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Posts Tagged ‘Martino Meli’

Linea di galleggiamento

Linea di galleggiamento – © Copyright 2011, Martino Meli

Per parlare dei rischi che a volte si corrono per fare una fotografia, giorni fa ho preso in prestito un’immagine realizzata dall’amico Lorenzo Mugna.
Lo scatto pericolosoNella foto è ritratto il mitico Martino Meli (aka M|art) mentre si sporge dal pulpito di un’imbarcazione a vela. È alla ricerca di una bella inquadratura e la sua preziosa biottica Rollei è puntata verso il basso alla ricerca dell’onda di prua. Una piccola incertezza, un sobbalzo o un movimento sbagliato e sarebbe stato il disastro.
La scena si svolse durante il mitico Sailing Sharing Workshop del maggio 2011 e, visto che si tratta di un’immagine di backstage, da più parti mi è stato chiesto di mostrare il risultato finale dei rischi corsi dal fotografo. Eccovi quindi accontentati: è “Linea di galleggiamento” la foto ottenuta da Martino, visibile qui sopra ma anche a piena risoluzione sul suo album Flickr, dov’è perfettamente accompagnata dalla magnifica citazione che ho rubato per il titolo di questo post.
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P.s.
Una breve nota per chi non conosce i dettagli del linguaggio marinaro.
Vengono chiamate opera viva ed opera morta le due porzioni dello scafo di un’imbarcazione poste rispettivamente sotto e sopra la linea di galleggiamento. In altre parole l’opera viva è la parte immersa dello scafo mentre l’opera morta è quella asciutta e visibile, anche nella foto.

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lessismore

Less is more – Copyright 2010 Martino Meli

In un precedente post ho proposto un altro dei miei “assignment” del fine settimana. Il tema era: il minimalismo.
Mi ha fatto molto piacere ricevere nei commenti al post varie immagini, davvero notevoli, riferite a questo genere di fotografia e ringrazio i partecipanti per aver interpretato con il giusto spirito di sperimentazione e condivisione questa sorta di “missione fotografica settimanale”.
Questa sopra è l’interpretazione di Martino Meli, un’immagine che personalmente trovo straordinaria.
Minimalismo allo stato puro, formato da una terna di tonalità di base.
E’ una composizione astratta in cui le tre zone si sfiorano con una geometria compositiva intrigante.
C’è il grigio, c’è il nero, c’è il bianco.
C’è una linea di divisione netta e c’è un confine sfuocato…
Probabilmente, anzi sicuramente c’è anche molto di più…
Io ne sono rimasto semplicemente affascinato.

Complimenti a Martino ma anche a Willa ed a Guido Masi per i loro contributi.
Al prossimo “weekend assignment”!

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Martino Meli

Martino Meli (m|art)

Oggi l’ospite del blog è un fotografo che rispetto molto ed ammiro per il suo talento e la sua passione.

Martino Meli fa sul serio.
Il suo è un approccio artistico, per certi versi classico, ma anche coraggioso, analogico, ricco di ricerca ed attenzione, studio, lentezza… Uno stream di immagini che affascina e coinvolge.

Ciao Martino.
Devo confessare che, seguendo il tuo album, è forte la curiosità di sapere qualcosa in più sulla tua fotografia. Come puoi descrivere il tuo lavoro?
Oggigiorno la fotografia è senza dubbio uno strumento democratico: chiunque è in grado di scattare una foto, è sufficiente possedere un telefono cellulare… ma questa è una conquista recente ed è figlia dell’era digitale; lo sviluppo e la diffusione delle macchine fotografiche digitali permette una facilità estrema di gestione dell’immagine, i risultati sono sorprendenti e sicuramente si può affermare che questa tecnologia ha seppellito il sistema analogico tradizionale, almeno per quanto riguarda le attività quotidiane. Credo che la tecnologia digitale trovi una così vasta diffusione in quanto la rapidità con la quale è possibile rivedere immediatamente l’immagine catturata è ridotta ad un semplice click.
Invece la fotografia che mi sta a cuore è quella che si pratica per il semplice piacere di dare una interpretazione personale del mondo reale. La mia fotografia passa attraverso un percorso lento, un percorso analogico. Il processo fotografico è articolato da un sistema di operazioni mentali e manuali da applicare affinché sia possibile fermare il tempo (passato) in un presente continuo. L’immagine riferendosi alla matrice del linguaggio fotografico deve produrre piacere nel fotografo il quale trova completamente soddisfazione solo quando, in camera oscura, valuta l’effetto dell’immagine stampata, dell’oggetto tangibile.

