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Archive for the ‘Bokeh’ Category

A volte sono nuovi, ma in tanti casi sono rielaborazioni di vecchie idee; resta il fatto che esiste un’infinità di piccoli trucchi creativi che possono aiutarci ad arricchire le nostre immagini o darci lo spunto per migliorare.
Spesso sono cose semplicissime da realizzare ma il loro impatto su una foto ne può cambiare di molto lo stile e darci la possibilità di pensare a nuovi modi di impostare creativamente i nostri scatti.
Ti propongo un breve video tra i numerosi che puoi trovare online. E’ una raccolta di sei semplici idee realizzata da Jessica Kobeissi, fotografa youtuber molto attiva nel creare questo tipo di materiale.
Buona visione!
https://www.youtube.com/channel/UCvs_Clo5c1u2hXwv0zEG6rw

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Il bacio sulla torre

Il bacio sulla torre – © Copyright 2011 Pega

Fermo davanti ad una grande stampa esposta ad una mostra ho iniziato a pensare a quanto importanti siano le dimensioni di una foto.
Con la fotografia siamo di fronte ad un’arte in cui il prodotto finale (la stampa o la proiezione) è qualcosa di fisico e materiale, che può assumere dimensioni e caratteristiche diverse, mentre il vero contenuto, l’immagine, è costante.
La fotografia che noi vediamo è solo la parte fisica, che percepiamo, di un concetto espressivo più assoluto che deve essere ridotto su un supporto. Come diceva Adams, la stampa (di qualsiasi tipo, anche la moderna rappresentazione su schermo digitale) è l’interpretazione, mentre l’immagine è lo spartito.
In quest’ottica le dimensioni divengono importanti perché se c’è incongruenza tra le dimensioni ed il messaggio presente nell’immagine l’osservatore non proverà ciò che è nelle intenzioni del fotografo.
Una foto ricca di dettagli e particolari, di grande respiro ed impatto non potrà colpire se non stampata o riprodotta in grandi dimensioni, mentre uno scatto intimo e suggestivo potrebbe perdere il suo carico di emozioni se proposto troppo grande. Le piccole stampe a contatto di alcuni capolavori di Edward Weston o i minuscoli ritratti su lastra dei primi dell’Ottocento ne sono un esempio.
Le dimensioni sono un fattore a cui spesso non diamo il giusto peso, ma che conta molto.
Almeno in fotografia.

🙂

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No War

No War! – Copyright 2009 Pega

Capita a tutti di dover prima o poi pubblicare qualcosa o fare una mostra. In queste occasioni è necessario disporre di ciò che la tradizione esige: un artist statement.
“La dichiarazione di artista” è un breve testo che dovrebbe rappresentare la sintesi della visione propria di un certo autore: una descrizione a parole di come l’artista si pone, cosa vuole trasmettere con le sue opere, qual è la sua ispirazione, eccetera eccetera, un sacco di cose in poche righe insomma.
La cosa migliore sarebbe scriversela da soli ma a volte si può ringraziare qualcuno più esperto, magari autorevole o celebre, che lo scrive per noi. E così è capitato a me. Ecco qua:

Attraverso l’esame dell’ambiguità e delle variazioni che presenta la realtà, Pega crea una forte dinamica con l’osservatore, cercando di oggettificare le emozioni ed investigando la dualità che si sviluppa dalle differenti interpretazioni.
È un fotografo che risponde direttamente all’ambiente che lo circonda ed usa le sue esperienze quotidiane come punto di partenza. Spesso queste esperienze sono
istanti o dettagli che sarebbero apparsi insignificanti e non notati se lasciati nel loro contesto originale.
Con un approccio spesso concettuale Pega cerca quindi di avvicinare un vasto panorama di soggetti, utilizzando un suo stile multiforme che arriva a coinvolgere l’osservatore in un modo quasi fisico.
Il suo lavoro non mostra mai una struttura completa e ciò perchè l’artista sembra mirare principalmente ad una proiezione personale dell’osservatore, che deve avvenire senza un eccessivo influsso della realtà.

