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Posts Tagged ‘rischio’

Più volte mi è capitato di toccare il tema del rischio.
La fotografia non è di per sè un’attività rischiosa ma ci sono circostanze in cui il fotografo può trovarsi ad affrontare situazioni pericolose e la valutazione del rischio è tra le capacità necessarie, specie quando si entra nell’ambito della sopravvivenza.
Il fotografo naturalista Maxim Deminov era appostato nei pressi di Capo Kozhevnikov, in Russia, quando un orso bianco si è diretto verso di lui.
Come tutti sanno, l’Orso Polare è considerato tra gli animali più pericolosi del pianeta ma Deminov non si è fatto prendere dal panico.
Non voglio anticiparti altro perché la scena è stata interamente ripresa dalla sua action cam.
Il mestiere del fotografo può essere pericoloso… molto pericoloso. Brrrrr…

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Linea di galleggiamento

Linea di galleggiamento – © Copyright 2011, Martino Meli

A proposito dei rischi che a volte si corrono per fare una fotografia, tempo fa presi in prestito un’immagine realizzata dall’amico Lorenzo Mugna.
Lo scatto pericolosoNella foto è ritratto il mitico Martino Meli (aka M|art) mentre si sporge dal pulpito di un’imbarcazione a vela. È alla ricerca di una bella inquadratura e la sua preziosa biottica Rollei è puntata verso il basso alla ricerca dell’onda di prua. Una piccola incertezza, un sobbalzo o un movimento sbagliato e sarebbe stato il disastro.
La scena si svolse durante il memorabile Sailing Sharing Workshop del maggio 2011. Dato che si trattava di un’immagine di backstage, Mi fu chiesto di mostrare il risultato finale del rischio corsi dal fotografo. Ecco: è “Linea di galleggiamento” la foto ottenuta da Martino, visibile qui sopra ma anche a piena risoluzione sul suo album Flickr, dov’è perfettamente accompagnata dalla magnifica citazione che ho rubato per il titolo di questo post.
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P.s.
Una breve nota per chi non conosce i dettagli del linguaggio marinaro.
Vengono chiamate opera viva ed opera morta le due porzioni dello scafo di un’imbarcazione poste rispettivamente sotto e sopra la linea di galleggiamento. In altre parole l’opera viva è la parte immersa dello scafo mentre l’opera morta è quella asciutta e visibile, anche nella foto.

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Norm BettsC’è chi per uno scatto rischia veramente di brutto.
Non sto parlando di snowboarder con la GoPro sul casco, base jumpers o fotografi subacquei di squali indemoniati, in questo caso l’oscar di fotografo estremo lo assegno ad un certo Norm Betts, un fotogiornalista specializzato in rodei.
Ebbene, Norm non si limita a starsene tranquillo con il teleobiettivo a far foto da una postazione defilata ma segue i dettami dei più grandi maestri ed in particolare la prima regola: “stare più vicino possibile”.
Gli scatti di Betts sono realizzati stando fisicamente nell’arena e quindi, trovandosi continuamente a tu per tu con animali tutt’altro che tranquilli, non stupisce che sia stato varie volte incornato.
In un paio di casi Norm ha letteralmente visto la morte in faccia e lo possiamo confermare anche noi vedendo i video sotto.
Che dire… altro che “la fotografia è una scusa”, qui c’è ma da rimanerci secchi!
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Camera tossMai sentito parlare di “camera toss”? È una tecnica fotografica per matti che consiste nel realizzare foto “lanciando” la macchina fotografica.
Ne parlai, ormai molto tempo fa in questo vecchio post, quando ancora non erano facilmente disponibili oggetti come la GoPro e progetti come l’AER.
È proprio con questo tipo di accoppiata che invece oggi è possibile sbizzarrire la propria creatività attraverso esperimenti di camera toss. C’è chi, in questa roba, si sta specializzando, come Nicolas Vuignier che, non volendo spendere i suoi soldi in un drone, realizza le sue fantastiche immagini lanciando una fotocamera.
Che aggiungere? Non resta che provarci!
😀

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AfterMi è capitato di nuovo, una foto che avrebbe potuto nuocere, e così ti ripropongo questa riflessione.
L’immagine a cui mi riferisco nel titolo di questo post, non è quella che puoi vedere qui accanto, ma un’altra: una foto che non ho scattato.
Su quel tetto umido, senza essersi opportunamente assicurato, stava poco prima un uomo.
Lavorava a diversi metri dal ponteggio, con un piede appoggiato sul debole canale della grondaia. Sistemava le tegole.
D’istinto ho preso la macchina pensando di poterci tirar fuori qualche buon scatto ma poi mi sono fermato. Ho cominciato a chiedermi se mettermi a far foto a quella persona fosse stata una buona idea. L’accorgersi di essere osservato ed oggetto di attenzioni fotografiche lo avrebbe di certo preoccupato, aggiungendo pericolo ad una situazione già abbastanza rischiosa.
Così ho preferito non farmi vedere e non scattare, per me non era così importante, per lui avrebbe potuto esserlo fin troppo.
A volte la fotografia è una cosa strana.

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C’e chi rischia davvero tanto per fare una foto. A New York un gruppo di ragazzi si avventura in luoghi vietati e pericolosi, per realizzare immagini da postare su Instagram. È un’attività che, oltre ad esporli al rischio di essere arrestati, li porta in situazioni potenzialmente letali, insomma roba da sconsigliare vivamente.
Questo è un breve video che racconta la loro storia.
La mia domanda è: “ma ne vale davvero la pena?”
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Linea di galleggiamento

Linea di galleggiamento – © Copyright 2011, Martino Meli

Per parlare dei rischi che a volte si corrono per fare una fotografia, giorni fa ho preso in prestito un’immagine realizzata dall’amico Lorenzo Mugna.
Lo scatto pericolosoNella foto è ritratto il mitico Martino Meli (aka M|art) mentre si sporge dal pulpito di un’imbarcazione a vela. È alla ricerca di una bella inquadratura e la sua preziosa biottica Rollei è puntata verso il basso alla ricerca dell’onda di prua. Una piccola incertezza, un sobbalzo o un movimento sbagliato e sarebbe stato il disastro.
La scena si svolse durante il mitico Sailing Sharing Workshop del maggio 2011 e, visto che si tratta di un’immagine di backstage, da più parti mi è stato chiesto di mostrare il risultato finale dei rischi corsi dal fotografo. Eccovi quindi accontentati: è “Linea di galleggiamento” la foto ottenuta da Martino, visibile qui sopra ma anche a piena risoluzione sul suo album Flickr, dov’è perfettamente accompagnata dalla magnifica citazione che ho rubato per il titolo di questo post.
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P.s.
Una breve nota per chi non conosce i dettagli del linguaggio marinaro.
Vengono chiamate opera viva ed opera morta le due porzioni dello scafo di un’imbarcazione poste rispettivamente sotto e sopra la linea di galleggiamento. In altre parole l’opera viva è la parte immersa dello scafo mentre l’opera morta è quella asciutta e visibile, anche nella foto.

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