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Posts Tagged ‘digitale’

Sono alle prese con il tentativo di riportare alla decenza alcune vecchie foto di famiglia, quindi oggi ti ripropongo un argomento già trattato qualche tempo fa.
Il passare del tempo regala fascino alle fotografie, è vero, ma a volte le segna un po’ troppo. A chi non è capitato di imbattersi in una vecchia stampa su cui gli anni hanno lasciato cicatrici eccessive?
Non è facile restaurare la foto stampata, ci vogliono capacità e maestria, è però possibile affrontare un restauro digitale, mettendo mano ad una scansione della foto stessa.
In questo breve video di due minuti creato dall’Argentino Hernan Folmer, restauratore di foto, ci viene mostrata la sintesi di due ore di competente lavoro in Photoshop per ridare vita e dignità ad una vecchia stampa strappata. Ancora una volta digitale ed analogico si incontrano per dare (anzi ridare) vita ad una Fotografia.
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Stairway to Hell

Stairway to Hell – Copyright 2010 Pega

Ad un’asta di fotografie i cui proventi andavano a favore di un’associazione, mi sono trovato ad osservare le persone che guardavano le foto esposte. Le stampe erano di tipo e dimensioni diverse, alcune appese con solo un passepartout, altre in una semplice cornice. Quello che le caratterizzava tutte era il fatto che fossero oggetti fisici.
I visitatori le osservavano con attenzione, in qualche caso spostandosi o inclinando la testa per cambiare angolazione, il tutto con un’attenzione diversa da quella che solitamente è riservata alle immagini su schermo.
Già, perché con l’era del digitale e l’abitudine alla visualizzazione su display e monitor, ci siamo un po’ dimenticati quanto sia bello in sè l’oggetto fotografia.
Il fascino di una “fotografia” non sta solo nell’immagine, c’è anche la forma, l’odore della carta, i riflessi che produce, la delicatezza che richiede nel maneggiarla…
Che sia una stampa tradizionale o una a getto d’inchiostro, l’atto stesso di poter guardare da vicino ed osservare i dettagli, i riflessi, poterla girare, inclinare o disporre su un piano insieme ad altre, è un qualcosa che dà un gusto tutto particolare.
Robert Mapplethorpe disse: “I never liked photography. Not for the sake of photography. I like the object. I like the photographs when you hold them in your hand”.
Stampa un po’ di più le tue foto. Prova anche solo con una comune stampante a getto d’inchiostro, usando della buona carta per stampa fotografica.
Anche se la qualità non sarà sublime vedrai le tue immagini in modo diverso, scoprendo inaspettatamente di apprezzarne alcune e magari cambiando il tuo giudizio su altre.

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Diy thermal printing PolaroidTim Alex Jacobs, un genio del fai da te di alto livello che da tempo seguo sul sito mitxela, ha pubblicato un lavoro davvero notevole: la conversione di una vecchia Polaroid in una fotocamera istantanea a carta termica.
Jacobs ha integrato la struttura della macchina fotografica, una Polaroid Sonar Autofocus 5000 con una webcam di seconda mano acquistata su ebay ed una piccola stampante termica da scontrini, il tutto gestito da un Raspberry Pi Zero.
Il progetto, davvero per niente banale, ha richiesto vari mesi di lavoro, principalmente dedicati alla messa a punto dei tanti dettagli meccanici ed elettronici necessari oltre al software di invio delle immagini della webcam alla stampante che le trasforma in immagini nonostante la sua natura “testuale”. Il risultato è una fotocamera unica nel suo genere, dalla personalità ed economicità d’uso decisamente particolari.
Tutto il lavoro è stato estesamente descritto da Jacobs in un articolo molto dettagliato, comprendente tutte le istruzioni per chi vorrà cimentarsi nel provare un’impresa del genere.
Invidierò chi vorrà provarci… 🙂
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Polaroid 250

