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Posts Tagged ‘fotografia’

Powder kitIn cerca di nuove idee e spunti per lo sviluppo fai-da-te, mi sono imbattuto in un prodotto che non conoscevo: il kit di sviluppo monobagno in polvere di Cinestill.
Trovatomi più volte alle prese con reagenti in bottiglia, sempre pronti a scadere e spesso in quantità eccessiva rispetto alle mie esigenze, penso che questa idea del mono prodotto in polvere sia davvero interessante, specie per chi, come me, sviluppa solo occasionalmente i propri scatti su pellicola.
Se utilizzando solo parzialmente la busta fosse infatti possibile preparare solo la quantità di liquido di sviluppo necessaria sarebbe finalmente possibile evitare di sprecare prodotto ed inquinare il mondo con reagenti solo parzialmente utilizzati. Insomma un bagno unico ed in dose minima.
Chissà, magari insieme alla mia Lab-Box (confidando che prima o poi arrivi) potrebbe essere davvero una svolta.
🙂

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Uovo su Instagram
Capita di soffermarsi su un dettaglio e chiedersi se questo non possa rappresentare l’emblema di un cambiamento storico, di una trasformazione epocale; capita poi di parlarne con qualcuno e condividere il punto di vista.
Mi è successo con questo uovo, una foto apparsa su Instagram qualche giorno fa. Un normale uovo di gallina immortalato su sfondo bianco. Niente di particolare, una foto piuttosto semplice da realizzare, nessuna originalità o caratteristica che la renda uno scatto fuori dal comune, nemmeno l’autore è un nome di spicco, eppure…
Eppure ha sbaragliato tutti i record ed è salita in vetta alla classifica delle immagini più viste di sempre su quello che è uno dei principali social network mondiali. CINQUANTA milioni di persone hanno messo il like.
Non c’è una spiegazione semplice, forse non c’è una sola spiegazione, quel che rimane è lo spunto per un ragionamento sul ruolo, l’importanza ed anche il potere che, nell’era post fotografica, le immagini sono arrivate a ricoprire.

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Vishnu Viswanath and Meenakshi Moorthy
Non sono i primi e purtroppo temo che non saranno gli ultimi.
Vishnu Viswanath e Meenakshi Moorthy, i due giovani travel blogger che pochi giorni fa hanno perso la vita cadendo da uno strapiombo per scattarsi l’ennesimo selfie, sono un tragico emblema del nostro tempo.
Da appassionato di fotografia trovo che la trasformazione avvenuta in questi anni abbia profondamente cambiato il significato ed il valore che le immagini fotografiche hanno per le persone.
Dopo una lunga prima fase, iniziata con l’invenzione del mezzo fotografico stesso, in cui tutta l’attenzione ed il focus erano sul soggetto, siamo rapidamente passati ad un presente in cui l’egocentrismo di chi scatta è tale da oscurare ogni altro elemento. Un mainstream in cui si è costretti ad un perenne rialzo della posta, fino a mettere in gioco la vita stessa.

Una foto, anzi volevo dire un selfie, non vale la vita.

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Firenze d'autunno

Firenze d’autunno – Copyright 2008 Pega

C’è poco da fare: l’Autunno ha un gran fascino, almeno fotograficamente parlando. 
Lo dico anche se odio le giornate brevi, il clima piovoso ed umido, le foglie bagnate che ti fanno scivolare… ma devo ammettere: l’Autunno è la vera stagione della fotografia.
Gran parte di questa “fotogenicità” dell’Autunno sta nella luce, nella tipicità della luce solare che in questi mesi è esattamente del calore giusto e per buona parte della giornata, proviene proprio dall’angolazione giusta.
Le ombre regalano una gran tridimensionalità alle immagini e d’autunno sono allungate per molte ore, quasi a creare una prolungata situazione di quella “golden hour” che d’estate dura solo per le brevi fasi vicine all’alba ed al tramonto.
Il cielo d’autunno è poi spesso carico di umidità e si comporta come un enorme diffusore, regalando una  luce che per alcune foto è assolutamente perfetta.
E poi c’è natura che ci mette la sua parte: i colori delle foglie che cadono vengono esaltati, specie quando piove. Mai provato ad uscire a fotografare quando piove?

