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Archive for the ‘Closeups’ Category

pepper_n30

Pepper number 30 – Copyright 1930 Edward Weston

Tutti conoscono il meraviglioso peperone di Edward Weston, ma non tutti sanno come il grande maestro realizzò questa foto.
Peperone N°30 è uno dei più noti lavori del grande fotografo americano, considerato a buon diritto tra i “maestri” ed è uno scatto che, come si intuisce dal titolo, fa parte di una serie opere di questo tipo a cui Weston si dedicò sul finire degli anni ’20 del secolo scorso.
In una recente intervista Kim Weston, nipote di Edward, ha svelato alcuni dettagli riguardanti la realizzazione di questo scatto.
Edward usava una fotocamera di grande formato e realizzare still life poneva il problema di una ridottissima profondità di campo data dalla vicinanza con il soggetto. Weston voleva un’immagine molto realistica, tutta a fuoco, quasi in 3D e per ottenere questo risultato arrivò progressivamente a ridurre l’apertura fino ad impostare un diaframma f/240 che, in condizioni di luce naturale, risultava in un tempo di esposizione della pellicola tra le quattro e le sei ore. Insomma una vera long-exp a tutti gli effetti.
Se vuoi sentire il racconto dalla viva voce di Kim eccoti il video girato da Marc Silber durante una visita presso la casa in cui visse Edward Weston. Un interessante documento contenente molti altri dettagli ed informazioni dalla viva voce del nipote del grande fotografo.
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Studia attentamente questa foto. Osserva bene i dettagli del volto, i tratti, lo sguardo perso nel vuoto. A che cosa starà pensando?
Clicca sull’immagine per guardarla in versione grande, è importante per vedere tutti i minimi particolari. Fallo con calma. Esamina tutti gli elementi, l’espressione, quella luce negli occhi. Cerca qualcosa in questo volto e nel suo sguardo. Qualcosa che non si vede subito ma che poi appare.
Poi dimmi che impressione ti ha fatto.
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Test image

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Il bacio sulla torre

Il bacio sulla torre – © Copyright 2011 Pega

Fermo davanti ad una grande stampa esposta ad una mostra ho iniziato a pensare a quanto importanti siano le dimensioni di una foto.
Con la fotografia siamo di fronte ad un’arte in cui il prodotto finale (la stampa o la proiezione) è qualcosa di fisico e materiale, che può assumere dimensioni e caratteristiche diverse, mentre il vero contenuto, l’immagine, è costante.
La fotografia che noi vediamo è solo la parte fisica, che percepiamo, di un concetto espressivo più assoluto che deve essere ridotto su un supporto. Come diceva Adams, la stampa (di qualsiasi tipo, anche la moderna rappresentazione su schermo digitale) è l’interpretazione, mentre l’immagine è lo spartito.
In quest’ottica le dimensioni divengono importanti perché se c’è incongruenza tra le dimensioni ed il messaggio presente nell’immagine l’osservatore non proverà ciò che è nelle intenzioni del fotografo.
Una foto ricca di dettagli e particolari, di grande respiro ed impatto non potrà colpire se non stampata o riprodotta in grandi dimensioni, mentre uno scatto intimo e suggestivo potrebbe perdere il suo carico di emozioni se proposto troppo grande. Le piccole stampe a contatto di alcuni capolavori di Edward Weston o i minuscoli ritratti su lastra dei primi dell’Ottocento ne sono un esempio.
Le dimensioni sono un fattore a cui spesso non diamo il giusto peso, ma che conta molto.
Almeno in fotografia.

🙂

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woodswimmerQuando si tratta di video timelapse mi trovo spesso a provare grande ammirazione per chi realizza lavori ben fatti, ma oggi la mia stima per l’autore di questo capolavoro va oltre.
Brett Foxwell è un artista specializzato in opere di animazione fotografica con tecnica stop motion, sì quella che veniva usata per dar vita ai personaggi di plastilina insomma.
Con questo metodo, che necessità enormi quantità di pazienza ed anche una notevole precisione, Foxwell ha realizzato “WoodSwimmer”, un video creato scattando un’infinità di fotografie ad alta risoluzione durante il taglio di un’altrettanta infinità di fettine di legno. Proprio così, una sorta di timelapse fatto di “taglia, scatta, taglia scatta, etc…”.
Un lavoro incredibilmente lungo e faticoso che, una volta assemblato, mettendo in sequenza i necessari 25 fotogrammi al secondo, diviene un’opera ipnotica e surreale, un viaggio attraverso un legno in continua mutazione.
Il risultato è una sorta di astratto che ti cattura con il suo universo di dettagli in movimento e che sembra raccontare lo scorrere stesso del tempo.
Io l’ho trovato bellissimo.
Buona visione!

