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Posts Tagged ‘fotografia’

Vertigine by Pega

Vertigine – © Copyright 2013, Pega

I gradini di una scala sono un simbolo forte, una metafora. Rappresentano la possibilità di superare progressivamente un dislivello, anche molto grande, affrontandolo dividendolo in piccoli passaggi. La scala è l’immagine del legame o percorso che unisce due punti ad altezze diverse ed è uno dei più antichi prodotti dell’ingegno umano, sostanzialmente inalterato da millenni.
Ma i gradini sono anche un magnifico soggetto fotografico, intrinsecamente caratterizzati da geometrie e chiaroscuri.
Ecco l’assignment per questo fine settimana, facile ma anche stimolante: I gradini.
Non credo ci sia bisogno di dire altro, lo scopo è sempre lo stesso: cogliere l’occasione di un tema assegnato per provare a realizzare qualche scatto creativo, magari spingendosi poi fino a condividerne qui il prodotto. Sei il benvenuto.
Buon fine settimana!

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Mountain trail - Copyright 2017, Erika Greta

Mountain trail

Non succede spesso qui sul blog, ma già qualche altra volta mi è capitato di ospitare il contributo di amici e lettori appassionati di fotografia. Sono sempre molto favorevole a dar voce a chi propone un contributo ed è così che oggi lascio spazio ad un’amica lettrice del blog. Erica è appassionata di discipline equestri oltre che di fotografia ed in questo breve articolo ci racconta la sua esperienza, mostrandoci i suoi scatti realizzati durante lo svolgimento di una particolare manifestazione equestre.

Ciao mi chiamo Erica ed, anzitutto, vorrei ringraziare Pega per avermi offerto uno spazietto nel suo blog nel quale potervi raccontare la mia esperienza di fotografa durante le finali del campionato Italiano I.R.R.A. – Italian Ranch Roping Association – che si sono svolte il 16 e 17 ottobre 2017 presso un centro equestre a Vivaro, in provincia di Pordenone nel Friuli Venezia Giulia.

Roping irra

Roping I.R.R.A.

Nella vita faccio tutt’altro ma da qualche anno mi sono appassionata al mondo della fotografia e, avendo molta strada davanti per potermi definire “fotografa”, sono stata molto felice di aver ricevuto la possibilità di mettermi alla prova durante queste gare.

L’I.R.R.A. è un associazione di livello nazionale che segue la cultura “buckaroo” (cowboy) e mette in pratica e promuove le discipline equestri in stile western ispirate alla vita quotidiana nei ranch: esse consistono principalmente nello spostare le mandrie – anche in percorsi accidentati – e nella cattura dei vitelli con il lazzo per poi poterli vaccinare, curare, marchiare, etc. Il tutto viene svolto nel massimo rispetto degli animali e, a tal proposito, sono stati fatti dei test appositi con i vitelli da una commissione veterinaria del Friuli Venezia Giulia (prima regione in Italia ad aver creato un regolamento specifico per la tutela degli animali d’affezione) che ha dato il nullaosta.

Roping I.R.R.A.

Roping I.R.R.A.

Per poter svolgere queste discipline bisogna effettuare vari corsi ed esami con istruttori riconosciuti I.R.R.A. Vi possono partecipare anche i ragazzi a partire dai 12 anni, che devono anch’essi avere la patente di equitazione. Per poter ottenere buoni risultati si deve instaurare un buon affiatamento tra cavallo e cavaliere frutto di allenamenti costanti nel reciproco rispetto.
Se volete maggiori informazioni seguite il link: www.irraroping.com .
Da “fotografa” posso dire che sono state due giornate molto impegnative, tra polvere cavalli e pioggia, ma che mi hanno dato molte soddisfazioni. Ho conosciuto tante persone interessanti, ho imparato molte cose sui cavalli e la vita nei ranch, ho messo alla prova le mie capacità e spinto al limite la reflex (una entrylevel) in condizioni di luce non ottimali.
Erica

mountain trailvaquero dressage

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20121121-170115.jpg

André Kertész è un mio mito. Nato nel 1894 può essere a buon titolo considerato tra i più importanti fotografi del novecento e sebbene il suo nome non sia spesso tra quelli citati quando si parla di maestri della fotografia, ha rappresentato un punto di riferimento e di ispirazione per molti “grandi”.
Di lui Henri Cartier-Bresson disse “Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima” e ciò dovrebbe bastare per rendere l’idea.
Definito come “inclassificabile”, era introverso e riservato, poco incline al protagonismo. Fotografava guidato principalmente dall’istinto e dal suo notevole talento, riuscendo sempre a dimostrare che qualsiasi aspetto del mondo, dal più banale al più importante, merita di essere fotografato.
André Kertész, dopo aver vissuto come soldato gli orrori nelle trincee del primo conflitto mondiale, documentando con una piccola fotocamera la vita dei suoi simili, si trasferì a Parigi per lavorare come fotografo, insegnando ad usare la macchina fotografica a personaggi del calibro di Brassai.
Sul finire degli anni ’30, insieme ad Henri Cartier-Bresson, iniziò a lavorare per la rivista Vu, il cui stile influenzò le testate americane Life e Look.
Prima della seconda guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti, dove rimase per il resto della sua vita, collaborando con importanti riviste ma anche sviluppando un suo filone artistico indipendente che, secondo me, lo rende uno dei personaggi più affascinanti della fotografia del XX secolo.
Se ne andò nel 1985 lasciando qualcosa come 100.000 negativi.
Il video che ti ripropongo oggi è un breve documentario girato nei primi anni ottanta, poco prima della morte del fotografo Ungherese. Mostra Kertész a Parigi ed è un bell’omaggio ad un anziano signore che si muove con modestia alla ricerca dei suoi scatti. Sembra timido, impacciato, sicuramente non è più il Kartész degli anni d’oro, ma le fotografie che scorrono tra una scena e l’altra parlano da sole, sono capolavori che hanno influenzato personaggi importantissimi.
L’audio del video è in francese, ottima occasione per capire come si pronuncia il suo cognome.
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(Se non visualizzi il video puoi trovarlo direttamente qui)

