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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Per questo centosessantesimo weekend assignment ti propongo un tema apparentemente banale, dal soggetto fin troppo disponibile, che può però rivelarsi fonte di reazioni contrastanti: l’automobile.
Gioia o dolore, libertà o schiavitù, l’auto è un simbolo che suscita sensazioni molteplici e non poteva mancare nell’elenco dei possibili compiti assegnati ad un fotografo.
Sportiva o d’epoca, lussuosa o utilitaria, la “macchina” è infatti un elemento che nel bene e nel male caratterizza la quotidianità di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo perché segna, da oltre un secolo, il modo in cui le persone si muovono e l’impatto che questo ha sulla collettività e sull’ambiente.
Nel weekend ti invito quindi a concentrarti su questo tema ed a provare qualche scatto che possa sintetizzare un tuo messaggio in cui l’automobile è il soggetto centrale.
Poi, come propongo sempre, condividi qui la tua foto migliore.
Buon divertimento e buon weekend!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Non solo ritratti, immagini artistiche, natura, fashion o street photo. Fin dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi varie nicchie specialistiche, nate solo per soddisfare necessità specifiche di particolari discipline.
E’ così per la fotografia astronomica, per la food photography o per quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti professionali dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono moltissime di queste nicchie, ognuna con i suoi standard, modalità, tecniche ed a volte anche attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove sovente nascono figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole e cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ in postproduzione per migliorare il risultato, magari togliendo elementi indesiderati o modificando sfondi inadatti.
Mi ha raccontato di essere partito come forte appassionato di fotografia, divertendosi molto nei primi anni ma ora, dopo un po’ di tempo, non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero.
Che dire… anche questa comunque è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂

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Pocket 1000Non è ad una fotocamera che mi riferisco stavolta, ma ad una automobile. È l’auto che mio padre ha “fuso” qualche settimana fa (sì, ha tritato il motore) e da cui mi ha chiesto di prelevare tutte le sue cose. Io la svuoto e cosa trovo in un anfratto? Una macchina fotografica. Una mia macchina fotografica!
È una tascabile che usavo da ragazzino: una Agfamatic 1000 pocket, una “compattina” dei tempi della pellicola.
Ricordo di averla usata tantissimo, la avevo spesso con me quando non era il caso di portare macchine più grandi ed impegnative. Faceva foto piuttosto scadenti ma ci si accontentava. Ad un certo punto comunque la relegai ad un ruolo piuttosto secondario: quello di fotocamera “per tutte le evenienze” pronta e carica sempre in automobile. Deve essere così passata di macchina in macchina, finendo poi chissà come a mio padre, e rimanendo di fatto inutilizzata e dimenticata per anni, anzi per decenni.
Adesso l’ho ritrovata, sembra nuova, con il suo bel rotolino di ricambio (integro) ed anche una scatola di flash Magicube. Naturalmente era pronta a scattare e dentro c’era un cartridge di pellicola Kodak parzialmente esposto che potrei anche portare in un laboratorio e chiedere di sviluppare. Sarà ancora possibile? Lo faccio? O lascio tutto ai posteri?
L’automobile in questo caso è stata davvero una capsula del tempo.
🙂

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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Non solo panorami, bei ritratti, fashion o street photo. Fino dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi un numero sempre maggiore di nicchie specialistiche, con caratteristiche che servono a soddisfare le necessità di particolari discipline.
E’ così per la food photography, la fotografia astronomica o quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti tipicamente professionali, dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono una miriade di queste nicchie, in cui si sono definiti standard, modalità, tecniche ed attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove spesso sono nate figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole da tutti i lati ed anche dentro, cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ anche in postproduzione per migliorare ed ottimizzare le immagini, togliere elementi indesiderati o modificare sfondi inadatti.
Mi ha fatto capire che era un grande appassionato di foto ed all’inizio si divertiva, ma ora dopo un po’ di tempo non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero. Che dire… anche questa però è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂

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Automotive

Automotive - © Copyright 2010 Pega

Con l’avvento del servosterzo, di cui ormai sono dotate anche le utilitarie più economiche, abbiamo perso un piccolo esempio quotidiano di quella che è una delle leggi fondamentali del processo creativo.
🙂
No, non ti preoccupare non sono impazzito.
Quello a cui mi riferisco è un meccanismo tipico di molti processi naturali : la nascita di cose nuove è sempre legata al movimento.
La mia analogia è probabilmente efficace solo per chi appartiene alle generazioni “pre servosterzo”, che ricordano la notevole difficoltà nel cercare di far sterzare le ruote di un’automobile da fermi. Bastava però un piccolo movimento, un po’ di inerzia, per far si che quel “cambiamento” divenisse facile, quasi senza sforzo.
Per il processo creativo è la stessa cosa. A volte ci si trova bloccati, non vengono nuove idee, sembra non esserci alcuno spunto a disposizione. E’ la sindrome della pagina bianca degli scrittori, o l’impasse fotografica che ogni tanto sembra affiorare in ognuno di noi.

Ma basta un po’ di movimento, un minimo di attività anche solo vagamente correlata alla fotografia per sbloccare tutto. L’importante è non sedersi ed aspettare ma fare in modo di avere un po’ di inerzia.
Lavorare sulle vecchie foto, andare ad una mostra, leggere un libro, fare un workshop o una photowalk.
L’importante è vincere la stasi. E’ così che le idee tornano quasi per incanto a fluire, proprio come lo sterzo che d’un tratto cominciava a girare senza sforzo quando il veicolo dell’era “senza servosterzo” iniziava a muoversi.

Ma ormai l’idroguida ci ha tolto anche questo.
Certo che altri aspetti meno legati alla creatività ne hanno tratto giovamento. Non tutti i mali vengono per nuocere.

🙂 🙂 🙂

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texassilouette

Days End 2 - © Copyright 1984 Plaintiff David K. Langford

Nel 1984 un fotografo di nome Plaintiff David K. Langford scattò questa foto raffigurante la silouette di un cowboy, la foto finì su una rivista di natura e tempo libero dal nome “Texas Parks and Wildlife Magazine” e la cosa sembrò finire lì.

Alcuni mesi fa il sessantottenne Langford riceve una telefonata da un amico che gli segnala un fatto abbastanza curioso : una silouette decisamente molto simile alla sua foto dell’84 è presente sulle targhe delle automobili del Texas (!)

L’impressione che sia uno scherzo si dissolve quando una mail gli conferma l’incredibile verità : il Dipartimento della Sicurezza Stradale del Texas ha usato la sua immagine per stampare uno sticker che è apposto su quasi cinque milioni di targhe automobilistiche.

texas stickerE’ una storia  decisamente curiosa : la realizzazione del bozzetto dello sticker è frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Stradale Texano ed il Dipartimento di Giustizia, quest’ultimo ha affidato il lavoro ad un gruppo di detenuti che hanno effettuato una scansione dell’immagine proprio dalla rivista dove era stata pubblicata la foto di Langford.

Mesi di educate e pazienti richieste di compenso si sono rivelati privi di riscontro e adesso Langford ha deciso di fare causa allo stato del Texas per ottenere un risarcimento per la violazione del suo copyright.

Non sarà banale.
Lo stato del Texas scarica le colpe sul Dipartimento della Sicurezza Stradale, questo su quello  della Giustizia e quest’ultimo sui detenuti incaricati del progetto, in particolare su colui che ha effettivamente scelto l’immagine ed effettuato la scansione… che è un ergastolano.

Chissà come andrà a finire…

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