Annarella

Annarella – Copyright 2009 Martino Meli

Raccontaci come nasce un tuo scatto.
Il processo fotografico è scandito da alcune fasi distinte, la prima delle quali è la visione preventiva dell’immagine: il fotografo ha in mente cosa fotografare, o perché è ispirato o perché la realtà che lo circonda gli suggerisce lo spunto convincente. Questa fase è prettamente mentale ed è qui che emerge in gran parte la capacità del fotografo di produrre un’immagine valida. La fase successiva è quella della scelta dell’attrezzatura idonea per tradurre in immagine ciò che è stato mentalmente ‘visto’. Mi riferisco dunque alla scelta della tipologia di macchina fotografica da usare, alla sensibilità e alla qualità della pellicola. Una volta sulla scena, si valuta l’intensità della luce ed ecco il momento di calibrare l’esposizione. La coppia tempo/diaframma che indica l’esposimetro è da ritenersi – a parer mio – solo un suggerimento: è il gusto del fotografo ad interpretarne la migliore efficacia. Non appena la macchina è impostata sui valori desiderati, si perfeziona l’inquadratura e si è pronti per lo scatto. Ovviamente le operazioni precedenti dovrebbero essere completate nel minor tempo possibile, soprattutto nel caso si debba “cogliere l’attimo”. Personalmente mi trovo spesso a chiudere l’otturatore in apnea per evitare ogni tipo di movimento involontario… è una reazione istintiva ma necessaria se la scena impone l’uso di tempi al di sotto di 1/30 di secondo e non si ha un cavalletto a portata di mano. Lo sviluppo della pellicola è la fase successiva all’acquisizione. Dalla scena si passa in camera oscura e solo adesso è possibile avere un panorama chiaro di come ancora sia possibile intervenire sull’immagine: infatti la fase di stampa – ultima nella sequenza – è caratterizzata dalle valutazioni fatte sul negativo. Questo approccio permette una metabolizzazione profonda dell’immagine da parte del fotografo che troverà la sintesi nella dimensione finale della foto.
Ciò che ho descritto è stato il modus operandi dei principali fotografi noti a tutti, quelli di cui si continua a condividere la loro ‘fotografia’, da Sebastião Salgado ad André Kertész, da Tina Modotti a Walker Evans, per citarne solo una parte infinitesima… Così io provo soddisfazione e piacere quando avviene la magia, ovvero quando la carta ancora immersa nella soluzione incomincia a rivelare l’immagine dalla quale è stata impressionata. E’ una magia che si ripete ogni volta ed ogni volta è sempre altissima la curiosità di assistere a questa metamorfosi chimica. Per me è un’esperienza formidabile ed inconsueta al tempo stesso poiché come in fase di ripresa si cerca la condizione di luminosità migliore, adesso si fugge la luce e la penombra è condizione necessaria al compimento dell’operazione.
Stando così le cose capisci bene che per me non è importante rivedere subito l’immagine appena catturata, il tempo passa in secondo piano e la rapidità di produzione della foto non ha più ragione d’essere. Il bello sta nell’attesa.
Per quanto ho detto sopra, i mezzi a mia disposizione mi permettono di gestire tutto il processo solo se utilizzo le pellicole in bianco e nero, ma ti assicuro che il lavoro non manca mai, gli errori sono sempre in agguato e la sfida sta proprio nell’evitarli.

Velocità

Velocità – Copyright 2009 Martino Meli

Quali sono i tuoi soggetti preferiti ?
Riferendomi ai canoni pittorici sui quali la fotografia si è sviluppata prediligo indagare lo spazio in relazione all’uomo, una sorta di fotografia documentaria, mirata ad interrogare i rapporti tra l’architettura e chi la vive. A proposito del rapporto tra pittura e fotografia ti racconto cosa ho pensato di realizzare in occasione dei cento anni del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti. Il tema che mi sono posto è stato quello di interpretare l’ideologia urbana del Futurismo attraverso la tecnica fotografica.

Arrivo in città – Copyright 2009 Martino Meli

Così sono nate Velocità e Arrivo in città : in queste due fotografie ho cercato di riassumere i concetti di dinamismo, velocità, ritmo e azione… ho utilizzato esposizioni multiple e ho ricreato il punto di vista di chi – alla guida di un veicolo supersonico – sovrasta la strada, o sconfinati binari; l’orizzonte incerto e indefinito contribuisce a conferire la sensazione dei sobbalzi che fanno apparire la vista traballante. Queste due foto sono state firmate, proprio come si fa con un quadro e in particolare come faceva Giacomo Balla apponendo il suffisso “dinamico” futur- al proprio nome. La fotografia è uno strumento versatile e creativo e queste caratteristiche sono proprio quelle che alimentano la voglia di scattare foto e di partecipare ai sistemi di condivisione quali flickr.