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Guitar 2 by PPP

Guitar 2 – © Copyright 2008 Pega

Nel film “Chi non salta bianco è” del 1992 ad un certo punto il protagonista mette una cassetta nello stereo della macchina ed alza il volume di un pezzo rock.
“Hey! Che roba è?” chiede l’amico afroamericano dal sedile posteriore.
“È Jimi Hendrix”
“No, lo so chi è, ma perchè tu metti Jimi?”
“Mi piace ascoltarlo”
“Oh, ti piace ascoltarlo. Ecco, è qui che sta il problema. Voi lo ascoltate”
“Che cosa dovrei fare? Mangiarlo?”
“No, no. Dovresti provare a sentirlo” insiste il passeggero.
“Ma sei scemo? Ti ho appena detto che mi piace ascoltarlo!”
“Lo so, ma c’è una bella differenza tra sentire ed ascoltare. Voi bianchi non lo potete sentire Jimi. Voi lo potete soltanto ascoltare“.

Mi capita spesso di pensare a quanto la stessa “sottile” differenza possa esistere anche in fotografia e quanto sia frequente rischiare di limitarsi a guardare un’immagine senza però vederla.
Ovvio, come per la musica, non è una questione di etnia ma di atteggiamento.
Con certe fotografie è solo provando ad entrarci in sintonia, “cambiando pelle”, immedesimandosi con il fotografo ed il suo soggetto che si può andare oltre ed iniziare a vederle davvero, arrivando magari fino a sentirle.
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Closed Sun

Il Sole chiuso - © Copyright 2011 Pega

“Disattivata” l’ora legale e con le giornate sempre più corte, questo è il periodo dell’anno in cui aumenta la frequenza con cui ci si confronta con condizioni di luce artificiale. Perché dunque non fare proprio di queste sorgenti di luce l’oggetto di qualche scatto? Ecco, è proprio questo il tema fotografico che ti propongo per questo fine settimana.
E’ stimolante individuare e fotografare le sorgenti di luce ponendole come soggetto e non come strumento che illumina la scena, affrontare la sfida di gestire correttamente l’esposizione e scegliere cosa “bruciare” e cos’altro lasciare nell’oscurità. Dalla semplice lanterna al sontuoso lampadario, tutti gli oggetti luminosi che incontriamo possono rappresentare un ottimo spunto per dar sfogo alla creatività ed inventarsi effetti e suggestioni.
Trova qualche lampada interessante in questo fine settimana, studiala, cerca inquadratura e composizione per tirarne fuori qualcosa che ti piace.
Come sempre l’invito è poi a condividere “il prodotto della tua missione” in un commento qui sotto. Bando alla timidezza, non inviare mail private ma esponi qui i tuoi scatti per condividerli con gli altri lettori del blog. E’ anche questo un modo divertente per confrontarsi con gli altri e migliorare la qualità dei nostri lavori.

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La fotografia non è forse un’arte perenne ma non si può nemmeno considerare un’arte temporanea: si fa una foto ed essa rimane. Una fotografia può tranquillamente sopravvivere al suo creatore ed esistere per un lunghissimo periodo, forse per sempre, specie adesso che siamo nell’era digitale.
Le arti temporanee sono invece quelle forme espressive dove le opere sono, per definizione, di breve o brevissima durata, momentanee, fruibili solo all’istante oppure per poco o pochissimo tempo, temporanee appunto.

Marilyn by Craig Alan

Marylin – Copyright Craig Alan

Sono arti temporanee la musica dal vivo o il teatro, ma ci sono anche moltissime altre forme d’arte di questo tipo, come ad esempio quella sperimentata da Craig Alan, artista californiano che realizza enormi ritratti di celebrità usando centinaia di comparse. Sono opere di grandi dimensioni, fruibili solo da una certa distanza e soprattutto… solo per brevi momenti.
È qui che può entrare in gioco la fotografia, una seconda forma espressiva che si aggancia alla prima, modificandola e rendendola forse una cosa diversa, ma anche fruibile a molte più persone. È un caso in cui due arti si intersecano, formando una sorta di simbiosi.
E tu hai mai provato a fotografare un’arte temporanea? Vuoi un suggerimento? Ce n’è una meravigliosa che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi. Un’arte che ha il grande pregio di permettere ai suoi artisti di produrre un flusso di opere senza la preoccupazione che queste si accumulino senza limiti.
Quest’arte è la cucina! 🙂
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(Burp)

Cena Ominide

Cena per Ominide (RIP) – © Copyright 2013, Pega

p.s. Ciao Ominide!

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A volte sono nuovi, ma in tanti casi sono rielaborazioni di vecchie idee; resta il fatto che esiste un’infinità di piccoli trucchi creativi che possono aiutarci ad arricchire le nostre immagini o darci lo spunto per migliorare.
Spesso sono cose semplicissime da realizzare ma il loro impatto su una foto ne può cambiare di molto lo stile e darci la possibilità di pensare a nuovi modi di impostare creativamente i nostri scatti.
Ti propongo un breve video tra i numerosi che puoi trovare online. E’ una raccolta di sei semplici idee realizzata da Jessica Kobeissi, fotografa youtuber molto attiva nel creare questo tipo di materiale.
Buona visione!
https://www.youtube.com/channel/UCvs_Clo5c1u2hXwv0zEG6rw

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