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Archive for the ‘Nature’ Category

NASA jets
Giusto un paio di giorni fa abbiamo potuto ammirare un’affascinante eclissi lunare parziale nei cieli nostrani, ma il vero evento astronomico di questa estate è l’eclissi totale di Sole del prossimo 21 agosto che sarà visibile lungo la diagonale degli Stati Uniti.
Per questa occasione la NASA ha preparato una missione che coinvolge due WB57F. Si tratta di particolari jet da ricerca d’alta quota dotati di telescopi, che voleranno in formazione lungo una rotta di “inseguimento” dell’eclissi ad una velocità tale da “allungarne” la durata di ben sette minuti.
Le immagini ad alta risoluzione saranno catturate a 30 fotogrammi al secondo e ciò permetterà di produrre la più chiara e ricca serie di immagini della corona solare mai realizzata. Con l’occasione sarà prodotta anche la prima mappatura termica di Mercurio oltre ad un’indagine sull’ipotetico gruppo di asteriodi che si pensa orbitino tra il Sole e Mercurio, ma che finora non è stato possibile individuare con certezza. La loro effettiva scoperta potrebbe cambiare ciò che sappiamo sulla nascita del Sistema Solare.
Insomma, ancora una volta tutto sta nel “dove piazzi il treppiede”. Stavolta sarà fatto in modo innovativo anche se, a ben guardare, gli aerei coinvolti altro non sono che una rielaborazione del famoso U2, aereo spia del tempo della guerra fredda, del resto anch’esso un accurato fotografo volante…
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Pursuit

Pursuit by Mike OlbinskyBeh, io sono fissato con i time lapse ma ho anche una passione particolare per i fenomeni meteorologici, un interesse che va oltre la questione fotografica.
Per questo, quando mi trovo davanti qualcosa come Pursuit, rimango incantato, stacco tutto e non posso fare a meno di dedicarmi ad ammirare, poi condividere.
Questo fantastico video è frutto del lavoro di Mike Olbinski, fotografo di matrimoni ma sopratutto notevole realizzatore di time-lapse, insomma uno di quelli che vengono chiamati “storm chaser”, cioè i cacciatori di tornado. Mike, negli scorsi mesi, ha viaggiato per oltre 30.000Km attraverso 10 stati americani all’inseguimento di temporali e supercelle minacciose, scattando quasi centomila fotografie. Il risultato è un capolavoro.
Non si tratta di un’impresa facile, e nemmeno di un’attività molto sicura data la violenza di alcune di queste manifestazioni naturali.
Muoversi inseguendo fenomeni di questo tipo richiede notevoli capacità di interpretazione meteorologica ed a questo si somma l’importanza di un grande e completo controllo dello strumento fotografico.
Dopo averlo visto e rivisto parecchie volte, lo confesso, per me è un netto 10 e lode.
Grande Mike!

p.s. Guardatelo bello grande e con l’audio a palla 🙂

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Sortilegio

Sortilegio – © Copyright 2012, Pega

Può sembrare banale il tema che ti propongo per la missione fotografica di questo fine settimana, ma in realtà non è così. L’idea di muoversi all’interno di un giardino con la macchina fotografica, può portarci in mondi che neanche immaginiamo. I colori e le forme naturali di fiori e piante sono quanto di più ricco si possa desiderare per i nostri scatti.
Prova a guardare oltre e non fermarti a fotografare come se tu avessi di fronte solo natura morta, cerca piuttosto forme intriganti e sensuali, soggetti pareidolici o magari spingi la tua creatività verso esperimenti fotografici sfruttando il mosso o qualche altro espediente o trucco, tutto è lecito.
Insomma un weekend assignment incentrato sull’esercizio di un po’ di fantasia applicata ad un ambiente che potrebbe esserti familiare ma che devi provare a guardare con occhi diversi.
Com’è tradizione di questo blog, ti invito poi a condividere il risultato di questi “scatti a tema” mettendo in un commento a questo articolo il link alla tua foto.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Common toad (Bufo bufo). Bristol. March

Common toad (Bufo bufo), Bristol. March – © Copyright Sam Hobson

Ho sempre avuto un debole per i fotografi naturalisti, per quell’idea romantica, un po’ da National Geographic anni ’70, dell’avventuriero che si addentra con il suo zaino fotografico in ambienti selvaggi.
Eppure, per trovare flora e fauna degni di scatti bellissimi non è sempre necessario spingersi in continenti lontani. Quando ho visitato il sito di Sam Hobson ne ho avuta conferma.
Sam è un fotografo inglese specializzato in immagini naturalistiche urbane, una vera e propria disciplina che chiunque può praticare senza muoversi dalla propria città. Nei suoi scatti appaiono falchi e gabbiani ma anche volpi, rane e piccioni, tutti immortalati a regola d’arte, proprio come nei documentari da luoghi esotici delle più note riviste.
E’ un tipo di fotografia che richiede pazienza e dedizione; Sam frequenta i suoi “spot” divenendone parte, gli animali pian piano si abituano a lui e non lo considerano più un potenziale pericolo. E’ così che riesce a scattare foto fantastiche a volpi ed uccelli rapaci, animali a volte difficili da avvicinare ma che, grazie a questo approccio, imparano a riconoscerlo e non temerlo. Proprio come succede con i fotografi naturalisti nel Serengeti…
Puoi trovare i suoi notevoli scatti su www.samhobson.co.uk
Adesso scusa ma devo andare, ho visto passare una tigre giù nel vialetto e non voglio perdermela… Chissà se torno 😀
 

