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Hot Dog - By Pega

Hot Dog – © Copyright 2011 Pega


Se è vero che in genere nessuno dovrebbe essere giudice di se stesso, è anche vero che in tema di creatività e produzione artistica, questo non sempre vale.
In fotografia, come in altre forme espressive, l’autocritica è importante, è la necessaria capacità di saper dare un valore al proprio lavoro.
Che si tratti di decidere se cancellare uno scatto o proporlo per un premio, il filtro preliminare che rappresentiamo per le nostre opere è un fattore chiave. Se ci autogiudichiamo con eccessiva severità, tarpiamo le ali al nostro messaggio e al materiale che ad altri potrebbe interessare, se invece siamo troppo generosi finiamo con l’inondare il mondo di roba insignificante. Come fare per tarare questo nostro giudizio?
Il coinvolgimento emotivo che ci lega ai nostri scatti è forse il problema più insidioso. La foto fatta in un momento particolare, associata a certe sensazioni o emozioni, ci appare con dei valori che non sempre sono percepibili dagli altri.
Si può provare a lavorare per arricchire l’immagine con ciò che ci aiuta a trasmettere queste emozioni, come titolo e testo, ma bisogna comunque riuscire a fare un passo indietro e valutarla per quel che è.
Guardare la foto con distacco “come se fosse stata fatta da qualcun’altro” è un inizio. Loderesti l’autore di quello scatto? O lo criticheresti? Cos’è che funziona o non funziona? Che sensazioni e messaggi trasmette? E’ tecnicamente ben fatta? Sono domande che possiamo farci svestendoci dei panni di autore ed indossando quelli di osservatore delle nostre stesse fotografie.

Una delle strade che ho scoperto più efficaci nell’aiutarmi in questo processo di distacco, è seguire il lavoro di un numero maggiore possibile di altri fotografi, osservando regolarmente le loro foto online, ma anche visitando mostre ed esposizioni. Studiare con attenzione le immagini di altri, cercandone pregi e difetti, è un buon metodo per affinare l’autocritica verso il proprio lavoro.
Quando questo volume di immagini osservate diviene un’abitudine costante, allora diventa più naturale vedere le nostre come “solo alcune tra le tante” e quindi è un po’ più facile autovalutarle con obiettività.

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