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Bananas Edward Weston

Bananas – Copyright 1930, Edward Weston

Oggi ti ripropongo questa fotografia del grande Weston: Banane.

Molto meno famose del mitico Peperone numero trenta, uno dei massimi capolavori del maestro, le banane sono in confronto una cenerentola.
È un po’ strano come alcune scelte vegetali del grande fotografo americano abbiano goduto di molta più popolarità di altre, eppure è così. Weston si appassionò al filone ortofrutticolo negli anni trenta e lavorò molto a questi soggetti; i numeri che accompagnano le opere parlano chiaro: il peperone passato alla storia fu quello del trentesimo tentativo, le banane si fermarono a diciotto, chissà perché.
Va bene, la banana è più equivoca, forse anche meno fotogenica, eppure è un frutto che vanta una interessante molteplicità di caratteristiche metaforiche, tanto da renderla da sempre protagonista di idee e progetti creativi di molti artisti.
La banana è insomma un bel soggetto che, proprio come la Fotografia, necessita di essere studiato ed approfondito (sbucciato) per poter essere gustato a dovere: un piccolo sforzo per poterne assaporare la vera essenza.
Le analogie non finiscono qui e questo frutto ci ricorda poi che è importante la conservazione in luogo fresco ed asciutto (consiglio particolarmente valido per gli analogici) ed è anche buona norma fare attenzione alle estremità che, come il bianco ed il nero assoluti di un’immagine fotografica, in genere vengono tagliati ed è meglio non farci troppo affidamento.
Ci sono un sacco di altre fantasiose relazioni metaforiche tra la banana e la Fotografia, ed elencarle potrebbe anche essere un divertente esercizio per stimolare la nostra creatività. Perché non provi a darmi qualche suggerimento scrivendomelo in un commento?

🙂

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Bananas Edward Weston

Bananas – Copyright 1930, Edward Weston

Tutti conoscono “Peperone numero trenta“, uno dei capolavori del grande Edward Weston, ma chi ricorda le sue banane?
È un po’ strano che alcune scelte vegetali del grande fotografo americano abbiano goduto di molta più popolarità di altre, eppure è così. Weston si appassionò al filone ortofrutticolo negli anni trenta e lavorò molto a questi soggetti, i numeri che accompagnano le opere parlano chiaro: il peperone passato alla storia era il trentesimo tentativo, le banane si fermarono a diciotto, chissà perché.
Va bene, la banana è più equivoca, forse anche meno fotogenica, eppure è un frutto che vanta una interessante molteplicità di caratteristiche metaforiche, tanto da renderla da sempre protagonista di idee e progetti creativi di molti artisti.
La banana è insomma un bel soggetto che, proprio come la Fotografia, necessita di essere studiato ed approfondito (sbucciato) per poter essere gustato a dovere: un piccolo sforzo per poterne assaporare la vera essenza.
Le analogie non finiscono qui e questo frutto ci ricorda poi che è importante la conservazione in luogo fresco ed asciutto (consiglio particolarmente valido per gli analogici) ed è anche buona norma fare attenzione alle estremità che, come il bianco ed il nero assoluti di un’immagine fotografica, in genere vengono tagliati ed è meglio non farci troppo affidamento.
Ci sono sicuramente un sacco di altre fantasiose relazioni metaforiche tra la banana e la Fotografia, come del resto si potrebbero trovare anche con altri frutti o oggetti. Alla fine è solo un piccolo e divertente esercizio che può aiutare a stimolare la nostra creatività, se vuoi puoi darmi anche tu qualche altro suggerimento scrivendolo in un commento.

Per oggi mi fermo qui. Mi sono appena accorto che questo è il millesimo post. Niente male per un blog che parla di frutta 😀 😀 😀

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Nude woman - Edward Weston

Nude woman – Edward Weston

Torno spesso a vedere questa foto, adoro ammirarla sulla pagina del libro, che conservo gelosamente, dove la vidi per la prima volta. Per me è una foto importante.
Magari non ci hai mai pensato, ma forse anche per te, come per molti fotografi, esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa ed è (almeno in parte) “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è detto che si tratti per tutti di uno scatto famoso, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una celebre foto di Edward Weston: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero scattò nel 1936.
Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta. Almeno per me.

