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Weston
Tempo fa avevo proposto il ritratto di Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott poi, in un post successivo, la stessa Berenice ritratta Hank O’Neal.
Mi appassiona questo fatto del fotografo che viene fotografato da un collega perché, come già dicevo, lo trovo una sorta di cortocircuito artistico, qualcosa di particolarmente evocativo e ricco di fascino.
E così oggi te ne propongo un altro: il grande Edward Weston.
Weston non ha certo bisogno di presentazioni ed io ne ho parlato in fin troppe occasioni dato che lo piazzo in cima alla mia personale top ten dei grandi maestri.
Eccolo immortalato insieme alla sua mitica fotocamera Graflex 4×5″.
Era il 1923 e lo sai chi scattò questa foto? Ma certo, la sua assistente, modella, collega ed amante Tina Modotti.

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Il venti febbraio del 1902, esattamente 110 anni fa nasceva un grande fotografo, uno che forse più di altri ha lasciato il segno della sua passione nella storia della fotografia: Ansel Adams.
E’ stato scritto moltissimo sul lavoro di questo artista ma c’è un aspetto che che, a mio vedere, veramente differenzia Adams da molti altre figure importanti: è la sua forte voglia di condividere, trasmettere e lasciare agli altri quello che aveva imparato.
Ansel Adams è stato un grande maestro, nel vero senso della parola, uno che ha vissuto cercando di produrre non solo delle opere importanti ma anche insegnando molto ad allievi ed assistenti. Ha in sostanza contribuito a creare quello che è il moderno concetto di workshop fotografico e realizzato documenti che tutt’ora rimangono come punti di riferimento per chi vuole approfondire la fotografia: i suoi libri con tutto il contenuto didattico e di condivisione tecnica e creativa che li caratterizzano.

E così oggi propongo questo breve video, come piccolo omaggio ad uno straordinario protagonista della fotografia del ventesimo secolo… e chissà, forse anche del ventunesimo.

Buon Compleanno Ansel.

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Teaching each other

Teaching each other @ Copyright 2008 Pega

“A great photograph is one that fully expresses what one feels, in the deepest sense, about what is being photographed.”
(Una grande fotografia è la piena espressione di ciò che l’autore sente del soggetto che sta fotografando, nel senso più profondo).

E’ una frase di Ansel Adams che trovo straordinaria e che può essere considerata tra le più belle definizioni di cosa davvero caratterizzi una grande fotografia.

Non si tratta di tecnica, di qualità dell’immagine, nitidezza, contrasto o saturazione dei colori. Non si tratta nemmeno di formato, struttura o composizione.
Si tratta di emozioni e sensazioni.

Un insegnamento che mi piacerebbe tenere sempre a mente, per cercare, nel tempo, di realizzare se non una grande foto, almeno qualche foto interessante.

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Per alcuni la fotografia di strada diviene quasi un modo di essere e di vivere.
E’ stato il caso di grandi maestri come per esempio Henri Cartier-Bresson o Walker Evans, che trovarono nella “street” la loro principale vena artistica, ma anche di tanti fotografi contemporanei più o meno famosi che si appassionano specializzandosi in questo tipo di produzione fino a farne il loro interesse principale. 

E’ il caso di Chris Weeks, che ha realizzato un ebook gratuito molto ben fatto sulla street photography e lo ha messo a disposizione per tutti su Deviantart.
Si tratta di un bel lavoro di 160 pagine in cui sono raccolte idee creative e suggerimenti che ne fanno una lettura molto stimolante, tutto questo anche grazie al contributo di un piccolo gruppo di altri fotografi che hanno collaborato con lui fornendo immagini e pensieri personali riguardanti questo affascinante settore della fotografia, che ne viene fuori come un’arte al tempo stesso facile ed istintiva ma anche incredibilmente difficile.
Belle ed anche numerose le immagini che accompagnano il testo, tutte in bianco e nero nel segno della street photography più classica. 

