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Posts Tagged ‘performance’

Stephanie Leigh Rose - MonopoliHo già detto abbastanza sui selfie condivisi online e di quanto l’effetto di questa pratica abbia investito la Fotografia, modificando addirittura il significato di un certo tipo di immagini, anche influenzando l’atteggiamento ed il costume di una rilevante parte dell’umanità.
Appartenendo di fatto al M.R.S.C. (movimento per la resistenza al selfie condiviso), non posso esimermi quindi dal segnalare con entusiasmo l’idea di Stephanie Leigh Rose, l’artista che scatta dei veri e propri “anti selfie” immortalandosi (è proprio il caso di usare questa parola) come un cadavere nei “tipici luoghi da selfie”.
Ho trovato quasi per caso la foto che vedi sopra, scattata a Monopoli, con lei riversa sulla scalinata. Un’immagine al tempo stesso inquietante, suggestiva ed anche profondamente ironica, specie se poi si vanno a vedere anche gli altri tanti scatti di Stefanie, ad esempio spulciando il suo sito web o il profilo Facebook.
Stefdies è un vero e proprio progetto fotografico, realizzato con l’intenzione tipica di una performance art ma senza quello stucchevole senso di protagonismo onnipresente nell’ormai esondato costume del selfie condiviso.

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Nel 2008 il giornalista Gene Weingarten vinse il premio Pulitzer per un esperimento che aveva ideato e condotto a proposito della capacità del pubblico di saper apprezzare e riconoscere la qualità artistica.

L’esperimento consisteva nell’aver fatto suonare il famoso violinista Joshua Bell in una stazione della metropolitana di Whashington, filmando la reazione dei passanti.

In quei giorni Bell stava provocando dei veri e propri “tutto esaurito” con i suoi concerti in teatri da 100 dollari a biglietto, ma nei 45 minuti di performance nella metropolitana solo sette persone si fermarono ad ascoltare e l’incasso si fermò a poco più di 20 dollari.

L’evento fu ripreso  da una telecamera nascosta. Puoi vedere il video qui sotto.  

Possibile che il nostro ritmo di vita e la sempre maggiore attitudine al superficiale ed al “mordi e fuggi” ci stia rendendo sempre più sordi o ciechi ?

E’ immediato pensare come la stessa identica cosa possa succedere con la fotografia…

A domani per alcune altre considerazioni a questo proposito…

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Paris_free_photosUn piccolo ma significativo evento ha segnato la scorsa settimana il Paris Photo 2009, la rassegna internazionale di fotografia.

Il fotografo francese Fabien Breuvart ha realizzato una sorta di performance in cui, insieme ad alcuni suoi collaboratori, ha portato alcune migliaia di vecchie ed anonime fotografie di fronte all’ingresso VIP della cena di gala organizzata al Louvre. Le foto sono state sparse sul pavimento e rese disponibili gratuitamente ai passanti.

All’interno del gala erano invece in mostra opere di famosi fotografi, offerte per cifre a volte superiori ai 40.000 euro.

Quello che è successo è stato decisamente interessante.

Molte persone che passavano, tra cui alcuni invitati al gala, in qualche caso casi esperti d’arte e facoltosi ospiti, si sono intrattenute a lungo, chinate o inginocchiate tra le foto senza valore portate da Breuvart, dimostrando in modo chiaro, un’attrazione ben più forte per quell’espressione artistica un po’ anarchica che non per le “grandi opere” che attendevano all’interno.

Le foto anonime, offerte gratuitamente, hanno curiosamente sviluppato un maggiore e genuino interesse rispetto ad altisonanti prodotti del mercato dell’arte, dall’alto valore deciso da altri.

A mio parere è stato un momento fenomenale, una ventata d’aria fresca.

Guarda nel video. E’ percepibile il sano divertimento e l’entusiasmo di queste persone. Razzolano tra le foto di illustri sconosciuti , vecchie stampe senza valore, ma foto vere, che è bello guardare e sopratutto prendere in mano, toccare.

Un’espressione fortissima del potere delle immagini e della fotografia nel suo stato più genuino.

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