E tu cel’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

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Weston
Tempo fa avevo proposto il ritratto di Eugene Atget fotografato da Berenice Abbott poi, in un post successivo, la stessa Berenice ritratta Hank O’Neal.
Mi appassiona questo fatto del fotografo che viene fotografato da un collega perché, come già dicevo, lo trovo una sorta di cortocircuito artistico, qualcosa di particolarmente evocativo e ricco di fascino.
E così oggi te ne propongo un altro: il grande Edward Weston.
Weston non ha certo bisogno di presentazioni ed io ne ho parlato in fin troppe occasioni dato che lo piazzo in cima alla mia personale top ten dei grandi maestri.
Eccolo immortalato insieme alla sua mitica fotocamera Graflex 4×5″.
Era il 1923 e lo sai chi scattò questa foto? Ma certo, la sua assistente, modella, collega ed amante Tina Modotti.

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 Edward Weston - Nude woman -

Nude woman – Edward Weston

Magari non ci hai mai pensato, per molti non è una cosa a livello cosciente, ma per quasi tutti i fotografi esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa e, almeno in parte, è “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è assolutamente detto che si debba trattare dell’opera di qualche fotografo importante, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una famosa foto di Edward Weston. La vedi qui a fianco: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero realizzò nel 1936. Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta.
E tu ce l’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

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Occhio / Eye

Occhio – © Copyright 2008 Pega

“The primary tools of photography are the eyes and the mind”

I principali strumenti della fotografia sono gli occhi e la mente. E’ una frase di Edward Weston che trovo meravigliosa, specialmente se applicata al contesto attuale, fatto di continue uscite di nuovi modelli di macchine fotografiche, obiettivi sempre più sofisticati ed accessori super tecnologici.
Weston creò i suoi capolavori con un’attrezzatura mediocre: macchina e lenti che non erano assolutamente di prim’ordine nemmeno per quei tempi, figuriamoci al confronto di ciò che tutti noi abbiamo oggi al collo.
Eppure sono di Edward Weston alcune tra le immagini più affascinanti della storia della fotografia, realizzate usando appunto quelli che sono gli strumenti principali per quest’arte: gli occhi e la mente del fotografo.

Da tenere sempre… a mente (appunto).
🙂

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Nude woman - Edward Weston

Nude woman – Edward Weston

Magari non ci hai mai pensato e forse per alcuni non è una cosa a livello cosciente, però per molti fotografi esiste una foto che rappresenta un personale punto di riferimento. È quella che in un più o meno remoto passato ha fatto scattare qualcosa e, almeno in parte, è “responsabile” della nascita di un interesse particolare per la Fotografia.
Non è assolutamente detto che si debba trattare di uno scatto di qualche fotografo importante, ma nel mio caso l’immagine che ritengo la principale indiziata è una famosa foto di Edward Weston. La vedi qui a fianco: Nude woman, un capolavoro che il grande maestro del bianco e nero scattò nel 1936.
Ne rimasi affascinato da ragazzino e resta a tutt’oggi una delle foto che amo di più in assoluto, per l’insieme di armonia, grazia, rigore, sensualità, talento e grandissimo senso estetico che rappresenta. Almeno per me.

E tu cel’hai una foto che ti ha “avvicinato alla fotografia”?

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Modotti_TinaNella storia della fotografia c’è il nome di una donna italiana, nata ad Udine nel 1896: Tina Modotti.
Le sue immagini colpiscono per un’intensa carica umana ed emotiva, talento comunicativo ma anche ricerca stilistica.

La vita di questa artista è un romanzo. Emigrata giovanissima negli Stati Uniti, prima lavora in fabbrica poi grazie alla sua bellezza ed al marito, pittore Roubaix “Robo” de l’Abrie Richey, incontrato in ambienti di artisti ed intellettuali liberal, inizia a lavorare nel cinema degli anni venti come attrice. In questo contesto conosce il fotografo Edward Weston del quale diviene prima la modella preferita, poi l’amante.
Con Weston, dopo la morte del marito, si trasferisce in Messico dove, frequentando l’ambiente degli artisti di avanguardia, entra in una fase di forte impegno politico.
Fervente attivista e fotografa del Partito Comunista Messicano, viene espulsa dal paese e prima vaga per l’Europa poi si stabilisce a Mosca. Qui la sua vita si trasforma ancora, facendole coprire incarichi molto simili a quella di un’agente segreto, fino a portarla nel bel mezzo della guerra civile Spagnola, dove praticamente si ritrova ad essere una combattente.
Tornata in Messico nel 1940 sotto falso nome, la Modotti muore a Città del Messico nel 1942  in circostanze che da alcuni vengono considerate misteriose.