Beh, che te ne pare? Sinceramente?
Lo sai chi è che me l’ha scritto?
Ebbene è stato un computer.
Vuoi anche tu il tuo “artist statement”? Basta andare su questo sito, inserire un paio di informazioni ed il gioco è fatto. Sarà in inglese ma puoi tranquillamente farlo tradurre da Google 🙂
E sai qual’é la cosa veramente buffa? Che io nel mio statement quasi quasi un po’ mi ci riconosco…

😀 😀 😀

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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Per questo centosessantesimo weekend assignment ti propongo un tema apparentemente banale, dal soggetto fin troppo disponibile, che può però rivelarsi fonte di reazioni contrastanti: l’automobile.
Gioia o dolore, libertà o schiavitù, l’auto è un simbolo che suscita sensazioni molteplici e non poteva mancare nell’elenco dei possibili compiti assegnati ad un fotografo.
Sportiva o d’epoca, lussuosa o utilitaria, la “macchina” è infatti un elemento che nel bene e nel male caratterizza la quotidianità di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo perché segna, da oltre un secolo, il modo in cui le persone si muovono e l’impatto che questo ha sulla collettività e sull’ambiente.
Nel weekend ti invito quindi a concentrarti su questo tema ed a provare qualche scatto che possa sintetizzare un tuo messaggio in cui l’automobile è il soggetto centrale.
Poi, come propongo sempre, condividi qui la tua foto migliore.
Buon divertimento e buon weekend!

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Edward S. Curtis

Edward S. Curtis

Edward S. Curtis non è un nome che proprio tutti conoscono.
Esploratore, etnologo e fotografo, dedicò gran parte della sua vita a documentare l’epopea del Far West e dei nativi americani, popolo che ammirò e studiò, divenendone profondo conoscitore.
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Curtis viaggiò a lungo in tutto il Nord America, con l’intenzione di immortalare le tribù di nativi americani che stavano già allora scomparendo. Realizzò in questo modo un importante lavoro di documentazione che comprendeva immagini descrittive di personaggi, usi e costumi di oltre 80 tribù. Questa raccolta fu intitolata “The North American Indian” ed è tutt’ora considerata una delle opere di documentazione più importanti del settore, tanto che Curtis è spesso definito come il “cantore degli indiani d’America”.
Si possono trovare facilmente in rete molte immagini appartenenti a questa raccolta che, anche solo dal punto di vista puramente fotografico, è un vero capolavoro con ritratti davvero stupendi.

Medico della tribù dei Corvi, 1908

Medico della tribù dei Corvi – Edward S. Curtis, 1908

Uomo Pellerossa, 1907

Uomo Pellerossa – Edward S. Curtis , 1907

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Archivio

Archivio – © Copytight 2009 Pega

Rieccoci con l’assignment del fine settimana, una sorta di piccola missione fotografica per il week-end, con l’idea di seguire un tema preciso e predefinito.
Il tema che ti propongo oggi è lo sfuocato, o come va un po’ di moda chiamarlo adesso: bokeh.
Sfrutta la sfuocatura che la tua ottica ti consente, fanne la vera protagonista della foto, usala per esaltare il fascino di un soggetto.
Come per tutti i precedenti weekend assignment ti invito poi ad inserire, in un commento qui sotto, il link alla foto; è interessante condividere e può portare a vedere la tua foto visitatori che la apprezzeranno.
Ciao e buon weekend!

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Dear old Lady

Dear old Lady - © Copyright 2010 Pega

Come un déjà vu ogni tanto mi succede di rivivere un emblematico incontro di qualche anno fa.
Stavo provando degli scatti con una vecchia fotocamera analogica. Il mio soggetto era un antico portone nel centro storico di Firenze. Provo varie inquadrature, mi contorgo un po’ come a volte succede…
Faccio per allontanarmi ma un ragazzino di giovanissima età, sui 10/12 anni, si avvicina dopo avermi osservato mentre scattavo. Probabilmente pensa che il mio soggetto sia una fiammante moto sportiva parcheggiata giusto accanto al portone; indica la macchina fotografica e mi chiede: “posso vedere come sono venute?”
Ho un attimo di esitazione, d’istinto quasi gli porgo il dorso nero della fotocamera ma poi ci penso, mi fermo e gli dico: “Beh, non è possibile. E’ a pellicola”.
Il nativo digitale mi guarda come se fossi un deficiente, o peggio uno che gli sta raccontando una balla, poi esclama: “Che cosa? Come sarebbe pellicola?” E senza nemmeno aspettare il mio tentativo di risposta si gira e se ne va…
Menomale che non gli ho detto “E’ analogica”…
🙂

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