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Posts Tagged ‘fai da te’

Goodman One
La Goodman One è una fotocamera analogica al centro di un interessante progetto open source che ne consente la stampa in 3D a chiunque.
L’ideatrice di questa meraviglia è Dora Goodman, una “maker” produttrice di fotocamere custom ed accessori che vende sul suo sito.
Dora ha creato un’apposita pagina dedicata alla Goodman One dove è possibile registrarsi per richiedere la documentazione ed i files con cui stampare (o farsi stampare da un service) i pezzi del kit.
Già in molti sembrano essersi interessati alla cosa creando una sorta di community che rinforza il progetto migliorandolo ed arricchendolo continuamente con soluzioni ed accessori.
La trovo una cosa fantastica e penso proprio che dovrò provarci…

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Diy thermal printing PolaroidTim Alex Jacobs, un genio del fai da te di alto livello che da tempo seguo sul sito mitxela, ha pubblicato un lavoro davvero notevole: la conversione di una vecchia Polaroid in una fotocamera istantanea a carta termica.
Jacobs ha integrato la struttura della macchina fotografica, una Polaroid Sonar Autofocus 5000 con una webcam di seconda mano acquistata su ebay ed una piccola stampante termica da scontrini, il tutto gestito da un Raspberry Pi Zero.
Il progetto, davvero per niente banale, ha richiesto vari mesi di lavoro, principalmente dedicati alla messa a punto dei tanti dettagli meccanici ed elettronici necessari oltre al software di invio delle immagini della webcam alla stampante che le trasforma in immagini nonostante la sua natura “testuale”. Il risultato è una fotocamera unica nel suo genere, dalla personalità ed economicità d’uso decisamente particolari.
Tutto il lavoro è stato estesamente descritto da Jacobs in un articolo molto dettagliato, comprendente tutte le istruzioni per chi vorrà cimentarsi nel provare un’impresa del genere.
Invidierò chi vorrà provarci… 🙂
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Film negativoUno dei problemi che si presentano a chi si appassiona alla fotografia analogica è la scansione del negativo. Sia che i processi di sviluppo (e stampa) siano fatti da un laboratorio professionale o li si tenti con “il fai da te” a casa propria, arriva comunque un momento in cui si giunge alla determinazione di voler acquisire in digitale i negativi.
Scansionare il negativo è infatti necessario, sia per garantire la conservazione di una “copia di sicurezza” della foto, che per affrontarne fasi di postproduzione o stampa digitale.
Chi ci ha già provato sa bene di cosa parlo: il piacere di avere su schermo un’immagine generata da pellicola ha un fascino tutto particolare e le possibilità date dai software di elaborazione permettono di chiudere il cerchio in modo molto interessante.
Gli scanner per negativi si trovano a cifre non esagerate ma, dato l’approccio “artigianale” che molti fotografi analogici preferiscono avere, ecco un simpatico progettino “fai da te” per costruirsi uno scanner per pellicola. Materiale necessario una scatola. Tempo di costruzione forse 20 minuti.
🙂

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Micro corso IlfordNonostante sia una passione che coltivo fin da ragazzetto, quando torturavo i miei poveri negativi nel bagno di casa trasformato nel laboratorio di un piccolo chimico, devo dire che a tutt’oggi subisco il fascino dello sviluppo della pellicola. È un’attività che nasconde qualcosa di magico, un processo di trasformazione unico ed irreversibile che chiunque può affrontare nella sua inevitabile artigianalità e che, forse proprio per questo, richiama arte ed alchimia.
Così, ogni volta che trovo qualcosa sul tema, non posso fare a meno di guardarmelo e magari condividerlo. Oggi ti propongo questo micro corso realizzato da niente meno che Ilford. È un video in cui in soli otto minuti si affronta tutto il processo di sviluppo del negativo in bianco e nero, con una descrizione ben fatta di cosa serve e come si può procedere per farlo da soli a casa propria.
Se ami la fotografia ma non hai mai provato a sviluppare, non puoi rinunciare a questa esperienza. Prendi una qualunque macchina analogica, caricala con una qualunque pellicola in bianco e nero, scatta e poi segui questo tutorial.
Sarà un’esperienza di cui non ti pentirai.
🙂

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Fisiogramma – © Copyright 2012 Pega