Polaroid Automatic 250 – Copyright 2013 Pega

Se non hai cose ancor più belle da fare, ti invito al prossimo appuntamento con i Florence Photo Friends, un fresco gruppo di appassionati di Fotografia che si è recentemente costituito a Firenze. Avrò il piacere di introdurre una serata dedicata ad un mondo che per molti fotografi digitali è poco conosciuto, forse misterioso: quello della fotografia istantanea.
Molto tempo fa, in un’era in cui era normale aspettare ore (o giorni) per vedere i risultati di uno scatto, un certo Mr. Land se ne uscì con un’invenzione che rivoluzionò il mondo e che, ancora oggi, sembra miracolosa; per decenni questa tecnologia rappresentò la possibilità di avere affascinanti e “sociali” fotografie istantanee: era la fotocamera Polaroid, con cui potevi fare una foto e condividerla subito… passandola nelle mani di altre persone.
L’avvento delle macchine digitali ha relegato questo tipo di fotografia in una nicchia per amatori ed è un peccato perché le possibilità creative rendono questo mezzo molto interessante, non solo per le sue caratteristiche di immediatezza (che vanno oltre il digitale, dato che la polaroid produce una stampa fisica), ma anche per tutto ciò che concerne la manipolazione a posteriori resa possibile da questo tipo di pellicole.
Durante la nostra serata verranno mostrati alcuni esemplari di macchine Polaroid utilizzabili ancora oggi, proveremo insieme qualche scatto ed anche un paio di tecniche di postproduzione (sì hai capito bene) vedendo esempi di interventi creativi possibili solo con questo tipo di fotografie, dando però poi anche un’occhiata a cos’è oggi l’istantanea in digitale.
L’incontro è gratuito ed aperto a tutti, l’appuntamento è alle 21.00 di Martedì 5 Luglio presso il Polo Didattico Donatello – Piazzale Donatello, 20 – Firenze.
Vieni?

Florence Photo Friends

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Propeller - Elica - rolling shutter
Hai mai fotografato un’elica con una fotocamera digitale o con il tuo smartphone? Se sì, avrai sicuramente notato gli strani effetti che le pale rotanti generano nell’immagine: una sorta di aberrazione che si presenta ogni volta che proviamo a fotografare qualcosa che si sposta molto velocemente nell’area inquadrata. Si tratta del fenomeno causato dal “rolling shutter” (otturatore rotante) proprio di tutti i sistemi di acquisizione basati sulla scansione.
Il sensore dei nostri dispositivi, tipicamente in tecnologia CMOS, effettua una sorta di “passata” sulla sua matrice e crea l’immagine in una frazione di secondo, con un processo simile a quello di uno scanner. Sebbene questo tempo sia rapidissimo, esistono oggetti il cui movimento è talmente veloce da provocare un cambiamento di posizione durante la scansione stessa, ed ecco lo strano effetto dell’elica.
Ho trovato una bella GIF animata, che puoi vedere qui sotto, in cui si riesce a visualizzare bene il fenomeno ed anche il link ad un simulatore, dove puoi provare a smanettare cambiando alcuni parametri (come la velocità di rotazione dell’elica: “w”) per vedere che effetto fa… Nerd eh?!?!
🙂
Propeller & Rolling Shutter simulator

