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Posts Tagged ‘mare’

amore per un alberoIl mare, nella sua eterna mutevolezza, ma anche con la sua presenza nelle vite delle persone oppure nella sua essenza di elemento naturale, ecco ciò che ti propongo come tema per questo fine settimana.
L’idea del weekend assignment nasce per provare a focalizzare la nostra attenzione su un tema predefinito a cui dedicare qualche scatto e fotografare con in mente una missione ben precisa.
Del resto quale stagione migliore per questo meraviglioso soggetto?
Libertà totale su come interpretare il tema. La mia foto sopra, ad esempio, è un tentativo di possibile declinazione dell’assignment, in quanto il mare nemmeno si vede bene, ma la sua presenza è comunque un elemento cardine.
Come sempre ti invito ad inserire in un commento il link al tuo scatto.
Buon fine settimana!
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Clicca qui per visualizzare l’elenco di tutti i Weekend Assignment precedentemente proposti.

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Underwater Oceanographer By BoutanFotografare è bello, a volte difficile; sott’acqua lo è un po’ di più (sia bello che difficile).
Quella che vedi qui a fianco è considerata la prima foto subacquea e fu realizzata tra il 1893 ed il 1899 da un pioniere dell’esplorazione sottomarina: il francese Louis Boutan.
Nel 1893 Boutan realizzò, con l’aiuto del fratello, la sua prima fotocamera subacquea, uno strumento che, sebbene artigianale ed ingombrante, presentava caratteristiche molto evolute per il tempo, tra cui il diaframma regolabile.
Ma la vera sfida sott’acqua era la luce; lo sa bene chi ancora oggi si diletta con questa disciplina.
Flash subacqueo di BoutanNonostante le oggettive difficoltà tecniche e di sopravvivenza, in un ambiente in cui l’uomo si era appena affacciato, Boutan mise a punto vari dispositivi per illuminare bene i suoi soggetti ed evitare tempi di posa troppo prolungati. Ingegnandosi per riuscire a portare e far funzionare sott’acqua le varie attrezzature da lui costruite, sperimentò flash che bruciavano alcool in bulbi contenenti ossigeno puro e molti altri congegni da lui ideati, entrando di diritto nella storia.
Insomma Boutan fu davvero un grande, e forse l’unico vero fotografo subacqueo dei suoi tempi.

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Martin

Capitan M|artin von Melik – Copyright 2012 Pega

Il capitano Martin von Melik è un uomo di mare. Si imbarcò da giovanissimo sui piccoli bastimenti fuorilegge che, mettendo ogni giorno a rischio la vita dei propri equipaggi, facevano la spola tra le coste britanniche e la Francia occupata portando vitali risorse ed informazioni alla resistenza analogica.
Dopo la guerra accettò per alcuni anni il comando di una lenta ma solida unità mercantile che lo vide solcare i mari di mezzo mondo trasportando merci di varia natura e provenienza, probabilmente anche di contrabbando, tra cui pellicole scadute e apparecchi fotografici ormai obsoleti ma ancora efficaci, di cui lui stesso era utilizzatore.
Ora naviga con una grossa imbarcazione da pesca d’altura alla ricerca di quella che considera la vera missione della sua vita: catturare un carangide di straordinarie dimensioni che si narra viva nelle profonde e fredde acque invernali dei litorali Toscani.
Più di una volta ha incrociato la sua lenza con l’enorme bestia, mai riuscendo a trattenerlo nè fotografarlo, è stato quindi costretto a ricorrere a tecniche ed attrezzature di dimensioni progressivamente maggiori nel tentativo di vincere la devastante forza dell’animale. Lenze in acciaio ed esche artificiali a misura di capodoglio sono il suo normale corredo insieme ad agili apparecchi fotografici impermeabili usa e getta, rigorosamente analogici.
Forte e leggendaria, tra gli uomini che hanno navigato con lui, è la sua fiducia nelle tradizionali metodologie di pesca, fotografia e navigazione, che sempre lo hanno tratto d’impaccio nelle situazioni più difficili e tempestose.
In questa foto è ritratto al tavolo da carteggio del suo bastimento. Qui opera studiando il mare e le rotte di pesca, ricorrendo esclusivamente a compasso e squadrette analogiche in barba ad ogni forma di moderna tecnologia digitale.
😀 😀 😀

[Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Ho promesso di non farlo spesso ma oggi non ho resistito a riproporti questa 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
La porta
Alieni
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

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Piovra fotografaSi chiama Rambo ed è il primo polpo al mondo capace di scattare fotografie.
È noto che le piovre sono animali molto intelligenti e Rambo, ospite del Sea Life di Auckland, è stato addestrato ad usare una fotocamera compatta per fare fotografie ai suoi visitatori. Il progetto, denominato “The Octographer” è una collaborazione tra Sony e l’acquario neozelandese; è finalizzato alla divulgazione della conoscenza sulle capacità che contraddistinguono questi animali e comprende la stampa delle foto di Rambo in cambio di un piccolo contributo di due dollari. Per non farci preoccupare, gli organizzatori garantiscono di tenere bassa la mole di lavoro di Rambo limitando gli orari in cui svolge questa attività professionale di fotografo.
“Non è stato difficile fargli comprendere il processo” ha detto l’addestratore Mark Vette, “ha capito al terzo tentativo ed ha imparato più velocemente di un cane, forse anche più veloce di un umano”
È tutto dire. 🙂
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(Fonte DIYP)

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Beach no more

Beach no more – © Copyright 2009 Pega

L’estate si avvia alla fine. Il calore accumulato comincia a scontrarsi con le correnti fredde che a settembre ricominciano ad insinuarsi giù per lo stivale ed ecco che ci aspettano i temporali.
Ogni anno in questa stagione mi capita di provare a fotografare i fulmini, ti ripropongo quindi il breve racconto di uno di questi esperimenti.

Il temporale si avvicinava minaccioso e così decisi di provare a catturare qualche saetta. Chi si è già cimentato sa bene quanto la cosa sia divertente anche se non sempre facile. Di certo c’è gente molto brava a farlo e su internet si trovano foto di fulmini veramente straordinarie.
Purtroppo non avevo a disposizione il treppiede. Mi piazzai quindi con la macchina fotografica ben appoggiata su un corrimano e, dopo qualche prova, impostai un ISO400 che, sulla mia macchina, è un ottimo compromesso tra sensibilità e rumore.
Con lo zoom regolato a 26mm scelsi un’apertura di f/7.1 che, con questa focale, garantisce allo stesso tempo buona nitidezza e grande profondità di campo.
La scelta per la velocità di scatto cadde su 1/60 sottoesponendo così di circa 2 stop, alla ricerca di quell’atmosfera cupa che vedevo nella realtà. Con questo tempo non ci sono problemi di mosso, anche nella condizione non perfetta di posizionamento della fotocamera. Credo comunque che, in eventuali futuri esperimenti, non disdegnerò di scendere ancora, magari a 1/25, sfruttando al massimo quella che è la durata del fenomeno del fulmine.
Il resto fu una serie di circa una cinquantina di scatti, una specie di “test dei riflessi”, cercando di immortalare “al volo” i fulmini che si manifestavano. Ne usciii con solo tre o quattro foto decenti.
Quella qui sopra è la più luminosa, le altre sono decisamente troppo cupe.
Qualcuno si chiederà perchè non ho optato per una lunga esposizione. Il temporale era molto minaccioso ma con poche e rare saette, la luce ridotta ma bellissima. Mi piacque provare a catturare la scena che vedevano i miei occhi, cercando anche di non sovraesporre troppo i lampi, ecco quindi l’idea dello scatto “fulmineo” 🙂
Non sono soddisfattissimo ma tutto sommato mi piace. Ci ritrovo l’atmosfera minacciosa di quel temporale, compresa l’affascinante e temibile essenza del fulmine.

