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Il suo nome non viene rivelato, ma quello che conta è il suo grande amore per la Fotografia: la passione di una vita, nata quando era molto giovane, negli anni ’60.
È un bel documento quello realizzato da Andrea Casanova, un video in cui l’anonimo protagonista ci conduce attraverso una serie di piccoli aneddoti e racconti personali, ricordi trasmessi con parole cariche di emozione.
Dopo tanti video internazionali, sono felice di potertene proporre uno di così alto livello in Italiano. Ci voleva.
Complimenti all’autore e… buona visione.

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Helmut by JuneIl mio debole per il grande Helmut non è una novità ed oggi ho il piacere di proporti una chicca. Helmut by June è un documentario realizzato nel 1995 da Alice Springs, al secolo June Newton: moglie, musa, artista e collaboratrice del grande fotografo. Originariamente pubblicato per il circuito dei cinema d’essai, “Helmut by June” è ora disponibile gratuitamente, e racconta la vita del fotografo attraverso immagini e filmati girati durante il lavoro di colui che con i suoi scatti iconici ha influenzato i canoni estetici di un’epoca.
Se avrai voglia di vederlo troverai, tra le tante magnifiche e sensuali modelle in posa per Helmut, alcune vere star: da Claudia Shiffer a Cindy Crawford ma anche l’attrice Sigourney Weaver.
Ma il vero protagonista è lui, con la sua creatività e la grande capacità di entrare in sintonia con le persone. Un artista splendidamente dipinto da una persona a lui vicina, intima ma anche professionale come sapeva essere Alice, del resto anche lei notevole fotografa.
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“More Than An Image” è un semplice esperimento ideato da Wex Photographic in cui, in brevi video, alcuni fotografi parlano di sé e del loro rapporto con la Fotografia.
E’ un progetto che chiunque può affrontare, una sorta di semplice autoanalisi ma, volendo, anche di presentazione agli altri in un formato attuale che permette di far parlare le immagini insieme all’autore.
Analizzare il proprio rapporto con la fotografia ha sempre un riflesso utile sulla qualità del nostro lavoro e già in altri post mi era capitato di insistere su questo aspetto. Trovo quindi che un’idea simile a “More Than An Image” potrebbe essere un valido spunto su cui sperimentare l’idea di raccontarsi.
A titolo di esempio ti propongo il video di Daniel Regan, giovane artista che ha trovato nella Fotografia molto di più di una propria forma espressiva.
Buona visione.
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Il sottotitolo di questo blog non è messo a caso, oggi infatti ti propongo qualcosa che appartiene forse più alla chimica che alla fotografia e ricorda quei folli esperimenti da scienziati pazzi che non credo di essere il solo ad aver imbastito nel periodo adolescenziale.
Si tratta di un ipnotico time lapse macro in cui si vede la combustione di alcuni elementi, più precisamente: carbonio, sodio, fosforo, magnesio e zolfo.
Fa parte della fantastica serie “Beauty of Science” relizzata da Yan Laing; se ne sconsiglia l’emulazione…
Buona visione 🙂
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Frederick Scott Archer

Frederick Scott Archer

Una lastra di vetro perfettamente lucidata, una sostanza viscosa chiamata collodio ed un po’ di nitrato di argento. Erano questi, insieme ad una piccola camera oscura portatile ed a qualche altro reagente chimico, gli strumenti con cui intorno al 1850 si realizzavano i cosiddetti “Ambrotipi”, fotografie che utilizzavano un metodo detto della “lastra umida” (wet plate) inventato da  Frederick Scott Archer.
La qualità delle immagini non era al livello dei dagherrotipi, ma il costo era inferiore, il processo più semplice e sopratutto così si ottenevano negativi da cui produrre stampe molteplici.
E’ seguendo questo metodo che il fotografo Harry Taylor ci fa vedere, in questo video, come ancora oggi si possa provare a seguire questo procedimento.

Le fasi necessarie per produrre un “ambrotipo” che Taylor ci mostra sono:

1) Pulitura accurata della lastra di vetro.
2) Applicazione del collodio sulla lastra distribuendolo perfettamente. Questa fase può svolgersi alla luce.
3) In camera oscura, immersione della lastra in una soluzione di nitrato d’argento per circa 3-5 minuti.
4) Sempre al buio, inserimento della lastra trattata nell’apposito contenitore/scatola a tenuta di luce (plate holder).
5) Posizionamento del plate holder, contenente la lastra, nella macchina fotografica ed esposizione di circa 8 secondi.
6) Sviluppo in un bagno di solfato di ferro.
7) Fissaggio usando una soluzione contenente tiosolfato di sodio.

Il risultato è un’immagine dotata di discreta qualità e gran fascino.
E’ interessante pensare come alcuni fotografi di metà ottocento viaggiassero con al seguito tutta l’attrezzatura necessaria per fare queste foto. Era un discreto quantitativo di roba ed in genere serviva un carro. Fu in questo modo che furono realizzati anche i primi reportage di guerra.

E’ un video interessante, specie se non hai mai visto come si realizzavano queste fotografie.
Buona visione.
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Cameraman rollerbladeLo sto guardando a ripetizione… Ne sono rimasto affascinato pensando a quanto sia cambiato il modo di fare certe cose. Non è solo una questione di tecnologia. Un tempo, per realizzare una sequenza del genere, si sarebbe optato per una serie di scelte tecniche complesse, magari usando attrezzature cinematografiche costose ed impegnative. Oggi si mette un cameraman sui pattini e via…
Certo, è vero che i rollerblade e gli attuali sistemi di stabilizzazione di immagine aiutano molto, ma è anche e sopratutto una questione di mentalità, un incrocio tra “arte di arrangiarsi” e metodologie “lean” applicate alla realizzazione di immagini.
Di sicuro un approccio creativo che anche ogni fotografo può sperimentare.

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Ansel AdamsSul canale Youtube di Marc Silber ho trovato questa interessante intervista a Michael Adams, figlio di una vera e propria leggenda della fotografia del novecento: Ansel Adams.
E’ una piacevole chiacchierata che si svolge proprio nella casa dove visse il grande fotografo, con Michael che racconta dell’importanza che Ansel dava agli aspetti di pre-visualizzazione e perfezionamento del suo lavoro, cercando di trasmettere tutto ciò anche attraverso i tanti workshop che tenne negli anni della sua lunga carriera.
Una parte interessante del video è riservata a due pezzi di attrezzatura degni di un museo: la fotocamera grande formato 8×10 Deardorff, che Adams usò per realizzare alcuni dei suoi scatti più famosi e la ben più compatta Zeiss Ikon Super Ikonta B.
Ma l’aspetto forse più affascinante di questo breve documento è l’accenno alla fotografia su commissione, quella più commerciale insomma, a cui Adams si dedicò specialmente nella fase iniziale della sua attività. Realizzò immagini pubblicitarie di vario genere e lavorò per aziende come la Kodak o il colosso petrolifero Standard Oil, spesso scattando a colori, impegnandosi in un tipo di fotografia che non era di certo la sua preferita. Del resto anche Ansel Adams aveva le bollette da pagare…
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