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Posts Tagged ‘idea’

Sì, le dimensioni contano, e quando si parla di diffusori, più grosso è meglio è.
In questo breve video ci viene proposta un’idea semplicissima ma geniale: un bel palloncino bianco gonfiato davanti al flash ed ecco che anche quello incorporato nella fotocamera, notoriamente scarso, può dare risultati decenti.
Quando si parla di fotografia con flash la diffusione della luce è la chiave per ottenere buone immagini ed evitare l’effetto fiammata con relative ombre taglienti che ci ritroviamo quando il lampo è troppo diretto.
Di diffusori in commercio ce ne sono molti, spesso grossi ed anche piuttosto costosi. In questo caso con pochi spiccioli (e pochissimo ingombro) si risolve in maniera davvero interessante.
Mi vedo già ad imbastire un set con i palloncini al posto degli ombrelli… 😀
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Stenopes Project

La stanza viene completamente oscurata. Non un filo di luce deve passare se non quella che si insinua da un piccolo foro circolare lasciato aperto in corrispondenza di una finestra. La proiezione riempie l’interno, ricreando l’immagine rovesciata di ciò che c’è fuori.
È dal semplice concetto di camera oscura che nasce Stenopes, il progetto di Romain Alary ed Antoine Levi che, integrando questa antica esperienza con le moderne tecniche del time lapse, realizzano brevi video all’interno di ambienti trasformati in gigantesche fotocamere stenopeiche.
I due hanno iniziato circa due anni fa nella loro cucina, spostandosi poi in diversi luoghi tra cui Parigi, dove hanno realizzato il video qui sotto.
Romain ed Antoine sono continuamente alla ricerca di location interessanti per il loro progetto. Se pensi di voler mettere a loro disposizione una stanza che si affaccia su un bel panorama, clicca qui per contattarli.
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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Ti ha atteso, vuoto e sconsolato, nel periodo di vacanze ed ora è lì che ti guarda, sperando in una bella e corposa “spesa”.
Oppure è sempre stato in vibrante silenzio, facendoti una melanconica compagnia durante questo caldo agosto, magari ospitando ben poche cose tra cui qualche birra fresca ed un po’ di frutta.
Dai, un compagno così importante, fedele e sommessamente silenzioso, qualche ritratto lo merita 🙂
Sì, il frigo è una risorsa interessante, anche fotograficamente parlando e si presta ad essere immortalato in molti modi.
Puoi fotografarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno… Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o, come dicevo, fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.
Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha il suo fascino fotografico. Sarà forse perché è così legato ai concetti di “pieno” e “vuoto” e racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare i gusti e le abitudini di chi lo possiede.
Questa estate fai qualche ritratto al tuo caro frigo: se lo merita.

🙂

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Luce. Ombra ed altri dettagli

Luce, ombra ed alcuni dettagli – © Copyright 2012 Pega

Oggi riflessione contorta.
Dunque, ci sono le cose importanti e ci sono le cose che ci interessano, non sempre i due concetti coincidono. A volte può capitare che la nostra mente tenda a scivolare verso le seconde, una deriva più o meno cosciente che in qualche caso scatena una sorta di senso di colpa.
Può succedere anche con la fotografia, come con mille altre passioni e interessi.
Se questo ti accade può essere utile farti una domanda: perchè?
Non è detto sia facile rispondere, ma potrebbe essere importante.

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Trapped man

Prigioniero – © Copyright 2012 Pega

Finalmente una porta, un passaggio. Ha una forma strana, forse è per questo che non si vede subito. Deve essere un varco segreto, una via di uscita. E’ chiusa e non c’è maniglia. Chissà se si apre verso destra o verso sinistra, magari si apre verso l’interno. Sì, deve funzionare in qualche modo. È bloccata, non si muove questa dannata porta. Spingere, provare con tutte le forze. Riprovare ancora. Niente, maledetta. Allora bisogna tirare. Sì, forse tirando. Le dita si insinuano nelle fessure tra le pietre, ma non serve, le unghie si scheggiano. Urla di dolore, disperazione. La porta non si apre, la porta non si apre. Maledizione, non si apre proprio. Cercare un congegno, una leva, un qualcosa. E’ difficile capire come e da che parte si possa aprire, non si vede. Non si capisce. Forse non può aprirsi. Non può proprio aprirsi.
Forse non è neanche una porta.

