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Posts Tagged ‘tecnica’

Film plane indicatorQualche giorno fa avevo in mano una mia vecchia macchina fotografica quando la persona con cui stavo parlando mi fa: “Ma anche sulla tua c’è il simbolino di Saturno! E’ lo stesso che ho sulla mia che è tutta un’altra marca e generazione. Ma che significa?”.
Forse anche sulla tua fotocamera c’è il “simbolo di Saturno”, che altro non è che il segno di dove si trova esattamente il piano del sensore (o della pellicola). La sua presenza è fondamentale per chiunque abbia bisogno di misurare con precisione la distanza tra il soggetto ed il mezzo su cui si forma l’immagine.
In alcune situazioni, come ad esempio la fotografia macro, la differenza tra approssimazione e precisione può essere determinante e così la misura esatta di questa distanza viene spesso usata per calcolare il fattore di ingrandimento o la compensazione dell’esposizione ma anche la corretta impostazione del diaframma.
Per chi volesse approfondire ecco un breve video al proposito.

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eBook digital photographySe sei ancora tra i pochi a non averne approfittato, ti segnalo un’opportunita degna di attenzione: la possibilità di scaricare gratuitamente un famoso libro sulla fotografia digitale “How to Create Stunning Digital Photography”.
Gli autori Tony e Chelsea Northrup, hanno deciso di attivare temporaneamente questo “giveaway” per festeggiare il milione di followers del loro popolare programma YouTube regalando a chiunque il download della versione eBook del loro libro.

Su Amazon “How to Create Stunning Digital Photography” è un bestseller che vanta cinque stelle ed oltre duemila recensioni, viene normalmente venduto a 20$ in versione cartacea ed a 10$ come eBook.
Io l’ho già scaricato, lasciando comunque un piccolo obolo dato che la proposta, a dire il vero, è “pay what you can”.
🙂

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OtturatoreOggi ti ripropongo un piccolo approfondimento tecnologico a proposito di come funziona l’otturatore della tua reflex. Hai presente come si muovono le due tendine? No? Ho giusto quello che serve, qualcosa che avrei adorato all’inizio della mia passione fotografica: un breve video dimostrativo in cui il movimento di un otturatore è stato ripreso con una videocamera ad alta velocità da diecimila fotogrammi al secondo.
Capire esattamente come funziona la nostra macchina fotografica non è questione da nerd. Se non si hanno chiari alcuni dettagli ci saranno situazioni in cui non riusciremo ad ottenere i risultati desiderati o, peggio, si subiranno strani ed incomprensibili effetti.
E’ il caso dei fenomeni che l’otturatore introduce nell’uso del flash o anche del curioso effetto “obliquizzante” (rolling shutter) che appare quando si fanno esposizioni molto veloci ad oggetti a loro volta veloci.
Insomma vuoi saperne di più? Allora buona visione!
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RadioattivitàNon tutti i possessori di vecchie fotocamere sanno che nel periodo tra gli anni ’40 e ’70 del secolo scorso, molti produttori cercarono di migliorare le caratteristiche ottiche dei loro obiettivi andando ad utilizzare le cosiddette “lenti toriate“.
Aggiungendo diossido di torio alla miscela per la realizzazione del vetro si ottiene infatti un netto miglioramento dell’indice di rifrazione e bassa la dispersione; ciò consentì di produrre lenti ad alte prestazioni, dotate di minime aberrazioni e poca distorsione nonostante la relativa semplicità produttiva.
Il problema è che il torio è radioattivo. Il TH-232 è infatti un elemento naturale senza isotopi stabili che decade emettendo particelle alfa fino a trasformarsi in radio-228. Dato che si tratta di un processo lentissimo, l’emissione di queste particelle non è molto intensa ma avvicinando un rilevatore di radiazioni ad una lente appartenente a questa generazione, non è comunque difficile misurare l’emissione.
Obiettivi gloriosi come il Leica Summicron 50mm f/2, il Takumar SMC 50/1,4, ma anche molte ottiche utilizzate nella serie Instamatic 800 della Kodak sono notoriamente appartenenti a questa tipologia, come del resto tanti altri prodotti di fascia medio-alta di quel periodo. Successivamente la tecnica di addizione di torio fu bandita ma quei prodotti sono rimasti in giro e in molti usano ancora con soddisfazione le buone vecchie lenti al torio.
Non si tratta di radioattività intensa, l’emissione di particelle da parte di queste macchine fotografiche non è pericolosa, basta saperlo ed evitare di eccedere in modo morboso con il contatto.
Insomma, se hai una di queste fotocamere, continua pure ad usarla o a metterla in bella mostra ma evita di tenerla ogni notte sotto al cuscino 🙂