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“All Things Are Photographable” è il titolo di un documentario di prossima uscita dedicato al famoso fotografo americano Garry Winogrand.
Diretto da Sasha Waters il film racconta la vita e le opere di uno dei principali esponenti della street photography, che con la sua Leica 35mm ritrasse l’America in un lungo arco di tempo che va dalla fine degli anni cinquanta fino agli ottanta, abbracciando fenomeni epocali come la nascita del movimento per i diritti delle donne, la trasformazione dei sobborghi, le proteste degli anni ‘60 o le stranezze di Hollywood.
In un’era in cui ogni rullino aveva un certo costo e l’abbuffata del digitale non era ancora in vista, Winogrand scattò in modo molto prolifico e, nonostante la sua scomparsa a soli 56 anni nel 1984, lasciò in eredità oltre mezzo milione di fotografie.
Realizzato facendo largo uso di sue immagini ed anche di spezzoni super 8 ed audio proveniente da vecchi nastri di interviste ed appunti, All Things are Photographable, è forse il più completo documento su questo fotografo che ha contribuito in modo così importante ad un genere divenuto poi così rilevante.
Sono sicuro che sarà una visione molto interessante ma… per ora bisogna accontentarsi del trailer.
🙂

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Helmut by JuneIl mio debole per il grande Helmut non è una novità ed oggi voglio riproporti una chicca. Helmut by June è un documentario realizzato nel 1995 da Alice Springs, al secolo June Newton: moglie, musa, artista e collaboratrice del grande fotografo. Originariamente pubblicato per il circuito dei cinema d’essai, “Helmut by June” è ora disponibile gratuitamente, e racconta la vita del fotografo attraverso immagini e filmati girati durante il lavoro di colui che con i suoi scatti iconici ha influenzato i canoni estetici di un’epoca.
Se avrai voglia di vederlo troverai, tra le tante magnifiche e sensuali modelle in posa per Helmut, alcune vere star: da Claudia Shiffer a Cindy Crawford ma anche l’attrice Sigourney Weaver.
Ma il vero protagonista è lui, con la sua creatività e la grande capacità di entrare in sintonia con le persone. Un artista splendidamente dipinto da una persona a lui vicina, intima ma anche professionale come sapeva essere Alice, del resto anche lei notevole fotografa.
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DykstraIl mio scopo è creare fotografie che sguazzano tra verità astratte e realtà concrete“. Così descrive il suo lavoro John Dykstra, artista che ha fatto del potere della prospettiva il perno della sua fotografia surreale.
Le sue opere non prevedono trucchi digitali o pesanti manipolazioni, tutto è creato solo con l’uso dell’ingegno e di ingredienti semplici come un po’ di gesso, pannelli in legno o vetro e qualche tocco di vernice. La sua idea è creare connessioni tra realtà ed illusione, giocando con la soggettività dell’esperienza umana, “un lavoro che indugia tra reale e fantastico”, dice Dykstra.
Sopra una delle sue prime “illusioni anamorfiche”, che il fotografo descrive come descrittiva dell’illusorietà e soggettività dei limiti che da soli ci poniamo e che ci intrappolano.
L’uomo raffigurato usa un gessetto per disegnare la sua stessa gabbia immaginaria; una foto concettuale che trovo strepitosa.
Dykstra racconta di aver inizialmente cercato di disegnare l’illusione su carta senza riuscirci, arrivando invece a mettere in immagine il suo concetto costruendo materialmente la cella con dei pannelli in legno. Un bell’esempio di come le grandi opere spesso nascano prima nella mente dell’artista e non per caso durante l’esecuzione.
Dykstra_ Woman by Dykstra

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