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Forse non ti andrà, non ti metterai comodamente sul divano a vedere questo video. Forse non lo farai perché sembrano tanti i cinquanta minuti che parlano della vita e del lavoro dei fotografi del National Geographic.
E invece vale tutto il tempo che richiede questo documento realizzato diversi anni fa e tutto dedicato ad un gruppo di professionisti appassionati che ha avuto un ruolo così importante nella storia recente della fotografia.
Tu fa come preferisci, io me lo sono gustato con calma e piacere, cogliendo anche l’occasione per fare un piccolo esperimento divertente: annotarmi, via via, alcune parole, quasi delle keyword di sintesi dell’intero filmato.
Se non hai voglia di vedere il video puoi sempre accontentarti di queste.
Eccole qua: 🙂

Fascino romantico, difficoltà, rischi, pericolo, una vita pazzesca, malattie, malaria, burocrazia, rapine, violenza, affascinante, problemi, incidenti, insetti, schifo, jungla, scimmie, vermi che si infilano sotto la pelle, talento, arte, gusto, colore, ritratto, intimità, indiscrezione, ravvicinato, bellezza, orrore, abisso, squali, viaggio, tuffi, mare, savana, tenda, fango, erba, carcassa, ossa, cranio, amicizia, ricerca, natura, foresta pluviale, cultura, umanità, lavoro, vita, tragedia, mondo, facce, persone, mondo, globalizzazione, storia, sporco, civiltà, amore, povertà, tempo, gioia, sguardi… insomma: FOTOGRAFIA

Buona visione
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Martin

Capitan M|artin von Melik – Copyright 2012 Pega

Il capitano Martin von Melik è un uomo di mare. Si imbarcò da giovanissimo sui piccoli bastimenti fuorilegge che, mettendo ogni giorno a rischio la vita dei propri equipaggi, facevano la spola tra le coste britanniche e la Francia occupata portando vitali risorse ed informazioni alla resistenza analogica.
Dopo la guerra accettò per alcuni anni il comando di una lenta ma solida unità mercantile che lo vide solcare i mari di mezzo mondo trasportando merci di varia natura e provenienza, probabilmente anche di contrabbando, tra cui pellicole scadute e apparecchi fotografici ormai obsoleti ma ancora efficaci, di cui lui stesso era utilizzatore.
Ora naviga con una grossa imbarcazione da pesca d’altura alla ricerca di quella che considera la vera missione della sua vita: catturare un carangide di straordinarie dimensioni che si narra viva nelle profonde e fredde acque invernali dei litorali Toscani.
Più di una volta ha incrociato la sua lenza con l’enorme bestia, mai riuscendo a trattenerlo nè fotografarlo, è stato quindi costretto a ricorrere a tecniche ed attrezzature di dimensioni progressivamente maggiori nel tentativo di vincere la devastante forza dell’animale. Lenze in acciaio ed esche artificiali a misura di capodoglio sono il suo normale corredo insieme ad agili apparecchi fotografici impermeabili usa e getta, rigorosamente analogici.
Forte e leggendaria, tra gli uomini che hanno navigato con lui, è la sua fiducia nelle tradizionali metodologie di pesca, fotografia e navigazione, che sempre lo hanno tratto d’impaccio nelle situazioni più difficili e tempestose.
In questa foto è ritratto al tavolo da carteggio del suo bastimento. Qui opera studiando il mare e le rotte di pesca, ricorrendo esclusivamente a compasso e squadrette analogiche in barba ad ogni forma di moderna tecnologia digitale.
😀 😀 😀

[Ogni tanto mi diverto ad inventare una storia scema partendo da una mia foto. Prometto di non farlo spesso 🙂 E tu ci hai mai provato?]

Altre “storie da una foto”:
La porta
Alieni
Viva Viva, La Befana!
Il viaggio di Fotone
La discendenza di Fotone

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