Lo trovi qui. Te lo consiglio.
Buona lettura.

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Oggi voglio segnalarti una interessante serie di video prodotti da BBC Four chiamati The Genius of Photography.
Si tratta di sei cortometraggi dedicati ad un’arte che, come dice il narratore, in oltre 170 anni di storia ci ha emozionati ed arricchiti, stupiti ed a volte delusi, ma che sicuramente ci ha intrigato con la sua evoluzione ed i geni artistici che l’hanno interpretata.

Sono video molto ben fatti che puoi trovare raccolti e visibili sul canale Youtube di BBC Four : The Genius of Photography.
Questo e questo è il primo della serie, un interessante documentario sulle idee e le figure che furono protagonisti degli albori della fotografia.

Buona visione.
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L’operazione di cambio di ottica è una di quelle cose di cui i fotografi parlano poco.
E’ sempre un po’ complicato e fastidioso cambiare obiettivo sul campo, specie quando si è in giro e non si dispone di un valido punto di appoggio. E’ così che mi interessano sempre molto i video che trovo al riguardo.

Eccone uno piuttosto semplice, in cui si vede il fotografo Vu Bui mostrarci con notevole maestria e fluidità, come effettuare un rapidissimo e sicuro “lens swap”, sfruttando una impugnatura da palmo ed una normale borsa a tracolla.

Buona visione e… buon allenamento…. 🙂

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texassilouette

Days End 2 - © Copyright 1984 Plaintiff David K. Langford

Nel 1984 un fotografo di nome Plaintiff David K. Langford scattò questa foto raffigurante la silouette di un cowboy, la foto finì su una rivista di natura e tempo libero dal nome “Texas Parks and Wildlife Magazine” e la cosa sembrò finire lì.

Alcuni mesi fa il sessantottenne Langford riceve una telefonata da un amico che gli segnala un fatto abbastanza curioso : una silouette decisamente molto simile alla sua foto dell’84 è presente sulle targhe delle automobili del Texas (!)

L’impressione che sia uno scherzo si dissolve quando una mail gli conferma l’incredibile verità : il Dipartimento della Sicurezza Stradale del Texas ha usato la sua immagine per stampare uno sticker che è apposto su quasi cinque milioni di targhe automobilistiche.

texas stickerE’ una storia  decisamente curiosa : la realizzazione del bozzetto dello sticker è frutto di un accordo di collaborazione tra il Dipartimento della Sicurezza Stradale Texano ed il Dipartimento di Giustizia, quest’ultimo ha affidato il lavoro ad un gruppo di detenuti che hanno effettuato una scansione dell’immagine proprio dalla rivista dove era stata pubblicata la foto di Langford.

Mesi di educate e pazienti richieste di compenso si sono rivelati privi di riscontro e adesso Langford ha deciso di fare causa allo stato del Texas per ottenere un risarcimento per la violazione del suo copyright.

Non sarà banale.
Lo stato del Texas scarica le colpe sul Dipartimento della Sicurezza Stradale, questo su quello  della Giustizia e quest’ultimo sui detenuti incaricati del progetto, in particolare su colui che ha effettivamente scelto l’immagine ed effettuato la scansione… che è un ergastolano.

Chissà come andrà a finire…

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Polaroid camera - Model: sx 70

Polaroid SX-70

Sì, ho un debole per la Polaroid.
Sarà perchè è stata la mia prima macchina fotografica o forse perchè rappresenta ancora qualcosa di magico ed era già così incredibilmente vicino a quelli che oggi sono i “social network” (scatti e fai vedere subito agli amici). 
Magari è per la sua semplicità, l’immediatezza d’uso ed il fascino che ancora riesce ad avere.

Resta il fatto che il produrre qualcosa con lo stile Polaroid ha ancora un senso. E’ il gusto di concentrarsi sull’immagine con una fotocamera molto semplice ma che ti regala un’immediatezza ed una vitalità della foto che non ha paragoni. 
Anche se con le dovute differenze, è un po’ quello che in questo periodo mi diverto a fare con il mio IPholaroid project: una serie di scatti fatti con un dispositivo attuale (Iphone) ma basico e privo di ogni regolazione, che avvicina a fotografare con la “filosofia” e lo stile Polaroid.

Beh, comunque il post di oggi è dedicato a questa mitica casa produttrice di meraviglie fotografiche e l’omaggio lo faccio condividendo un bel video che ho trovato in rete.
E’ una sorta di lungo spot del modello SX-70, la famosa reflex pieghevole che Polaroid realizzò nel 1972 capace di magnifici scatti caratterizzati da splendidi sfuocati e colori molto vividi. Un vero e proprio gioiellino.

Sì, lo so, è un filmato un po’ nostalgico ma davvero bello e da gustare fino in fondo.
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natGeoHo in mano il numero di Agosto del National Geographic.
Sono tornato a casa tutto contento di averlo trovato subito dal mio giornalaio di fiducia, completo dell’allegato che in questi mesi accompagna la rivista ed è dedicato ai grandi fotografi. 

Stavo attendendo con piacere l’edizione di questo mese perchè sapevo che sarebbe stato pubblicato un magnifico servizio di fotografia subacquea, in particolare un lavoro di Wes Skiles sui blue holes e le grotte delle Bahamas. L’esplorazione e le immagini dalle grotte sottomarine mi affascinano da sempre e sono molti anni che ammiro questo grande fotografo subacqueo. 
Non faccio a tempo a rilassarmi sul divano ed iniziare a sfogliare proprio il servizio di cui parlo che mi raggiunge la notizia della sua morte. 

Wes-Skiles

Wes Skiles

Skiles sen’è andato durante quella che può essere considerata un’immersione poco più che ordinaria, dopo una carriera di missioni pericolosissime, ai limiti delle possibilità umane. Aveva 52 anni. 

Voglio dedicare questo breve post proprio a lui e ricordarlo per le splendide immagini che ci ha regalato in tanti anni di esplorazioni sottomarine. Fin da giovanissimo fu affascinato dalla speleosubacquea e negli anni ’70 insieme ad un vero e proprio mito assoluto del settore, Sheck Exley, realizzò i suoi primi lavori fotografici ma anche importantissime documentazioni “procedurali” su come si potesse esplorare grotte subacqueee senza morire. 
ginnie-springs-currentsFurono proprio Skiles ed Exley, infatti, a stabilire una serie di regole e modalità operative che sono state seguite da generazioni di speleosub fino ad oggi, rendendo solo “pericolosa” una specialità che altrimenti poteva essere definita solamente come “fatale”.
La sua carriera è continuata con moltissimi lavori per il National Geographic in ogni angolo del globo, dal Pacifico all’Antartide, ma la sua vera passione sono sempre stati i sistemi di grotte della Florida, strutture subacquee che si estendono per chilometri e che rappresentano la riserva di acqua dolce tra le più importandi del continente americano. 

deepcaveProbabilmente è anche per interesse nel settore della subacquea, anche se solo marginalmente per quella speleologica, che seguivo ed ammiravo così tanto questo personaggio.
Andare sott’acqua in grotta è molto complesso, incredibilmente impegnativo, i margini di errore sono praticamente zero e forse si tratta di una delle attività umane più pericolose in assoluto. Eppure Skiles riusciva a creare proprio in queste condizioni le sue meravigliose immagini, mettendoci creatività ed inventiva, come quando usava la sua tecnica “slave multi flash” tesa ad ottenere illuminazione drammatica da più punti e per la cui applicazione sott’acqua era diventato famoso.
Faceva il fotografo ma il suo studio era spesso a 100 metri di profondità e sovente in luoghi dove “nessuno era mai stato prima”…

E adesso si è immerso in acque ancora più profonde, lasciandoci in eredità le sue magnifiche immagini. 

Ciao Wes.

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