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Nella mia personale “Hall of Fame” dei grandi fotografi ce n’è uno che ammiro per la capacità di trasmettere sensazioni contrastanti che fa affiorare un senso di inquietudine e di ineluttabilità. Si tratta di Wynn Bullock.
E’ un nome che non ha bisogno di tante presentazioni, un maestro della fotografia degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, tra l’altro grande amico del mitico Edward Weston.
C’è una questione su cui mi trovo sempre a riflettere quando vedo uno scatto di Bullock, ed è la relatività del linguaggio simbolico ed alla sua dipendenza dalla cultura del luogo ma soprattutto del tempo in cui l’opera è realizzata.
Da sempre esistono simboli nelle opere artistiche, sono elementi tipici del periodo, immediatamente riconoscibili ed interpretabili dall’osservatore, a patto che questi li sappia cogliere. Ma ciò è garantito solo se chi guarda la foto appartiene alla stessa sfera culturale dell’autore e magari ne è contemporaneo.
Se l’osservatore è distante nel tempo, questi simboli possono perdere di significato, in qualche caso possono dare un messaggio diverso, anche di molto.
C’è una foto di Bullock che, nonostante sia relativamente recente, esprime fortemente questo divario simbolico ed è “Child in the forest” del 1951.

WynnBullock_child

Child in the forest – © Copyright 1951 Wynn Bullock

La foto ritrae una bambina (che poi era la figlioletta di Bullock) nuda distesa su un manto di foglie in una sorta di piccola radura nella  foresta. La luce è molto particolare e la resa del bianco e nero ne fa uno scatto che lascia il segno.
Non nascondo che la prima volta che ho visto questa foto ho subito pensato alla terribile scena di un crimine. So di condividere questa sensazione con molte persone, ma quel che è certo è che Bullock non voleva dare questo tipo di messaggio.
Negli anni ’50 questa foto non trasmetteva questo senso di inquietudine profonda, legata ad alcune terribili involuzioni che la nostra società ha avuto negli ultimi decenni.
Bullock scattava questo tipo di foto nel bosco subito dietro alla sua casa in California ed in questa come in altre opere, dove magari insieme alla bambina è presente anche la madre, l’idea era di una ricerca di uno stile metafisico volto a creare immagini che portassero l’osservatore in una dimensione quasi spirituale. Voleva essere uno stimolo alla riflessione, alla meditazione sul senso della vita, dell’amore e della morte. Una ricerca che portò a Bullock l’ammirazione ed il rispetto di colleghi artisti e critica.

Questo fenomeno del cambiamento di sensazioni che si traggono da un’immagine è una questione piuttosto complicata e difficile da sviscerare in un post, ma rimane il fatto che in soli cinquanta anni i simboli usati da Wynn Bullock hanno cambiato completamente significato. Oggi trasmettono all’osservatore tutto un altro messaggio, in un modo che appare quasi inequivocabile.
Che dire: chissà cosa vedranno i nostri posteri tra cinquanta o cento anni in alcune delle nostre foto…

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Underwater Oceanographer By BoutanFotografare è bello, a volte difficile; sott’acqua lo è un po’ di più (sia bello che difficile).
Quella che vedi qui a fianco è considerata la prima foto subacquea e fu realizzata tra il 1893 ed il 1899 da un pioniere dell’esplorazione sottomarina: il francese Louis Boutan.
Nel 1893 Boutan realizzò, con l’aiuto del fratello, la sua prima fotocamera subacquea, uno strumento che, sebbene artigianale ed ingombrante, presentava caratteristiche molto evolute per il tempo, tra cui il diaframma regolabile.
Ma la vera sfida sott’acqua era la luce; lo sa bene chi ancora oggi si diletta con questa disciplina.
Flash subacqueo di BoutanNonostante le oggettive difficoltà tecniche e di sopravvivenza, in un ambiente in cui l’uomo si era appena affacciato, Boutan mise a punto vari dispositivi per illuminare bene i suoi soggetti ed evitare tempi di posa troppo prolungati. Ingegnandosi per riuscire a portare e far funzionare sott’acqua le varie attrezzature da lui costruite, sperimentò flash che bruciavano alcool in bulbi contenenti ossigeno puro e molti altri congegni da lui ideati, entrando di diritto nella storia.
Insomma Boutan fu davvero un grande, e forse l’unico vero fotografo subacqueo dei suoi tempi.

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Il sottotitolo di questo blog non è messo a caso, oggi infatti ti propongo qualcosa che appartiene forse più alla chimica che alla fotografia e ricorda quei folli esperimenti da scienziati pazzi che non credo di essere il solo ad aver imbastito nel periodo adolescenziale.
Si tratta di un ipnotico time lapse macro in cui si vede la combustione di alcuni elementi, più precisamente: carbonio, sodio, fosforo, magnesio e zolfo.
Fa parte della fantastica serie “Beauty of Science” relizzata da Yan Laing; se ne sconsiglia l’emulazione…
Buona visione 🙂
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