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Adieu Mon Amour by Pega

Adieu mon Amour – Copyright 2013, Pega

E siamo arrivati a duecento.
Sono davvero un bel numero i weekend assignment, gli spunti fotografici proposti negli anni di questo blog per i fine settimana da dedicare ad un tema, duecento missioni per dare un impulso alla nostra creatività. Idee, a volte semplici, altre volte meno.
Non avrei mai creduto di poterci arrivare ma eccoci qua e forse, proprio perché quando si raggiungono numeri “tondi” si tende a guardarsi indietro, ecco che spunta un tema di tutto rispetto: la nostalgia.
Il concetto è semplice, potente, universale, c’è chi lo prova raramente mentre altri ci convivono fin dall’infanzia, quel che qui però conta è che si tratta di una materia fotografica su cui non è difficile applicarsi ed esistono infiniti modi per portare in immagini questo tipo di emozioni.
Nei due giorni del weekend prova a sperimentare su questo concetto e tradurre in fotografia qualche tua idea creativa. Puoi scegliere di lavorare di fantasia o andare a scavare nei tuoi ricordi ma tieni a mente che, come ha scritto qualcuno, la nostalgia è come il mare d’inverno, non puoi farci il bagno, perché le sue acque gelide rischiano di assiderarti. Quindi occhio a questo tema… alla fine del compito fotografico ricordiamoci che il passato non torna, ed è meglio guardare avanti 🙂
Buon fine settimana!

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

L’estate è ormai un lontano ricordo. Mentre le giornate sono sempre più corte e le temperature scendono, eccoci nella stagione in cui sembra più difficile fotografare.
Per molti appassionati questo è il periodo più “buio”, quello in cui la fotocamera rimane meno attiva e può succedere di optare per il divano invece che uscire a scattare, magari proprio perché fuori il tempo non è bello.
Eppure in realtà il brutto tempo, indipendentemente dalla stagione, non è per niente nemico della fotografia. Freddo, vento o pioggia possono essere un problema per l’attrezzatura e per il fotografo ma non per le immagini. Infatti lo scatenarsi degli elementi crea spesso interessanti opportunità fotografiche, specie se non ci si fa sopraffare dalla pigrizia o dalla paura di danneggiare la fotocamera.
Del resto lo dicevano anche i vecchi fotografi in bianco e nero: “un bel cielo sereno può essere il peggior nemico per le tue foto”.
Quindi dai, non lasciarti intimorire e tieni a mente che non esiste il brutto tempo. Esiste solo l’abbigliamento sbagliato.

🙂

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La fotografia non è forse un’arte perenne ma non si può nemmeno considerare un’arte temporanea: si fa una foto ed essa rimane. Una fotografia può tranquillamente sopravvivere al suo creatore ed esistere per un lunghissimo periodo, forse per sempre, specie adesso che siamo nell’era digitale.
Le arti temporanee sono invece quelle forme espressive dove le opere sono, per definizione, di breve o brevissima durata, momentanee, fruibili solo all’istante oppure per poco o pochissimo tempo, temporanee appunto.

Marilyn by Craig Alan

Marylin – Copyright Craig Alan

Sono arti temporanee la musica dal vivo o il teatro, ma ci sono anche moltissime altre forme d’arte di questo tipo, come ad esempio quella sperimentata da Craig Alan, artista californiano che realizza enormi ritratti di celebrità usando centinaia di comparse. Sono opere di grandi dimensioni, fruibili solo da una certa distanza e soprattutto… solo per brevi momenti.
È qui che può entrare in gioco la fotografia, una seconda forma espressiva che si aggancia alla prima, modificandola e rendendola forse una cosa diversa, ma anche fruibile a molte più persone. È un caso in cui due arti si intersecano, formando una sorta di simbiosi.
E tu hai mai provato a fotografare un’arte temporanea? Vuoi un suggerimento? Ce n’è una meravigliosa che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi. Un’arte che ha il grande pregio di permettere ai suoi artisti di produrre un flusso di opere senza la preoccupazione che queste si accumulino senza limiti.
Quest’arte è la cucina! 🙂
.
(Burp)

Cena Ominide

Cena per Ominide (RIP) – © Copyright 2013, Pega

p.s. Ciao Ominide!

