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Posts Tagged ‘creatività’

Edward Weston, forse uno dei più importanti ed influenti fotografi della storia: non credo ci sia bisogno di presentarlo. Le informazioni su di lui sono tante, i libri, le mostre e le gallerie, i tanti siti web che ne parlano. Eppure curiosando si trova sempre qualcosa in più, ad esempio questo video del 1948 in cui lo si può osservare mentre sviluppa e stampa uno sei suoi scatti, mostrando l’intero processo.
Ti invito a gustarlo con calma, assaporandone i momenti più creativi, come ad esempio la fase in cui muove la piccola paletta per il mascheramento, tecnica ormai dimenticata ma che rappresenta la versione in camera oscura degli attuali strumenti tipo “dodge and burn” di Photoshop… 🙂
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Brendan Barry è uno che fa le cose in grande. Già noto per la sua attitudine a trasformare in macchina fotografica qualunque cosa gli capiti per le mani, in particolare per il suo “furgone-fotocamera”, adesso ha superato se stesso e creato qualcosa di ancor meno maneggevole: un container-fotocamera.
Definita dallo stesso Brendan come “la più grande, lenta e meno pratica Polaroid del mondo”, bisogna ammettere che si tratta di una realizzazione senza dubbio affascinante. Alimentata ad energia solare permette l’ingresso nella sua camera oscura anche a più persone, tanto da rappresentare il luogo stesso in cui non solo la foto viene realizzata tramite esposizione, processo di sviluppo e stampa ma successivamente anche mostrata in una vera e propria galleria all’interno del container.
Mitico Brendan!
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OmniQuando si tratta di prodotti che portano il fotografo in direzioni un po’ diverse dal solito, Lensbaby è sempre in prima linea. Ricordo di aver rischiato più volte di acquistare il loro “Composer”, una sorta di lente tilt-shift creativa che consente di sbizzarrirsi con gli spostamenti di piano focale e gestire in modo preciso quello di cui parlavo in questo post.
Raggiunto adesso dalla pubblicità di un nuovo prodotto denominato “Omni”, un sistema di filtri creativi, ne ho ammirato l’idea e pensato che, in effetti, si tratta di un terreno su cui chiunque può sperimentare senza limiti ed anche senza spendere granché.
Si tratta infatti di posizionare nel campo di inquadratura alcuni oggetti trasparenti o semitrasparenti, in pratica pezzi di vetro o plexiglass, trovando posizioni ed angoli che vadano a creare effetti particolari nell’immagine finale.
E’ uno spazio di sperimentazione in cui ti invito ad entrare: prendi la tua fotocamera, trova un soggetto interessante e poi, gioca con un piccolo pezzo di vetro provando a tenerlo molto vicino all’ottica, cercando riflessi, giochi di luce ed amenità varie.
Semplice ed economico, ma serve il prezioso contributo della tua creatività.
Buon divertimento!

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Scanner portrait by Maitha Demithan

Un attimo prima di aggiungere un mio vecchio scanner A4 ai rifiuti RAEE da portare in discarica, ho pensato bene di cercare in rete qualche idea creativa che mi convincesse a tenerlo. Mi sono così, quasi per caso, imbattuto in un’artista di Dubai che con questo strumento realizza ritratti fotografici particolarissimi.
Maitha Demithan è una “scannografa” (si potrà dire così?) che vive a Dubai ed usa dei normali scanner flatbed A4 per immortalare i suoi soggetti, ottenendo risultati molto originali.
La tecnica prevede di eseguire un adeguato numero di scansioni, coprendo le varie parti del soggetto, mettendole sostanzialmente in contatto con la superficie dello scanner, per poi montare il tutto in una singola immagine globale.
I ritratti realizzati da Maitha sono composti da decine, a volte centinaia, di esposizioni ed il risultato è un’immagine dalla personalità molto spiccata, affascinante, ma forse anche vagamente inquietante.
Quali sono gli aspetti particolari di queste opere? Innanzitutto la modalità di ritratto (o sarebbe meglio scansione?), che prevede la scelta di una posizione che deve consentire il processo di scansione ma che, di conseguenza, tende ad apparire poco naturale. A questo si sommano la necessità di far mantenere chiusi gli occhi per evitare l’intensa luce della lampada dello scanner, ed anche l’effetto di ridottissima profondità luminosa che è insita nell’acquisizione di immagini tramite scansione.
Tutto ciò risulta in un ritratto in cui il soggetto sembra affiorare e galleggiare esanime su uno sfondo buio profondo ed intenso, quasi irreale.
Che dire, io trovo comunque queste foto tremendamente affascinanti, quasi ipnotiche, e tu?
Puoi vederne altre ed approfondire la conoscenza di Maitha sul suo Instagram o sul suo sito web.