La macchina fotografica appoggiata a terra con l’obiettivo che guarda in alto e l’otturatore aperto per una lunga esposizione. Sopra, al buio, una piccola luce oscilla appesa ad un filo e crea un’immagine ricca di fascino: il fisiogramma.
I fisiogrammi erano già noti nell’ottocento e furono ampiamente studiati dagli scienziati impegnati nella descrizione di fenomeni fisici e matematici.
Hai mai provato a realizzare una foto di questo tipo? Di fatto è un piccolo esercizio di light painting, molto più semplice di quel che potrebbe sembrare.
Si può giocare con diversi tipi di luce, usando lampadine colorate o lampeggianti, cercando di imprimere movimenti oscillatori ed inventandosi qualche idea creativa.
Ad esempio si può variare il “setup” attorcigliando il filo, inquadrando obliquamente oppure rivoluzionando tutto facendo oscillare anche la fotocamera. Le possibilità sono infinite.
Buon divertimento!

p.s. Se ci provi però fammi sapere com’è andata 🙂

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Large format camera by Imre Becsi

Copyright Imre Becsi

Imre Becsi è un fotografo e cineasta Ungherese che costruisce fotocamere assemblandole con parti eterogenee.
Imre recupera pezzi di varia natura, non solo di origine fotografica e li monta con sapienza per farne oggetti affascinanti, vere e proprie creature a metà tra il classico e lo steampunk che trovo originali e molto belle.
Homemade pinhole camera by Imre BecsiAlcune di queste macchine fotografiche sono studiate per il grande formato, con tanto di slitte per il basculaggio, ottiche ed otturatori di alta qualità, ma c’è anche posto per oggetti più semplici come le fotocamere stenopeiche.
Ne è un esempio il gioiellino qui a fianco: una fotocamera pinhole basata su un portavaso in legno made in IKEA a cui Becsi ha aggiunto un dorso modulare, paraluce, un mirino Mamiya ed altri componenti autocostruiti.
Il risultato è un pezzo unico, una macchina da 85mm con un foro stenopeico da 0.35 ed un diaframma risultante di f/243 che usata con pellicola in bianco e nero produce immagini decisamente ricche di fascino, come quelle che puoi trovare in questo set di Imre.
Io mi sono ispirato un po’ anche a lui quando ho costruito la mia amata Pinloaroid, ma i risultati non sono paragonabili.
😀

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Lab Box by Ars ImagoCe l’hanno fatta i ragazzi di Ars-imago, intraprendenti appassionati che nel loro negozio a Roma hanno ideato Lab-Box: primo microlaboratorio di sviluppo fotografico portatile, utilizzabile senza bisogno di chiudersi in una camera oscura.
Ebbene, il loro progetto è stato totalmente finanziato su Kickstarter e diviene quindi realtà produttiva.
Te ne avevo già parlato qualche tempo fa in un post, raccontando di aver dato il mio piccolo contributo di microfinanziatore pre-acquistando uno degli esemplari di prima serie del prodotto. In effetti la campagna di crowfunding su Kickstarter è stata un successone e Lab-Box ha incassato oltre 650.000€, superando quindi il traguardo del mezzo milione di euro che serviva come base minima per dare reale avvio alla produzione.
I fondi in eccesso sono stati già impiegati per alcune migliorie già comunicate ai sottoscrittori e riguardano un termometro per controllare la corretta temperatura del processo di sviluppo oltre ad un comodo imbuto per gestire meglio il flusso di risciacquo finale.
Con Lab-Box, che poi altro non è che una scatola intelligentemente progettata per sviluppare sia rullini 35mm che 120mm, si possono usare vari tipi di processo tra cui la normale sequenza di reagenti, ma anche metodi più particolari come il bagno unico (Monobath), oppure sistemi più esotici come il Caffenol. Ma la novità è il poter effettuare tutta la lavorazione anche in piena luce, quindi praticamente ovunque.
I negativi sviluppati si potranno poi scansionare o stampare alla vecchia maniera, come sanno bene i crescenti appassionati di una fotografia analogica che sembra proprio attraversare una nuova giovinezza.
Bene, in trepidante attesa dell’arrivo del mio esemplare di Lab-Box, stimato per il prossimo settembre, ho iniziato a rispolverare le mie fidate fotocamere analogiche (tra cui la sempre cara “Condorina“) e a far scorta di pellicole.
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