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Chained Pyrmids - Copyright 2008 Pega


Da un paio di giorni Alby era in giro per piccoli villaggi di una zona rurale del nord della Cina. La sua passione per la fotografia lo aveva condotto in questi luoghi fuori dalle rotte turistiche. Era ciò che cercava.
Un anziano uscì silenziosamente da una vecchia casa, un soggetto magnifico per un bel ritratto ed Alby chiese alla sua interprete di parlare con l’uomo per avere il permesso di fotografarlo. La giovane donna si avvicinò al vecchio e dopo essersi inchinata, gli si rivolse con rispetto.
L’anziano studiò i due, rimase in silenzio per alcuni attimi, poi scosse la testa in modo inequivocabile.
Peccato, un vero peccato. Alby era deluso, ma anche curioso e chiese all’interprete di provare a capire, se possibile, il motivo del rifiuto.
Lei parlò di nuovo al vecchio, fu un breve dialogo. L’uomo disse che aveva rifiutato perché essendo molto povero non aveva denaro per potersi pagare delle fotografie.
Alby spiegò che non avrebbe chiesto un compenso dato che fotografava per passione.
Il vecchio lo guardò con attenzione, forse meraviglia, poi sorrise ed acconsentì con grande entusiasmo.

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Suminagashi

Il Suminagashi è un’antica arte Giapponese.
Consiste nel disegnare nell’acqua creando delle forme astratte destinate ad imprimersi poi sulla carta.
Il termine che la descrive significa “inchiostro che galleggia” ed infatti le immagini che si formano sono direttamente legate a questo processo di creazione che avviene ponendo piccole quantità di inchiostro sulla superficie di acqua o altra soluzione resa leggermente viscosa. Una volta realizzata l’opera, l’artista la completa trasferendola con grande maestria e delicatezza su un’altra superficie, stavolta solida ma assorbente, tipicamente carta o tela.
Ho trovato un video di questa affascinante tecnica che viene usata oggi proprio come duemila anni fa, quando fu sviluppata in Cina e da qui importata dai monaci Shintoisti in Giappone.
L’avevi mai vista? Pensi di avere la mano abbastanza ferma per provarci?

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Wang Mo

Nella storia dell’arte orientale c’è una figura che trovo affascinante ed in qualche modo connessa con il processo creativo che a volte si percorre con la fotografia digitale. E’ il pittore e calligrafo Cinese Wang Mo.
Si narra che Wang Mo creasse le sue splendide opere raffiguranti paesaggi e scene naturali procedendo in due fasi. Nella prima si ubriacava, beveva fino ad arrivare a muoversi con difficoltà poi intingeva nell’inchiostro i suoi lunghi capelli e con questi iniziava ad imbrattare la tela. Continuava per pochi minuti alla fine dei quali cadeva addormentato.
Il mattino seguente, sobrio, esaminava gli scarabocchi generati la notte ed iniziava ad apporre pennellate, fino a trasformare quello che era un grezzo scarabocchio in un’opera d’arte.

Il parallelo che vedo con la fotografia digitale è nel fatto che sovente iniziamo a fotografare e la passione ci porta a fare tanti scatti, liberi da quelli che un tempo erano vincoli e preoccupazioni di costi di pellicole e sviluppo. A volte la grande quantità di immagini che produciamo ha il sapore di una piccola frenesia, di una sorta di ubriacatura.

Poi una volta a casa, davanti al monitor, c’è il secondo momento, quello della sobrietà. Si esamina il lavoro con calma e magari si “scopre” il particolare in uno scatto, ci si lavora e si fa qualcosa che ne trasforma qualcuna in un qualcosa che davvero ci piace e ci soddisfa.

E’ un processo creativo in due fasi: la prima sul campo quasi a raccogliere materiale grezzo, la seconda davanti ad un computer, a svolgere una sorta di processo di sintesi.
Si tratta di un approccio molto diverso da quello a cui si era portati con la fotografia analogica, dove gran parte della fase creativa era al momento dello scatto, cosa che costringeva ad una disciplinata previsualizzazione.

Non so dire se è meglio o è peggio ed in ogni caso non è sempre così. Probabilmente per qualcuno non lo è mai.
Quel che certo è che con il digitale a volte c’è davvero la sensazione di generare foto che nascono un po’ inconsapevoli, in due fasi, insomma un po’ alla Wang Mo.

🙂

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Sola

Sola (loneliness in crowd) - © Copyright 2009 Pega

Questa è la seconda parte di un breve aneddoto. Se non l’hai già fatto, ti consiglio vivamente di leggere la prima parte nel post “differenze e distanze” , prima di proseguire. E’ importante per apprezzare pienamente il senso di questo breve racconto.

L’esperienza con l’anziano signore in quel remoto villaggio della Cina era stata significativa.
Così il giorno seguente, dopo alcune ore di viaggio, quando Alby si trovò di fronte ad un’altra interessante opportunità fotografica, si ritenne preparato.