Mani su una pala

Mani su una pala -1927 Tina Modotti

Tra amori, arte e passione politica, è una figura che rimane decisamente poco convenzionale, che con le sue fotografie ci regala delle immagini intense e profonde, sicuramente arricchite da una talentuosa capacità di assimilare quella che era la preziosa vicinanza da un maestro come Edward Weston.

Ma le opere di questa fotografa non trovano universalmente la considerazione che meritano. Sarà per la complessa storia politica della sua vita, perché era italiana o semplicemente perché le donne hanno spesso maggiori difficoltà ad essere considerate per quello che riescono a creare. Forse i suoi scatti sono solo un po’ oscurati  da quei meravigliosi nudi di Weston per i quali lei si prestò come modella.

modotti_burattinaio

Burattinaio – 1929 Tina Modotti

Resta il fatto che il suo talento naturale e la preziosa frequentazione di grandi artisti (oltre a Weston Tina frequentò maestri del calibro di David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Frida Kalho), alimentarono una passione che era nata nello studio fotografico del nonno Pietro ad Udine.
Un talento che si sviluppò producendo scatti meravigliosi, quasi tutti realizzati nel fervido e appassionato periodo messicano, quando insieme a Weston si stabilirono a Città del Messico e strinsero un patto: Tina lo avrebbe aiutato a gestire lo studio fotografico lasciandolo libero di dedicarsi solo a fotografare, lui le avrebbe insegnato i segreti del mestiere.

Un’artista complessa ed un po’ misteriosa, che sarebbe bello conoscere meglio.

.

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nautilus_shell

Nautilus shell – Copyright 1927 Edward Weston

In un precedente post parlavo del peperone di Weston, oggi della conchiglia.
Torno su Weston perchè ho letto la notizia della vendita all’asta di questa fotografia.
Weston l’ha scattata nel 1927 e la stampa firmata dall’autore fu acquistata nello stesso anno da un giovane fotografo di nome Bernice Lovett che la pagò 10$.
Tempo fa l’opera è stata venduta attraverso un’asta da Sotheby’s a New York  per qualcosa come un milione di dollari ed entra a pieno titolo a far parte delle foto più costose della storia.
Come sarebbe appenderla in salotto eh… 🙂

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pepper_n30

Pepper number 30 – Copyright 1930 Edward Weston

“Peperone numero trenta” di Edward Weston. Forse una tra le opere più famose di un grande maestro della fotografia del novecento.
Ogni volta che osservo questa immagine non posso fare a meno di rimanere ammirato, ed è forse per questo che è una tra le mie foto preferite in assoluto.
Non è solo la perfezione del bianco e nero, la sensualità delle forme cercate e trovate dal fotografo, non è solo la luce perfetta con quel buio dietro ed i dettagli che risaltano sulla superficie morbida. C’è qualcosa che mi affascina in particolare…
E’ quel “numero trenta”.
Il numero racconta la storia di questa foto, dei vari tentativi dell’artista di trovare lo scatto perfetto.
Peperone numero trenta significa che ci sono come minimo almeno altri ventinove peperoni che Weston fotografò nel percorso che portò a questo capolavoro.
Insomma, l’opera non è frutto di un isolato colpo di genio o di uno scatto fortunato. E’ il risultato di un lavoro di ricerca e tentativi, è impegno e fatica.
Mi diverte provare ad immaginare Edward Weston che nel 1930 si concentra su questo progetto di still life e magari incassa anche qualche battuta ironica di qualcuno che lo deride, o semplicemente scherza su un fotografo che si ostina ad immortalare peperoni… Ma Weston sa cosa vuole e continua a fotografare…
Il numero trenta è per me il tassello chiave di quest’opera.
E’ uno dei tanti casi in cui il titolo integra e completa un capolavoro, raccontando una storia che aiuta ad avvicinarci all’autore e a capire la passione, il talento ed anche la determinazione di un grande artista.

Ed ora… non ci resta che fare un salto al mercato, a vedere che cosa c’è di interessante e sensuale tra i prodotti di stagione…

🙂

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