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Archive for the ‘Nature’ Category

Pupparazzi reality showNe sentivamo tutti una forte necessità ma adesso ci siamo… arriva il reality sulla fotografia di animali domestici. Si chiama PUPPARAZZI (sì proprio così) ed andrà in onda su Nat Geo Wild, il canale payTV di National Geographic che con questa mossa probabilmente non potrà che incrementare il regime di rotazione delle tombe dei grandi della fotografia naturalistica.
La protagonista è Kaylee Greer, fotografa professionista titolare di Dog Breath Photo, studio di Boston specializzato in pet photography, e le varie puntate racconteranno le sue “avventure” a giro per il pianeta a fotografare animaletti carini che dalle loro cucce in realtà dominano il mondo.
Chissà, magari riesco a vederne qualche puntata, o forse no. Per ora mi astengo da ogni commento e lascio a te la parola…

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Alce che nuotaQualche giorno fa una giovane alce americana ha avuto la sventurata idea di attraversare il Lago Champlain che si trova tra lo Stato di New York e la contea di Grand Isle nel Vermont.
La povera bestia, dopo la lunga ed estenuante nuotata, è approdata nei pressi di una pista ciclabile da cui hanno cominciato ad accorrere persone per fotografare l’animale, impaurendola e di fatto respingendola in acqua fino a sfinirla, provocandone  la morte per annegamento.
E’ una breve storia triste, di certo non una notizia da prima pagina ma comunque un esempio di quanto il nostro comportamento, anche quello pacifico di pura curiosità naturalistica, possa influire su ciò che ci circonda.
A volte l’ansia di fotografare, documentare, postare può involontariamente portare ad effetti nefasti, purtroppo non solo nell’universo animale…
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200000 stelleIn effetti stavolta si dovrebbe chiamare Weekend night assignment, dato che il soggetto è di difficile reperibilità durante il giorno; però ad un certo punto, quando il Sole va a nanna, c’è uno spettacolo che specie nelle sere estive è spesso lì pronto a farsi immortalare.
Sono affascinanti, fotogeniche e sopratutto infinite. Le stelle sono state una costante fonte di ispirazione nel corso di tutta la storia umana, perché quindi non farne il tema per la nostra tradizionale missione fotografica del fine settimana?
Puoi renderle protagoniste dello scatto o anche solo una componente, quel che conta è farne l’elemento portante, quell’ingrediente senza cui la foto non sarebbe compiuta.
In questo weekend prova a dedicare qualche scatto a questo soggetto così particolare, forse anche difficile, prova ad esporre nel pieno della notte, magari sfruttando effetti di riflesso o addirittura il loro lento movimento per uno “startrail”. Insomma prova a svolgere questo assignment realizzando qualche bella fotografia su questo tema.
Hai bisogno di qualche spunto di ispirazione: dai un’occhiata al video sotto, ma non lasciarti ipnotizzare e prova tranquillamente qualcosa di tuo.

Come ormai propongo sempre, inserisci poi qui sotto il link alla tua immagine. Condividere è fondamentale.
Ciao e buon fine settimana!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Più volte mi è capitato di toccare il tema del rischio.
La fotografia non è di per sè un’attività rischiosa ma ci sono circostanze in cui il fotografo può trovarsi ad affrontare situazioni pericolose e la valutazione del rischio è tra le capacità necessarie, specie quando si entra nell’ambito della sopravvivenza.
Il fotografo naturalista Maxim Deminov era appostato nei pressi di Capo Kozhevnikov, in Russia, quando un orso bianco si è diretto verso di lui.
Come tutti sanno, l’Orso Polare è considerato tra gli animali più pericolosi del pianeta ma Deminov non si è fatto prendere dal panico.
Non voglio anticiparti altro perché la scena è stata interamente ripresa dalla sua action cam.
Il mestiere del fotografo può essere pericoloso… molto pericoloso. Brrrrr…