Il villaggio in cui si trovava adesso, si inerpicava per le pendici di una montagna con un’atmosfera pittoresca ed incredibilmente fotogenica.. come le due anziane signore che, incuriosite da questo straniero ma aperte e sorridenti, stavano su una porta proprio davanti a lui.

Alby, fiducioso dell’esperienza precedente, chiese alla sua interprete di parlare alle donne spiegando con cortesia le sue intenzioni di fotografo abituato a non chiedere alcun compenso.

Il sorridente rifiuto delle due anziane lo lasciò sbigottito, ma anche divertito.
“In questo villaggio è tradizione che gli anziani si facciano fare una foto quando sono in punto di morte, per lasciare un ultimo ricordo ai propri cari”, spiegò l’interprete.

Le signore non si sentivano ancora pronte.

🙂

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Chained Pyrmids - Copyright 2008 Pega

Da un paio di giorni Alby era in giro per piccoli villaggi di una zona rurale del nord della Cina.
La sua passione per la fotografia lo aveva condotto in luoghi decisamente fuori dalle rotte turistiche perchè quello era ciò che cercava.

Un uomo anziano uscì silenziosamente da una vecchia casa. Era un soggetto magnifico per un bel ritratto, Alby chiese subito alla sua interprete di parlare all’uomo per avere il permesso di fotografarlo.
La giovane donna si avvicinò al vecchio e dopo essersi rispettosamente inchinata gli parlò brevemente.
L’anziano parve pensare per alcuni attimi, poi scosse la testa in modo inequivocabile…

Peccato, un vero peccato.

Dopo alcuni secondi di delusione una curiosità incontrollabile si fece strada in Alby che chiese all’interprete di rivolgersi ancora all’uomo chiedendo, se possibile, la ragione del rifiuto.
La donna raggiunse di nuovo il vecchio, ascoltà le sue parole e poi le tradusse ad Alby.

L’uomo aveva detto di aver rifiutato perchè essendo molto povero non aveva denaro per potersi pagare delle fotografie.

Ovviamente Alby fece spiegare all’uomo che non si trattava certo di un servizio a pagamento e che lui fotografava per passione.
Il vecchio lo guardò con attenzione, poi sorrise ed 
acconsentì con grande entusiasmo.

Non sempre siamo in grado di interpretare correttamente le reazioni degli altri.
Specie quando si è divisi da grandi distanze culturali e sociali.

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Between two layers

Between two layers - Copyright 2008 Pega

Si certo, mica è uno scherzo. L’ho incontrato in aerovia, era lì che viaggiava a 20.000 piedi con la sua slitta e le sue renne e visto che era a portata di voce gli ho fatto qualche domanda. A tema fotografico naturalmente…..

Babbo Natale, non sai quanto sia felice di poterti intervistare per il mio blog, quindi cerco di andare subito al sodo perchè, come vedo, non hai molto tempo da dedicarmi.
Dimmi: tra i regali che porti ci sono molti doni a tema fotografico ?
Sinceramente ti dico che specie quest’anno mi pare proprio che la fotografia sia un po’ “di moda”.
Sembra che la reflex a tracolla faccia molto trend.
La risposta alla tua domanda è quindi  del tutto affermativa.

E che tipo di regali sono ?
Più che altro si tratta di elementi di attrezzatura : macchine fotografiche, obiettivi, accessori, gadget…
Mi accade sempre più spesso di portare una nuova e più sofisticata macchina fotografica a chi ne possiede già una ma di generazione precedente, o anche consegnare costosi accessori e obiettivi che poi succede non vengano nemmeno quasi mai usati…
E’ un po’ una fotografia… come dire… “consumistica”.
Non è un caso che stia appunto volando verso Hong Kong a caricare “il materiale”.

Non ci sono anche altri desideri che ti vengono espressi in questo campo ?
Mi capita sempre più di rado di consegnare qualcosa che rappresenti maggiormente la sostanza della fotografia, come per esempio un libro o… semplicemente delle belle stampe artistiche.
Sono poi anni che ormai che non regalo più un corso o un workshop e forse è un peccato.


Ma tu fai foto ?
Beh è evidente. Ho la mia vecchia macchina analogica sempre con me e tutti gli scatti che faccio nel periodo di duro lavoro del Natale me li sviluppo e stampo con calma tra primavera ed estate.
Comunque sto pensando di passare al digitale…. ho visto su ebay quell’ultimo modello di compatta da 16 Megapixel… mmmmm…

Ah! La compatta anche tu ?
Si, del resto anch’io mi devo adeguare ai tempi.
Ed ora togliti di mezzo con quel frullino e fammi accelerare che sennò mi si ingolfano i reattori.
Ciaoooooooooo e Buone Festeeeeeee

I reattori ? Ma le renne ?

Non ha risposto all’ultima domanda. Era già schizzato a mach 2 verso i grossisti asiatici.

🙂

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