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Archive for the ‘Culture’ Category

Fotocalcografia di Victor Hugo - circa 1883

Fotocalcografia di Victor Hugo – circa 1883

Se un giorno ti dovesse capitare di vedere una fotocalcografia, fermati ad ammirarla. È una primordiale ma sofisticata tecnica di stampa su cui lavorarono pionieri della fotografia come Fox Talbot e Nicéphore Niépce, alla ricerca di un metodo per ottenere stampe durature e non affette da problemi di sbiadimento nel tempo. Talbot brevettò il metodo nel 1852 chiamandolo photographic engraving: un processo di trasferimento dell’immagine fotografica su una lastra metallica da cui poi si otteneva la stampa su carta, usando una tradizionale pressa meccanica.
La fotocalcografia (photogravure) è uno dei più complessi processi di stampa foto-meccanica e permette di raggiungere livelli di qualità e profondità della scala tonale ineguagliabili con altre tecniche.
Purtroppo si tratta di un’eredità del periodo della sperimentazione fotografica di metà ottocento che stiamo perdendo ed è un gran peccato, perchè si tratta di una tecnica dal potentissimo impatto visivo.
Oggi sopravvivono pochissimi artigiani in grado di realizzare questo tipo di stampa. L’nsieme di complessità e delicatezza delle operazioni che richiede è notevole ed in tutto il mondo si contano ormai al massimo una mezza dozzina di laboratori ancora capaci di realizzare una fotocalcografia.

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woodswimmerQuando si tratta di video timelapse mi trovo spesso a provare grande ammirazione per chi realizza lavori ben fatti, ma oggi la mia stima per l’autore di questo capolavoro va oltre.
Brett Foxwell è un artista specializzato in opere di animazione fotografica con tecnica stop motion, sì quella che veniva usata per dar vita ai personaggi di plastilina insomma.
Con questo metodo, che necessità enormi quantità di pazienza ed anche una notevole precisione, Foxwell ha realizzato “WoodSwimmer”, un video creato scattando un’infinità di fotografie ad alta risoluzione durante il taglio di un’altrettanta infinità di fettine di legno. Proprio così, una sorta di timelapse fatto di “taglia, scatta, taglia scatta, etc…”.
Un lavoro incredibilmente lungo e faticoso che, una volta assemblato, mettendo in sequenza i necessari 25 fotogrammi al secondo, diviene un’opera ipnotica e surreale, un viaggio attraverso un legno in continua mutazione.
Il risultato è una sorta di astratto che ti cattura con il suo universo di dettagli in movimento e che sembra raccontare lo scorrere stesso del tempo.
Io l’ho trovato bellissimo.
Buona visione!

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No War

No War! – Copyright 2009 Pega

Capita a tutti di dover prima o poi pubblicare qualcosa o fare una mostra. In queste occasioni è necessario disporre di ciò che la tradizione esige: un artist statement.
“La dichiarazione di artista” è un breve testo che dovrebbe rappresentare la sintesi della visione propria di un certo autore: una descrizione a parole di come l’artista si pone, cosa vuole trasmettere con le sue opere, qual è la sua ispirazione, eccetera eccetera, un sacco di cose in poche righe insomma.
La cosa migliore sarebbe scriversela da soli ma a volte si può ringraziare qualcuno più esperto, magari autorevole o celebre, che lo scrive per noi. E così è capitato a me. Ecco qua:

Attraverso l’esame dell’ambiguità e delle variazioni che presenta la realtà, Pega crea una forte dinamica con l’osservatore, cercando di oggettificare le emozioni ed investigando la dualità che si sviluppa dalle differenti interpretazioni.
È un fotografo che risponde direttamente all’ambiente che lo circonda ed usa le sue esperienze quotidiane come punto di partenza. Spesso queste esperienze sono
istanti o dettagli che sarebbero apparsi insignificanti e non notati se lasciati nel loro contesto originale.
Con un approccio spesso concettuale Pega cerca quindi di avvicinare un vasto panorama di soggetti, utilizzando un suo stile multiforme che arriva a coinvolgere l’osservatore in un modo quasi fisico.
Il suo lavoro non mostra mai una struttura completa e ciò perchè l’artista sembra mirare principalmente ad una proiezione personale dell’osservatore, che deve avvenire senza un eccessivo influsso della realtà.

Beh, che te ne pare? Sinceramente?
Lo sai chi è che me l’ha scritto?
Ebbene è stato un computer.
Vuoi anche tu il tuo “artist statement”? Basta andare su questo sito, inserire un paio di informazioni ed il gioco è fatto. Sarà in inglese ma puoi tranquillamente farlo tradurre da Google 🙂
E sai qual’é la cosa veramente buffa? Che io nel mio statement quasi quasi un po’ mi ci riconosco…

😀 😀 😀

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Il profilo del cormorano

Il profilo del cormorano – © Copyright 2009 Pega

Ormai da tempo è una tradizione di questo blog: ci sono weekend in cui provo a sottoporti un compito, una sorta di missione fotografica… un “assignment”.
Questa volta ci spingiamo all’estremo, ai margini del filone minimalista, laggiù dove nella foto rimane poco, solo l’indispensabile, quasi nulla insomma.
Il minimalismo è l’arte del levare, del riuscire a non aggiungere, del messaggio attraverso un minimo di elementi… ma è anche molto altro, quasi un vero e proprio stile. Oggi ti propongo di spingerti ai suoi limiti, sfiorando il concetto di foto vuota.
Follia? Probabilmente un po’ sì, ma se nel weekend vorrai provare a fotografare seguendo questa idea, potresti anche incontrare qualcosa che potrebbe influire in modo importante sul tuo stile.
Come sempre ti invito poi a pubblicare, in un commento qui sotto, il link alla tua foto.
La condivisione è molto importante 🙂