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Harry BensonHarry Benson è un distinto signore inglese, se lo vedi ha il classico aspetto del British gentleman ed anche l’accento è inconfondibile.
Nei primi anni sessanta era un giovane fotografo naturalista con una carriera agli inizi e l’entusiasmo per le atmosfere dei grandi spazi. La bellezza incontaminata dei luoghi più remoti del globo bilanciava i modesti compensi del suo status di novellino.
Così quando il suo editore, proprio il giorno prima della partenza per un servizio in Africa, gli cambio destinazione spedendolo a Manchester a far foto ad una “band emergente” l’umore del giovane Harry non salì proprio alle stelle.
Ma come talvolta può succedere, quell’assignment fu la svolta della sua vita. Quella “band emergente” erano i Beatles.
L’incontro funzionò ed il giovane Harry li accompagnò nel loro primo tour USA del 1964 e nella successiva ascesa al successo planetario,  divenendo famoso come il loro fotografo ufficiale.
Da quel momento la carriera di Benson fu un susseguirsi di lavori importanti ed incarichi di prestigio, dalle copertine di People alle pubblicazioni su Life, Vanity Fair e The New Yorker, dai servizi esclusivi per star come Elizabeth Taylor o Michael Jackson ai ritratti di ogni presidente degli USA da Eisenhower fino ai giorni nostri.

beatles pillowfight

The Beatles pillow fight – Copyright 1964 Harry Benson

Ho seguito con interesse un’intervista in tv a questo signore, che racconta con il tipico unterstatement britannico di come è nata una delle sue foto più famose dei Beatles.
E’ uno scatto che lui stesso considera tra i suoi preferiti e mostra i mitici quattro in una camera d’albergo, impegnati mentre ingaggiano uno scontro a cuscinate.
Benson ne parla come di una foto scattata grazie ad un gran colpo di fortuna. Lui era lì, loro parlavano del loro successo negli states e di come gestire la loro crescente notorietà. Lennon che azzarda l’ipotesi di smettere di comportarsi sempre da bambini ed iniziare ad essere un po’ più seri… ed ecco che gli altri partono all’improvviso con i cuscini…
Quel che è certo è che Benson fu prontissimo ad immortalare la scena con la macchina regolata alla perfezione ed il colpo di flash che rimbalza sul soffitto…
E’ una gran foto, colta con maestria, uno scatto storico che lo ha reso famosissimo ed ha contribuito alla sua notevole carriera.

L’intervista termina con ciò che dà il titolo a questo post.
Alla domanda dell’intervistatore “che cosa consiglierebbe ad un giovane fotografo nell’era del digitale”, Benson risponde senza esitare: “gli consiglierei di comprarsi una chitarra”.
Non è una risposta sarcastica né ironica come potrebbe sembrare. E’ in realtà il consiglio di un vecchio fotografo che vede nell’attuale regno del digitale la perdita di quel percorso di studio e lento apprendimento che era normale nell’era dell’analogico. Allora il fotografo si avvicinava per gradi alla professione ed era costretto ad “armeggiare” e fare varie attività manuali da solo, assimilando pian piano le abilità che poi si ritrovava ad avere e sfruttare nel suo mestiere.
E così, la chitarra.. che non si “suona da sola”, non esegue con un semplice click, ma costringe a mettersi seduti e studiare applicandosi un po’…
Una chitarra che senza dubbio, almeno per lui, è legata a doppio filo a quelle di Harrison, Mc Cartney e Lennon….

