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In attesa del suo titolo

In attesa del suo titolo – © Copyright 2017, Pega

Una foto senza titolo è come una frase incompleta, può avere senso ma anche no. A qualcuno può trasmettere moltissimo, lasciando spazio alle sue proiezioni, mentre altri potrebbero esserne ingannati ed attribuirle un significato lontano da quello concepito in origine dall’autore.
Non è mia intenzione togliere valore alle foto senza titolo, ho il massimo rispetto per chi afferma che le immagini ben riuscite non devono aver bisogno di parole ed adoro quei rari scatti “assoluti” che comunicano in modo perfetto ed universale senza bisogno di nient’altro. La mia personale opinione però è che foto e parole siano un connubio meraviglioso, un po’ come succede con la musica.
Di questo tema mi è capitato di scrivere più volte, come in questo vecchio post, ma oggi voglio proporti un esperimento, una sorta di esercizio se vuoi, qui sul blog.
Inizio io, proponendoti una mia foto a cui, ancora, non ho saputo dare un titolo. E’ un’immagine che attende di essere completata da una o più parole, quelle che che rappresenteranno “il suo titolo”
Un po’ come quando un musicista sottopone la sua idea ad un paroliere (ed a volte ne viene fuori qualcosa di bello a quattro mani) oggi sono a chiederti un contributo: prova a proporre un titolo.
Non dobbiamo per forza fare un capolavoro, è solo un esercizio. Poi magari mi proponi qualcosa di tuo e sarà il mio turno.
🙂

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Incastro mistico

Incastro mistico – © Copyright 2014, Pega


Mentre nessuno sa ancora chi, tra pollo e ovetto, sia davvero apparso per primo sul pianeta Terra, tutti sanno benissimo chi, in genere, nasce prima tra immagini e titoli.
Per alcuni se ne può fare perfino a meno, ma anche per chi lo ama, è chiaro che il titolo è spesso una conseguenza, una sorta di completamento della fotografia, una rifinitura.
Le cose stanno così nella grande maggioranza dei casi, ma cosa succede quando invece si parte dal titolo? Quando è l’immagine ad essere una conseguenza, un completamento.
L’intreccio tra parole e fotografia è affascinante, ce ne sono illustri esempi, ma non è un percorso semplice, specie nell’attuale era visuale, in cui può risultare anomala la subordinazione dell’immagine ad altre arti.
Eppure si tratta di un terreno da esplorare e questo è un invito a sperimentare.
Per quanto mi riguarda, penso che farò qualche tentativo, e non mancherò di farti sapere.
🙂

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SanDonninobyl

SanDonninobyl – Copyright 2009 Pega

Quante foto sono interessanti e significative per l’autore mentre risultano del tutto prive di senso per l’osservatore?
Ogni immagine ha la sua storia dietro e solo il fotografo conosce pienamente la situazione dello scatto. È lui che sa cosa c’era intorno, ricorda la situazione con le sue emozioni, sensazioni, rumori, odori…
La fotografia è solo un riflesso di quel momento, una porzione visuale che lo può rappresentare anche in modo potente ed evocativo, ma quasi mai pienamente. Beh, ci sono anche capolavori di grandi fotografi che hanno questa capacità e che addirittura sanno andare oltre, ma diciamocelo, molte nostre foto non sono così eccezionali.
E così, ancora una volta, mi capita di riflettere su quanto sia importante arricchire la singola immagine con altre informazioni, scritte o visuali, che aiutino l’osservatore ad apprezzare la fotografia.
Un titolo adeguato, una didascalia, una breve storia o presentazione, o anche l’accostamento con altre immagini, possono essere elementi che fanno una gran differenza.
Non credo sia giusto “sperare” che la foto da sola sia sempre abbastanza. Sì, a volte può esserlo, eccome, ma in molti altri casi la foto nuda è insufficiente.