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200000 stelleIl TESS è un nuovo satellite NASA lanciato con la precisa missione di cercare nuovi pianeti, il suo acronimo infatti sta per Transiting Exoplanet Survey Satellite.
Durante la sua prima orbita intorno alla Luna, effettuata il 17 Maggio, la sua attrezzatura è stata messa alla prova per una normale fase di test ed è stata scattata una prima strabiliante foto, quella che vedi sopra.
E’ l’immagine di un piccolo settore dell’universo, quello centrato sulla costellazione Centauro, in cui la stella più luminosa è Beta Centauri ben visibile in basso; uno scatto contenente oltre 200.000 stelle.
Per me è una fotografia di una bellezza straordinaria, un caso di arte inconsapevole frutto di impegno, lavoro e scienza.
Guardala bene, osservala come se fosse il frutto delle capacità creative di un grande maestro della fotografia. E’ l’emblema di un punto a cui l’umanità è arrivata grazie ad enormi sforzi spesso sottovalutati se non addirittura dimenticati. Un’immagine che vorrei stampare in alta qualità (cosa non facile) e che davvero meriterebbe di essere spesso a portata di sguardo.
Del resto da sempre le stelle hanno rappresentato il punto di riferimento per trovare, e mantenere, la giusta rotta.

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Linea di galleggiamento

Linea di galleggiamento – © Copyright 2011, Martino Meli

A proposito dei rischi che a volte si corrono per fare una fotografia, tempo fa presi in prestito un’immagine realizzata dall’amico Lorenzo Mugna.
Lo scatto pericolosoNella foto è ritratto il mitico Martino Meli (aka M|art) mentre si sporge dal pulpito di un’imbarcazione a vela. È alla ricerca di una bella inquadratura e la sua preziosa biottica Rollei è puntata verso il basso alla ricerca dell’onda di prua. Una piccola incertezza, un sobbalzo o un movimento sbagliato e sarebbe stato il disastro.
La scena si svolse durante il memorabile Sailing Sharing Workshop del maggio 2011. Dato che si trattava di un’immagine di backstage, Mi fu chiesto di mostrare il risultato finale del rischio corsi dal fotografo. Ecco: è “Linea di galleggiamento” la foto ottenuta da Martino, visibile qui sopra ma anche a piena risoluzione sul suo album Flickr, dov’è perfettamente accompagnata dalla magnifica citazione che ho rubato per il titolo di questo post.
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P.s.
Una breve nota per chi non conosce i dettagli del linguaggio marinaro.
Vengono chiamate opera viva ed opera morta le due porzioni dello scafo di un’imbarcazione poste rispettivamente sotto e sopra la linea di galleggiamento. In altre parole l’opera viva è la parte immersa dello scafo mentre l’opera morta è quella asciutta e visibile, anche nella foto.

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El CapitainEl Capitain è un enorme sperone di granito che si erge maestoso nel parco Nazionale Yosemite in California. Alto un migliaio di metri ha una parete pressoché verticale con una via chiamata “The Nose” che un tempo era ritenuta impossibile da scalare.
Ma nel 1958 due alpinisti americani riuscirono a raggiungere la vetta, ci misero dodici giorni e dopo un paio di anni la loro impresa fu superata da un team di quattro persone che impiegarono solo una settimana. Successivamente molti alpinisti si cimentarono nell’impresa finché nel 1975 l’ascesa fu completata in un singolo giorno.
Oggi El Capitain è una prova impegnativa che molti scalatori esperti decidono di affrontare, tipicamente un’avventura da tre o quattro giorni che prevede varie soste ed almeno un pernottamento in parete, ma l’anno scorso due tizi hanno battuto ogni record, scalandola in poco più di due ore. Sì hai letto bene.
Quello che ti propongo oggi è il favoloso video timelapse che documenta l’impresa di Brad Gobright e Jim Reynolds che hanno raggiunto la vetta di El Capitain in due ore diciannove minuti e quarantaquattro secondi. E’ un documento fantastico, non solo perché racconta un’impresa notevole, ma anche perché è realizzato in modo magnifico. La ripresa segue i due che, come due formichine sul muro, partono dalla base ed effettuano l’impegnativa ascesa superando di slancio molti altri arrampicatori, raggiungendo la vetta dopo una salita incredibile.
Tralasciando gli aspetti alpinistici e concentrandosi su quelli fotografici, converrai con me che si tratta di un lavoro di altissima qualità. L’autore Tristan Greszko, ha optato per inquadrare la scena da molto lontano, evidentemente con un’ottica lunga ma molto ben stabilizzata, il movimento che segue gli arrampicatori è fluido e preciso, tanto da rendere godibilissima una sequenza che in tempo reale forse non sarebbe altrettanto entusiasmante. Da sottolineare le bellissime immagini notturne, con le tracce del firmamento ma anche delle luci in parete che ci fanno rendere conto di quanto El Capitain sia frequentato…

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