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Posts Tagged ‘arte’

Stephanie Leigh Rose - MonopoliHo già detto abbastanza sui selfie condivisi online e di quanto l’effetto di questa pratica abbia investito la Fotografia, modificando addirittura il significato di un certo tipo di immagini, anche influenzando l’atteggiamento ed il costume di una rilevante parte dell’umanità.
Appartenendo di fatto al M.R.S.C. (movimento per la resistenza al selfie condiviso), non posso esimermi quindi dal segnalare con entusiasmo l’idea di Stephanie Leigh Rose, l’artista che scatta dei veri e propri “anti selfie” immortalandosi (è proprio il caso di usare questa parola) come un cadavere nei “tipici luoghi da selfie”.
Ho trovato quasi per caso la foto che vedi sopra, scattata a Monopoli, con lei riversa sulla scalinata. Un’immagine al tempo stesso inquietante, suggestiva ed anche profondamente ironica, specie se poi si vanno a vedere anche gli altri tanti scatti di Stefanie, ad esempio spulciando il suo sito web o il profilo Facebook.
Stefdies è un vero e proprio progetto fotografico, realizzato con l’intenzione tipica di una performance art ma senza quello stucchevole senso di protagonismo onnipresente nell’ormai esondato costume del selfie condiviso.

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Tokyo Compression

Tokyo Compression – Copyright Michael Wolf

Oggi voglio segnalarti un fotografo che sto seguendo da un po’ di tempo e che, a mio parere, merita attenzione.
Nato in Germania ma cresciuto tra Canada e Stati Uniti, Michael Wolf ha studiato in Europa per poi trasferirsi e lavorare in Asia, in particolare in Giappone, dove ha sviluppato una grande attenzione per la realtà socioeconomica del luogo.
Tra i progetti più interessanti che ho potuto ammirare sul suo sito, ti segnalo Tokyo Compression, una serie di fotografie bellissime che ritraggono pendolari accalcati all’interno delle carrozze della metropolitana. Sono scatti rubati di vite che sembrano scorrere senza tempo, un susseguirsi di espressioni rassegnate e volti schiacciati sui vetri resi umidi dalla condensa, nell’attesa che la giornata lavorativa inizi davvero.
Un genere che, a mio vedere, si pone al crocevia tra street photography, ritratto e reportage, generando nell’osservatore sensazioni dissonanti, con qualcosa che fa da legame tra la bellezza delle immagini ed il senso di disagio.
Puoi trovare questo progetto, ma anche tanti altri sul sito web di Michael Wolf.

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Brick point of view by Daniele SalaOggi voglio presentarti Daniele Sala, un fotografo piemontese che qualche giorno fa mi ha contattato per parlarmi Brick point of view , il suo progetto fotografico con le miniature Lego.
La Lego photography può essere ormai considerata un vero e proprio genere, non sono pochi gli appassionati che si stanno cimentando in questa sorta di “ricostruzione della realtà basata su elementi più o meno standard”, e come sempre accade, è il tocco creativo personale che può fare la differenza.
Per Daniele e le sue miniature è la voglia di creare situazioni ironiche che caratterizza il progetto. Si tratta a volte di una realtà quotidiana che esiste, come nel caso del cuoco, il fruttivendolo o il fantastico imbianchino, ma in altri casi la scena può anche svilupparsi in un universo creativo di personaggi fantastici.
La cosa che mi ha colpito del lavoro di Daniele è la capacità di rendere espressive le faccine dei personaggi, facendo lavorare l’immaginazione e la proiezione dell’osservatore attraverso ambientazioni sapientemente create con materiali di recupero ed un discreto lavoro di bricolage.
A detta dell’autore, l’ispirazione nasce in modo casuale e può scaturire da una barzelletta, da una foto su un giornale, o anche parlando con i familiari; basta poco per “far accendere la lampadina” e dare il via alla fase creativa con la costruzione della “location e tutto ciò che serve per rendere lo scatto finale”.
Puoi approfondire la conoscenza dei lavori di Daniele sul suo profilo Instagram @brick_point_of_view dove si prefigge di ottenere visibilità, anche mirando ad una evoluzione che possa dargli sempre maggiore identità e renderlo riconoscibile nell’ormai non facile mondo della fotografia Lego.
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Brick point of view by Daniele Sala Brick point of view by Daniele Sala

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The fleeting equilibrium – © Copyright 2012 Pega

Ogni tanto mi diletto in questa sorta di arte temporanea che alcuni chiamano “stonebalancing” che consiste nel creare sculture fatte di pietre in bilico che risultano spesso piuttosto fotogeniche, così oggi voglio riproporti un vecchio post al proposito.

