Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘arte’

Ad Reinhardt

Ad Reinhardt appende le sue tele ad asciugare. New York, 1966. © Copyright John Loengard/The LIFE Picture Collection


Cos’è il nero? Una mancanza di colore o piuttosto un colore vero e proprio, con le sue varie tonalità. Oppure nero è “solo” assenza di luce?
Non è una questione banale: di nero, nulla, buio, vuoto, assenza e simili amenità si sono occupati illustri pensatori ed artisti fin dall’antichità, studiando teorizzando e scrivendo, lasciandoci comunque con un concetto che rimane difficilmente maneggiabile anche oggi.
Per chi fotografa, il nero può essere il miglior alleato o anche il peggior nemico, specie per chi scatta in digitale. Di certo il “nulla” può diventare, in qualche caso, anche una fonte di ispirazione.
Negli anni ’60 del secolo scorso, il pittore statunitense Ad Reinhardt realizzò alcune opere minimaliste che a prima vista sembrano quadri perfettamente neri. Guardandoli con calma però, ci si accorge che quel nero non è uniforme: leggere sfumature di tonalità tendenti al viola o al grigio vanno a creare forme geometriche che sembrano emergere mentre si osserva l’opera. L’iniziale impressione di “tutto nero” scompare durante la visione attenta del quadro, trasformandosi in un’esperienza di fruizione artistica molto particolare.
Non sono mai riuscito a vedere dal vivo una delle opere di Ad Reinhardt ma credo che potrebbe essere davvero interessante provare a seguire questa idea del nero su nero, per sperimentare un analogo tipo di espressività anche in fotografia.

Annunci

Read Full Post »

Polaroid 440 Land Camera -X Ray

Polaroid 440 Land Camera – Copyright Kent Krugh

Se la fotografia di una fotocamera è una sorta di cortocircuito (lo strumento che ritrae se stesso), l’idea di Kent Krugh è una sorta di ulteriore passaggio: è la fotocamera che guarda dentro se stessa.
Con il suo progetto Speciation, questo artista specializzato in processi alternativi ed in particolare nell’uso di raggi X, ci porta a vedere alcune fotocamere con un occhio decisamente diverso dal solito.
Sono “ritratti” di alcune macchine appartenenti ad epoche diverse, si va da una vecchia Kodak No 3 Folding Brownie (1905-1915) ad una ben più recente Nikon D300, viste con l’occhio della tecnica radiografica.
E’ un esperimento interessante, che fa ragionare sull’evoluzione attraversata da questo meraviglioso strumento che, nonostante il passare del tempo, è rimasto notevolmente simile a se stesso.
Sono cambiati i materiali, le scelte tecniche, i tanti dettagli, ma una macchina fotografica è una macchina fotografica, cioè un aggeggio che permette di realizzare un’immagine catturando la luce.
Bravo Kent, bel lavoro. Per chi fosse interessato a vedere gli altri “pezzi” ecco il link al sito dell’artista.

Read Full Post »

Downhill riders

Downhill riders – © Copyright 2009 Pega

Nella cultura orientale c’è un concetto che mi ha sempre affascinato: i Giapponesi lo chiamano “Yohaku-no-bi”. È la “bellezza di ciò che manca” , il gusto di esprimere il bello attraverso il togliere o il nascondere.
A differenza di altre arti, della musica per esempio, dove per togliere si può solo far ricorso al “non mettere”, in fotografia si ha la possibilità di esplorare questo filone creativo in due modi.
Il primo è quello di cui parlavo nel post “l’arte del levare” di qualche tempo fa, il secondo è invece quello di creare uno spazio negativo nelle nostre immagini.
Lo spazio negativo può essere ciò che circonda il nostro soggetto e lo esalta, crea drammaticità ed intensità nell’immagine, oppure può essere il soggetto stesso della nostra fotografia.
La prossima volta che sei a fotografare prova sperimentare questo concetto, lascia che lo spazio negativo faccia parte di qualche tua immagine.

Read Full Post »

Linea di galleggiamento

Linea di galleggiamento – © Copyright 2011, Martino Meli

A proposito dei rischi che a volte si corrono per fare una fotografia, tempo fa presi in prestito un’immagine realizzata dall’amico Lorenzo Mugna.
Lo scatto pericolosoNella foto è ritratto il mitico Martino Meli (aka M|art) mentre si sporge dal pulpito di un’imbarcazione a vela. È alla ricerca di una bella inquadratura e la sua preziosa biottica Rollei è puntata verso il basso alla ricerca dell’onda di prua. Una piccola incertezza, un sobbalzo o un movimento sbagliato e sarebbe stato il disastro.
La scena si svolse durante il memorabile Sailing Sharing Workshop del maggio 2011. Dato che si trattava di un’immagine di backstage, Mi fu chiesto di mostrare il risultato finale del rischio corsi dal fotografo. Ecco: è “Linea di galleggiamento” la foto ottenuta da Martino, visibile qui sopra ma anche a piena risoluzione sul suo album Flickr, dov’è perfettamente accompagnata dalla magnifica citazione che ho rubato per il titolo di questo post.
.
P.s.
Una breve nota per chi non conosce i dettagli del linguaggio marinaro.
Vengono chiamate opera viva ed opera morta le due porzioni dello scafo di un’imbarcazione poste rispettivamente sotto e sopra la linea di galleggiamento. In altre parole l’opera viva è la parte immersa dello scafo mentre l’opera morta è quella asciutta e visibile, anche nella foto.