Obiettivo radioattivo

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Uno dei più grossi problemi quando si mettono davanti all’obiettivo persone non abituate a starci, è la posa. Imbarazzo ed incertezza sulla posizione o sulle espressioni da assumere, possono rappresentare un ostacolo insormontabile per molti soggetti, anche quelli con cui abbiamo una certa confidenza, come ad esempio i nostri amici. Come fare dunque per ottenere scatti interessanti di gente in posa?
Ecco un video con qualche dritta utile, cinque minuti di spunti che possono aiutare a “svoltare” in questo tipo di fotografia e magari iniziare a divertirsi con un genere che molti rifuggono proprio per le difficoltà di gestione delle persone ritratte.
Buona visione!
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Fisiogramma – © Copyright 2012 Pega

La macchina fotografica appoggiata a terra con l’obiettivo che guarda in alto e l’otturatore aperto per una lunga esposizione. Sopra, al buio, una piccola luce oscilla appesa ad un filo e crea un’immagine ricca di fascino: il fisiogramma.
I fisiogrammi erano già noti nell’ottocento e furono ampiamente studiati dagli scienziati impegnati nella descrizione di fenomeni fisici e matematici.
Hai mai provato a realizzare una foto di questo tipo? Di fatto è un piccolo esercizio di light painting, molto più semplice di quel che potrebbe sembrare.
Si può giocare con diversi tipi di luce, usando lampadine colorate o lampeggianti, cercando di imprimere movimenti oscillatori ed inventandosi qualche idea creativa.
Ad esempio si può variare il “setup” attorcigliando il filo, inquadrando obliquamente oppure rivoluzionando tutto facendo oscillare anche la fotocamera. Le possibilità sono infinite.
Buon divertimento!

p.s. Se ci provi però fammi sapere com’è andata 🙂

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Robert Cornelius

Ed eccolo qua il primo autoritratto fotografico mai realizzato, il capostipite degli attuali selfie. Fu realizzato nell’Ottobre del 1839 da Robert Cornelius.
Robert era un esperto di chimica e metallurgia che lavorava al servizio di Joseph Saxton e Paul Beck Goddard, imprenditori americani del neonato ma promettente settore della fotografia.
Negli Stati Uniti si stava diffondendo il metodo inventato dal francese Daguerre ed importato oltreoceano da Samuel Morse (sì, proprio quello del codice telegrafico) ma uno dei maggiori limiti di questa nuova industria era la lentezza del processo. Il dagherrotipo infatti, oltre a richiedere una lunga e laboriosa preparazione della lastra aggiunta ad una serie di attente operazioni per lo sviluppo, necessitava anche di esposizioni lunghissime. Ciò limitava le possibilità di sfruttamento dell’idea a fini ritrattistici perché era davvero difficile far stare perfettamente immobili i soggetti per decine di minuti.
Per questo, come molti altri in contemporanea, i datori di lavoro di Cornelius stavano cercando una strada per abbreviare questi tempi, sfruttando tecniche meccaniche, fisiche e chimiche.
Fu così che durante una serie di esperimenti che combinavano una particolare tecnica di lucidatura della lastra con l’uso di un accelerante chimico, Cornelius decise di effettuare un autoritratto.
Tolse il tappo all’obiettivo e si piazzò davanti alla fotocamera per poco più di un minuto.
Il risultato non fu niente male visto il brevissimo tempo di esposizione utilizzato e così la sua tecnica fu perfezionata e contribuì significativamente allo sviluppo del settore.

Ma, oltre a questo contributo tecnologico, ciò che forse più conta è che questo fu il primo autoritratto della storia della fotografia, il primo “selfie”.
E’ un’immagine in cui appare  un giovane un po’ scapigliato ma molto attento e concentrato sul suo lavoro. Alcuni studiosi considerano questa lastra addirittura come il primo vero ritratto ravvicinato di una persona eseguito con una tecnica fotografica.
Il “self” di Robert Cornelius fa parte dell’archivio Daguerreotype collection della Library of Congress, consultabile anche online.

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