🙂

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Sorriso in dagherrotipo
Oggi nell’Era Imperiale del Selfie, tutti consideriamo normale la foto di un sorriso, ma in passato non è sempre stato così: specie nei primi decenni di storia della fotografia, i ritratti raffiguravano sempre persone serie.
Quella che vedi sopra è una delle prime fotografie di un uomo che ride. Si tratta di un dagherrotipo realizzato intorno al 1850 ed il tizio immortalato fu bravo a restare così immobile per i circa due minuti necessari alla formazione dell’immagine sulla lastra.
I lunghi tempi di esposizione richiesti dalle prime tecniche fotografiche erano una delle ragioni principali dell’assenza del sorriso all’alba della fotografia. Non era per niente facile mantenersi immobili e naturali durante gli interminabili minuti richiesti dal dagherrotipo ed una posa rilassata era ciò che consigliavano gli stessi fotografi. A questo si aggiungeva una certa ricerca di solennità che il ritratto aveva da sempre richiesto nella tradizione pittorica, in particolare quella cristiana, dove il sorriso non era visto di buon occhio. Al proposito sono significative le parole di Jean-Baptiste De La Salle, sacerdote educatore dei primi del settecento: “Ci sono persone che sollevano così in alto il labbro superiore che i loro denti divengono quasi completamente visibili. Ciò è contrario al decoro, che proibisce di mostrare i denti, dato che la natura ci ha dato labbra con cui coprirli.

Non erano tempi facili per le persone allegre.

🙂

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woodswimmerQuando si tratta di video timelapse mi trovo spesso a provare grande ammirazione per chi realizza lavori ben fatti, ma oggi la mia stima per l’autore di questo capolavoro va oltre.
Brett Foxwell è un artista specializzato in opere di animazione fotografica con tecnica stop motion, sì quella che veniva usata per dar vita ai personaggi di plastilina insomma.
Con questo metodo, che necessità enormi quantità di pazienza ed anche una notevole precisione, Foxwell ha realizzato “WoodSwimmer”, un video creato scattando un’infinità di fotografie ad alta risoluzione durante il taglio di un’altrettanta infinità di fettine di legno. Proprio così, una sorta di timelapse fatto di “taglia, scatta, taglia scatta, etc…”.
Un lavoro incredibilmente lungo e faticoso che, una volta assemblato, mettendo in sequenza i necessari 25 fotogrammi al secondo, diviene un’opera ipnotica e surreale, un viaggio attraverso un legno in continua mutazione.
Il risultato è una sorta di astratto che ti cattura con il suo universo di dettagli in movimento e che sembra raccontare lo scorrere stesso del tempo.
Io l’ho trovato bellissimo.
Buona visione!

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Chance Meeting

Chance Meeting – © Copyright Duane Michals

È passato un bel po’ di tempo da quando vidi per la prima volta alcuni scatti di Duane Michals guardando le immagini che accompagnavano l’album “Sincronicity” dei Police.  Me ne andai subito a cercare chi fosse il fotografo e da allora solo raramente ho di nuovo incontrato le sue foto ma ogni volta che succede rimango sempre colpito.

Michals propone un tipo di fotografia che pare quasi antitetica rispetto ai grandi maestri dell'”attimo decisivo”. Il suo stile tende a dilatare il momento e a descrivere un breve lasso di tempo attraverso una serie di fotogrammi realizzati in sequenza.
Ne è un esempio il lavoro sopra intitolato Chance Meeting, una serie di fotografie che mostra due uomini che si incrociano per strada. È un’idea che trovo molto interessante per come spinge l’osservatore a proiettarci una storia, anzi più di una.
Michals ha realizzato molte di queste sequenze fotografiche, a volte costruendole a volte catturandole, comunque proponendo ogni volta diverse chiavi di lettura che possono andare dall’umorismo alla sensazione di inquietudine.
È un filone creativo che trovo davvero stimolante e che spinge a provarci con proprie storie e idee. Io, per il momento, non sono mai riuscito a realizzare niente di decente in tema di sequenze ma non mi do per vinto ed é per questo che ogni tanto torno a parlare di Michals.
🙂

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