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Daguerre

Louis Jacques Mande Daguerre

Non è una ricorrenza di quelle che appaiono sui giornali, non è un centenario o roba del genere: è solo un modesto compleanno.
Sì, proprio in questi giorni, centosettantadue anni fa, il 7 gennaio del 1839 nasceva ufficialmente la fotografia.
François Arago presentò l’invenzione all’Accademia delle Scienze di Parigi con una relazione in cui si annunciava la scoperta di Daguerre. La notizia si diffuse a velocità incredibile, specialmente nel mondo dell’arte in cui il nuovo marchingegno fu visto come una devastante minaccia.
Essendo stato descritto come uno strumento per “produrre immagini senza bisogno di ricorrere all’opera di un artista”, l’annuncio dell’invenzione del Dagherrotipo provocò molte reazioni preoccupate. Il pittore francese Paul Delaroche dichiarò addirittura che la pittura era morta.
Fu un periodo tormentato da polemiche e lotte sulla paternità dell’invenzione. L’Inglese Talbot, che aveva messo a punto un procedimento diverso ed in grado di garantire la ristampa (impossibile con il Dagherrotipo), forse dovrebbe essere considerato il vero padre della fotografia. Quel che è certo è che l’innovazione era arrivata ed una rivoluzione aveva avuto inizio.
Buon compleanno FOTOGRAFIA!

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Daguerre

Louis Jacques Mande Daguerre

È forse possibile essere davvero appassionati ad una forma espressiva come la fotografia senza conoscerne la storia? Senza sapere com’è nata e come si è evoluta? Io non credo proprio, e così ogni tanto torno alle origini…

Erano gli albori della fotografia quando nel 1839 Louis Daguerre annunciò al mondo la sua invenzione denominata molto “modestamente” Dagherrotipo.
Si trattava del prodotto degli studi che, da alcuni anni, stava conducendo insieme al suo socio Nicèphore Niepce, scienziato ed inventore, che però morì proprio poco prima del raggiungimento del successo finale: l’invenzione di una macchina che poteva catturare immagini. Daguerre si prese tutto il merito ed anche i proventi di un brevetto che non esitò a registrare a suo nome. In pochi mesi il manuale di istruzioni che accompagnava la macchina fu tradotto in ben 23 lingue ed il Dagherrotipo iniziò ad essere acquistato in ogni parte del globo da persone che volevano fare della fotografia la loro fonte di ricchezza. Sì ricchezza, perchè una vera e propria sete di ritratti di qualità divorava le borghesie dei paesi che si stavano industrializzando, una gran quantità di persone poteva finalmente esaudire un desiderio che fino a pochi anni prima era riservato solo ai più facoltosi in grado di permettersi di pagare un bravo pittore.
DagherrotipoIl costo delle fotografie con il Dagherrotipo non era irrilevante ma questo non impedì il fiorire di questo business che faceva completamente capo a Daguerre, sia in termini di produzione delle macchine che di fornitura di tutto il necessario per utilizzarle.
Negli Stati Uniti il successo fu strepitoso e dagli archivi di Daguerre risulta che nel 1845 nel solo stato del Massachussets furono realizzate oltre 500.000 fotografie.
Sono numeri che oggi si consumano in un secondo ma che allora erano da capogiro, tanto che alla fine lo stesso Daguerre finì per andare in difficoltà e non riuscire più a gestire questo meccanismo vorticoso, scegliendo quindi di renderlo pubblico, cedendolo allo stato francese che in cambio gli riconobbe un vitalizio.
Il funzionamento del Dagherrotipo era abbastanza complesso, si basava sulla preparazione di una lastra di rame su cui veniva steso un sottile strato di argento. Una volta perfettamente lucidata, la lastra veniva esposta a vapori di iodio che combinandosi con l’argento la rendevano sensibile alla luce e pronta per l’esposizione che tipicamente durava dai 3 ai 10 minuti.
Dopo si doveva passare subito alla fase di sviluppo che avveniva esponendo la lastra a dei vapori di mercurio.
Il prodotto finale era un’immagine positiva, quindi non riproducibile, ma di qualità altissima, talmente elevata da potersi considerare ancora insuperata.

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Daguerre

Louis Jacques Mande Daguerre

Erano gli albori della fotografia quando nel 1839 Louis Daguerre annunciò al mondo la sua invenzione denominata molto “modestamente” Dagherrotipo.

Si trattava in realtà del prodotto degli studi e delle prove che da alcuni anni stava conducendo insieme al suo socio Nicèphore Niepce, scienziato ed inventore, che però morì proprio poco prima del raggiungimento del successo finale: l’invenzione di una macchina che poteva catturare immagini.
Daguerre si prese tutto il merito ed anche tutti proventi di un brevetto che non esitò a registrare a suo nome.
In pochi mesi il manuale di istruzioni che accompagnava la macchina fu tradotto in ben 23 lingue ed il Dagherrotipo iniziò ad essere acquistato in ogni parte del globo da persone che volevano fare della fotografia la loro fonte di ricchezza. Sì ricchezza, perchè una vera e propria sete di ritratti di qualità divorava le borghesie e le piccole aristocrazie dei paesi che si stavano industrializzando, una gran quantità di persone poteva ora finalmente esaudire un desiderio che fino a pochi anni prima era riservato solo ai più facoltosi in grado di permettersi di pagare un bravo pittore.
DagherrotipoIl costo delle fotografie con il Dagherrotipo non era proprio alla portata di tutti ma questo non impedì il fiorire di questo business che faceva completamente capo a Daguerre, sia in termini di produzione delle macchine che di fornitura di tutto il necessario per utilizzarle.
Negli Stati Uniti il successo fu strepitoso e dagli archivi di Daguerre risulta che nel 1845 nel solo stato del Massachussets furono realizzate oltre 500.000 fotografie.
Sono numeri che oggi si consumano in un secondo ma che allora erano da capogiro, tanto che alla fine lo stesso Daguerre finì per andare in difficoltà e non riuscire più a gestire questo meccanismo vorticoso, scegliendo quindi di renderlo pubblico, donandolo allo stato francese che in cambio gli riconobbe un vitalizio.
Il funzionamento del Dagherrotipo era abbastanza complesso e si basava sulla preparazione di una lastra di rame su cui era steso un sottile strato di argento. Una volta perfettamente lucidata, la lastra veniva esposta a vapori di iodio che combinandosi con l’argento la rendevano sensibile alla luce e pronta per l’esposizione che tipicamente durava dai 3 ai 10 minuti.
Dopo si doveva passare subito alla fase di sviluppo che avveniva esponendo la lastra a dei vapori di mercurio.
Il prodotto finale era un’immagine positiva, quindi non riproducibile, ma di qualità altissima, talmente elevata da potersi considerare ancora insuperata.

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