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Mountain trail - Copyright 2017, Erika Greta

Mountain trail

Non succede spesso qui sul blog, ma già qualche altra volta mi è capitato di ospitare il contributo di amici e lettori appassionati di fotografia. Sono sempre molto favorevole a dar voce a chi propone un contributo ed è così che oggi lascio spazio ad un’amica lettrice del blog. Erica è appassionata di discipline equestri oltre che di fotografia ed in questo breve articolo ci racconta la sua esperienza, mostrandoci i suoi scatti realizzati durante lo svolgimento di una particolare manifestazione equestre.

Ciao mi chiamo Erica ed, anzitutto, vorrei ringraziare Pega per avermi offerto uno spazietto nel suo blog nel quale potervi raccontare la mia esperienza di fotografa durante le finali del campionato Italiano I.R.R.A. – Italian Ranch Roping Association – che si sono svolte il 16 e 17 ottobre 2017 presso un centro equestre a Vivaro, in provincia di Pordenone nel Friuli Venezia Giulia.

Roping irra

Roping I.R.R.A.

Nella vita faccio tutt’altro ma da qualche anno mi sono appassionata al mondo della fotografia e, avendo molta strada davanti per potermi definire “fotografa”, sono stata molto felice di aver ricevuto la possibilità di mettermi alla prova durante queste gare.

L’I.R.R.A. è un associazione di livello nazionale che segue la cultura “buckaroo” (cowboy) e mette in pratica e promuove le discipline equestri in stile western ispirate alla vita quotidiana nei ranch: esse consistono principalmente nello spostare le mandrie – anche in percorsi accidentati – e nella cattura dei vitelli con il lazzo per poi poterli vaccinare, curare, marchiare, etc. Il tutto viene svolto nel massimo rispetto degli animali e, a tal proposito, sono stati fatti dei test appositi con i vitelli da una commissione veterinaria del Friuli Venezia Giulia (prima regione in Italia ad aver creato un regolamento specifico per la tutela degli animali d’affezione) che ha dato il nullaosta.

Roping I.R.R.A.

Roping I.R.R.A.

Per poter svolgere queste discipline bisogna effettuare vari corsi ed esami con istruttori riconosciuti I.R.R.A. Vi possono partecipare anche i ragazzi a partire dai 12 anni, che devono anch’essi avere la patente di equitazione. Per poter ottenere buoni risultati si deve instaurare un buon affiatamento tra cavallo e cavaliere frutto di allenamenti costanti nel reciproco rispetto.
Se volete maggiori informazioni seguite il link: www.irraroping.com .
Da “fotografa” posso dire che sono state due giornate molto impegnative, tra polvere cavalli e pioggia, ma che mi hanno dato molte soddisfazioni. Ho conosciuto tante persone interessanti, ho imparato molte cose sui cavalli e la vita nei ranch, ho messo alla prova le mie capacità e spinto al limite la reflex (una entrylevel) in condizioni di luce non ottimali.
Erica

mountain trailvaquero dressage

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Presenza - by Pega

Presenza – © Copyright 2013 Pega

Può una sedia essere un tema fotografico? Beh, assolutamente sì, ed è proprio questa la piccola sfida che ti propongo per questo weekend assignment.
Seggiola, poltroncina, scranno, strapuntino, sdraio, trono o sgabello. Una delle più antiche ed onnipresenti invenzioni del genere umano, elemento che da millenni permette il pigro adagiarsi che allevia il carico sulle stanche giunture inferiori.
Eccola la sedia simbolo di potere o relax, è lei che potresti provare a rendere protagonista assoluta di qualche tuo scatto creativo del fine settimana.
E’ un tema che puoi affrontare in molti modi, anche scegliendo di porre l’oggetto fuori dalla foto stessa. Cosa intendo? Per esempio il tuo scatto potrebbe essere fatto “sulla sedia” oppure “dalla sedia”, o magari un’immagine dove questo oggetto gioca un ruolo fondamentale anche senza essere il soggetto principale.
Comunque sia, buon divertimento!

p.s. Come al solito l’invito è poi a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Assenza 3

