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Giulia

Giulia – © Copyright 2009 pega

Non solo ritratti, immagini artistiche, natura, fashion o street photo. Fin dai primordi, la fotografia ha visto svilupparsi varie nicchie specialistiche, nate solo per soddisfare necessità specifiche di particolari discipline.
E’ così per la fotografia astronomica, per la food photography o per quella odontoiatrica. Si tratta di ambiti professionali dove le immagini sono funzionali ad una certa attività e le fanno da supporto: un ausilio che è spesso fondamentale.
Ci sono moltissime di queste nicchie, ognuna con i suoi standard, modalità, tecniche ed a volte anche attrezzature specifiche. Un mondo insomma, dove sovente nascono figure professionali specializzate.
Ieri ho incontrato uno di questi casi. Un ragazzo che per tutto il giorno fotografa automobili usate. Le ritrae come se fossero modelle, inquadrandole e cercando di coglierle nei loro aspetti migliori. Lavora per pubblicarle online, spesso smanettando un po’ in postproduzione per migliorare il risultato, magari togliendo elementi indesiderati o modificando sfondi inadatti.
Mi ha raccontato di essere partito come forte appassionato di fotografia, divertendosi molto nei primi anni ma ora, dopo un po’ di tempo, non ne può più e non si sogna nemmeno di prendere in mano una fotocamera nel suo tempo libero.
Che dire… anche questa comunque è fotografia.
Pensaci quando sei in giro a scattare a quello che ti pare, in tutta libertà 🙂

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StarickTi piacerebbe passare il 2015 girando il mondo e vivendo di sola fotografia, senza spendere un centesimo? Togliendo ai soldi il loro potere letale? È proprio quello che sta facendo un certo Shantanu Starick, fotografo australiano che da due anni e mezzo porta avanti il suo progetto “Pixel Trade” che consiste nell’eliminare i soldi dalla sua vita, sostituendoli con la fotografia.
Starick ha già viaggiato in cinque continenti senza spendere nulla, basando la sua sopravvivenza solo su lavori fotografici che baratta con alloggio, vitto o trasporti. Pare proprio che la cosa stia procedendo alla grande e, come si legge sul suo sito, ha già completato quasi duecento di questi “scambi”, che tipicamente prevedono fornitura di servizi fotografici professionali di varia natura: dai matrimoni alla pubblicità, dai ritratti su commissione alla fotografia di architettura.
Il progetto punta a coprire i sette continenti ma, seguendo una conferenza TED che Starick ha tenuto a Brisbane (la puoi vedere qui sotto), pare che la sua vera intenzione sia proseguire a tempo indeterminato o, come dice lui: “finche esisteranno la curiosità umana e la gentilezza”.
Bella e romantica questa idea di cambiare l’equazione della propria vita e campare di sola fotografia, senza più il vil denaro tra i piedi.
In bocca al lupo Starick!
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War Photographer

James Nachtwey non è un nome noto al grande pubblico ma chi si interessa di fotogiornalismo sa che si tratta di uno dei più importanti fotoreporter di guerra tuttora in circolazione, una vera e propria leggenda vivente.
Profondamente colpito dalle immagini che provenivano dal conflitto del Vietnam, Nachtwey iniziò a dedicarsi negli anni settanta alla fotografia di reportage, percorrendo una lunga carriera che lo ha visto nelle zone più difficili: dall’Irlanda infiammata dal terrorismo dell’IRA, alla Palestina, dall’Afghanistan alla Somalia o il Kosovo.

C’è una sua frase che trovo davvero emblematica : “Society problems can’t be solved until they are identified”. Ė proprio questo il nocciolo dello spirito del fotoreporter di guerra, la spinta all’identificazione, attraverso immagini capaci di trasmettere a tutti la gravità di quei conflitti che non possono essere dimenticati ma che anzi urge assolutamente risolvere.

Di recente ho avuto occasione di vedere War Photographer, un documentario girato nel 2001 dal regista Christian Frei proprio su James Nachtwey.
Si tratta di un piccolo capolavoro che Frei realizzò seguendo il fotografo sul campo per quasi due anni, ricevendo diversi premi e nomination nell’ambito di manifestazioni internazionali sul fotogiornalismo.
L’ho trovato particolarmente bello per come presenta, nello scorrere delle immagini, questioni morali e sociali fondamentali, intrecciandole anche con riflessioni artistiche importanti.
Si tratta di elementi profondi che emergono e motivano tutti coloro che dedicano e rischiano la loro vita per fotografare la tragedia della guerra.

War Photographer è in Inglese ma con ottimi sottotitoli in Italiano. Capita di poterlo vedere su qualche canale tematico o su DVD. Te ne consiglio la visione integrale ma intanto posto qui sotto un breve estratto che ho trovato su Youtube.

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La voce del Padrone

La voce del Padrone - © Copyright 2010 Pega

Ok, oggi corro il rischio di sollevare un vespaio.
Scelgo di correrlo perché ogni tanto mi capita che qualcuno mi chieda un’opinione sull’accettare o meno una proposta di pubblicazione di foto, in cambio di: niente.

Cerco di spiegarmi meglio.
Anche al sottoscritto è successo. Un giorno arriva una mail con una richiesta del tipo “Ci dai il permesso di usare questa tua splendida foto che abbiamo visto su Flickr? Non è previsto alcun compenso ma ti citeremo come fotografo e per te sarà una bella vetrina!”.
Beh, cosa fare? Spesso è un vero dilemma per chi ha nella fotografia una passione senza finalità di lucro.
Ecco dunque la mia opinione che tale è e rimane nel rispetto di tutte le altre.
Per me anche una piccola collaborazione, verso chi da quel prodotto ricaverà o tenterà di ricavare dei guadagni, deve essere compensata.
Non parlo dei (sempe più rari) casi di scopi umanitari, di vera beneficenza e naturalmente nemmeno se chi ti contatta lo fa per pubblicare il tuo lavoro di fotografo e parlare di te, ci mancherebbe.
Io parlo dei casi in cui il richiedente ha valutato le tue foto valide per i suoi scopi di business e sta semplicemente provando ad ottenerle gratis.
Non si tratta di esigere contropartite irragionevoli. Il mio punto di vista è però che anche un “non professionista” deve ricordarsi che se il suo contributo è stato reputato interessante è anche vero che per realizzarlo gli ci sono volute attrezzature (tipicamente pagate con denaro sonante), tempo e passione.
Ovviamente sta ad ognuno di noi decidere se si tratta di una vetrina davvero importante dove la presenza del proprio nome citato valga abbastanza da rinunciare ad un compenso (al limite anche non in denaro ma comunque di un qualche valore).
Personalmente ho smesso di “regalare ” le mie foto a chi le usa al posto di immagini che dovrebbe acquistare, perché è un giochino da furbetti. Ci se ne accerta quando contattati per una seconda occasione si vede che non c’è comunque mai l’intenzione di pagare e che di fronte ad una richiesta ragionevole ma decisa vanno a cercare qualcun altro che sia disposto a cedere gratis il proprio lavoro, trovandolo generalmente senza tanti problemi.
E così si fa pure un danno enorme a chi fotografa per campare.
Se non l’hai mai fatto, vai a dare un’occhiata al tariffario tau-visual o a scoprire su un sito di stock quanto costano i vari livelli di licenza di pubblicazione delle immagini… e capirai perché vengono a chiedere le tue gratis…

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