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Martino Meli

Martino Meli (m|art)

Oggi l’ospite del blog è un fotografo che rispetto molto ed ammiro per il suo talento e la sua passione.

Martino Meli fa sul serio.
Il suo è un approccio artistico, per certi versi classico, ma anche coraggioso, analogico, ricco di ricerca ed attenzione, studio, lentezza… Uno stream di immagini che affascina e coinvolge.

Ciao Martino.
Devo confessare che, seguendo il tuo album, è forte la curiosità di sapere qualcosa in più sulla tua fotografia. Come puoi descrivere il tuo lavoro?
Oggigiorno la fotografia è senza dubbio uno strumento democratico: chiunque è in grado di scattare una foto, è sufficiente possedere un telefono cellulare… ma questa è una conquista recente ed è figlia dell’era digitale; lo sviluppo e la diffusione delle macchine fotografiche digitali permette una facilità estrema di gestione dell’immagine, i risultati sono sorprendenti e sicuramente si può affermare che questa tecnologia ha seppellito il sistema analogico tradizionale, almeno per quanto riguarda le attività quotidiane. Credo che la tecnologia digitale trovi una così vasta diffusione in quanto la rapidità con la quale è possibile rivedere immediatamente l’immagine catturata è ridotta ad un semplice click.
Invece la fotografia che mi sta a cuore è quella che si pratica per il semplice piacere di dare una interpretazione personale del mondo reale. La mia fotografia passa attraverso un percorso lento, un percorso analogico. Il processo fotografico è articolato da un sistema di operazioni mentali e manuali da applicare affinché sia possibile fermare il tempo (passato) in un presente continuo. L’immagine riferendosi alla matrice del linguaggio fotografico deve produrre piacere nel fotografo il quale trova completamente soddisfazione solo quando, in camera oscura, valuta l’effetto dell’immagine stampata, dell’oggetto tangibile.

Annarella

Annarella – Copyright 2009 Martino Meli

Raccontaci come nasce un tuo scatto.
Il processo fotografico è scandito da alcune fasi distinte, la prima delle quali è la visione preventiva dell’immagine: il fotografo ha in mente cosa fotografare, o perché è ispirato o perché la realtà che lo circonda gli suggerisce lo spunto convincente. Questa fase è prettamente mentale ed è qui che emerge in gran parte la capacità del fotografo di produrre un’immagine valida. La fase successiva è quella della scelta dell’attrezzatura idonea per tradurre in immagine ciò che è stato mentalmente ‘visto’. Mi riferisco dunque alla scelta della tipologia di macchina fotografica da usare, alla sensibilità e alla qualità della pellicola. Una volta sulla scena, si valuta l’intensità della luce ed ecco il momento di calibrare l’esposizione. La coppia tempo/diaframma che indica l’esposimetro è da ritenersi – a parer mio – solo un suggerimento: è il gusto del fotografo ad interpretarne la migliore efficacia. Non appena la macchina è impostata sui valori desiderati, si perfeziona l’inquadratura e si è pronti per lo scatto. Ovviamente le operazioni precedenti dovrebbero essere completate nel minor tempo possibile, soprattutto nel caso si debba “cogliere l’attimo”. Personalmente mi trovo spesso a chiudere l’otturatore in apnea per evitare ogni tipo di movimento involontario… è una reazione istintiva ma necessaria se la scena impone l’uso di tempi al di sotto di 1/30 di secondo e non si ha un cavalletto a portata di mano. Lo sviluppo della pellicola è la fase successiva all’acquisizione. Dalla scena si passa in camera oscura e solo adesso è possibile avere un panorama chiaro di come ancora sia possibile intervenire sull’immagine: infatti la fase di stampa – ultima nella sequenza – è caratterizzata dalle valutazioni fatte sul negativo. Questo approccio permette una metabolizzazione profonda dell’immagine da parte del fotografo che troverà la sintesi nella dimensione finale della foto.
Ciò che ho descritto è stato il modus operandi dei principali fotografi noti a tutti, quelli di cui si continua a condividere la loro ‘fotografia’, da Sebastião Salgado ad André Kertész, da Tina Modotti a Walker Evans, per citarne solo una parte infinitesima… Così io provo soddisfazione e piacere quando avviene la magia, ovvero quando la carta ancora immersa nella soluzione incomincia a rivelare l’immagine dalla quale è stata impressionata. E’ una magia che si ripete ogni volta ed ogni volta è sempre altissima la curiosità di assistere a questa metamorfosi chimica. Per me è un’esperienza formidabile ed inconsueta al tempo stesso poiché come in fase di ripresa si cerca la condizione di luminosità migliore, adesso si fugge la luce e la penombra è condizione necessaria al compimento dell’operazione.
Stando così le cose capisci bene che per me non è importante rivedere subito l’immagine appena catturata, il tempo passa in secondo piano e la rapidità di produzione della foto non ha più ragione d’essere. Il bello sta nell’attesa.
Per quanto ho detto sopra, i mezzi a mia disposizione mi permettono di gestire tutto il processo solo se utilizzo le pellicole in bianco e nero, ma ti assicuro che il lavoro non manca mai, gli errori sono sempre in agguato e la sfida sta proprio nell’evitarli.

