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Posts Tagged ‘inquadratura’

InquadraturaViviamo nell’era visuale.
Una parte sempre crescente di quello che sappiamo, o crediamo di sapere, proviene da fonti di informazione che si basano principalmente sulle immagini.
E’ un flusso continuo che, per nostra natura, ci appare autorevole.
Il vedere è, per ragioni ataviche, prova della genuinità, certezza della verità: “se non vedo non credo”.
Eppure sappiamo bene che il nostro vedere quotidiano attraverso i canali di informazione è mediato: il flusso di immagini che ci accompagna è sempre e comunque di seconda mano.
L’inquadratura è uno dei cardini di questa mediazione, è il vincolo che parzializza la scena, che stabilisce quale parte della più ampia realtà di quel momento possiamo osservare. E’ un vincolo con cui il fotografo, in particolare il foto-giornalista, si confronta continuamente, un’arma potente a doppio taglio che trasforma la realtà creando un singolo punto di vista: una scena parziale da cui l’osservatore parte per proiettare la sua verità.
E’ il potere dell’inquadratura. Una caratteristica di fondo che mantiene la Fotografia in una posizione di straordinaria importanza.

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Vertigine by Pega

Vertigine – © Copyright 2013, Pega

Qual’e la capacità, la responsabilità creativa e tecnica più importante rimasta oggi al fotografo? Cos’è che le fotocamere non sanno ancora fare da sole, adesso che anche qualunque smartphone o compattina riesce a gestire perfettamente fuoco, colore, tempi ed esposizione?
È solo il contenuto, espresso attraverso la scelta dell’inquadratura, ciò che ci è rimasto. La composizione è l’ultima frontiera tecnica al momento dello scatto, poi ci sarà solo la manipolazione a posteriori.
Pensaci un attimo: la scelta di come inquadrare il soggetto, cosa escludere dal fotogramma e come comporre l’immagine, è l’unica sopravvissuta tra tutte le scelte creative che un tempo spettavano solo al fotografo. Erano decisioni soggettive, responsabilità non banali che costringevano a studiare, capire ed imparare, erano espressioni di libero arbitrio. Oggi è rimasta solo la composizione ad essere sempre e comunque nelle mani di chi fa la foto.
Naturalmente potrai dirmi che si può scattare in manuale e che è ancora il fotografo ad individuare il soggetto e scegliere cosa o chi ritrarre, ma resta il fatto che gli automatismi hanno tolto a molti fotografi una bella fetta di responsabilità, lasciandoci solo quest’ultimo baluardo della creatività, un ambito decisionale che può rendere uno scatto bellissimo o banale, quasi a prescindere dal soggetto.
Ed è forse questo il punto. La composizione è l’ultima fortezza perché è la più alta e complessa delle questioni. Basta dare un’occhiata a quanto è stato scritto e pubblicato al proposito, per capire che non si tratta di un aspetto facile da affrontare. Di teorie e regole ce ne sono tante, dalla sezione aurea alla regola dei terzi, dal decentramento del soggetto alle teorie Gestaltd, ma la magia dell’immagine resta sfuggente, spesso legata proprio alla violazione di alcuni schemi precostituiti.

Chissà se queste considerazioni rimarranno valide a lungo. Non ci giurerei. Anche la libertà di composizione è a rischio e forse è una frontiera già parzialmente violata. Esistono infatti già fotocamere che impediscono di scattare se l’orizzonte è inclinato e si occupano di selezionare automaticamente lo scatto “migliore”: quello in cui tutte le persone del gruppo sorridono…

😐

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Carl Zeiss Planar 50mm f0,7

Qual’è la tua miglior lente? Hai un bel tele Nikkor? Un cinquantino Canon? Oppure vanti uno splendido grandangolo Zeiss?
Aspetta a rispondere. Prima voglio proporti una frase di Ernst Haas, fotografo austriaco a lungo presidente dell’agenzia Magnum:

The most important lens you have is your legs.

L’obiettivo più importante che hai a disposizione sono le tue gambe. Aveva ragione, non c’è strumento più efficace ed è proprio questo il segreto che ha reso tali molti scatti famosi, in particolare le immagini dei maestri del reportage, come era lo stesso Ernst Haas.
La capacità del fotografo di muoversi, trovare la giusta posizione ed inquadratura, piegarsi, avvicinarsi o allontanarsi dal soggetto scegliendo quanto interagire con lo stesso, sono elementi che nessuna lente o zoom può sostituire, indipendentemente dalla qualità tecnica che può offrire.
Questa componente di movimento e ricerca è istintiva ma talvolta sottovalutata da chi, oggi, si avvicina ad una fotografia fatta di megapixel, gadget ed automatismi che rendono il fotografo più statico e paradossalmente inibiscono proprio questo atteggiamento creativo.
Pensaci la prossima volta che ruoti la ghiera dello zoom invece di fare qualche passo avanti o di piegarti sulle ginocchia per cercare un’inquadratura migliore.
La fotografia è fatta anche di gambe.
Ma occhio ai menischi. 🙂 🙂 🙂