🙂

© Pega 2012

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Giulia

Marmo rovente – © Copyright 2012 Pega

Non solo le dimensioni, anche le proporzioni contano. Alcune immagini devono molto alla forma geometrica in cui sono inscritte, ma non sempre viene posta la dovuta attenzione a questo aspetto.
Quello che normalmente succede è che guardiamo la scena attraverso il mirino, la vediamo delimitata da quella forma rettangolare e realizziamo la composizione di conseguenza. In questo modo le nostre immagini nascono secondo uno schema di proporzioni che è quello impostoci dal produttore della fotocamera, oppure da quello del sensore, o della pellicola.
Ti sei mai chiesto perché proprio quella forma? Perché non altre?
L’idea per questo weekend assignment è svincolarsi dalle proporzioni tipicamente imposte dalla nostra fotocamera e realizzare una foto quadrata, alla ricerca di un risultato compositivo che si avvantaggi di questa diversa impostazione in termini di proporzioni.
Lo spirito dell’assignment è quello di vincolarti a muoverti in un ambito insolito, provare a scattare delle foto ragionando in maniera diversa, stimolando la tua creatività.
Sei invece tra coloro che abitualmente realizzano foto quadrate? Beh, in tal caso l’assignment si modifica leggermente e ti invita a realizzare foto rettangolari o magari… rotonde.
🙂

Interpreta questo tema come meglio credi, poi condividi con gli altri il tuo scatto, semplicemente mettendo in un commento a questo post il link al risultato del tuo lavoro.
Buon divertimento!

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Giotto, Trittico Stefaneschi

Nel Polittico di Stefaneschi, del 1320, Giotto introdusse un piccolo dettaglio originale e creativo: la figura del committente dell’opera con in mano l’opera stessa, riprodotta in piccolo. Si tratta di uno dei più antichi esempi del cosiddetto effetto Droste, nome derivante dalla famosa marca di cacao, che nei primi del novecento iniziò a produrre confezioni raffiguranti un’infermiera con in mano una scatola ed una tazza di prodotto, riportanti a loro volta la stessa figura.
L’effetto Droste è in sintesi un’immagine che ricorre all’interno di se stessa, un’idea che dopo Giotto è stata sfruttata più volte da molti artisti nella storia, tra cui Escher.
Anche in fotografia esistono interessanti applicazioni dell’effetto Droste e specie con l’aiuto della postproduzione digitale è abbastanza facile ottenere effetti davvero carini, ne puoi trovare molti esempi in rete, uno per tutti il set su Flickr di Josh Sommers.

Credo che la cosa interessante non stia però nell’ottenere l’effetto Droste in digitale, piuttosto nel realizzarlo con creatività, senza alcun ausilio in postproduzione.
Si può giocare con specchi e luci, oppure sfruttando il monitor della fotocamera stessa o uno esterno, le possibilità sono moltissime.
Ma il vero effetto Droste è forse proprio quello fatto creando ad arte un artefatto, inserendolo poi nell’immagine e cortocircuitando il pensiero dell’osservatore.
Ed è su questa linea che è possibile fare un passo ulteriore, arrivando ad una sorta di effetto Droste 2.0. Cosa intendo? Ecco qui sotto un esempio preso in prestito da Abernaert.
Non c’è bisogno di particolari tecnologie, attrezzature o tecniche digitali. Basta un po’ di creatività ed una macchina fotografica, non necessariamente digitale 🙂
Perchè non provarci?

Droste effect by Abernaert

Nice Droste effect – Copyright Abernaert 2009

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