L’assenza 3 – © Copyright 2012, Pega

Può il concetto di attesa essere un tema fotografico? Certo, ed è proprio questa la piccola sfida che ti propongo per il centosessantacinquesimo weekend assignment.
Attendere, aspettare, indugiare, trattenersi, pazientare… tutti concetti simili ma diversi tra loro, sfumature che nella lingua parlata impariamo ad usare per riuscire ad esprimere ciò che vogliamo dire. Lo stesso vale con le immagini, e l’attesa che ti propongo di immortalare in questo fine settimana è quella che potrà scaturire dalla tua creatività, da ciò che vorrai far vedere all’osservatore.
Attesa piacevole, odiosa, noiosa o carica di tensione. Ad aspettare potrebbe essere il soggetto, magari in attesa del ritorno di una persona cara, oppure di un avversario da affrontare. Ma ad attendere potrebbe essere anche il fotografo stesso, trovandosi poi a fantasticare su questa attesa.
Compito concettuale dunque, su cui ti invito a cimentarti in questo fine settimana.
Buon divertimento e BUON WEEKEND!

p.s. Come al solito l’invito è a condividere i tuoi scatti a tema. Inserisci, in un commento, il link alla tua foto.

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Helmut Newton selfieL’ormai onnipresente selfie, prima noto come “autoritratto”, non è una gran novità. La storia della fotografia è piena di fotografi che si sono auto-immortalati con la loro fotocamera e, sebbene non tutti abbiano raggiunto le vette di originalità di Meret Oppenheim, quasi tutti i grandi hanno prima o poi ceduto al potere egocentrico dell’autoscatto.
Oggi ti ripropongo un famoso scatto che tempo fa usai per dare il via alla rubrica dedicata ai selfie d’autore, che puoi trovare su questo blog.
In questa foto il mitico Helmut Newton, stranamente abbigliato con un impermeabile da esibizionista, si ritrae con la sua statuaria modella e… la moglie, Alice Springs, seduta ai bordi del set.
È un selfie davvero fantastico, non trovi?

🙂

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Foto di gruppo by Livietta

Foto di gruppo – @ Copyright 2013 Livietta

Ebbene sì, mi trovo da tempo nel tunnel della la Polaroid a strappo e devo metterti in guardia visto che più passano i mesi e più mi convinco che si tratti di una cosa pericolosa e da sconsigliare perché dà dipendenza 🙂
Il fatto è che con la Polaroid si entra di colpo in un universo parallelo. La fotografia istantanea è un po’ passato ma anche presente, forse anche futuro, il tutto arricchito dalla percezione che ogni foto è un pezzo unico, un po’ imprevedibile, di sicuro irripetibile.
Anche il costo vivo (circa 1,2€) di ogni scatto diviene un elemento del gioco, secondo me addirittura un valore aggiunto che, oltre a far meglio percepire il “peso” della foto che alla fine si ha in mano, porta il fotografo a valutare con maggior attenzione ogni click e lo costringe a fare considerazioni che con il digitale sono spesso ormai dimenticate.
Specie con il formato “peel apart”, in cui mi sono imbattuto, si tratta poi di fotografare su negativi di notevoli dimensioni. Il fotogramma del Pack 100 è infatti 3,25×4,25 pollici, non un grande formato a tutti gli effetti ma sicuramente una dimensione notevole rispetto ai sensori APC ed anche al 35mm. Questo si lega con il fascino classico ed immutabile della stampa a contatto che avviene proprio nelle nostre mani, quando si estrae la busta dalla fotocamera ed inizia il processo di sviluppo e stampa, seguito poi dalla gustosa operazione di separazione della fotografia finale dal suo negativo.
Ed è proprio in queste fasi, dopo l’esposizione, che ci si trova con in mano un mini laboratorio fotografico mobile. Qui il fotografo è ancora parte del processo, interagisce e può influire con le sue decisioni sui tempi di sviluppo o anche intervenire con un suo contributo creativo, alterando o addirittura stravolgendo il risultato finale. Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità data dalla pellicola “peel apart”, di completare la stampa su un supporto diverso dalla sua carta, trasferendo l’immagine su cartoncino, legno o stoffa.
E non è tutto: anche il negativo è sfruttabile. Non è il caso di buttarlo come indicato nelle istruzioni, ci si può divertire a recuperarlo sciogliendo con la candeggina la patina nera che lo copre sul retro della busta.
Insomma: un piccolo universo di possibilità creative
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Giulia