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Crepa

Crepa. (IPholaroid project) - © Copyright 2010 Pega

Everything’s rough if you look close enough.
Quando osservi da vicino i dettagli, ti accorgi che niente è perfetto. Anche le cose che appaiono più rifinite sono in realtà complesse, ruvide e sfaccettate.

In questo weekend prova a fare qualche scatto concentrandoti sui piccoli dettagli, quelli che mostrano le imperfezioni che emergono solo quando ci si avvicina molto e si cerca di approfondire.

Com’è poi tradizione di questo blog, ti invito a condividere il risultato di questi “scatti a tema” mettendo in un commento a questo articolo il link al tuo album Flickr o a qualsiasi altra piattaforma di condivisione su cui avrai pubblicato le tue immagini.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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My first one

My first one – Copyright 2007 Pega

Qual è stata la tua prima macchina fotografica? Che ricordi ne hai? Quanto era diversa da quella che usi adesso?
E’ una domanda che può avere un peso molto diverso a seconda dell’età della persona a cui mi rivolgo.
Per i giovanissimi la risposta oscilla tra “compattina” e “smartphone” ma in ogni caso siamo sempre nel campo del recente digitale e le differenze tra i vari possibili oggetti si avvertono sopratutto in termini di obsolescenza, ma per chi ha qualche anno in più si aprono invece gli scenari più vari. C’è chi ha iniziato con una lomo a pellicola, magari una mitica Diana (chi se la ricorda?), oppure con qualche modello di compatta 35mm dei genitori tipo Kodak Instamatic o le similari che vennero dopo.
In ogni caso tutti abbiamo un qualche ricordo del primo contatto con una fotocamera tutta nostra, un oggetto che potevamo controllare scegliendo noi i soggetti e realizzando le foto secondo criteri personali.
E adesso dov’è quella macchina? Ce l’hai ancora? Fa bella mostra di sé su qualche mensola? Oppure è dimenticata in cantina, o peggio è andata perduta?
Io la mia vecchia Swinger, la Polaroid bianca che mi fu ingenuamente regalata senza calcolare bene il rischio di scatti a raffica con una pellicola allora piuttosto costosa, fa tutt’ora la sua porca figura su uno scaffale in salotto. Mi accompagnò per un certo periodo fanciullesco fatto di scatti istintivi ed istantanei. Una gioia notevole e tanti bei ricordi, sopratutto mentali perché di molte di quelle stampe immediate ne ho proprio perse le tracce…
E tu che fine hai fatto fare alla tua prima fotocamera?

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ChanelNon sono un grande fan della cosiddetta “Fashion Photography” ma ho comunque molto rispetto per la professionalità e le capacità tecniche di molti fotografi di questo settore. La fotografia di moda richiede altissima qualità e forti capacità di gestire ogni dettaglio dell’immagine. Il fotografo si trova spesso a lavorare sotto pressione ed in tempi ridotti.
E poi si sa, le star non sono facili…
È per questi motivi che ogni tanto vado a vedere cosa c’è di nuovo sul sito di Breed, una scuola di fashion Photography, ed è qui che ho trovato questo interessante video. Mostra le fasi di un workshop in cui l’obiettivo è ricreare il ritratto di Kristen Stewart realizzato da Mario Testino per una pubblicità di Chanel.
C’è tutto: dal make up alle luci, dalla gestione della modella fino alla fase di scatto vera e propria. Un processo che quelli di Breed chiamano “Image Decostruction” e che trovo davvero istruttivo per qualunque fotografo.
Buona visione!
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[Fonte: Breed]

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