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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Ogni anno arriva un giorno che lo vedo sconsolato, semivuoto e mezzo abbandonato. È il povero frigorifero di casa che, nel periodo di vacanze, è lì che mi guarda, sperando in una bella e corposa “spesa”.
Il frigo rimane immobile in quel suo vibrante ronzio, una melanconica compagnia che, nei mesi estivi ospita in genere poche cose, tra cui qualche immancabile bevanda fresca ed un po’ di frutta.
Certo che un compagno così fedele e tranquillo qualche ritratto lo meriterebbe 🙂
Sì, il frigo è una risorsa interessante, anche dal punto di vista fotografico, e si presta ad essere immortalato in molti modi.
Puoi fotografarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno… Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o, come dicevo, fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.
Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha il suo fascino fotografico. Sarà forse perché è così legato ai concetti di “pieno” e “vuoto” e racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare i gusti e le abitudini di chi lo possiede.
Questa estate fai qualche ritratto al tuo caro frigo: se lo merita.

🙂

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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Ti ha atteso, vuoto e sconsolato, nel periodo di vacanze ed ora è lì che ti guarda, sperando in una bella e corposa “spesa”.
Oppure è sempre stato in vibrante silenzio, facendoti una melanconica compagnia durante questo caldo agosto, magari ospitando ben poche cose tra cui qualche birra fresca ed un po’ di frutta.
Dai, un compagno così importante, fedele e sommessamente silenzioso, qualche ritratto lo merita 🙂
Sì, il frigo è una risorsa interessante, anche fotograficamente parlando e si presta ad essere immortalato in molti modi.
Puoi fotografarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno… Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o, come dicevo, fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.
Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha il suo fascino fotografico. Sarà forse perché è così legato ai concetti di “pieno” e “vuoto” e racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare i gusti e le abitudini di chi lo possiede.
Questa estate fai qualche ritratto al tuo caro frigo: se lo merita.

🙂

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20:00
20:00 (Winter Holter) – © 2011 Pega

Il frigo è una risorsa interessante.
Anche fotograficamente parlando intendo.
Si presta ad essere “ritratto” in molti modi. Puoi immortalarlo chiuso come un forziere, magari con i classici magneti attaccati sopra, oppure scegliere di aprirlo e lavorare con quella luce fredda che proviene dall’interno…
Puoi celebrarne l’opulenza cogliendolo subito dopo una bella spesa al supermercato o fissandolo triste e vuoto in un caldo pomeriggio d’estate al ritorno dalle vacanze.

Insomma: che sia nuovo o vecchio, congelato o sbrinato, il frigo ha proprio un suo fascino. Sarà forse perchè racchiude quello che mangeremo e quindi ciò che saremo domani, o forse perchè sbirciando tra i suoi contenuti ci si può divertire ad immaginare qualcuno dei gusti o delle abitudini di chi lo possiede.

Resta il fatto che si tratta comunque di un oggetto che in molti si cimentano a fotografare, tanto che on line abbondano i progetti in cui questo elettrodomestico è il protagonista.

E tu hai mai provato a fotografare il tuo frigo? O magari quello di qualche parente, amico o vicino?

Beh se lo hai fatto, o lo farai, ti invito  postare qui sotto la foto, semplicemente incollandola o linkandola in un commento.

Questo è il post ufficiale del frigo condiviso.  🙂 🙂 🙂

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Red Entrance
Red Entrance – © Copyright 2008 Pega

Da qualche tempo ho ripreso a stampare in piccolo formato le foto che mi piacciono di più, quelle che in qualche modo mi trasmettono qualcosa.

E’ un’abitudine che avevo del tutto perso con il passaggio al digitale.
Si tratta di stampe di media qualità, delle 13×18 fatte con una inkjet usando carta fotografica. Niente di particolarmente professionale.
Non sono comunque molte queste stampe, e succede una cosa diversa rispetto a quanto mi capitava di fare ai vecchi tempi della pellicola e degli album che finivano sullo scaffale.

Queste piccole foto mi trovo a “tenerle in giro” per casa. Ho alcune semplici cornici da tavolo in plexiglass ed anche le solite calamite da frigorifero… l’idea è quella di tenerle in vista per un po’ di tempo, per poterle valutare “vivendoci insieme”.

Succede una cosa interessante.
Alcune immagini, che avevo stampato entusiasta, in qualche giorno mi risultano progressivamente sempre meno significative. In alcuni casi il mio personale giudizio sulla foto peggiora in modo radicale.
Con altre succede il contrario. Ci sono stampe che sembrano acquisire fascino col passare delle settimane, quasi come se il vederle lì, giorno dopo giorno, aggiunga in qualche modo nuove interpretazioni e significati.

In questo processo sicuramente si sperimenta quella che è la possibile attenuazione della carica emotiva della foto legata al momento dello scatto.

Inoltre il vedere e rivedere un’immagine, magari fugacemente o in momenti della giornata in cui normalmente non ci si mette ad esaminare le proprie foto (per esempio la mattina facendo colazione e scorgendo con la coda dell’occhio quella 13×18 attaccata al frigo) apporta un qualcosa di diverso da quella che è la normale esperienza di valutazione del proprio lavoro. 
Credo che in tutto questo giochi un ruolo importante anche la varietà di orari e stati d’animo in cui si ha occasione di osservare le immagini. Del resto ci sono molte ricerche che dimostrano quanto si percepiscano in modo diverso i colori a seconda dei momenti della giornata.
Quello che alla fine però ne viene fuori è un rapporto leggermente diverso con le proprie foto. E in qualche caso è una piacevole sorpresa, una piccola o grande soddisfazione.
E’ un esperimento che trovo interessante e che ti invito a fare.

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