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Sax Lady

Sax Lady - © Copyright 2009 Pega


Oggi ti ripropongo un vecchio assignment, una vecchia gloria di una delle più solide tradizioni di questo blog: la “missione fotografica del fine settimana”.
L’idea è sempre la stessa, semplice semplice: avere in mente una sorta di incarico fotografico da svolgere ed andare in giro a realizzarlo. E’ un esercizio divertente che può fornire interessanti spunti creativi, magari anche da condividere con altre persone.
Il tema che ti voglio proporre, anzi riproporre è: il suono.
La fotografia in se stessa non contiene ovviamente suoni o rumori ma al nostro cervello piace ricostruire e così, proprio come succede quando la mente colora inconsciamente un’immagine in bianco e nero, accade che alcuni scatti quasi riescano a farci sentire dei suoni.
Sono sensazioni totalmente soggettive ed anche molto dipendenti da quanto si decide di soffermarsi e concentrarci nell’osservazione di una fotografia, insomma quanto si riesce a degustarla.
In questo weekend prova a cercare di fotografare il suono. Fanne il protagonista di qualche tuo scatto, cercando di renderlo evidente ed il più possibile vivo, quasi percepibile da chi osserverà l’immagine.
Poi, se vuoi, mostraci il tuo lavoro aggiungendo un commento con il link.
Condividere con gli altri lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Brick point of view by Daniele SalaOggi voglio presentarti Daniele Sala, un fotografo piemontese che qualche giorno fa mi ha contattato per parlarmi Brick point of view , il suo progetto fotografico con le miniature Lego.
La Lego photography può essere ormai considerata un vero e proprio genere, non sono pochi gli appassionati che si stanno cimentando in questa sorta di “ricostruzione della realtà basata su elementi più o meno standard”, e come sempre accade, è il tocco creativo personale che può fare la differenza.
Per Daniele e le sue miniature è la voglia di creare situazioni ironiche che caratterizza il progetto. Si tratta a volte di una realtà quotidiana che esiste, come nel caso del cuoco, il fruttivendolo o il fantastico imbianchino, ma in altri casi la scena può anche svilupparsi in un universo creativo di personaggi fantastici.
La cosa che mi ha colpito del lavoro di Daniele è la capacità di rendere espressive le faccine dei personaggi, facendo lavorare l’immaginazione e la proiezione dell’osservatore attraverso ambientazioni sapientemente create con materiali di recupero ed un discreto lavoro di bricolage.
A detta dell’autore, l’ispirazione nasce in modo casuale e può scaturire da una barzelletta, da una foto su un giornale, o anche parlando con i familiari; basta poco per “far accendere la lampadina” e dare il via alla fase creativa con la costruzione della “location e tutto ciò che serve per rendere lo scatto finale”.
Puoi approfondire la conoscenza dei lavori di Daniele sul suo profilo Instagram @brick_point_of_view dove si prefigge di ottenere visibilità, anche mirando ad una evoluzione che possa dargli sempre maggiore identità e renderlo riconoscibile nell’ormai non facile mondo della fotografia Lego.
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Brick point of view by Daniele Sala Brick point of view by Daniele Sala

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Swirling glacial rivers - Iceland - Copyright 2018 Albert Dros

Swirling glacial rivers, Iceland – Copyright 2018 Albert Dros

Guardare il mondo dall’alto porta ad osservare la realtà in modo diverso, è una sensazione che tutti proviamo quando ci capita di guardare un panorama dalla cima di una montagna o dal finestrino di un aereo.
L’allontanamento dalla superficie è un percorso non solo fisico e la fotografia non è che uno strumento per provare ad esprimere questa sensazione.
Ti invito ad esplorare questo concetto, non necessariamente andando in volo o a scalare una vetta ma anche solo voltando l’obiettivo verso il basso per osservare le piccole cose che si trovano ai tuoi piedi, quasi come fossero una realtà in cui tu sei un gigante che scopre un nuovo orizzonte fotografico.
Se poi vuoi vedere chi fa le cose in grande, ti invito a dare un’occhiata ad alcuni scatti di Albert Dros, un fotografo olandese che spesso usa la fotografia aerea come via per sperimentare una sorta di arte astratta.
I suo scatti dell’Islanda vista dall’alto sono una splendida espressione creativa, una raffigurazione pura che della natura che ad un osservatore distratto potrebbe apparire come intrigante arte astratta. Puoi trovare esempi come quello sopra visitando il suo sito web dove, tra i vari lavori, è possibile scovare alcuni dei suoi interessanti “astratti dal cielo”.

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