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Il passare del tempio regala fascino alle fotografie, è vero, ma a volte le segna un po’ troppo. A chi non è capitato di imbattersi in una vecchia stampa su cui gli anni hanno lasciato cicatrici eccessive rovinandola?
Non è facile restaurare la foto stampata, ci vogliono grandi capacità e maestria. E’ però possibile affrontare un restauro digitale, mettendo mano ad una scansione della foto stessa: una strada che è sicuramente più alla portata dei comuni mortali.
In questo breve video di due minuti creato dall’Argentino Hernan Folmer, restauratore di foto, ci viene mostrata la sintesi di due ore di competente lavoro in Photoshop per ridare vita e dignità ad una vecchia stampa strappata. Ancora una volta digitale ed analogico che si incontrano, per dare (anzi ridare) vita ad una Fotografia.
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Correva il 1995, era l’alba della fotografia digitale. Curiosando su CNET ho trovato questo video con immagini di repertorio a proposito di una vera e propria “belva” d’epoca: la Nikon Fujix, una fotocamera digitale professionale che costava la bellezza di ventimila dollari (di allora). La Fujix scattava immagini da 1.3 Megapixel ed usava un hard disk removibile capace di contenere ben 70 fotografie.
Era solo l’inizio della rivoluzione digitale, un processo in cui ha avuto un ruolo anche un altro prodotto presente nel video: la fotocamera Apple Quick Take, forse la prima digitale consumer che fu prodotta tra il 1994 ed il 1997 e che veniva presentata come l’ideale per scattare foto istantanee a qualunque cosa capitasse a portata di tiro.
Ah, in questo breve filmato c’è un’altra perla per intenditori: una splendida Sandra Bullock, forse appena trentenne, appare fugacemente in una scena. Da non perdere 🙂
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Quello che per molti anni è stato un vero e proprio conflitto tra analogico e digitale è ormai, per molti fotografi, una sinergia tra tecnologie, un modo per realizzare al meglio ciò che si vuole.
Sono molti i fotografi che scelgono di scattare su pellicola, sviluppare in proprio e poi continuare il processo in digitale, scansionando il negativo e processando su computer.
Andrew Jamieson è uno di questi ed ha realizzato un delizioso video in cui ci accompagna in tutte le fasi del suo workflow, permettendoci di vedere i semplici ma importanti dettagli delle sue azioni. Si parte dal caricamento della pellicola Tri-X film nella sua Hasselblad, per passare alla fase di scatto anticipata dalle opportune misure per la valutazione dell’esposizione, poi c’è lo sviluppo del negativo ed infine si arriva alla scansione per poi completare l’elaborazione in Photoshop.
Quattro minuti che mostrano un caso di perfetta simbiosi tra fotografia digitale ed analogica.
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Ruota multiexp

Ruota – © Copyright 2012 Pega


Ai tempi della pellicola e delle fotocamere giocattolo, capitava spesso: ci si dimenticava di far avanzare il rullino e si facevano due (o più) esposizioni sullo stesso fotogramma. In genere il risultato era una foto sovraesposta, da buttare, ma a volte si poteva sfruttare questa idea per inventare immagini creative e giocare, anche con più esposizioni multiple.
Con il digitale questa tecnica è un po’ passata, forse perché molte fotocamere di oggi non la prevedono, o magari è la facilità della post produzione digitale che ha aperto tante altre possibilità.
Il fatto è che l’esposizione multipla, realizzata in fase di scatto o in post, rimane una forma espressiva potente, molto più interessante di quanto non si potrebbe pensare in prima battuta. E’ un terreno dove tecnica e creatività si possono incrociare con notevoli risultati ed io ti invito a provare qualcosa del genere proprio per questo weekend assignment; sappi che possono venire fuori cose davvero carine.
Dai provaci, specie se non hai mai sperimentato questo modo di fotografare che permette di sintetizzare in un’unica immagine, più istanti o situazioni diverse. Fai qualche esperimento in questo fine settimana, poi, come al solito, ti invito a condividere il tuo scatto in un commento, con il link alla tua immagine.

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Camera oscuraEra il 1990 e due fratelli, Thomas e John Knoll, decisero di realizzare un programma per aiutare il padre fotografo nel suo lavoro in camera oscura. Nasceva così uno dei simboli dell’elaborazione digitale delle immagini: Adobe Photoshop.
Per commemorare un quarto di secolo di fotoritocco c’è chi ha voluto evocare le radici di questo prodotto, con i gesti che i fotografi “analogici” eseguivano in camera oscura e che il software non fece altro che emulare.
Nell’interessante video sotto, realizzato da Lynda.com, famoso sito di tutorial on line, si vede in che modo venivano abitualmente effettuate le azioni di mascheratura e bruciatura (dodge and burn in Photoshop) che l’operatore decideva di applicare in fase di stampa, ottenendo l’aumento di dinamica che rendeva così particolari gli scatti dei grandi fotografi.
Sono tecniche che gli stampatori professionali applicavano con maestria basandosi sull’esperienza ma anche sull’iterazione di prove e tentativi, metodi tutt’ora usati dai puristi della camera oscura e ben descritti nel famoso testo “The Print” di Ansel Adams, un punto di riferimento per tutta la questione.
E adesso, spegni la luce e… buona visione.
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