Del resto anche la mia reflex digitale è un’evoluzione del dagherrotipo e la sua capacità di effettuare scelte automatiche è da fantascienza nei confronti di ciò che erano le macchine fotografiche primordiali.
Dunque Cassini si muove secondo precise, anzi precisissime ed incredibilmente complesse istruzioni umane. I meravigliosi scatti che questa sonda ci sta inviando dalla sua spettacolare posizione sono a tutti gli effetti opere d’arte. Sono frutto di un incredibile lavoro di studio, preparazione, progettazione e gestione di una missione che ha attraversato i decenni, coinvolto centinaia di persone e portato risultati che, a mio parere, non sono neanche lontanamente percepiti dalla media delle persone.
Ebbene, comunque sia, alla sponda Cassini di tutto questo importa poco. Orbita dopo orbita ci invierà immagini di luoghi “dove nessun uomo è mai stato prima”, poi incontrerà l’atmosfera di Saturno, dove si disintegrerà lasciandoci per sempre.
Anche Google, con il simpatico “doodle” che vedi sopra, ha voluto omaggiare questo avvenimento epocale. A noi resteranno per sempre immagini di una bellezza da togliere il fiato, come quella scattata giusto pochi giorni fa e che vedi qui sotto, in cui il puntino luminoso è la nostra piccola Terra, che risplende tra gli anelli di Saturno.
La Terra tra gli anelli

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Ecco come vorrei il mio prossimo treppiede! Invisibile e leggerissimo, vorrei che mi permettesse di piazzare la macchina in un secondo ed in qualsiasi posizione. Insomma vorrei una sorta di azzeratore di gravità per la mia fotocamera.
Come? Dici che esiste? Che basta andare sulla Stazione Spaziale Internazionale per poter provare qualcosa del genere? Vabbè…
Bello però! Che figata. Altro che il selfie stick!
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