Marmo rovente – © Copyright 2012 Pega

Non solo le dimensioni, anche le proporzioni contano. Alcune immagini devono molto alla forma geometrica in cui sono inscritte, ma non sempre viene posta la dovuta attenzione a questo aspetto.
Quello che normalmente succede è che guardiamo la scena attraverso il mirino, la vediamo delimitata da quella forma rettangolare e realizziamo la composizione di conseguenza. In questo modo le nostre immagini nascono secondo uno schema di proporzioni che è quello impostoci dal produttore della fotocamera, oppure da quello del sensore, o della pellicola.
Ti sei mai chiesto perché proprio quella forma? Perché non altre?
L’idea per questo weekend assignment è svincolarsi dalle proporzioni tipicamente imposte dalla nostra fotocamera e realizzare una foto quadrata, alla ricerca di un risultato compositivo che si avvantaggi di questa diversa impostazione in termini di proporzioni.
Lo spirito dell’assignment è quello di vincolarti a muoverti in un ambito insolito, provare a scattare delle foto ragionando in maniera diversa, stimolando la tua creatività.
Sei invece tra coloro che abitualmente realizzano foto quadrate? Beh, in tal caso l’assignment si modifica leggermente e ti invita a realizzare foto rettangolari o magari… rotonde.
🙂

Interpreta questo tema come meglio credi, poi condividi con gli altri il tuo scatto, semplicemente mettendo in un commento a questo post il link al risultato del tuo lavoro.
Buon divertimento!

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Alla Worldwide Photowalk, a cui ci siamo aggregati organizzando una passeggiata fotografica anche a Firenze lo scorso 13 Ottobre, è associato un contest fotografico tra tutti i partecipanti alle oltre milletrecento photowalk in giro per il mondo nello stesso giorno.
Anche quest’anno, come leader dell’edizione locale, ho avuto l’onore di dover selezionare la vincitrice fra le foto inserite sul sito ufficiale. Non è mai facile fare questo tipo di scelta ed è per questo che, oltre a proclamare il vincitore, scrivo qui alcune note su come sono arrivato alla decisione finale. Si tratta di valutazioni del tutto soggettive, esposte a qualsiasi tipo di critica o disaccordo, ma condividerle fa parte dello spirito che anima questo blog.
Dunque, la foto che ho scelto come vincitrice del contest fiorentino 2012 è “Tourist alien” di Alessandro Firmalli, in arte Trymanit.

Florence Photowalk 2012 winner: Trymanit

Florence Photowalk 2012 Winner – Tourist alien © 2012 Trymanit

È uno scatto che ha in sé molti elementi che lo rendono, a mio parere, adatto a vincere un contest come questo. A parte la qualità generale, che non guasta mai, trovo nella foto un giusto insieme di aspetti che richiamano l’esperienza della Photowalk, a partire dalla vista della nostra meravigliosa Firenze, che fa da sfondo a questa strana “creatura” costruita simpaticamente in collaborazione tra il fotografo ed un altro partecipante usando una bella macchina fotografica d’epoca. Una foto digitale che ritrae la città di Firenze osservata da una fotocamera analogica.
Nelle le due edizioni passate avevo optato per foto analogiche, quest’anno invece ho scelto una foto digitale in cui ho trovato molto dello spirito della photowalk: passione per la fotografia, simpatia, creatività, un po’ di ironia, ma anche digitale ed analogico che collaborano insieme per regalarci una splendida immagine della città in cui si è svolto l’evento. Solo una nota critica: a mio parere manca la ciliegina, ovvero un qualche elemento umano, che avrebbe reso lo scatto davvero perfetto ma… Tutto non si può avere 😀
Dunque complimenti ad Alessandro Firmalli che si aggiudica il contest di quest’anno.

I miei complimenti anche a tutti gli intervenuti alla photowalk, ma anche in particolare agli altri partecipanti al contest ad alcuni dei quali, com’è ormai tradizione, assegnerò dei titoli secondari, assolutamente arbitrari e non ufficiali che pubblicherò in uno dei prossimi post.

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