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The witness

The Witness – © Copyright 2009 Pega

Quella del cosiddetto “secondo punto di interesse” in fotografia, è una faccenda che mi ha sempre intrigato.
Viene chiamato in questo modo un soggetto secondario, più o meno defilato, che il fotografo decide di inserire nell’inquadratura.
Il secondo punto di interesse può essere posto ovunque, tipicamente su una delle linee della regola dei terzi, a fuoco o sfuocato, dipende tutto dalle scelte dell’autore che stabilisce come farlo dialogare o addirittura competere con il soggetto principale.
Piazzare un secondo punto di interesse è una scelta compositiva del tutto artistica: un’aggiunta che, se da un lato arricchisce e può contribuire a completare l’immagine, dall’altro la complica, rischiando di mettere a repentaglio la concentrazione dell’osservatore sul soggetto principale.
Il nostro occhio è naturalmente portato a muoversi nelle immagini ed il passaggio tra primo e secondo punto di interesse è qualcosa che può dare molto ad una fotografia, rafforzando il tema o la prospettiva e facilitando l’osservatore a proiettarci una storia.
La prossima volta che scatti pensa ad un secondo punto di interesse, e perché no, magari ad un terzo?
🙂

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Giulia

Marmo rovente – © Copyright 2012 Pega

Non solo le dimensioni, anche le proporzioni contano. Alcune immagini devono molto alla forma geometrica in cui sono inscritte, ma non sempre viene posta la dovuta attenzione a questo aspetto.
Quello che normalmente succede è che guardiamo la scena attraverso il mirino, la vediamo delimitata da quella forma rettangolare e realizziamo la composizione di conseguenza. In questo modo le nostre immagini nascono secondo uno schema di proporzioni che è quello impostoci dal produttore della fotocamera, oppure da quello del sensore, o della pellicola.
Ti sei mai chiesto perché proprio quella forma? Perché non altre?
L’idea per questo weekend assignment è svincolarsi dalle proporzioni tipicamente imposte dalla nostra fotocamera e realizzare una foto quadrata, alla ricerca di un risultato compositivo che si avvantaggi di questa diversa impostazione in termini di proporzioni.
Lo spirito dell’assignment è quello di vincolarti a muoverti in un ambito insolito, provare a scattare delle foto ragionando in maniera diversa, stimolando la tua creatività.
Sei invece tra coloro che abitualmente realizzano foto quadrate? Beh, in tal caso l’assignment si modifica leggermente e ti invita a realizzare foto rettangolari o magari… rotonde.
🙂

Interpreta questo tema come meglio credi, poi condividi con gli altri il tuo scatto, semplicemente mettendo in un commento a questo post il link al risultato del tuo lavoro.
Buon divertimento!

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Walking on a texture

Walking on a texture - © Copyright 2009 Pega

Rieccoci a quella che, ormai da un bel pezzo, è una piccola tradizione: la “missione fotografica” del fine settimana.
Se ti piacei seguire queste idee e provare a scattare secondo un “assignment”, non esitare e dopo aver fatto le tue foto, inserisci un commento con il link alle immagini che avrai realizzato.

In questo weekend il tema è facilissimo: si tratta solo di focalizzarsi nel fare foto dall’alto.

Dall’alto tutto assume carattere diverso, la prospettiva cambia, si schiaccia. Dall’alto si è distaccati e si percepisce quel senso di vantaggio che la posizione assicura.
In questi giorni prova a dedicare qualche tuo scatto a soggetti ripresi dall’alto, oggetti o persone, scenari o piccoli dettagli.
Guardati intorno e scegli una posizione intressante da cui fotografare, sali e sistema la tua fotocamera. Dai piena importanza a questo aspetto del posizionamento e della scelta dell’inquadratura: il grande Paul Strand diceva “la scelta più importante che fa un fotografo è quella di dove piazzare il treppiede“.
Ebbene, applica questo insegnamento alla missione fotografica del fine settimana e… Buon divertimento.

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Ritorniamo a quella che da alcuni mesi è una piccola tradizione : la “missione fotografica” del fine settimana.

Se ti diverti a seguire queste idee e provare a scattare secondo un “assignment”, non esitare a postare in un commento un link alle tue immagini, che siano sul tuo sito, su facebook, Flickr o qualsiasi altra piattaforma di condivisione.

Mystic dawn

Mystic dawn - © Copyright 2010 Pega

Per questo weekend il tema è un po’ anomalo e si riferisce al modo in cui si effettua lo scatto, anzi per la precisione da che angolazione… infatti il tema di questo fine settimana è : dal basso !

L’inquadratura dal basso stimola la tua creatività e porta l’osservatore delle tue foto in una condizione strana, a volte surreale. Una prospettiva insolita che esalta alcune forme e regala immagini spesso molto interessanti.

Beh, che altro aggiungere… a te la scelta. Potrai scattare distendendoti per terra, rannicchiandoti nelle posizioni più scomode o anche sfruttare lo schermo “live view” della tua macchina fotografica… Saranno molto avvantaggiati coloro dotati di monitor LCD orientabile ma anche… i possessori di macchine reflex a pozzetto.

Dai, in questo weekend prova a fare qualche estroso scatto dal basso. Poi, come ormai propongo ogni settimana, se vuoi prova a pubblicare in un commento qui sotto il link alla foto sul tuo album online.
Condividere con tutti i lettori del blog è divertente ed interessante e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.

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