Ecco, che atteggiamento hai nei confronti di flickr?
Ho iniziato ad applicarmi alla fotografia proprio all’inizio della conversione analogico-digitale a cui quasi tutti i professionisti hanno dovuto sottostare. Da allora ho letto notizie demoralizzanti: l’analogico stava morendo velocemente… sembra che Kodak abbia smesso di produrre pellicole, che Agfa non produca più le pellicole a 25 ASA, che Ilford non produca più le carte a contrasto fisso, ecc ecc… ma con Flickr, ed internet in generale, ho scoperto che ci sono altre persone che hanno la mia stessa passione con le quali condivido informazioni utili e consigli di ogni sorta sull’attività analogica. Siamo in molti ancora ad utilizzare le pellicole e questo mi dà la speranza di poter continuare questo mio hobby anche nel prossimo futuro. Tramite Flickr ho scoperto anche il mondo Holga e tutta la dinastia di macchine ancora più “democratiche”: le toy camera con le quali è divertentissimo catturare immagini, usare flash colorati fare esposizioni multiple, e soprattutto sperimentare. La creatività soggettiva ed il proprio bagaglio culturale sono la linfa della fotografia.

Spoleto

Hai mai avuto occasione di esporre o pubblicare il tuo lavoro? Hai progetti di questo genere per il futuro?
Sì, e sono state bellissime esperienze. Ho partecipato a due collettive, una nel 2003 presso l’Elliot Braun in via Ponte alle Mosse a Firenze (esiste ancora??) ed un’altra nel 2006, in occasione di una manifestazione contro la Violenza organizzata al Parterre di Firenze. La prima esperienza personale invece fu organizzata presso Palazzo Cesi ad Acquasparta nel 2003, ne seguirono altre due nel 2004, presso il centro socioculturale di via Aminale a Terni e nel Chiostro di San Nicolò a Spoleto. Di quest’ultima ho un ricordo particolare perchè Spoleto è una città splendida e più o meno nello stesso periodo si inaugurava il Festival dei Due Mondi: un concentrato di arte musica e danza. L’ultima personale risale al 2005 presso Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, comune in cui risiedo.
In una mostra è molto importante il formato di una immagine: potenzialmente qualsiasi immagine negativa o invertibile si può ingrandire quanto lo consente la tecnologia; ne consegue che la forma dell’immagine è solo relativa rispetto al resto della sua interpretazione spaziale, al contesto in cui è esposta. Il formato partecipa di una condizione mutevole e ambigua: più grande è e più si avvicina ad un’ampia estetica figurativa, soprattutto in relazione alla pittura. Questo credo sia un buon consiglio per rendere fruibile il proprio lavoro.
Infine c’è stata un’esperienza fuori dall’ordinario a cui sono particolarmente affezionato. Coinvolto dalla scrittrice Gianna Batistoni abbiamo partecipato ad un concorso foto-letterario, La Fabbrica dei Sogni è il titolo della foto che ho scelto, ma la vittoria sicuramente è merito delle parole di Gianna, ti invito a leggere…
[ www.flickr.com/photos/89181464@N00/3343938309/ ]

Un’ultima domanda: se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Se avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo morirei dalla voglia di bermi un caffè con Robert Capa e Gerda Taro, chiederei loro un bel sorriso, e… click!

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Ci tengo a ringraziare davvero Martino per la sua entusiastica risposta alla mia proposta di intervista e questo suo contributo al blog.
E c’è una cosa che voglio aggiungere: all’inizio di questo post ho usato per Martino Meli la parola “coraggioso”.
Il riferimento è a quel coraggio che è necessario per portare avanti una propria produzione artistica, le proprie idee estetiche, il proprio gusto con continuità, consistenza ed in modo semplice ma molto professionale. Senza eccessi ma anche senza per forza cedere a quel bisogno di “far finta” di non prendersi sul serio come va tanto di moda ora. Non so se ho reso il concetto. Prometto di riparlarne in un prossimo post.

Consiglio vivamente di approfondire e seguire il suo  album su Flickr. Lo trovi con lo pseudonimo m|art. Non te ne pentirai.

Alla prossima!

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