Velocità

Velocità – Copyright 2009 Martino Meli

Quali sono i tuoi soggetti preferiti ?
Riferendomi ai canoni pittorici sui quali la fotografia si è sviluppata prediligo indagare lo spazio in relazione all’uomo, una sorta di fotografia documentaria, mirata ad interrogare i rapporti tra l’architettura e chi la vive. A proposito del rapporto tra pittura e fotografia ti racconto cosa ho pensato di realizzare in occasione dei cento anni del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti. Il tema che mi sono posto è stato quello di interpretare l’ideologia urbana del Futurismo attraverso la tecnica fotografica.

Arrivo in città – Copyright 2009 Martino Meli

Così sono nate Velocità e Arrivo in città : in queste due fotografie ho cercato di riassumere i concetti di dinamismo, velocità, ritmo e azione… ho utilizzato esposizioni multiple e ho ricreato il punto di vista di chi – alla guida di un veicolo supersonico – sovrasta la strada, o sconfinati binari; l’orizzonte incerto e indefinito contribuisce a conferire la sensazione dei sobbalzi che fanno apparire la vista traballante. Queste due foto sono state firmate, proprio come si fa con un quadro e in particolare come faceva Giacomo Balla apponendo il suffisso “dinamico” futur- al proprio nome. La fotografia è uno strumento versatile e creativo e queste caratteristiche sono proprio quelle che alimentano la voglia di scattare foto e di partecipare ai sistemi di condivisione quali flickr.

Ecco, che atteggiamento hai nei confronti di flickr?
Ho iniziato ad applicarmi alla fotografia proprio all’inizio della conversione analogico-digitale a cui quasi tutti i professionisti hanno dovuto sottostare. Da allora ho letto notizie demoralizzanti: l’analogico stava morendo velocemente… sembra che Kodak abbia smesso di produrre pellicole, che Agfa non produca più le pellicole a 25 ASA, che Ilford non produca più le carte a contrasto fisso, ecc ecc… ma con Flickr, ed internet in generale, ho scoperto che ci sono altre persone che hanno la mia stessa passione con le quali condivido informazioni utili e consigli di ogni sorta sull’attività analogica. Siamo in molti ancora ad utilizzare le pellicole e questo mi dà la speranza di poter continuare questo mio hobby anche nel prossimo futuro. Tramite Flickr ho scoperto anche il mondo Holga e tutta la dinastia di macchine ancora più “democratiche”: le toy camera con le quali è divertentissimo catturare immagini, usare flash colorati fare esposizioni multiple, e soprattutto sperimentare. La creatività soggettiva ed il proprio bagaglio culturale sono la linfa della fotografia.

Spoleto

Hai mai avuto occasione di esporre o pubblicare il tuo lavoro? Hai progetti di questo genere per il futuro?
Sì, e sono state bellissime esperienze. Ho partecipato a due collettive, una nel 2003 presso l’Elliot Braun in via Ponte alle Mosse a Firenze (esiste ancora??) ed un’altra nel 2006, in occasione di una manifestazione contro la Violenza organizzata al Parterre di Firenze. La prima esperienza personale invece fu organizzata presso Palazzo Cesi ad Acquasparta nel 2003, ne seguirono altre due nel 2004, presso il centro socioculturale di via Aminale a Terni e nel Chiostro di San Nicolò a Spoleto. Di quest’ultima ho un ricordo particolare perchè Spoleto è una città splendida e più o meno nello stesso periodo si inaugurava il Festival dei Due Mondi: un concentrato di arte musica e danza. L’ultima personale risale al 2005 presso Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, comune in cui risiedo.
In una mostra è molto importante il formato di una immagine: potenzialmente qualsiasi immagine negativa o invertibile si può ingrandire quanto lo consente la tecnologia; ne consegue che la forma dell’immagine è solo relativa rispetto al resto della sua interpretazione spaziale, al contesto in cui è esposta. Il formato partecipa di una condizione mutevole e ambigua: più grande è e più si avvicina ad un’ampia estetica figurativa, soprattutto in relazione alla pittura. Questo credo sia un buon consiglio per rendere fruibile il proprio lavoro.
Infine c’è stata un’esperienza fuori dall’ordinario a cui sono particolarmente affezionato. Coinvolto dalla scrittrice Gianna Batistoni abbiamo partecipato ad un concorso foto-letterario, La Fabbrica dei Sogni è il titolo della foto che ho scelto, ma la vittoria sicuramente è merito delle parole di Gianna, ti invito a leggere…
[ www.flickr.com/photos/89181464@N00/3343938309/ ]

Un’ultima domanda: se tu avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo e ti fosse concesso di fargli una sola domanda, cosa gli chiederesti?
Se avessi l’opportunità di incontrare un grande fotografo morirei dalla voglia di bermi un caffè con Robert Capa e Gerda Taro, chiederei loro un bel sorriso, e… click!

——-

Ci tengo a ringraziare davvero Martino per la sua entusiastica risposta alla mia proposta di intervista e questo suo contributo al blog.
E c’è una cosa che voglio aggiungere: all’inizio di questo post ho usato per Martino Meli la parola “coraggioso”.
Il riferimento è a quel coraggio che è necessario per portare avanti una propria produzione artistica, le proprie idee estetiche, il proprio gusto con continuità, consistenza ed in modo semplice ma molto professionale. Senza eccessi ma anche senza per forza cedere a quel bisogno di “far finta” di non prendersi sul serio come va tanto di moda ora. Non so se ho reso il concetto. Prometto di riparlarne in un prossimo post.

Consiglio vivamente di approfondire e seguire il suo  album su Flickr. Lo trovi con lo pseudonimo m|art. Non te ne pentirai.

Alla prossima!

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Between two layers

Between two layers - Copyright 2008 Pega

Si certo, mica è uno scherzo. L’ho incontrato in aerovia, era lì che viaggiava a 20.000 piedi con la sua slitta e le sue renne e visto che era a portata di voce gli ho fatto qualche domanda. A tema fotografico naturalmente…..

Babbo Natale, non sai quanto sia felice di poterti intervistare per il mio blog, quindi cerco di andare subito al sodo perchè, come vedo, non hai molto tempo da dedicarmi.
Dimmi: tra i regali che porti ci sono molti doni a tema fotografico ?
Sinceramente ti dico che specie quest’anno mi pare proprio che la fotografia sia un po’ “di moda”.
Sembra che la reflex a tracolla faccia molto trend.
La risposta alla tua domanda è quindi  del tutto affermativa.

E che tipo di regali sono ?
Più che altro si tratta di elementi di attrezzatura : macchine fotografiche, obiettivi, accessori, gadget…
Mi accade sempre più spesso di portare una nuova e più sofisticata macchina fotografica a chi ne possiede già una ma di generazione precedente, o anche consegnare costosi accessori e obiettivi che poi succede non vengano nemmeno quasi mai usati…
E’ un po’ una fotografia… come dire… “consumistica”.
Non è un caso che stia appunto volando verso Hong Kong a caricare “il materiale”.

Non ci sono anche altri desideri che ti vengono espressi in questo campo ?
Mi capita sempre più di rado di consegnare qualcosa che rappresenti maggiormente la sostanza della fotografia, come per esempio un libro o… semplicemente delle belle stampe artistiche.
Sono poi anni che ormai che non regalo più un corso o un workshop e forse è un peccato.


Ma tu fai foto ?
Beh è evidente. Ho la mia vecchia macchina analogica sempre con me e tutti gli scatti che faccio nel periodo di duro lavoro del Natale me li sviluppo e stampo con calma tra primavera ed estate.
Comunque sto pensando di passare al digitale…. ho visto su ebay quell’ultimo modello di compatta da 16 Megapixel… mmmmm…

Ah! La compatta anche tu ?
Si, del resto anch’io mi devo adeguare ai tempi.
Ed ora togliti di mezzo con quel frullino e fammi accelerare che sennò mi si ingolfano i reattori.
Ciaoooooooooo e Buone Festeeeeeee

I reattori ? Ma le renne ?

Non ha risposto all’ultima domanda. Era già schizzato a mach 2 verso i grossisti asiatici.

🙂

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Rural
Rural – © Copyright 2009 Pega

Un venditore di automobili mi ha raccontato una cosa curiosa.
Spiegava che sempre più spesso i clienti sembrano guidati nella scelta della loro nuova macchina da elementi accessori; per esempio dalla disponibilità su quel modello dell’autoradio bluetooth che legge gli MP3, del sistema che aiuta nel parcheggio, dei colori disponibili per interni e carrozeria, magari meglio se hanno nomi sempre più fantasiosi…

Non è raro però che verso la fine della trattativa arrivi inesorabile la domanda del venditore che chiede : “ma la vuole benzina o diesel?” ed il cliente guardando l’interlocutore con sorpresa risponda : “boh”.

E’ un aneddoto divertente e forse anche un po’ inquietante, che dice qualcosa su come stiamo evolvendo (o involvendo a seconda dei punti di vista) e che può dare spunti per varie direzioni di ragionamento.

Una cosa (ma non è la sola) a cui questo esempio mi fa pensare è che siamo progressivamente e costantemente sempre più spinti a focalizzarci sul contenitore e sempre meno sul contenuto delle cose.

E se passiamo dai massimi sistemi al mondo della fotografia, a me pare che si possa dire lo stesso.

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