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SanDonninobyl

SanDonninobyl – Copyright 2009 Pega

Quante foto sono interessanti e significative per l’autore mentre risultano del tutto prive di senso per l’osservatore?
Ogni immagine ha dietro la sua storia e solo il fotografo è colui che conosce pienamente la situazione dello scatto. È il fotografo che sa cosa c’era intorno, ricorda la situazione con le sue emozioni, sensazioni, rumori, odori…
La fotografia è solo un piccolo spicchio di quel momento, una porzione visuale che lo può rappresentare anche in modo potente ed evocativo, ma quasi mai pienamente. Ci sono capolavori di grandi fotografi che hanno questa capacità e che addirittura sanno andare oltre, ma diciamocelo, molte nostre foto non sono così eccezionali.
E così, ancora una volta, mi capita di riflettere su quanto sia importante arricchire la singola immagine con altre informazioni, scritte o visuali, che aiutino l’osservatore a godere pienamente della pura fotografia.
Un titolo adeguato, una didascalia, una breve storia o presentazione, o anche l’accostamento con altre immagini, possono essere elementi che fanno una gran differenza.
Non credo sia giusto “sperare” che la foto da sola sia sempre abbastanza. Sì, a volte può esserlo, eccome, ma in molti altri casi la foto nuda è insufficiente.

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Three women

Three women - © Copyright 2000 J. Moller

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Three women,
themselves
survivors of the violence,
watch as the remains of relatives
and former neighbors
who were killed in the early 1980’s
are exhumed.

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Voglio tornare ancora sull’argomento del titolo e dell’importanza che le parole possono avere quando accompagnano una fotografia.
E’ stato molto interessante leggere i contributi e la bella discussione che ha accompagnato il mio recente post al riguardo ed ho deciso di voler aggiungere qualcosa, definendo ancora meglio il mio punto di vista sull’importanza del titolo e del testo quando questi accompagnano l’immagine.

La foto sopra è uno scatto appartenente al portfolio “Our Culture is Our Resistance”, un bel lavoro sulla situazione del Guatemala prodotto dal fotografo Jonathan Moller.
E’ un’immagine che con l’aggiunta del messaggio verbale portato dal titolo e dalla sua didascalia, assume un valore ed una carica emotiva molto superiore.

Non tutte le foto hanno bisogno di parole, ma una foto come questa ne viene così arricchita che sarebbe un gran peccato se il fotografo non le avesse messe.

Moltissime fotografie non sono solo mere immagini, sono essenzialmente delle storie. Ma se la storia non viene interamente raccontata da quello che è visibile si rischia di non cogliere la bellezza dell’opera nel suo insieme, magari proprio la bellezza che sta anche nel non far vedere.

Con la breve didascalia ecco che la fossa in cui guardano le donne, il loro legame con i corpi che vengono esumati, il luogo in cui ci troviamo ed anche la data, divengono elementi condivisi con l’osservatore e parte integrante dell’opera.

Non proprio tutte le fotografie raccontano una storia, ma almeno per quanto riguarda le opere che con l’immagine creano nella nostra mente l’emozione e la magia del racconto, credo che le parole siano un complemento, non sempre ma spesso, fondamentale.
Un elemento a cui credo che dovremo sempre più dedicare attenzione ed al cui riguardo anche impegnarci a coltivare una certa capacità creativa.

Per chi volesse approfondire il lavoro di Jonathan moller il suo sito è : http://www.jonathanmoller.org/

 

 

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Tatoopsy

Tatoopsy – © Copyright 2009 Pega

Tempo fa avevo postato alcune riflessioni a proposito dei titoli che diamo o meno, alle nostre fotografie. E’ un tema che mi piace e su cui ho una personale opinione. Sono convinto si tratti di un argomento che merita davvero attenzione e vedo che non sono l’unico a pensarla così.
Qualche giorno fa infatti mi ha scritto Salvatore Ambrosi, amico e lettore del blog , proponendo alcune riflessioni che voglio riportare qui:

“Un mio vecchio amico, fotografo e curatore di mostre, mi consiglia di non mettere il titolo alle fotografie. Motivo: “E’ roba che fanno i fotoamatori.”
Una volta non mettevo titoli alle foto. L’ho fatto quando ho cominciato ad inserirle su Fickr, perchè c’era un apposito spazio da riempire. Dapprima sono stati titoli descrittivi, in seguito li ho considerati un completamento dell’immagine, quasi una parte del loro trattamento.
Come hai scritto una volta in un commento, facendomi felice,”aggiungono spessore”. Un altro mio amico dice che “indicano una strada”.
Per contro devo riconoscere che nessuno dei grandi maestri ( tranne forse Duane Michals, ma le sue erano sequenze) ha dato un titolo a una fotografia che non fosse un’indicazione geografica e temporale.
Inoltre mi pongo la domanda: che differenza c’è tra la fotografia amatoriale e la fotografia d’autore? E chi è che giudica che un’immagine debba appartenere ad una o all’altra di queste categorie?
Ti affido queste domande e questi pensieri sperando che possano essere abbastanza interessanti come futuro argomento di discussione per il blog.
Io mi arrovello da diverso tempo su foto amatoriale e foto d’autore, vedo cose stupide che vengono celebrate, o per lo meno esposte come foto d’arte, e foto amatoriali, molto decenti, che vengono snobbate come poco interessanti. E qual’è il ruolo del critico ? E’ uno che guida o uno che imbroglia ?”