Read Full Post »

untitled cowboy

Untitled (Cowboy) – Copyright 1989, Richard Prince

Qual è il confine tra ispirazione e scopiazzatura?
Pablo Picasso era solito dire: “un bravo artista copia, un grande artista ruba”.
Nel 1989 il fotografo Richard Prince divenne celebre con la sua opera “Untitled (Cowboy)” realizzata rielaborando un’immagine pubblicitaria: un caso emblematico di appropriazionismo artistico.
La discussione sull’appropriazione nell’arte ha una lunga storia, con esempi ed aneddoti che affondano nel lontano passato, ma solo con l’arrivo della fotografia la questione ha assunto una vera attenzione formale. La fotografia infatti permette con facilità, una quantità ed una qualità riproduttiva che nessuna tecnologia aveva mai offerto prima.
L’immagine di Prince è una copia (la fotografia) di una copia (la pubblicità) di un mito (il cowboy) ed il cowboy è esso stesso una copia idealizzata. Una spirale comunicativa piuttosto interessante.
Tutti gli artisti sperimentano l’appropriazione, in particolare mentre si formano osservano, copiano, imitano e prendono in prestito idee e stili del passato. Secondo la biografia del Vasari pare che la prima scultura di Michelangelo sia stata una testa di fauno spudoratamente copiata da un pezzo greco-romano della collezione dei Medici.
Tra i più importanti interpreti dell’appropriazione in senso moderno c’è Marcel Duchamp, l’artista che sconvolse la scena artistica mondiale con il suo “Fontana”: un orinatoio capovolto. Con Duchamp l’appropriazione divenne vero e proprio gesto artistico fatto di scelta e ricontestualizzazione.
E adesso rimettiamoci tranquilli a scopiazzare e rielaborare… in tutta tranquillità.
🙂

 

Read Full Post »

Harvey Keitel

Nel film Smoke, una pellicola che forse ha presente chi apprezza il cinema indipendente anni novanta, c’è Auggie il protagonista interpretato da Harvey Keitel, cha una curiosa passione: ogni mattina alle otto precise esce dalla sua tabaccheria, piazza la macchina sul treppiede e fotografa sempre lo stesso scorcio di Brooklyn.
Auggie esegue questa semplice operazione con costanza per anni, estate o inverno, con la pioggia o il sole, conservando e catalogando le foto in album che conserva. Raccolte di scatti apparentemente banali ma che con il tempo divengono una sorta di opera d’arte.

Rivedendo quelle scene ho pensato a quanto valore possano avere la costanza e la perseveranza in fotografia.
Un singolo scatto realizzato sul marciapiede di un incrocio di una grande città può non avere un gran senso se preso da solo ma un lavoro come quello descritto nel film Smoke assume un valore.
È il valore dell’impegno e della passione che il fotografo può iniettare in quella che a prima vista potrebbe sembrare una sequenza di scatti simili. È l’ingrediente della sua quotidiana presenza fisica ma anche quella seppur piccola, appena palpabile, dose di interazione con l’ambiente e le persone immortalate.

È il valore di ciò che gli anglosassoni chiamano commitment e che non di rado caratterizza la produzione di molti artisti.

Read Full Post »

Jack London by Arnold GentheNel 1906 l’allora giovane ed ambizioso Jack London si recò a San Francisco nello studio del rinomato fotografo Arnold Genthe, con la precisa idea di farsi ritrarre da un artista affermato.
Una volta entrato e presentatosi, London si prodigò in una serie di complimenti del tipo: “Sei un bravo fotografo Arnold, un maestro, chissà che splendida macchina fotografica hai qui, la posso vedere? Deve essere una delle migliori disponibili visto che riesci a fare foto così belle…”.
Genthe non sembrò dare peso alle parole dello scrittore, lo fece accomodare nello studio ed utilizzando una delle sue normali fotocamere, realizzò alcuni ritratti, tra cui quello sopra, destinato a diventare una delle immagini più famose di Jack London.
Finita la sessione fotografica Genthe non seppe però trattenersi e salutando il giovane gli disse: “Ho letto i tuoi libri Jack, penso siano delle gran belle opere d’arte. Devi proprio avere una fantastica macchina da scrivere!”
🙂

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: