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Posts Tagged ‘analogica’

Santa Veronica
Rieccoci con un po’ di sana vecchia tradizione popolare, quella che prevede di dare il giusto spazio a Santa Veronica, la protettrice dei fotografi 🙂
Veronica fu la donna che, secondo la tradizione cristiana, asciugò il volto di Cristo con un panno di lino su cui rimase impresso un ritratto.
A parte la chiara denotazione analogica del procedimento di generazione dell’immagine, che delinea la figura come prevalentemente orientata ad aiutare chi fotografa a pellicola, è interessante notare che però Santa Veronica è anche considerata la patrona degli informatici, cosa che di conseguenza la rende protettrice anche dei fotografi digitali.
Curioso anche che sia nota per essere patrona della Francia, nazione in cui la fotografia è stata inventata.
Le coincidenze finiscono qui. Il fatto che sia anche considerata protettrice delle lavandaie, forse con la fotografia proprio non c’entra nulla.
🙂 🙂 🙂
P.s. In giro per il mondo si possono trovare inaspettate raffigurazioni di Santa Veronica, come ad esempio questa in un vicolo a New York, in cui appare mostrando l’effige dei temibili e perfidi Decepticons 🙂
S. Veronica deceptions

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Polaroid candeggina

© Copyright 2013, Pega+M|art

Ogni tanto torno a rivedere questa immagine, mi sembra la copertina dell’album di un gruppo musicale un po’ underground: toni vintage, la cantante in primo piano ed il resto della band a completare il gruppo. Ed invece è la versione “chimicamente manipolata” di una foto che feci con la mia zietta Polaroid a strappo in occasione di un’uscita “film gang” a Firenze, insieme ad amici appassionati di fotografia analogica.
Dopo lo scatto, estrassi la busta dalla macchina e, dopo aver atteso i classici due minuti necessari a questo tipo di pellicola per lo sviluppo istantaneo, separai la stampa finale dal resto dell’incartamento. Invece di buttare questo’ultimo elemento tipico delle pellicole a strappo che di solito è considerato di scarto, lo consegnai al mitico Martino insieme ad alcune indicazioni su come divertirsi a manipolarlo. Sì, perché la parte restante della busta Fuji FP-100 è solo apparentemente da buttare e ci si può divertire a trattarla con candeggina per estrarne il negativo.
Martino si dette da fare e, con maestria, “lavorò” con varechina e pennello su alcuni miei negativi prodotti nella serata, pubblicandoli poi sul suo album Flickr nel set Eau de Javel, dove puoi trovarli. Tra questi anche uno scatto simile a quello sopra ma con i “membri della band” del tutto mossi.
Grande Martino.

Per chi fosse interessato ad approfondire il processo di “liberazione” del negativo, rimando ad un mio vecchio post sull’argomento, in cui c’è anche un link ad un video tutorial.

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JuhoJuho è un giovane Finlandese con la passione per le macchine fotografiche a rullino. Fin da giovanissimo si interessava di pellicole ed è finito per trasformare tutto ciò in un lavoro a tempo pieno. Da quindici anni gestisce il suo business Cameraventures tutto incentrato sulla fotografia analogica, commerciando reflex, obiettivi ed accessori, ma anche proponendo servizi e consulenza.
Un dubbio però lo attanaglia: il mondo della pellicola sopravviverà davvero? O la fase di rinascita analogica che stiamo osservando è solo una bolla social, un breve riflusso prima della fine?
Per cercare di dare una risposta alle sue domande, che nel suo caso hanno anche un riflesso diretto sul futuro della sua famiglia, Juho ha deciso di darsi da fare. In circa nove mesi ha intervistato più di trecento persone, tra cui CEOs di importanti aziende nel campo fotografico, fotografi più o meno coinvolti nel mondo dell’analogico, ma anche persone comuni, il tutto alla ricerca di risposte circa il futuro della fotografia su pellicola tra 15 anni, cioè al momento in cui suo figlio avrà l’età in cui lui stesso ha iniziato ad appassionarsi a tutto questo.
I vecchi imperi dell’industria fotografica del passato sono crollati ma nel frattempo molte nuove idee sono germogliate. Piccole iniziative di appassionati, progetti Kickstarter e comunità Internet dedicate all’analogico hanno dato nuova energia al settore, convincendo giganti in crisi come Kodak a rimettere in produzione pellicole ormai dimenticate.
I problemi che il movimento neo analogico ha davanti sono molti: dall’obsolescenza dei laboratori di sviluppo, ai costi della produzione dei materiali. Non è facile determinare quale sarà il futuro dell’analogico, ma Juho conclude il suo esperimento con uno stile concreto tipico dei nordici. Bisogna innanzitutto salvare le fotocamere. Sono questi gli oggetti chiave che trascineranno la sopravvivenza del mondo analogico.
Caro Juho, io sono d’accordo con te. Credo che sarebbe un gran peccato lasciarsi sfuggire la fotografia analogica e permettere che scivoli nell’oblio, così ho cercato di fare la mia piccola parte, conservando con cura le mie vecchie macchinette, confidando che potranno continuare ad essere usate, in un modo o nell’altro, ancora per generazioni.
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p.s. In questa pagina l’articolo completo sull’iniziativa di Juho

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Lab Box by Ars ImagoCe l’hanno fatta i ragazzi di Ars-imago, intraprendenti appassionati che nel loro negozio a Roma hanno ideato Lab-Box: primo microlaboratorio di sviluppo fotografico portatile, utilizzabile senza bisogno di chiudersi in una camera oscura.
Ebbene, il loro progetto è stato totalmente finanziato su Kickstarter e diviene quindi realtà produttiva.
Te ne avevo già parlato qualche tempo fa in un post, raccontando di aver dato il mio piccolo contributo di microfinanziatore pre-acquistando uno degli esemplari di prima serie del prodotto. In effetti la campagna di crowfunding su Kickstarter è stata un successone e Lab-Box ha incassato oltre 650.000€, superando quindi il traguardo del mezzo milione di euro che serviva come base minima per dare reale avvio alla produzione.
I fondi in eccesso sono stati già impiegati per alcune migliorie già comunicate ai sottoscrittori e riguardano un termometro per controllare la corretta temperatura del processo di sviluppo oltre ad un comodo imbuto per gestire meglio il flusso di risciacquo finale.
Con Lab-Box, che poi altro non è che una scatola intelligentemente progettata per sviluppare sia rullini 35mm che 120mm, si possono usare vari tipi di processo tra cui la normale sequenza di reagenti, ma anche metodi più particolari come il bagno unico (Monobath), oppure sistemi più esotici come il Caffenol. Ma la novità è il poter effettuare tutta la lavorazione anche in piena luce, quindi praticamente ovunque.
I negativi sviluppati si potranno poi scansionare o stampare alla vecchia maniera, come sanno bene i crescenti appassionati di una fotografia analogica che sembra proprio attraversare una nuova giovinezza.
Bene, in trepidante attesa dell’arrivo del mio esemplare di Lab-Box, stimato per il prossimo settembre, ho iniziato a rispolverare le mie fidate fotocamere analogiche (tra cui la sempre cara “Condorina“) e a far scorta di pellicole.
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Lab-Box by ars-imagoChi l’avrebbe mai detto che un giorno il sogno avrebbe potuto avverarsi e permettere a chiunque di divertirsi con la pellicola in un modo così semplice. Grazie all’iniziativa di ars-imago, ragazzi italiani appassionati di fotografia analogica con tanto di negozio fisico a Roma, la pellicola potrebbe vedere davvero una nuova giovinezza e non rimanere un pur promettente settore di nicchia.
La loro idea è la Lab-Box, un progetto su Kickstarter che propone la possibilità di sviluppare autonomamente i rullini senza bisogno di chiudersi in una vera camera oscura.
Come funziona? Semplice: la Lab-Box è una scatola progettata per accogliere la pellicola esposta e processarla con il metodo di sviluppo che si vuole. E’ possibile sviluppare rullini 35mm o 120 usando la normale sequenza di reagenti, oppure un processo a bagno unico (Monobath), o anche sistemi più esotici come il Caffenol.
Tutta la lavorazione avviene nel contenitore a tenuta stagna e luce, che diviene quindi una vera e propria microcamera oscura portatile che può essere usata ovunque. Il risultato è un negativo normalmente sviluppato e pronto per essere scansionato o stampato alla vecchia maniera.
Non è una cosa fantastica?
Beh, per me sì! Ho infatti appena sottoscritto la mia quota per avere una delle prime Lab-Box che, se la campagna Kickstarter si completerà con successo, arriveranno verso settembre.

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 Giant Air Force Camera Kodak K-24 US Air Force Camera with Aero-Ektar f2.5, 178 mm, 5x5 lens
Oggi abbiamo fantastiche fotocamere ad altissima risoluzione sempre in tasca, oggetti in grado di scattare immagini di gran qualità e metterle subito a disposizione del mondo. È tecnologia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata roba da fantascienza.
E basta guardare la foto sopra per rendersi ancor più conto degli enormi passi da gigante fatti. Nell’immagine puoi vedere un robusto ragazzone che sostiene ciò che un tempo era considerato un gioiello di tecnologia militare di livello assoluto: una Kodak K-24, apparecchio che l’Air Force americana usava per realizzare immagini aerofotografiche da alte quote. La macchina era dotata di un obiettivo Aero-Ektar da 178mm con apertura F/2.5 e consentiva rilevazioni tattiche utili ai bombardamenti.
Sicuramente era un oggetto in grado di realizzare immagini dettagliatissime, forse di gran qualità anche per gli standard attuali, ma sarei pronto a scommettere che l’aviere immortalato (o forse anche l’intera Air Force) avrebbe fatto volentieri il cambio con molte delle fotocamere acquistabili oggi, magari anche con qualche odierna leggera compattina di alta gamma…
🙂

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Film negativoUno dei problemi che si presentano a chi si appassiona alla fotografia analogica è quello della scansione del negativo. Sia che i processi di sviluppo (e stampa) siano fatti da un laboratorio o li si tenti con “il fai da te” a casa propria, arriva comunque un momento in cui si giunge alla consapevolezza di voler acquisire digitalmente i negativi.
Scansionare il negativo è infatti importante, sia per garantire la conservazione di una “copia di sicurezza” della foto, che per affrontarne fasi di postproduzione o stampa digitale.
Chi ci ha già provato sa bene di cosa parlo: il piacere di avere su schermo un’immagine generata da pellicola ha un fascino tutto particolare e le possibilità date dai software di elaborazione permettono di chiudere il cerchio in modo molto interessante.
Gli scanner per negativi si trovano a cifre non esagerate, ma dato l’approccio “artigianale” che molti fotografi analogici preferiscono avere, ecco l’esempio di un simpatico progettino “fai da te”: un efficace scanner per pellicola. Materiale necessario una scatola. Tempo di costruzione forse 20 minuti.
🙂

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