:-(+:-) :-)

😦 + :-):-) © Copyright 2009 Pega

Beh, Salvatore mi affida un argomento per niente semplice.
Io sono solo un appassionato, il mio background di conoscenze e cultura dell’arte è limitato, in sostanza sono semplicemente una persona curiosa che ama approfondire.
Di certo però ho una mia opinione ed eccola: per me non esiste alcuna differenza netta tra la foto amatoriale e quella d’autore, esiste piuttosto differenza tra la foto casuale e la Fotografia.

Cerco di spiegarmi meglio. Quando una persona decide di fotografare e mette nell’atto della creazione dell’immagine (che secondo me non si limita solo al momento dello scatto ma anche alle fasi successive di sviluppo o postproduzione) una sua volontà di creare qualcosa frutto della sua voglia di comunicare, del suo gusto estetico ed estro creativo, allora è Fotografia.
Chiunque fa Fotografia è un autore ed un artista.
La foto casuale “inquadra e scatta”, fatta senza pensare veramente a cosa si vuole realizzare, la foto ricordo, turistica o meno, quello che gli anglosassoni chiamano “snapshot” ed i puristi “istantanea”, molto spesso (anche se non proprio sempre) cade al di fuori da quella che personalmente considero “Fotografia”.

Detto questo poi nasce ciò che è la successiva storia del lavoro dell’artista, il successo che il pubblico gli riserva, l’eventuale apporto del fattore “notorietà” e l’attenzione che i “critici” gli dedicano. E si finisce in un terreno veramente impervio ed imprevedibile.

E’ davvero difficile essere sintetici sull’intera questione. Torno quindi intanto sul discorso del titolo.
Per me è prerogativa e diritto dell’artista dare il titolo alle proprie opere, esattamente come è suo diritto deciderne tutti gli astri aspetti di “postproduzione” analogica o digitale che sia.
Cosa hanno fatto i “grandi” (che in genere comunque hanno vissuto e prodotto le loro opere in un recente o lontano passato) secondo me conta davvero poco, specie se si vuole essere davvero liberi di creare.

Se l’autore pensa che il suo lavoro non abbia bisogno di titolo farà bene a lasciare i suoi scatti privi di aggiunte, se invece crede che il titolo possa in qualche modo completare l’opera… beh allora sarà importante lavorare anche su quello.

E per quanto riguarda i critici?
Davvero un bel tema… Ne parliamo in un prossimo post.

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A nice smile - Copyright 2009 Pega

A nice smile - Copyright 2009 Pega

Sì, lo confesso. Amo i titoli.
A volte mi catturano più delle immagini, a volte riescono a stravolgere l’idea e l’impressione che ricavo da una foto, e quasi sempre in meglio.
Sì lo so che non è poi così bene farsi influenzare dal titolo ma che ci vuoi fare, per me è così ed è una reazione istintiva, difficile da controllare e non sono d’accordo con chi sostiene che il titolo non andrebbe nemmeno preso in considerazione perché fa deviare dal senso profondo del gustare un’immagine.

Amo il titolo perché mi aiuta ad entrare in sintonia con il fotografo che ha scattato la foto , con il pittore che ha creato il quadro o il musicista che ha composto il pezzo. E poi del resto cosa sarebbe, ad esempio, la musica senza i titoli? Ma per me vale moltissimo anche per le arti figurative.
Il titolo è per me una parte essenziale dell’opera e rimango ogni volta deluso quando mi capita di vedere dei veri e propri capolavori fotografici intitolati “untitled” o peggio “DSC1123″……. Che peccato…

🙂

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