Sono solo due sassi su uno scoglio ma, dato che sono (o forse solo appaiono) in un precario e temporaneo equilibrio, fanno pensare.
Inizio a riflettere, penso ai materiali evidentemente diversi che costituiscono le due pietre. Quella più chiara è striata ed irregolare, quella scura più rotondeggiante e liscia. Un richiamo immediato a Yin e Yang, maschio e femmina, brutto e bello, forza e debolezza, amore ed odio…
Poi è la posizione che cattura il mio interesse: perché il sasso chiaro è più in alto e quello scuro più in basso? Un simbolismo a sfondo razziale? Il bene che sovrasta il male? Oppure è il caso, la forma della roccia sotto, che magari permetteva solo questa posizione reciproca e non l’inverso.
Fatalità, conseguenze, rapporti causa effetto. Caos.
Due pietre in equilibrio precario. Se la scura rotola via la bianca può forse resistere lì, indisturbata. Se cade la più chiara, la scura è molto probabile che venga travolta, il suo destino è legato a quello del sasso poco sopra. Non è libera. Una situazione ingiusta.
Le due pietre riflettono in modo differente calore e luce. Inviano segnali diversi agli occhi dell’osservatore ma entrambe, a modo loro, mettono in qualche difficoltà il sensore della mia macchina fotografica. Con il sole estivo i chiari della pietra più in alto si avvicinano pericolosamente ai limiti gestibili dalla fotocamera, mentre le ombre del sasso più in basso scivolano comunque nella perdita di dettaglio.
Sono solo due sassi in bilico su uno scoglio.
Ed io forse mi sto cuocendo il cervello sotto un forte sole d’estate.

😀

p.s. Aggiungo una cosa che al tempo del posto originale non avevo del tutto focalizzato. Molto spesso questa semplice e ludica forma d’arte provoca, in alcune persone, un irrefrenabile istinto distruttivo. E’ curioso vedere come, appena ci si allontana dopo aver realizzato qualcosa del genere, qualcuno non resista a buttar giù tutto. E’ vero che si tratta certo di un’opera temporanea, senza valore e sicuramente caduca, ma tutto ciò svela un lato dell’essere umano che lascia perplessi.

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Big Fucking RocketC’è chi si crogiola nel suo recinto rufolando tra nostalgia del passato o lamentele sul presente e chi invece sogna proiettato nel futuro.
Probabilmente è proprio la propensione a pensare in grande ed a guardare molto avanti che ha portato Yusaku Maezawa ad essere uno degli uomini più ricchi del mondo.
Maezawa è il fondatore di Zozotown, il più importante fashion shop online del Giappone. Ha fatto fortuna vedendo in largo anticipo le enormi possibilità che il business online gli proponeva ed ora guarda ancora più avanti, ha infatti firmato un cospicuo assegno milionario per prenotare tutti i posti sulla prima missione spaziale privata intorno alla Luna, lo SpaceX BFR di Elon Musk.
Il BFR (acronimo di “Big Fucking Rocket”) è un progetto grandioso che si propone di effettuare nel 2023 un percorso andata e ritorno Terra-Luna con passaggio orbitale intorno al satellite esattamente come avvenne per alcune missioni Apollo, solo che Musk ha impostato la cosa come un viaggio turistico spaziale.
Yusaku Maezawa ha deciso di trasformare questa occasione nella realizzazione del suo sogno ma non si è limitato a sognare normalmente, vuole cogliere l’occasione di essere il primo mecenate spaziale e progetta di portare con sé un piccolo gruppo di “menti creative” di vario genere per consentir loro di fare un’esperienza straordinaria e riversarne poi i frutti sull’umanità.
In questo gruppo di artisti, insieme ad un pittore, un regista, un musicista, è previsto anche un fotografo; un’occasione strepitosa e potenzialmente aperta a tutti perché Maezawa ha avviato una sorta di selezione attraverso il suo progetto Dearmoon.
Io mi sono già proposto… non si sa mai.
🙂
Dearmoon Project
Dearmoon Flightplan

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Helmut by JuneIl mio debole per il grande Helmut non è una novità ed oggi voglio riproporti una chicca. Helmut by June è un documentario realizzato nel 1995 da Alice Springs, al secolo June Newton: moglie, musa, artista e collaboratrice del grande fotografo. Originariamente pubblicato per il circuito dei cinema d’essai, “Helmut by June” è ora disponibile gratuitamente, e racconta la vita del fotografo attraverso immagini e filmati girati durante il lavoro di colui che con i suoi scatti iconici ha influenzato i canoni estetici di un’epoca.
Se avrai voglia di vederlo troverai, tra le tante magnifiche e sensuali modelle in posa per Helmut, alcune vere star: da Claudia Shiffer a Cindy Crawford ma anche l’attrice Sigourney Weaver.
Ma il vero protagonista è lui, con la sua creatività e la grande capacità di entrare in sintonia con le persone. Un artista splendidamente dipinto da una persona a lui vicina, intima ma anche professionale come sapeva essere Alice, del resto anche lei notevole fotografa.
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Sikorsky by Andreas Feininger

Sikorsky – @ 1949, Andreas Feininger

Era il febbraio del 1949, in una fredda sera in Maryland il fotografo Andreas Feininger piazzò il suo treppiede nei pressi di una base militare e realizzò alcuni scatti a lunga esposizione di elicotteri in decollo ed atterraggio.
Ne vennero fuori immagini affascinati non solo per la tecnica scelta ma anche perché rappresentavano, e rappresentano tutt’ora, uno dei primi esercizi artistici su una macchina che a quel tempo era una spettacolare novità. Già perché il primo elicottero moderno, quello per intendersi caratterizzato dal piccolo rotore in coda che ancora oggi vediamo volare, era decollato solo nove anni prima, nel 1940.
Feininger scattò le sue foto per conto della rivista Life e con questo lavoro contraddisse se stesso dato che una delle sue più famose affermazioni recita: “l’esperienza insegna che più affascinate è il soggetto, meno attento è il fotografo

🙂

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