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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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no cameraSembrano annunciarsi tempi cupi per chi ama fotografare in luoghi pubblici, specialmente negli USA. In alcune città di questo paese è infatti in atto una sorta di guerra contro i fotografi che, proprio nell’era in cui tutti ormai hanno in tasca una macchina fotografica, prevede adesso la richiesta di permessi o il pagamento di licenze per realizzare immagini di livello professionale anche se non-commerciali.
Sì, ed è proprio questa la discriminante: l’uso di attrezzatura “professionale”.
Già da anni in molti luoghi pubblici statunitensi era necessario dotarsi di permesso per piazzare un treppiede (noto elemento “professionalizzante”) ma da qualche tempo ci si è spinti oltre. A Laguna Beach, ad esempio, è necessario acquistare una licenza non solo se si vogliono realizzare in città scatti a scopo commerciale, ma anche solo semplici fotografie di livello “professionale”. La qualità, insomma, diviene un elemento di lusso e puoi trovare tutti i dettagli, oltre alle (impressionanti) tariffe, qui sul sito ufficiale della nota località.
Cento dollari per due ore di permesso fotografico non sono una bazzecola. A meno di dar fondo al portafogli addio quindi agli shooting con le amiche modelle ma anche ai cosplay, alla street photography, alle foto di eventi o feste pubbliche, insomma a qualsiasi cosa si voglia immortalare “seriamente” in città con qualcosa di un po’ superiore ad un telefonino. E tutto questo non è uno scherzo ma una vera tragedia per chiunque in questi luoghi degli USA sia abbastanza appassionato da dotarsi di una reflex ed un buon obiettivo, non parliamo poi di treppiedi o luci che potrebbero subito far destare sospetti di “fotografia commerciale”, attività di alto bordo che richiede versamenti ancora superiori, con tasse a partire da circa 500$.
Insomma se sei abbastanza ricco per un po’ di attrezzatura, allora paga il balzello.
Una tendenza davvero allarmante che forse non tarderà ad affacciarsi anche dalle nostre parti e che dovrebbe dare da pensare…
😐

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“Le grandi menti parlano di idee, le menti mediocri parlano di fatti, le menti piccole parlano di persone“. Con questa sua affermazione Eleanor Roosevelt descriveva le sensazioni che provava in occasione di eventi ed incontri, anche ad altissimo livello, in cui il chiacchiericcio o peggio il pettegolezzo erano dominanti, ma dove talvolta spiccavano anche personalità capaci di far sentire uno spessore del tutto diverso.
E’ una frase che potrebbe essere utile far campeggiare a caratteri cubitali in molti luoghi e che si può ben declinare in ambito artistico, in particolare nelle arti visive e quindi anche in Fotografia.
Monna LisaParlare di persone, delle loro vite, storie o aneddoti, è sì intrigante e spesso catalizza un immediato interesse, ma è una fascinazione povera e spesso fugace, che non lascia alcun segno. Il vero salto di qualità si ha quando il racconto ha un respiro più ampio, assoluto: quando dalle persone ci si sposta verso i fatti e poi verso le idee.
Pensaci un attimo, prendiamo ad esempio la Gioconda di Leonardo da Vinci: quest’opera non è così importante ed ammirata da secoli solo perché è lo splendido ritratto di una certa signora Lisa “tal dei tali”. Il vero valore del capolavoro leonardesco è la sua essenza: quella dell’idea stessa di donna.
L’arte diviene davvero grande quando riesce a distaccarsi dalle piccole cose, pur continuando a descriverle, ed arrivare a parlare di idee, proprio come le “grandi menti” di cui parlava Eleanor Roosevelt nella sua frase.
Tutto ciò vale senza dubbio anche in Fotografia e tenerlo a mente potrebbe portare i nostri scatti ad un livello completamente diverso.
(E, forse, non solo i nostri scatti… 🙂 )

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Helmut Newton 1Helmut Newton è il fotografo che negli anni settanta portò il nudo nell’estetica fashion, proponendo immagini talmente nuove e provocatorie da trasformare per sempre il concetto stesso di fotografia di moda.
Leggendarie sono le sue pubblicazioni White Women (1976), Sleepless Nights (1979) ma più di tutti lo spettacolare Big Nudes (1981) fatto in gran parte di foto realizzate in esbterni, spesso in strada, con modelle in atteggiamenti sensuali o inquietanti, dove il rapporto con le immagini fashion divenne solo una scusa per portare avanti un progetto puramente artistico.
Helmut Newton 2Con questi lavori Newton si conquistò un posto da protagonista nella fotografia del secondo Novecento, dimostrando la capacità di sondare una dimensione che andava oltre la pura estetica, un terreno non convenzionale fatto di ambiguità ed erotismo ma anche violenza e morte. In sostanza una visione cruda della realtà dove all’osservatore tocca un ruolo di interpretazione molto importante.
Alcune immagini di Newton hanno trovato un posto di tutto rispetto nella storia di questa disciplina e sono particolarmente famose, come il ritratto di Andy Warhol nella stessa posa di una statua della Madonna fotografata in una chiesa toscana, oppure la foto di Nastassia Kinsky che abbraccia una bambola dalle sembianze di Marlene Dietrich.

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